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Graeme Obree, muscoli e cervello

7 anni fa

10 minuti

GRAHAM WATSON ARCHIVE

La storia dello sport è piena di trucchi più o meno leciti: la mano “de Dios” di Maradona, i doppi diffusori della Brawn GP in Formula 1, fino ad arrivare al pene finto per ingannare il controllo antidoping.

In fondo è concepibile: quando ti senti come Davide contro Golia devi per forza di cose mettere la competizione su di un piano non prettamente fisico.

Oggi vi racconto la storia di Graeme, il piccolo Graeme, che sconfisse i giganti del ciclismo grazie alla sua buona dose di cervello.

Una competizione fantastica che oggi nessuno ricorda più

Siamo nei primi anni ‘90 e il mondo del ciclismo è diverso da quello di oggi.

E’ vero, le corse di riferimento sono sempre quelle fin dagli inizi del ‘900: grandi classiche, mondiale, Giro e Tour.

Ma in più c’è una corsa, che una corsa non è, che vale tanto quanto una di quelle sopracitate. Una competizione fantastica che oggi nessuno ricorda più.

Una sfida che nel 1993, in una sola ora, poteva darti la popolarità che cercavi.

 

 

Il record dell’ora

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Dicevamo che proprio una corsa non è.

Già perché il record dell’ora è una competizione creata da un francese (che poi darà vita pure al Tour de France) a fine 800. Semplicemente al ciclista viene data un’ora di tempo nella quale deve percorrere più chilometri possibile.

Da solo, senza avversari, dove vuole e come vuole.

Purché sia su una bicicletta e che l’orologio non compia più di un giro di lancette. Facile, no?

Tanto facile che il primo recordman è proprio lui, l’inventore della competizione Henri Desgrange: 35km e spicci.

a quei tempi le bici erano una vera e propria collezione di attriti

Non un granché, chiunque oggi con una bici da corsa può fare meglio. Pure io con i miei cronici problemi di linea.

Però a quei tempi le bici erano una vera e propria collezione di attriti quindi non era poi così male, se ci pensiamo bene.

E’ l’11 maggio 1893 e da lì a breve il chilometraggio sarebbe salito di molto.

I tentativi si susseguono infatti uno dopo l’altro e il 31 ottobre 1935 il muro psicologico dei 45 chilometri è abbattuto da un italiano, Giuseppe Olmo, lo stesso famoso oggi per la produzione di biciclette.

 

 

Il banco di prova

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Il record dell’ora col passare del tempo diventa una vero banco di prova per un ciclista che vuole passare alla storia come fuoriclasse.

Se sei un cronoman, specialmente uno di quelli che domina i grandi giri, devi dare l’assalto al record.

L’albo d’oro si popola così di campioni affermati:

Fausto Coppi, Ercole Baldini, Jaques Anquetil, Eddy Merckx, Francesco Moser, Miguel Indurain e Tony Rominger mettono la loro firma al primato, prima e dopo quel fatidico 1993.

Già perché il 1993 sarà ricordato come l’anno zero del record dell’ora, la linea di demarcazione tra muscoli e cervello, forza bruta e progettazione, tradizione e progresso.

 

 

Ogni anno zero ha il proprio messia

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E come avrete capito il messia è lui, Graeme Obree, sconosciuto ciclista semi professionista scozzese.

Sembra di giocare a trova l’intruso: Coppi, Merckx, Anquetil e Obree.
percorre quasi 51,6 km a bordo della sua bicicletta

Invece è tutto vero perché Graeme il 17 luglio del 1993, prima che le lancette lo riescano a fermare, percorre quasi 51,6 km a bordo della sua bicicletta, 445 metri più di un certo Francesco Moser.

Che qualche anno prima, con una bicicletta dalle ruote lenticolari e sfruttando l’aria rarefatta del velodromo di Città del Messico aveva dimostrato al mondo come fosse possibile percorrere più di 50 chilometri in una sola ora.

Roba da motociclette, si diceva a quei tempi!

Già ma dove sta il trucco? Come ha fatto il piccolo Graeme a sconfiggere il grande Francesco?

 

 

Old Faithful

Beh innanzitutto Obree non è propriamente uno sprovveduto, il ciclista lo sa fare. Certo non è un fuoriclasse e non è minimamente paragonabile ai nomi fatti poco sopra: ma in un velodromo sa pedalare e, caso più unico che raro, è intelligente.

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La bicicletta autoprodotta da Obree per dare l’assalto al record dell’ora

Tanto da progettare una bicicletta e, leggenda narra, realizzarla personalmente grazie ai cuscinetti della sua lavatrice.

Tanto da capire che, con la giusta posizione in sella, può dire la sua riguardo a quei 51 km che lo separano dalla gloria.

Il nostro Graeme, insomma, è una specie di Doc di Ritorno al Futuro traslato nel mondo del cliclismo. Ma lui non usa una deLorean, si accontenta di una Whirlpool.

Come tutte le opere che richiedono impegno, Graeme da un nome alla sua creatura:

Old Faithful.

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La bicicletta si rivela una vera e propria rivoluzione per gli anni ‘90, principalmente per 2 motivi:

  • il manubrio: più che altro dovremmo chiamarlo “reggisterno”. La conformazione di questo attrezzo faceva assumere al ciclista una posizione ad uovo tipica dei discesisti sugli sci. Inutile dire che l’aerodinamicità della soluzione studiata era la carta vincente del ciclista-inventore.
  • la sella: la punta della sella era posizionata più avanti rispetto all’asse verticale passante al centro della corona anteriore. Questo permetteva al ciclista di pedalare in maniera anomala ma molto redditizia. Per semplificare la faccenda, Graeme pedalava “scalciando all’indietro”: brutto e sgraziato forse, ma dannatamente efficiente.

 

 

Un ciclista deve solo pedalare?

Le reazioni non tardano a venire e non sono particolarmente piacevoli.

Fino ad allora si era visto chi era andato in Messico per sfruttare l’altitudine. Chi per la prima volta nella storia aveva usato ruote lenticolari. O chi aveva usato biciclette di soli 5 kg con le maglie della catena forate.

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Moser in posa con le bici che gli hanno fatto stabilire 2 record. Per la prima volta nella storia sono state utilizzate ruote lenticolari.

Ma mai nessuno aveva usato una bicicletta autoprodotta.

Così l’ Uci (Unione Ciclistica Internazionale)  immediatamente specifica che una bicicletta, per essere omologata, deve avere la punta della sella arretrata di almeno 5 centimetri rispetto all’asse della corona.

Ma ormai Graeme e la sua bicicletta hanno fatto il giro del mondo

Bravo Greame, hai fatto la furbata ma ora non si può più! – sembrano dirgli.

Ma ormai Graeme e la sua bicicletta hanno fatto il giro del mondo e i grandi campioni del ciclismo di allora danno nuovo slancio al record.

Si iscrivono al ristretto club dei primatisti due big del ciclismo anni ’90: “El Navarro” Indurain e Tony Rominger.

E la sella è al posto giusto in entrambi i casi, nonostante le biciclette (quella del navarro in special modo) non abbiano nulla a che fare con quelle prodotte in serie.

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La bicicletta-record di Miguel Indurain. Il massimo della ricerca su due ruote prima che l’Uci revisionasse i regolamenti.

Il record dell’ora è in pratica diventata un’occasione per sperimentare le innovazioni tecnologiche dei materiali e dell’aerodinamica

in modo da affidarle a campioni affermati che possano dare maggior risalto agli studi compiuti su carta.

Cosa c’è di più bello, direte voi nerd?

la favola dell’uomo solo al comando si scontra con l’utilizzo di biciclette innovative

Secondo l’Uci però queste innovazioni minano il concetto originario del ciclismo:
la favola dell’uomo solo al comando contro tutto, quel ciclismo eroico che ogni anno trova la massima celebrazione tra i sassi e il fango dalla Parigi-Roubaix si scontra con l’utilizzo di biciclette innovative e iper tecnologiche.

Così, con qualche anno di ritardo (siamo nel 2000), si prende una decisione. La peggiore possibile:

il record deve essere la miglior prestazione umana sull’ora!

Si vieta ogni tipo di ricerca, si vietano le ruote lenticolari e le bici iper leggere, i manubri speciali e ovviamente le selle avanzate.

A questo punto nessuno può più battere l’attuale primatista:

Chris Boardman si è spinto a 56,375 Km, una distanza che fa letteralmente spavento.

Così l’Uci decide di cancellare tutti i record stabiliti con biciclette speciali.

Il record dell’ora torna al medioevo: fino al 2000 il primatista è un certo Eddy Merkx.

 

 

Un’occasione sprecata

MARCO PANTANI

La storia del record dell’ora più che una storia è un’ utopia: quella che insegue chi vuole fermare il progresso in favore della tradizione.

La ricerca scientifica si è così spostata verso le prove su strada

La faccenda più incredibile di tutto questo è che, paradossalmente, alcune soluzioni aerodinamiche bocciate per il Record dell’ora si possono oggi usare nelle prove a cronometro su strada, una su tutte i manubri speciali (a patto che non permettano di assumere una posizione “sdraiata”).

La ricerca scientifica si è così spostata verso queste prove che sono diventate la nuova Mecca dei passisti moderni, senza però avere il fascino, l’importanza nè il valore della competizione originaria.

Quello che resta oggi è un’occasione sprecata:

il Record dell’ora, quella competizione che valeva una carriera intera, è ormai un nobile decaduto di cui nessuno si ricorda più.

E’ morta nel suo stesso anacronismo, schiacciata dalle restrizioni tecnologiche volte a mantenerne viva la tradizione.

Restrizioni che, paradossalmente, invece di salvarla l’hanno uccisa.

Tutto questo solo per fermare lo scozzese volante; lo scienziato pazzo del ciclismo che in assenza del flusso canalizzatore si accontentava di qualche cuscinetto Whirlpool.

 

 

Note e curiosità

  • Anche il record di Merckx, rimasto “imbattuto” fino al 2000, non era propriamente valido. Eddy usò una bicicletta appositamente progettata per l’occasione con un peso di circa 5 kg.
  • Per una competizione come il record dell’ora, senza salite e caratterizzate da una velocità costante, il peso della bicicletta è in realtà un fattore piuttosto trascurabile.
  • Nessuno sa con esattezza quali pezzi della lavatrice usò Graeme per progettare la sua Old Faithful. Probabilmente furono appunto i cuscinetti che sorpresero in positivo l’inventore durante una centrifuga a 1200 rpm (non è una battuta).
  • Il record oggi appartiene a Sosenka. Nel 2005 ha infatti percorso poco meno di 50km con una bicicletta tradizionale.
  • Volendo mettere i puntini sulle i, la decisione dell’ Uci riguardo alle biciclette andrebbe applicata anche alle tipologie di allenamento in modo tale da non falsare i valori dei corridori nel tempo. E ai farmaci, agli integratori alimentari, ai copertoni, all’alimentazione ….
  • Sono un grande fan del ciclismo eroico, quindi non me ne vogliano i fan della Roubaix (che reputo importante alla stregua di un mondiale). Lo scopo dell’articolo è elogiare un uomo dal grande cervello e al contempo far notare l’assurdità di alcune decisioni dell’ Uci.
  • Obree in carriera vinse anche 2 mondiali su pista ma non passò mai al professionismo.
  • Sulla storia di Obree sono stati fatti un libro ed un film, intitolati “The Flying Scotsman”.
  • Ad Atlanta ’96 l’Italia vinse due medaglie d’oro nel ciclismo su pista ispirandosi alle idee di Obree.
  • Obree dopo il ritiro portò avanti la sua idea sull’avanzamento della sella sviluppando delle biciclette che si guidano da sdraiati.
  • Il primo che dice di essere favorevole alla legalizzazione del doping nello sport verrà brutalizzato a dovere.

Infine ringrazio @nicholas per avermi fatto casualmente balzare in mente la storia di Obree.

 

 

Fonti

Il Monte Everest
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I Krampus
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Miss Liberty
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Il Viaggio Inaspettato di Denis Medri
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La vera storia di Halloween
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