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Il paradosso liberale

7 anni fa

20 minuti

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Londra 1776. La notte è fredda, le strade deserte e dal Tamigi sale una nebbia che nasconde le strade e i confini delle case. Un uomo si aggira tra i vicoli, spesso si ferma e si guarda attorno, i suoi occhi indagano l’oscurità impenetrabile.

All’improvviso qualcosa lo sfiora, un tocco gelido, come di un fantasma.
L’uomo fa un balzo indietro, terrorizzato.

Proprio quella sera, passando davanti a un sala da thè ha sentito alcuni gentiluomini parlare tra loro, non ha capito molto di quello che dicevano ma uno di loro, un certo Smith insisteva nel dire che la fuori, nel mondo, una mano invisibile si muove tra gli uomini…

La mano invisibile del mercato è una metafora talmente nota che ormai la conoscono tutti.

Fu teorizzata da Adam Smith nel suo “Wealth of the Nations” nel 1776 (in realtà le mani invisibili piacevano ad Adam che le teorizzava un po’ per ogni cosa).

Lasciamo fare al mercato e la sua mano invisibile sistemerà ogni stortura.

Il buon Smith, padre della teoria economica classica, era un fermo sostenitore di questa regola: lasciamo fare al mercato e la sua mano invisibile sistemerà ogni stortura anzi, qualsiasi intervento atto a limitare la libertà di scelta dei singoli porterà di sicuro a grandi inefficienze.

Le teorie di Smith presero piede (come al solito non è che prima di Smith il libero mercato non esistesse, esisteva eccome nella pratica, ma non era stato messo giù in teoria) e furono la base degli attuali sistemi economici che sono basati sul libero scambio (al netto dei sistemi basati sugli scritti di un paio di crucchi di alcuni anni dopo, ma ne sono rimasti pochini).

Bene, dovete sapere nel corso degli anni le teorie economiche sono andate avanti e oggi, quando gli economisti si ritrovano dopo un grigliata nei boschi e attizzano il fuoco con un po’ di bond argentini e ascoltano il cicalecciare confuso dei grillini, la mano invisibile è alla base delle storie d’orrore che si raccontano.

Queste storie finiscono immancabilmente nello stesso modo, la mano invisibile prende per mano l’economia (che ricordiamo essere una dolce fanciulla con le codine) e la conduce con se verso una festa di efficienza economica quando all’improvviso…

“BAM” urla l’economista di turno con la faccia illuminata dalla torcia elettrica “Le asimmetrie informative saltano fuori e la ghermiscono!” oppure “Le esternalità economiche spuntano dai cespugli e si avventano sull’economia” e altre orribili storie tipo queste.

Per quanto le teorie di Smith fossero buone sulla carta il libero mercato non è mai stato efficiente.

Perché per quanto le teorie di Smith fossero buone sulla carta (e per molti versi siano buone anche nella realtà) il libero mercato non è mai stato efficiente, ma proprio mai, non importa quanti sforzi si siano fatti per cercare di renderlo tale.

Così negli anni si sono accumulate le teorie per spiegare questa inefficienza (dopotutto l’economia è la scienza che spiega come mai le previsioni che ha fatto non si sono avverate) e per trovare i modi per eliminare le cause dell’inefficienza così che la mano invisibile fosse libera.

Teorie che purtroppo hanno sempre fallito finché, negli anni ’70, arrivò un’economista indiano di nome Amartya Sen che scoprì una cosa incredibile: il libero mercato non è efficiente.

“Esticazzi?” direte voi.

In parte pure io ma l’effetto di questa scoperta fu devastante: non importa quanto ci si impegni, il problema è insito nelle assunzioni stesse.

E il sogno di un sistema economico efficiente e libero rimarrà per sempre quello che è: un sogno.

E in questa novella puntata di e io che credevo che studiare economia mi avrebbe reso ricco e invece mi ha reso noioso il quarto d’ora di economia di dubbia utilità parleremo proprio di questo, inefficienza e libertà (a seguire altre cose buffe come Feudalesimo e Libertà, Comunismo e Libertà e Sinistra, Ecologia e Libertà).

 

 

 

L’Inefficenza del Mercato

In prima battuta dobbiamo sgombrare il campo da tutte le condizioni al contorno che rendono inefficiente il mercato. Anzi prima ancora dobbiamo chiederci:

Che cosa significa efficiente?

Beh in economia l’efficienza standard che si utilizza è l’efficienza paretiana.

L’efficienza paretiana è quando io non posso migliorare la situazione di qualcuno (o qualcosa) senza danneggiare la situazione di qualcun altro.

Ossia se in un dato momento io non posso migliorare la situazione di qualcuno senza che qualcun altro ne sia danneggiato allora sono in un ottimo paretiano.

Nota che possono esistere svariati ottimi paretiani per una stessa funzione ma la regola comune è che meglio di così non si possa fare senza peggiorare da un’altra parte.

In approfondimento un esempio semplice semplice nel caso il concetto non fosse chiaro.

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Una mamma ha due figli: Paolo e Chiara.
Vuole dare dei soldi ai suoi pargoletti perché vadano comprarsi qualcosa, dispone di 10 euri da dividere tra i due.
Sia Paolo che Chiara sono felici al crescere della somma a loro erogata e tristi se tale somma diminuisce.
Quali sono i punti di ottimo paretiano?
Bene ce ne sono un casino (bho, in realtà a occhio direi 11 ma non li ho contati) vediamone un paio.

Paolo 5, Chiara 5
Paolo 6, Chiara 4
Paolo 10, Chiara 0
Etc.

Perché sono punti di ottimo?
Prendiamo il secondo (6;4) posso migliorare la situazione di Paolo o di Chiara (aka dargli più soldi) senza danneggiare la situazione dell’altro?
No.
Quindi sono punti di ottimo.

Mentre ad esempio la distribuzione Paolo 4, Chiara 3 non è un ottimo paretiano in quanto io potrei migliorare la situazione di Paolo senza danneggiare quella di Chiara dandogli i 3 euri che avanzano.

Vi siete accorti che do sempre più soldi a Paolo?
Bhe perchè Chiara è un dito in culo.

Chiarito questo punto torniamo alle efficienze (se invece non è ancora chiaro siete dei grillini, andate via!).
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Cosa rende inefficiente il mercato?
Di norma si riconoscono alcune macro-ragioni (se me ne sono volata qualcuna scrivetemela nei commenti):

 

Asimmetrie informative

Questo è un campo enorme, cui forse vi tedierò un’altra volta, stringendo al massimo significa che le parti in causa in una qualche transazione non possiedono lo stesso livello di informazione sulla transazione stessa.
Di conseguenza una delle due parti è avvantaggiata e può usare questo vantaggio per “fregare” la controparte.
Ad esempio se io so che tra un po’ che lanceranno il Nexus 6 ma tu no, posso venderti il mio Nexus 5 a un valore più alto di quello che vale visto che l’uscita del Nexus 6 farà abbassare il prezzo.

 

Mercati non competitivi

Sotto questa categoria ricadono tutti i sistemi diversi dalla concorrenza perfetta, quindi monopoli, oligopoli, monopsoni, oligopsoni, mercati con economie di scala o barriere all’ingresso, mercati regolati da legislazione etc.

In pratica tutto ciò che si allontana dalla concorrenza perfetta (che a detta del mio professore di macroeconomia esiste solo nei sogni bagnati dei neoliberisti e nel mercato della verdura di Porta Palazzo).

 

Esternalità

Un altro tema infinito su cui ci ha già scritto il buon @Camo qui, per tirarla breve le esternalità sono degli svantaggi (o anche dei vantaggi in realtà a seconda che siano negative o positive) che colpiscono agenti esterni alla decisione in oggetto.

 

Preferenza temporale

Ossia tutti i casi in cui è possibile scegliere se preferire più vantaggi a patto di una maggiore dilatazione temporale o meno vantaggi a fronte di una minore dilatazione temporale.

È quello che in economia è chiamata la legge del “Meglio un uovo oggi o una gallina domani?”, ossia è preferibile avere 100 oggi o 105 tra un po’?
Anche qualora queste condizioni siano quantitativamente identiche economicamente parlando, le persone sono diverse, quindi alcune sceglieranno di avere minor vantaggio subito altre maggior vantaggio dopo.

 

Beni pubblici

Sotto questa categoria ricade tutto ciò che, per definizione, chiunque possa usare anche senza averlo pagato e l’utilizzo di tale bene non ne diminuisce la disponibilità per gli altri.

Ad esempio la sanità pubblica: io vengo curato anche se non pago le tasse, ne il fatto che venga curato io impedisce che venga curato anche tu.

Un altro esempio è l’aria che respiriamo o la vista di un cielo stellato (al contrario l’accesso al bene “tipa con cui guardo il cielo stellato” è invece soggetto alle leggi classiche della domanda e dell’offerta).

 

 

Bene, nel corso degli anni quindi gli economisti si sono messi a cercare sistemi per eliminare queste problematiche così da rendere veramente libero il mercato.

Ovviamente vedete da voi che è un compito improbo: siamo seri, vogliamo davvero mettere una tassa di utilizzo sulla forza di gravità?

In ogni caso non era tanto un problema tecnico, quanto un problema concettuale.

È ovvio che un’economia reale non sarà mai un’economia perfetta ma potenzialmente potrebbe esserlo, e la ricerca dell’ottimo teorico, perseguita dagli economisti, serve appunto a dare delle linee guida all’economia reale.

Le cose andavano circa così:

Economisti “Stato smettila di dare a tutti e gratuitamente dei bei paesaggi da guardare!”
Stato “…”
Economisti “Se non lo fai la mano invisibile del mercato non riuscirà a rendere il mercato efficiente!”
Stato “…”
Economisti “Ok senti, iniziamo dalle cose semplici: privatizza la sanità!”
Stato “Ecco, questo ha più senso.”

Questo tira e molla è andato avanti per molti anni (e va avanti ancora adesso), da un lato gli economisti suggeriscono modi per rendere efficiente il mercato dall’altro lo Stato si arrabatta come può per fare delle cose sensate.

Dopotutto, dicevano gli economisti, se uno scoglio può arginare il mare, uno Stato può creare un mercato libero.

Bene dal 1970 sappiamo però questo non è vero (la parte del mercato, quella dello scoglio resta vera).

 

 

 

L’Amante di Lady Chatterley

L’esempio più conosciuto del paradosso di Sen è quello dell’Amante di Lady Chatterley (lo trovate in inglese qui).

Visto che il mio animo da gentleman mi spinge ad aborrire tale bassa letteratura lussuriosa adatta solo alla plebaglia, parafraserò invece l’esempio usando i :nsfw: che tanto funziona uguale.

Ipotizziamo che esista in giro un :nsfw: di Olivia Wilde (tipo questo).
Ci sono due persone, una è Nicholas che vuole assolutamente vedere questo :nsfw: , l’altro è un fondamentalista rompimaroni che invece aborrisce tale opera d’arte e se dovesse vederla probabilmente ne morirebbe.

Esiste poi un’entità di controllo che regna su :ln: e che è addetta alla distribuzione delle risorse (chiamiamola Itomi tanto per darle un nome).

I due contendenti decidono solo per se stessi e in piena libertà, in questo caso le opzioni sono quindi “vedere il :nsfw: ” o “non vedere il :nsfw: ”.

Nicholas ovviamente punterà sempre alla prima opzione, il fondamentalista alla seconda.

Bene Itomi deve decidere tra le seguenti opzioni: dare il :nsfw: a Nicholas, dare il :nsfw: al fondamentalista, non darlo a nessuno dei due, darlo a entrambe. (NdItomi: o tenerlo per me, il mio tesssssorolivia)

Ora ipotizziamo per un attimo che Itomi non sia un pagliaccio e che cerchi di accontentare il più possibile i suoi utenti, insomma è una brava persona che vorrebbe avere un ottimo paretiano al costo di rimetterci la Gallardo (ovviamente è un esempio di fantasia). Chiede ai suoi utenti cosa preferirebbero.

Nicholas ovviamente preferirebbe avere il :nsfw: tutto per lui ma, essendo una brutta persona, preferirebbe anche di più se il fondamentalista fosse costretto a vederlo così da trollarlo.

Per ottenere ciò è disposto a rinunciare a vederlo lui.

Il fondamentalista d’altro canto vorrebbe che tale indecenza fosse distrutta e sostituita con dei gattini ( :a65: ) ma, se proprio qualcuno lo deve vedere, preferirebbe vederlo lui così che Nicholas rimanga a brocca asciutta.

Dopotutto, nella sua testa bacata, è molto peggio che qualcuno veda Olivia e ne tragga piacere piuttosto che lo guardi qualcuno e ne esca disgustato (o forse è solo un abile trucco per vederlo lui…).

Quindi le preferenze di Nicholas sono nell’ordine:

  1. Tutti e due lo vedono (Nicholas si diverte, il fondamentalista ne soffre, big up!)
  2. Il fondamentalista lo vede (e Nicholas se la ride sapendo di avergli tirato un tiro mancino)
  3. Nicholas lo vede
  4. Quattro
  5. Non lo vede nessuno

Le preferenze del fondamentalista sono:

  1. Nessuno lo vede (il :nsfw: è sostituito con gattini)
  2. Il fondamentalista lo vede (e lascia Nicholas a brocca asciutta)
  3. Nicholas lo vede
  4. Quattro
  5. Tutti e due lo vedono

In un mondo perfetto, lasciando liberi i due individui di decidere, essi decideranno entrambe per la scelta migliore, ossia la 4) quattro.

Ma questo non è un mondo perfetto quindi, in realtà, se lasciati liberi di decidere in una situazione normale i due individui sceglieranno la 3) Nicholas lo vede.

Perché ciò?

Perché ogni individuo sceglie solo per se stesso e le due scelte che può fare sono “Vedo il :nsfw: ” o “Non vedo il :nsfw: ”.

Quindi tra le scelte 1) e 2) Nicholas sceglie la 1) vederlo entrambe (il suo potere decisionale è solo di poter vedere il :nsfw: non di costringere il fondamentalista a vederlo, quindi vota dove può vederlo), parimenti il fondamentalista sceglierà la 1) sostituirlo con gattini (anche il fondamentalista può solo scegliere di vederlo o no e nel suo caso è preferibile per lui non vederlo).

Le due opzioni sono in conflitto e quindi Itomi si mette le mani nei capelli e chiede di scegliere l’opzione di riserva tra le altre due. (NdItomi: col cazzo, decido da solo e non chiedo un bel niente a nessuno, itomicracy FTW!)

Tra la 3) e la 5) Nicholas sceglie la 3) lo vede Nicholas (tra vederlo e non vederlo punta sempre a vederlo) e il fondamentalista sceglie la 3) anche lui (tra far divertire Nicholas e far divertire Nicholas e rimetterci lui sceglie la prima opzione, o meglio tra “tutti e due lo vedono” e “io non lo vedo (ma Nicholas si)” sceglie la seconda).

Quindi Itomi consegna il :nsfw: a Nicholas (e il fondamentalista muto!).

Ora vedete da voi che la 3) è una scelta sub-ottimale, la scelta ottimale condivisa sarebbe la 2), quindi la 3) non è un ottimo paretiano, la 2) è un ottimo paretiano ma, lasciando Nicholas e il fondamentalista liberi di decidere loro finiscono col scegliere la 3).

Ora i più accorti si chiederanno: perché Itomi non fa scegliere tra la 2) e la 3)?

Bene qui è contenuto il succo del discorso: se Itomi chiedesse loro di scegliere tra la 2) e la 3) come preferenza, entrambe sceglierebbero la 2) e quindi avranno l’ottimo paretiano, ma, se lasciati liberi di scegliere, si accorderebbero comunque sulla 3).

Perché Itomi non può proporre una scelta di preferenza tra le ipotesi 2) e 3)?

Perché per farlo violerebbe la libertà di scelta dei due contendenti, i due contendenti possono solo scegliere per se stessi ma non per gli altri, Nicholas può scegliere se vedere o meno il :nsfw: ma non può scegliere il comportamento del fondamentalista, il comportamento del fondamentalista afferisce solo al fondamentalista.

Quindi tra la 2) e la 3) Nicholas voterà comunque per vederlo (scegliendo, di conseguenza, la 3) ) e il fondamentalista voterà per non vederlo (scegliendo anche lui la 3) ) benchè per entrambe la 2) sarebbe meglio.

Itomi potrebbe imporre al fondamentalista di vedere il :nsfw: e negarlo a Nicholas e questa soluzione sarebbe la più efficiente possibile ma non è percorribile, o meglio è percorribile se e solo se si abbandona l’assunto di libertà di scelta personale e quindi si riconosce a una struttura superiore il potere di imporre un comportamento agli agenti in causa e privi tali agenti della libertà di decidere il loro comportamento per se stessi.

Il fondamentalista di suo non sceglierebbe mai di vedere il :nsfw: , la cosa dovrebbe venirgli imposto, in tal caso si raggiungerebbe l’ottimo ma si violerebbe la sua libertà di scelta (in quanto la sua scelta sarebbe “non guardalo”).

Violare la libertà di scelta però è l’unico modo per raggiungere la massima efficienza (che è un vantaggio per entrambe i contendenti).

(NdItomi: ecchettelodicoaffare, fuck democracy!)

 

 

 

Il Teorema dell’Impossibilità

Quindi che cosa afferma il teorema di Sen?
Afferma questo:

Data una società di N individui e un insieme di X decisioni sociali, indichiamo con i l’i-esimo individuo il quale ha una scala assiologica di preferenze dirette e transitive tra le X proposte.

Indichiamo con P l’insieme di tutte le decisioni X ordinate per preferenza.
Indichiamo con F la funzione che tra tutte le X decisioni possibili sceglie quella migliore tenendo conto dei desideri degli N individui.

F : P^N –> P*(X)

Con N e X > 1

(P* è l’insieme di tutti i sottoinsiemi decisionali che si possono generare da X).

Prendiamo ora F e chiamiamola “funzione sociale di scelta” ossia la funzione che distribuisce le risorse e che cerca di farlo al meglio.
Per fare ciò questa funzione deve sottostare a quattro importanti caratteristiche:

  1. La prima regola della funzione sociale di scelta è: mai parlare della funzione sociale di scelta.
  2. La funzione sociale di scelta deve rispettare gli ottimi paretiani quindi se gli individui preferiscono x a y la funzione di scelta non può scegliere y.
  3. La funzione sociale deve rispettare il liberalismo minimo ossia esiste almeno un caso il cui il volere di un individuo è decisivo in una coppia di alternative e, in quel caso, la funzione di scelta deve scegliere quell’alternativa.
    Nell’esempio sopra Nicholas è decisivo nella coppia di alternative (“Nicholas vede il :nsfw: ” ; “Nessuno lo vede”) in quanto tra le due lui voterà la prima (vota sempre per vederlo) e al fondamentalista, che vota sempre per non vederlo, le scelte sono indifferenti.
    Viceversa il fondamentalista è decisivo nella coppia (“Il fondamentalista vede il :nsfw: ” ; “Nessuno lo vede”) in quanto tra le due lui sceglierà la seconda (vota sempre per non vederlo) mentre per Nicholas, che vota sempre per vederlo, le scelte sono indifferenti.
  4. Quattro (no, davvero, vi aspettavate qualcosa di diverso?)

Bene il Teorema di Sen dimostra che, per la funzione sociale di scelta, è impossibile rispettare entrambe le caratteristiche e che esiste sempre almeno un sottoinsieme di preferenze che la costringe a violarne una delle due.

In altre parole dobbiamo scegliere tra “efficienza” e “libertà di scelta”, non si possono avere entrambe.

 

 

Conclusioni

Il teorema di Sen lavora sotto assunzioni molto blande e per questo motivo è applicabile universalmente.

Alcuni commentatori hanno criticato il teorema dicendo che non prende in considerazione il fatto che le persone potrebbero accordarsi per fare scelte contro la loro volontà, e quindi raggiungere l’ottimo, al di là del fatto che una funzione sociale di scelta le imponga loro (ad esempio Nicholas potrebbe fare un contratto con il fondamentalista in cui si sancisce che lui dovrà guardarsi tutto il :nsfw:) il che è vero ma copre solo un piccolo aspetto del problema.

In generale le società avanzate tendono a garantire un altissimo livello di libertà economica il che si traduce ovviamente in forti inefficienze allocative: nessuno mi vieta di sprecare acqua avendo una piscina, sono libero di farlo, ma sarebbe molto più efficiente se le piscine fossero gestite da un ente che ne garantisce l’accesso a tutte le ore e a più persone così da minimizzare gli sprechi d’acqua (o che magari usi la mia stessa piscina quando io non la uso così da non diminuire il mio piacere di nuotare da solo).

Quindi cosa è giusto fare?

È giusto avere uno Stato che si occupi di allocare in maniera perfetta le risorse calpestando la libertà economica dei singoli (ma portandogli benefici altrimenti irraggiungibili) o è meglio lasciare ai singoli la libertà di scegliere cosa preferiscono fare anche se ciò, oltre a essere inefficiente, non premette di raggiungere il massimo dei benefici per gli individui stessi?

Queste ovviamente sono domande da hippie.

Il teorema di Sen e l’economia in generale non serve a dare risposte a queste domande, ma si limita a dirci che non possiamo avere entrambe le cose.

Ci dice che più spingiamo su una, più ci rimettiamo sull’altra.
Ci dice che, se non riusciamo a vedere in azione la mano invisibile del mercato, non è tanto perché è invisibile, quanto perché non esiste.

Paradossalmente, più il mercato sarà libero, meno sarà efficiente.

E che possiamo anche affannarci a eliminare tutte le condizioni al contorno ma questo non garantirà il raggiungimento dell’efficienza anzi, paradossalmente, più il mercato sarà libero, meno sarà efficiente.

Gli esempi portati da Sen e da altri pensatori mettono l’accento sul fatto che gli individui possono avere desideri “fastidiosi” per gli altri, lo stesso Sen riconosce che gli individui dovrebbero essere liberi di perseguire le loro scelte al netto di quelle che danneggiano gli altri, ma anche questo è interpretabile come una limitazione della libertà economica (un discorso simile a quello delle esternalità).

Inoltre, al di là dei desideri strampalati è molto comune per gli individui prendere decisioni solo per loro stessi senza avere i mezzi per considerarne l’impatto.

Decisioni non necessariamente volte a danneggiare gli altri ma che, in un’economia correlata, è molto facile che portino a delle esternalità negative: la mia libertà di spendere poco per comprare qualcosa è pagata dal fatto che qualcun altro guadagnerà niente.

Sen formulò il suo teorema negli anni ’70, con il crescere dell’economia liberista, la caduta dell’unica alternativa economica esistente e la globalizzazione dei mercati, il neoliberismo ha vinto tutte le sfide economiche che si trovava ad affrontare.

Questo non significa che però abbia vinto anche le sfide sociali correlate all’economia e alla ricchezza e, in ultima analisi, alla condizione delle persone.

Ad oggi è più semplice che il miglioramento delle condizioni di alcuni sia condizionato al peggioramento delle condizioni di altri.

Ma questa è una sfida che l’economia neoliberista, per sua stessa natura, non può vincere.

Questo ci dice il teorema di Sen, ci dice che i problemi sociali non sono affare del libero mercato, e che è inutile rivolgersi in quella direzione a cercare le risposte che ci servono perché li non ci sono.

E ci dice anche che, in economia, la libertà non è necessariamente il valore più alto a cui dovremmo aspirare, è uno dei tanti, con il suo peso, i suoi benefici, i suoi vantaggi e anche, è bene non dimenticarlo, le sue problematiche.

Per chiudere vi lascio sotto spoiler il racconto di Annapurna, usato da Sen per esemplificare cosa può fare uno Stato per i suoi individui, non c’entra un tubero con l’articolo, ma Sen mi sta simpatico quindi ve lo beccate.

Spoiler

Annapurna vuole che qualcuno ripulisca il suo giardino che, ultimamente, è un po’ trascurato.

Ci sono tre disoccupati che vorrebbero fare quel lavoro: Dinu, Bishanno e Rogini.

Annapurna può assumerne uno qualsiasi ma il lavoro è indivisibile e non può essere ripartito.

Ciascuno dei tre farebbe il lavoro più o meno bene, per una paga più o meno uguale, ma Annapurna si domanda chi sarebbe più giusto assumere.

Sa che sono tutti e tre poveri ma Dinu è il più povero di tutti: su questo sono tutti d’accordo.

Così Annapurna è incline ad assumere lui (“Che cosa ci può essere di più importante” pensa “nell’aiutare il più povero tra i poveri?”).

Eppure sa anche che Bishanno è caduto in miseria da poco ed è quello più psicologicamente abbattuto per la sua situazione: mentre Dinu e Rogini conoscono già bene la povertà e ci sono abituati, Bishanno no.

Di sicuro Bishanno è il più triste di tutti per la sua condizione, su questo sono tutti d’accordo.

Quindi Annapurna vede con favore l’idea di assumere lui (“Sicuramente” si dice “prima di ogni altra cosa è importante eliminare l’infelicità”).

Ma ad Annapurna sa anche che Rogini è debilitata da una terribile malattia cronica, sopportata stoicamente, ma che potrebbe usare il denaro guadagnato per migliorare la sua condizione.

Nessuno nega che sia meno povera degli altri due (anche se di certo è povera) o che non sia la più infelice del trio, dato che sopporta la sua malattia da tempo ed è abituata ai sacrifici che essa le impone,

Annapurna però si chiede se, alla fin fine, non potrebbe essere giusto dare il lavoro a Rogini considerando che, per lei, “farebbe la massima differenza per la qualità della vita”.

Così non sa bene cosa fare.

Quale dovrebbe essere il compito di uno Stato?
Renderci più ricchi, renderci più felici o renderci più liberi?

Voi a chi avreste dato il lavoro?

 

 

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