Silenzio
di
Ylluim Ylluim
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In riva al Mare delle Viltà, sferzati dal Vento del Pregiudizio, in cima alla scogliera delle Bugie, Silenzio e Rumore stavano uno di fronte all’altro.

Rumore era nervoso, si agitava, passeggiava avanti e indietro, borbottava tra sé e sé, si grattava la testa, sbuffava, dava calci all’aria, gesticolava. Silenzio era impassibile.

Osservava Rumore con uno sguardo di fasulla accondiscendenza, quasi di commiserazione o di sopportazione. Inarcava un sopracciglio dandosi un’aria di apparente sufficienza e supponenza.
«Allora, me lo vuoi spiegare o no perché mi odi?» chiese Rumore quasi piagnucolando.

Ma Silenzio non rispose.
«Non siamo diversi, tu ed io. Vorrei che fossimo amici. Vuoi essere mio amico?»
Anche stavolta però Silenzio non rispose.
«Se te ne stai lì e non dici nulla non arriviamo da nessuna parte! Non credi sarebbe meglio giungere a un compromesso?»
Silenzio sorrise arcignamente, ma non rispose.
«È chiaro che non possiamo trovarci nello stesso luogo e nello stesso momento. Che ne pensi di dividerci la giornata?»
Silenzio però non rispose.
«Tu ti prendi la notte, io il giorno. Così siamo tutti contenti! Che ne dici?»
Nuovamente Silenzio non rispose.
«Senti, così non può andare. Io ci metto la buona volontà, ma non pensare che io sia il cattivo qui. È questo che pensi eh? Che sono il cattivo?»

Silenzio non rispose.
«Ok, lo so qual è il problema. Il problema è che a certuni piaccio io, mentre ad altri piaci tu. Quando ci sei tu e qualcuno mi invoca o anche no è facile che io arrivi, come dire, a “disturbare”. Quando ci sono io tu però ti fai vedere di rado. E se qualcuno ti invoca è difficile che compari. Ma è una mia colpa questa? Dimmelo, è colpa mia?»
Silenzio ovviamente non rispose.
«Che poi è vero, sembra che io sia il cattivo. Non è vero che la gente a un certo punto si alza e grida “desidero che arrivi Rumore!”. Invece dice “desidero Silenzio”, quello sì che lo dice. Come credi mi possa sentire io eh? Ci pensi mai?»

Silenzio sorrise nuovamente, ma neanche questa volta rispose.
«In effetti però devo riconoscere che anche tu non te la passi proprio bene. Sembra che quando ci sei molta gente non ti apprezzi davvero. Chi è che si alza in piedi e dice “preferisco Silenzio a Rumore!”? Chi è che gioisce veramente quando tu ci sei? Sembra che quasi non si accorgano di quello che fai per loro, vero? Ti chiamano e poi, quando arrivi, come se niente fosse!»
Silenzio distolse lo sguardo per un istante, con fare pensieroso. Ma non rispose.
«Ti capisco benissimo, amico mio. È così raro trovare qualcuno che si accorga di noi. Ciascuno a modo proprio, cerchiamo di accontentare tutti. Ci crederesti che esiste qualcuno che è contento quando ci sono io?»

Silenzio non rispose.
«Anzi, devo dire che al giorno d’oggi ho molto più lavoro di te! Spesso mi ritrovo in situazioni dove non dovrei neanche esserci. Eppure eccomi! E, sai, ti confesso che a volte penso “qui, in questo istante, dovrebbe esserci Silenzio, non io”. Questo merito potresti almeno riconoscermelo?»

Silenzio inarcò un sopracciglio, con aria dubitativa. Però non rispose.
«Chiaro. È chiaro che tu non puoi riconoscermi meriti. Ne verrebbe meno la tua integrità. Tu arrivi quando io vado via. Io spunto e ti caccio. Sembriamo un cane e un gatto che si rincorrono. Divertente vero?»
Silenzio non rispose.
«Sai, vorrei che fossimo davvero padroni del nostro lavoro. Mi sorge spesso il dubbio che siamo solo delle marionette nelle mani di Caso. Un simpatico burlone, Caso, non trovi?»

Silenzio sorrise, ma neanche stavolta rispose.
«Pensi che un giorno potremmo davvero far felici le persone a comando? Essere al posto giusto, al momento giusto, proprio quando serviamo?»
Silenzio strinse le labbra, però non rispose.
«Credo che ormai la gente si sia abituata a me. D’altronde sono lì con loro quasi sempre. Non ci fanno più caso se ci sono o no. Non si accorgono della mia importanza. Forse pensano che sia tu, quello importante. Ma non ci sei quasi mai! A quel punto dovrebbero odiarti! E invece che fanno? Sembra che ti venerino di più!»
Silenzio non commentò.

«Sai, sono un po’ stanco. Pensavo saremmo riusciti a discutere tra di noi. Invece parlo solo io. Me l’aspettavo sai? Mi sa che me ne torno a lavorare. Ci sono tanti posti dove devo andare ed è così difficile stare dietro a tutti. Poi lavorare con Confusione è così frustrante. È un tipo imprevedibile! Ci vediamo ok? E non te la prendere quando ci incrociamo! Ricordati che ti voglio bene, e in fondo io so che tu ne vuoi a me!»
Mentre Rumore si allontanava, continuava a borbottare, a sbuffare, a camminare con passi pesanti. Quando fu scomparso, con lui scomparve pure Vento, e Mare si acquietò.

Silenzio allora chiuse gli occhi, sorrise, e rispose.

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mercoledì 3 settembre 2014 - 13:13
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