Tom #LegaNerd
di
Joseki
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Salve, sono il lavoro di Tom. Mi occupo di vendita al dettaglio. Scaffali pieni di cereali, bibite gasate, detersivi in offerta. Roba così. Sono uno stacanovista, mi piace iniziare presto e finire tardi. Amo i lunedì e non sopporto i venerdì pomeriggio, quando tutti pensano che ormai la settimana sia finita e giocano agli autoscontri con i carrelli in magazzino.

Odio Tom almeno quanto lui odia me. All’inizio mi era simpatico. Scherzava con i colleghi e finiva i miei incarichi in fretta. Il suo impegno e precisione mi davano grandi soddisfazioni. Credo soffrisse di un qualche disturbo ossessivo-compulsivo, OCD come lo chiamano gli specialisti del cervello. Al giorno d’oggi qualsiasi aspetto della personalità ha una malattia associata e un nome sotto forma di acronimo. Comunque sia, ordinare per tonalità e alfabeticamente venti tipi diversi di formaggi sembrava gratificarlo. Non è durata a lungo.

Man mano che passavano i giorni gli scaffali erano sempre meno ordinati, di pari passo con la sua capigliatura e con i sedili della sua macchina. Sto parlando di oggetti posizionati a caso e poca cura dell’igiene; in tutti e tre i casi. Aveva smesso di emozionarsi per le piccole cose, come la giornata in cui venivano riforniti i distributori automatici. Un po’ alla volta ha cominciato a trattarmi male, a passare il tempo con altri lavori, forse alla ricerca di qualcosa di più appagante. A quelli come me capita spesso, anche se di questi tempi la gente in genere si accontenta. Alla fine non rispondeva neanche più alle mie chiamate. Ho dovuto licenziarlo.

Non so che fine abbia fatto. Uno come lui poteva fare qualsiasi cosa.

Salve, siamo i sogni di Tom.

Almeno, una manciata di essi. Una volta eravamo così tanti che litigavamo di continuo per un posticino tra le 14 e le 14:30 nell’agenda di Tom. Ora facciamo trascorrere il tempo giocando a carte e ricordando il passato, dal momento che ognuno di noi potrebbe svanire in un soffio. Succede così, senza rumore. Ce ne accorgiamo solo dopo un po’, quando ormai abbiamo calato il carico ma non c’è più nessuno a metterci la briscola.

Ricordo ancora quando passavamo intere nottate a tenere sveglio Tom raccontandogli di come sarebbe stato bello partire per quel viaggio in Nepal o riuscire finalmente a vincere il campionato di rugby. Sgomitavamo nella sua testa e ci facevamo belli per avere una speranza di diventare reali, prima di diventare irrealizzabili. Stando tutti così schiacciati ci si sentiva la vita addosso. Ora sono lasco, evanescente.

Mi accorgo solo adesso di parlare al singolare. Una porta sbatte da qualche parte. Mi guardo intorno, desolato. Non c’è più nessuno. Il carico langue sul tavolo. Che seccatura. Ora che sono solo avrei tutto lo spazio che voglio per urlare il mio, di sogno, ma faccio quasi fatica a sentirmi pensare nella sua testa. Le frasi e le intenzioni si perdono a mezz’aria, tra un’incombenza e un imprevisto.

Mi piaceva quando eravamo tanti. C’era la certezza che almeno uno di noi ce l’avrebbe fatta.

Salve, sono la famiglia di Tom.

Sono la moglie, i figli, i parenti lontani. Sono persino la casa e il cane. È una grossa responsabilità, ve l’assicuro. Passo tutto il giorno a spaccarmi la schiena a scuola, al lavoro, a far funzionare il riscaldamento e ad abbaiare ai postini. Tutto per poi alla sera avere il piacere di stare assieme.

Invece lui, Tom, quando la sera torna da noi si butta sul divano con un paio di birre e si lascia prosciugare il cervello da uno di quei talk show che non ti lasciano lo spazio per pensare, in cui drammi umani vengono impersonati da marionette truccate. Degradante.

Tom non è uno stupido né un alcolizzato. Dice che ha bisogno di tempo per sé stesso, di staccare la spina da tutto il casino dell’ufficio. Io credo solo che sia uno di quei tipi che stanno bene da soli, uno di quelli che preferiscono sentir parlare la propria voce nella testa piuttosto che sopportare quella delle altre persone nella stanza.

Io gli lascio i suoi spazi senza fargli pesare la sua assenza, ma non sono sicura che invece non gli serva l’esatto opposto. Mi confronto con le altre famiglie per capire cosa posso fare, ma inevitabilmente finisco col prendere a modello le famiglie perfette, quelle da soap opera anni ‘50, in cui tutto sembra parte di un meccanismo ben oliato e collaudato come un orologio svizzero. Io lo so di non essere perfetta, di avere altri dieci anni di mutuo e un’adolescenza problematica, ma almeno posso dire di galleggiare nella media, al di sopra di drammi spaventosi che non ho il coraggio di mettermi ad osservare.

Tutto sommato i miei problemi sono piccole scocciature, un mal di gola passeggero. Vorrei che anche Tom se ne accorgesse. Mi manca il suo sorriso.

Salve, sono la vita di Tom.

Sì, quello stronzo pigro e menefreghista che si limita a sopravvivere, a strisciare sulla faccia della terra, anestetizzando come può il suo disagio e abbassando costantemente il livello delle sue aspettative fino a raggiungere la zona di comfort nella quale riuscire ad alzarsi dal letto diventa il punto più alto della giornata.

Sto qui ad osservarlo, ad aspettare che faccia una mossa, che sposti quel dannato piede in una direzione o nell’altra. Ormai non c’è più tempo per farsi trascinare via dalla corrente come un ramo spezzato. Deve compiere una scelta. Non mi interessa quale e non pretendo di sapere cosa l’abbia condotto a questo momento.

Quello che so è che gli ho chiesto molto in tutti questi anni e non ho ancora finito di pagare il debito. Se vuole il resto è meglio che se ne torni subito in macchina, perché senza di lui io non esisto.

 

Tom guardò per l’ultima volta in basso, al di là del parapetto rosso. Il borbottio del motore acceso lo aspettava sul ciglio della strada. Lasciò scorrere via i suoi pensieri, assieme all’acqua del fiume sotto il ponte. Poi fece un passo.

Scese dal marciapiede e salì in macchina. Osservò dal finestrino il mondo che attorno a lui continuava a girare. Mise la freccia, si infilò nel traffico e rimontò sulla giostra.

Dall’autore:

Questo è il primo racconto che posto su Lega Nerd. Ne ho tanti altri nel cassetto: conclusi, incompleti e abbandonati. Mi sembra sia un ottimo posto per ricevere commenti, consigli e critiche costruttive, per cui ne seguiranno altri. Fatevi sotto!

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sabato 22 marzo 2014 - 15:00
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