Gli effetti speciali e quelli audio sono da stato dell’arte. L’atmosfera della sala, lo schermo gigante, l’impianto audio: la potenza del cinema del XXI secolo è studiata in funzione di film del genere, dove vale la pena pagare il prezzo del biglietto non solo per vedere un film, ma per vivere una completa e coinvolgente esperienza sensoriale. Fine della premessa.

Dal punto di vista dell’esperienza visiva, quindi, Pacific Rim fa il suo: gli effetti speciali e quelli audio sono da stato dell’arte per l’anno di grazia 2013.

Da ogni altro punto di vista, ciò nondimeno, Pacific Rim è una cagata pazzesca.

Ho messo le mani avanti nella premessa perchè già so che chi legge una brutta recensione di questo film ora sta pensando: “ma se non apprezzi il genere, è ovvio che non ti sia piaciuto; è un film di robottoni contro mostri giganti! Se tu avessi voluto un film con una trama avvincente, ti saresti dovuto andare a vedere un film di Soderbergh” (ammesso e non concesso che le persone a cui questo film è piaciuto sappiano chi sia Soderbergh o tantomeno azzecchino tutti i congiuntivi).

Il punto è che a me il genere piace! E’ questo film che fa cagare.
Ma scopriamo perchè nel dettaglio.

NdItomi: questa recensione è piena zeppa di spoiler, evitate di leggerla se non avete ancora visto il film. Fuck me che l’ho editata prima di andare al cinema.

La coerenza

Nei film di fantascienza c’è una regola non scritta che è però fondamentale: tu mi puoi collocare la storia nell’universo più pazzesco che ti riesci a immaginare, mi comunichi il setting di questo mondo che hai creato, le sue regole interne, per assurde che siano, e poi ti attieni a queste. Punto. Si chiama coerenza.

Nell’universo di Star Trek, viene detto che non ci si può teletrasportare da una nave all’altra se gli scudi sono alzati. Bene. Non importa che nel mondo reale non esistano nè scudi energetici nè teletrasporti molecolari. In Star Trek esistono, ma hanno delle limitazioni; se uno vuole andare da una nave all’altra e gli scudi sono alzati, non può usare il teletrasporto e dovrà ingegnarsi con un astuto strategemma.

In Pacific Rim, nulla di tutto questo. Vediamo qualche esempio.

Viene detto sin dall’inizio, ed è una delle cose fondamentali, che questi robottoni (gli “Jaeger”, il cui nome suppongo sia stato preso dai litri di Jaegermeister che gli sceneggiatori si sono scolati mentre scrivevano sta porcheria) sono troppo enormi per poter essere controllati da una sola persona.

Allora si inventano un sistema a doppio pilota: i due prescelti devono essere in grado di interconnettersi tra loro in una “stretta di mano neurale” (seriously? Questo è il miglior nome che vi è venuto in mente per questa cosa?).

Condivideranno i loro ricordi, la loro coscienza, la loro stessa vita, per poter controllare simultaneamente lo Jaeger.
Saranno una cosa sola e un’anima sola.

E allora perché cazzo parlano tra di loro?!?

All’inizio avevo pensato a un espediente narrativo: non si può farli combattere in silenzio, allora okkei, diciamo che noi stiamo sentendo i loro pensieri… macché! A un certo punto uno gli tocca il braccio e gli fa “oh guarda là”, “ah grazie, meno male che me l’hai detto tu, io non me ne ero accorto”… ma come non te n’eri accorto? Come guarda là? Ragazzi, state condividendo i pen-sie-ri!

More than that: hanno appena detto che non si può guidare un robottone da solo ed è per questo che ci vanno in due.

[spoiler]Dopo dieci minuti di film il fratello del protagonista muore (e sticazzi).

Il nostro eroe cosa fa? Porta in salvo il robottone da solo.
Ma non era impossibile? Sì ma sssst dai hai visto che figo?[/spoiler]

La trama

Da una faglia nel punto più profondo dell’Oceano Pacifico, si apre una breccia spazio-temporale proveniente da un’altra dimensione, dalla quale escono dei mostri giganti (lo so, lo so, detta così sembra la peggio stronzata, ma aspettate di sentire come si sviluppa la storia) detti Kaiju, i quali portano morte e distruzione.

Sarebbe meglio però usare il singolare.

Essì perchè questi mostri giganti hanno l’abitudine di uscire uno alla volta, a distanza di mesi, per dare il tempo agli umani di organizzarsi e al regista di girare il film.

Pacific Rim

I mostri giganti attaccano in stile godzilliano le varie città della costa del pacifico (Vladivostok, Lima, San Francisco, Hong Kong…insomma, nord sud ovest est, come cantavano gli 883).
Non sembrano avere in mente chissà quale grande strategia.
D’altrocanto, hanno una tecnologia che permette loro di attraversare le dimensioni, non possiamo anche pretendere che siano dei fini strateghi militari.
Il loro scopo è distruggere le città terrestri calpestandole.

Bene, come le fermiamo? Ci provano con i caccia che sparano missili. E funziona.

Però, evidentemente, scazza.

Tanto chè l’umanità, finalmente unita in un fronte comune dinnanzi al nemico (nazionalismo fine ottocentesco su scala globale), si ingegna per escogitare un modo più efficace per eliminare le creature.

Il processo decisionale dev’essere andato pressappoco così:

 

“I mostri sono lenti, prevedibili, sbucano sempre dallo stesso punto in fondo al mare. Come li fermiamo?”
“Una cinquantina di sommergibili nucleari schierati in formazione tutti attorno alla breccia, armati dei nostri migliori missili: appena questi mettono il naso fuori li polverizziamo.”
“Nah…altre idee?”
“Una squadriglia di elicotteri stanziati sopra la breccia, equipaggiati con le nostre più potenti bombe di profondità: appena questi mettono il naso fuori li polverizziamo.”
“Sì ma… ho ancora un leggero languorino…”
“Costruiamo dei robottoni enormi, incontrollabili, che dobbiamo costruire da zero e che siano talmente pesanti da essere inutili in mare e che producano danni incalcolabili se combattono in città.”
“Mi piace! Quindi lei mi sta dicendo: perchè sparargli dei missili nucleari a distanza di sicurezza quando possiamo fargli il culo a cazzotti?”
“Esatto! L’unico problema è che i nostri piloti di caccia sono abituati a guidare degli aerei supersonici e a sparare da lontano. Per il progetto che ho in mente io, servirebbero i peggio ignoranti che tirano rissa nelle bettole se hanno l’impressione che tu li stia guardando di traverso.”
“Facciamolo!”

 

Ed è così che il nostro protagonista ha trovato lavoro.

Nonostante le premesse più idiote della storia, la strategia funziona.
Per dieci anni, i robottoni annientano la minaccia dei Kaiju.

Fino a che, un bel giorno, pure i robottoni scazzano.

“Signor Generale a capo del progetto, sono il presidente della Terra. Senta un pò…basta con sta cosa dei robottoni.
Sì, hanno eliminato la minaccia dei mostri e grazie a loro il mondo si è finalmente ritrovato unito intorno a uno scopo comune, però…ecco, secondo noi costruire un bel muro lungo tutta la costa del Pacifico e circoscrivere un intero Oceano è un’idea migliore.
Sa quanti posti di lavoro creiamo così?”
“Signor Presidente, ma se costruiamo un muro di contenimento, ammesso e non concesso che funzioni perchè storicamente i muri non è che siano stati ‘sta grande idea, non c’è il rischio che nel giro di qualche anno ci ritroviamo l’intero Oceano Pacifico pieno zeppo di mostri?”
“Sta zitto, negro!”

 

Ed è così che il progetto dei robot viene abbandonato.

Se non chè, il nostro generale continua il progetto in segreto (super segretissimo, d’altronde sono robottoni giganti che devastano qualsiasi cosa, chi volete che se ne accorga? e poi quanto volete che costino?).

E soprattutto riarruola il nostro protagonista, che dopo l’incidente iniziale era andato a lavorare indovinate dove?

Esatto, alla costruzione del muro!

Incredibile costruzione ad anello degli sceneggiatori, dove ogni elemento ha una sua funzione e ritorna utile in maniera provvidenzialmente calcolata.

Ma proseguiamo.

Ci vuole un nuovo partner per guidare lo Jaeger.

Come lo scegliamo? Facciamogli fare un combattimento con un bastone e quello che gli dà più filo da torcere sarà il suo nuovo compagno.

Ha perfettamente senso.

Ci provano i più fisicati e cazzuti candidati possibili, ma nessuno è alla sua altezza.

Una ragazzina giapponese seduta vicino al generale Negronius dice: “Fai provare me, fai provare me”.

“NO!” dice Negronius. “E quando dico una cosa, è quella!”
“Eddai” fa la giapponesina.
“Okkei” sbuffa il generale.

 

Finalmente combattono.

Perde pure lei, però è l’unica donna in giro, il nostro protagonista intravede la possibilità di trombarsela e neanche fosse un pokemon esclama “scelgo te!”.

Interviene il generale:

“Signorinella, lo dico io chi sale sul robottone! E tu non ci sali!”
“Eddai”
“Ho detto no! Fine della discussione”
“Per piacere…?”
“Okkei, ma solo per stavolta”

 

Le prove generali vanno una merda.

La stretta di mano neurale funziona per i primi venti secondi poi va tutto in vacca mentre sono ancora nell’hangar perchè lei si infogna in un brutto ricordo e rischia di distruggere qualsiasi cosa col cannone al plasma (che sebbene sia un’arma ad energia ha un caricatore).

La situazione viene brillantemente risolta staccando un cavo e togliendo la corrente.
Il generale si gira verso lo scienziato e abbracciandolo la guarda negli occhi e gli dice “Genio!”.

Ah sì, in tutto questo: oltre al protagonista (Raleigh), alla giappo (Mako) e al generale (Pentecost), ci sono anche degli scienziati che dovrebbero essere l’allegerimento comico ma si rivelano l’appesantimento stronzo.

Uno è autistico e storpio, ci mette dodici lavagne piene di calcoli complicatissimi per dire che “Sì, i mostri continueranno ad arrivare però di più”.

L’altro ha gli occhiali ma il braccio tatuato (sento puzza di hipster) e ha l’idea astutissima di fare una fusione mentale con uno dei mostri dalla quale evince sconcertanti verità tra le quali “i mostri vogliono distruggere il nostro mondo” (ma va?) e “sono già venuti in passato, erano i dinosauri” (wooow) però all’epoca non funzionò “perchè l’aria era troppo pulita” (wait, what?) ma adesso che “abbiamo inquinato l’aria e il mare, l’atmosfera è quella giusta per loro” (quindi è colpa nostra, ce la siamo cercata! Pippone ecologista: missione compiuta).

PACIFIC RIM

E inoltre avendo analizzato il materiale genetico dei vari mostri che sono stati ammazzati…

“ho scoperto che, anche se sono diversissimi tra loro, hanno tutti lo stesso DNA, quindi sono cloni.”
“Ma hai appena detto che sono tutti diversi tra loro.”
“Esatto.”
“Però sono cloni quindi identici.”
“Esatto.”

 

(do I really need to say something about it?)…

Tagliamo corto: BOOM, BANG, SCATAFRASC, PEM PIU TONF e passiamo alle scene più epiche, ne sottolineo tre.

 

 

Scena epica number one

Un mostro emerge dalla breccia e si dirige verso Hong Kong. Tra tutte le direzioni in cui può andare, sceglie proprio quella dove sono custoditi tutti i quattro ultimi robottoni rimasti sulla Terra. Vabbè.

Il generale Negronibus manda tutti all’attacco frontale (alla faccia del fine stratega militare) a parte quello dei nostri protagonisti, perchè è ancora danneggiato.

Il primo che va contro il mostro è guidato da tre giapponesi (come tre? Non bisognava essere in due e solo in due?).
Conta poco, tanto muoiono subito.

Il secondo è guidato da due fratelli russi, Zangief di Street Fighter (ma biondo) e sua sorella.

Il terzo da un demente rissoso alcolizzato e da suo padre meno rissoso ma più alcolizzato. Sulla demenza se la giocano.

Il combattimento prosegue in maniera accesa, anche se non è che si capisca un cazzo perchè tutti i combattimenti avvengono:

  1. in mare;
  2. di notte;
  3. mentre piove.

E bon. A un certo punto, il mostro, che ricordiamo è un clone quindi identico a quelli che lo hanno preceduto, fa una cosa che nessuno di questi aveva mai fatto prima: emette un’onda elettromagnetica che fa spegnere immediatamente tutte le attrezzature elettroniche nel raggio di chilometri.

Quindi i robottoni si spengono così come tutte le attrezzature sulla base di Hong Kong.

Il mostro ne approfitta per distruggere i russi ma non gli americani. Sporco capitalista.

Sulla base intanto è il panico.

“Siamo spacciati, generale! Tutti gli Jaeger sono fuori uso.” urla un tizio.
“Non tutti” interviene il protagonista “gli altri sono digitali, il mio è analogico”.

Analogico?!? Analogico!

E’ un robottone gigante pieno di luci e di touch screen, spara con un cannone di pura energia, abbiamo appena visto che nelle prove di un minuto fa l’avete spento tirando via la corrente ed ora viene fuori che è analogico?

“Va bene. Ma chi lo guiderà assieme a te?” domanda con sincera curiosità il generale.
“Io” interviene la nippon.
“No! E non lo dico perchè le prove generali sono andate una merda, tu non hai mai pilotato prima e ci sono ottantamila candidati più adatti di te, ma lo dico per ragioni personali che verranno svelati solo in un successivo flashback!” intima il generale.
“Eddai”
“Ho detto di no! E quando dico no, è no. Punto, fine della discussione.
“Edddddai…”
“Okkei, ma mettiti la sciarpa che fuori è freddo.”

 

 

Scena epica number two

Nel combattimento contro il mostro, questo, che è identico a tutti gli altri perchè è un clone eccetera sbatte le ali e inizia a volare (l’idea di fermarli con un muro si rivela quindi ancora più stronza di quanto già non fosse in precedenza).

Vola portandosi con sè il robottone dei protagonisti, che è quello che il nostro Raleigh valorosamente usava con suo fratello dieci anni prima e del quale dunque conosce  ogni più piccolo dettaglio e segreto.

Sono ormai nella stratosfera (dunque la storia che i mostri sono qua per via dell’aria inquinata c’entrava un cazzo perchè questi respirano pure nello spazio), quando la giapponesina dice:

“ehi, e se usassimo la spada?”
“quale spada?”
“massì, la spada: guarda vedi su questo tasto gigante touch screen in rosso fosforescente (analogico un par de cazzi) a portata di mano con su scritto SWORD?”
“ma io è anni che piloto sto coso, non ho mai visto una spada…e poi scusa, ma questo resiste a dieci colpi di cannone al plasma da distanza ravvicinata, cosa vuoi che gli faccia una spada?”
“ma questa è una spada magica”
“aaaah dillo prima!”.

 

Un singolo fendente e il gioco è fatto.

 

 

Scena epica number three

Il piano geniale del generale Baffonibus è di far esplodere una bomba nucleare all’interno della breccia e far collassare il ponte dimensionale che collega i due mondi.

Ma la bomba non può entrare nella breccia a meno che non ci entri accompagnata dal mostro perchè “la breccia funziona come un codice a barre genetico: si apre solo se legge il DNA alieno”.

Cosa che peraltro scoprono a missione in corso circa cinque minuti prima di sganciare la bomba, cosa che in passato era già stata fatta e non aveva funzionato, il chè fa dubitare ancor di più sulle capacità tecnico-tattiche del generale afroamericano.

Allora cosa fanno? Anzichè prendere un pezzo di alieno morto (ce n’è a biffezze in giro, ci sta pure un mercato nero di sta cosa ma è una sottotrama che mi rifiuto di approfondire) e attaccarci la bomba sopra e spararla dal proverbiale sommergibile, decidono che è meglio organizzare una missione suicida (o sudicia, come suggerirebbe un brillante anagramma) andando con gli ultimi due Jaeger rimasti armati con una testata nucleare a testa verso la breccia e poi vediamo lì per lì cosa fare.

Spuntano fuori due mostri piccoli e un mostro più grande.

Quelli piccoli vengono facilmente eliminati a suon di spadate, ma quello grande è un problema.
Allora l’altro Jeager, pilotato dal generale De Negronibus e dal rissoso demente alcolizzato junior di prima, decide che l’unica cosa da fare è farsi detonare l’atomica da sotto il culo.

Momenti di grande commozione, quando il generale alla radio comunica alla giapponesina che “io per te ci sarò sempre” (almeno fino a che non si sarà fatto saltare per aria, quindi per ancora cinque secondi) e il figlio dice al padre che i loro problemi personali (qualunque essi siano, approfondimento dei personaggi secondari zero ma forse è meglio così) sono risolti, e ora può morire in pace.

Kabooom!

Grazie al nobile gesto dei gloriosi martiri, ora lo Jaeger dei nostri eroi ha la strada libera e può completare la missione.
Raccolgono la carcassa di uno dei mostri più piccoli che hanno appena affettato si accingono a entrare nella breccia per farla saltare da dentro, facendo esplodere l’atomica esattamente al centro del tunnel dimensionale.

Lo scienziato, dal centro di controllo, ribadisce chiaramente che quello è l’unico modo.

Se non chè, colpo di scena!

Al mostro gigante un’esplosione atomica in faccia je fa ‘na pippa, ed è ancora più arzillo di prima.
Quindi la strategia del generale si rivela stronza fino alla fine: non solo il suo piano non aveva senso, ma pure il suo eroico sacrificio non è servito a un cazzo!

Il robottone e il mostro si scazzattano per un po’, poi i nostri si ricordano di avere una spada magica, la usano e uccidono il Kaiju.
Con il corpo ancora caldo del nemico in una mano e la bomba atomica nell’altra, scendono finalmente nella breccia.

Però qualcosa non va, il tasto che aziona l’atomica non funziona e il robottone anzichè seguire il piano e far detonare la bomba nel tunnel, scivola in esso e giunge dall’altra parte, nel mondo degli alieni cattivoni.

Che lo guardano stupito. Come potevano aspettarsi che, avendo costuito una galleria a doppio senso, qualcuno dall’altra parte arrivasse? E se avesse intenzioni malvagie?

Il protagonista riesce ad attivare manualmente l’ordigno (d’altro canto, è pur sempre un robottone analogico) e Kabooom! La bomba esplode e distrugge ogni cosa, a parte lui che riesce a salvarsi tramite una capsula di salvataggio prima che tutto crolli.

Faccio notare che è la stessa bomba che, sparata in faccia al mostro di prima, non lo ha neanche scalfito.

Però è in grado di distruggere tutto il mondo degli alieni, nonostante non sia stata fatta detonare nella breccia, come da piano del generale (che riesce dunque a diventare ancora più stronzo addirittura post mortem).

 

 

Conclusione

Il film è un cumulo di scene insensate, dialoghi imbarazzanti, trama inconsistente, coerenza che va a farsi benedire e personaggi senza profondità.

pacific rim

E inoltre non si ride mai: manca anche quel minimo di brillantezza visto in Trasformer, che ti fa dire “vabbè non ha senso però almeno è autoironico”.

Oh, e non ci sono neppure donne significative: c’è la russa muscolosa che non parla mai (lesbicona) e la giapponesina coi capelli corti di cui comunque non ci frega un cazzo (i Transformers almeno avevano Megan Fox).

Neppure la musica è memorabile, nessun motivetto degno di memoria.

Mi rendo conto che il film è un revival degli anime sui robottoni giapponesi degli anni ’70, ma si poteva fare molto molto molto ma molto meglio di così: non serviva tanto, non ci si aspettava tanto.

Questo film è un offesa agli amanti del genere, perchè i robottoni della nostra infanzia andavano bene, appunto, quando eravamo piccoli.
Nel 2013 un po’ di sostanza sotto ai combattimenti me la aspetto.

E se non me la metti, almeno fammi un po’ di autoironia in cui capisco che ti sei reso conto di aver fatto un brutto lavoro ma ci ridi sopra (il famoso “so bad so good”).

E invece neanche quello…

Una delle frasi cult del film è la seguente:

To fight monsters, we created monsters 

I monsters non sono però i robottoni, ma gli imbecilli che li pilotano.

Speriamo che finiscano pure loro in una bella breccia inter-dimensionale, assieme al regista, gli sceneggiatori, i produttori e chiunque abbia contribuito alla realizzazione di questa boiata.

Robottoni a parte. Quelli erano fighi.