Recensione Il Castello nel Cielo

8 anni fa

4 minuti

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Terzo lungometraggio di Miyazaki, fa parte del suo filone di racconti occidentali rivisitati. Nello spacifico fa riferimento all’isola volante de I Viaggio di Gulliver, per quanto poi abbia ben poco da condividere con il suddetto romanzo.

Il Castello nel CieloIl Castello nel Cielo di Miyazaki è conosciuto in Italia anche come “Laputa – Castello nel cielo” per la prima edizione italiana che ha avuto nel 2004 a opera della Buena Vista.

Ritirato dal mercato è stato ripubblicato e ridoppiato dalla Luky Red nel 2012 con il titolo di “Il Castello nel cielo”, rendendo la prima edizione una golosità per collezionisti.

L’opera miyazakiana ha inoltre il merito di aver dato l’impronta alla serie anime “Il mistero della pietra azzurra”.

 

 

Realizzazione

È un Miyazaki, inutile dire che segue in pieno lo stile giapponese, che a differenza dello stile americano risparmia energie nei labiali (che sono semplici sequenze di bocche aperte e chiuse) e sui colori (che sono sempre abbastanza uniformi), ma non si risparmia in quanto a esplosioni, crolli e scene d’azione, dimostrando una capacità d’animazione davvero altissima. Nella scena in cui crolla la ferrovia nella prima parte del film sembra che sia stata curata la dinamica di ogni asse singolarmente.

Da appassionato di macchine volanti quale è, Miyazaki ha curato molto le scene in volo, e si nota l’esperienza nel muovere veicoli e persone nel vento con movimenti ben studiati e funzionanti.

Laputa

Uno degli elementi più caratteristici del film è l’aria steampunk: aeronavi, robot, città costruite su enormi precipizi… tutti ben pensati e realizzati. I robot in particolare hanno l’aria di essere stati curati e studiati davvero molto prima di essere messi in scena.

Le nuvole sono state realizzate in svariati modi a seconda dell’esigenza e questo ha portato a volte a delle pecche. Il problema sorge soprattutto quando vediamo in sequanze contigue le stesse nuvole realizzate in modo diverso: vederle passare da uno stile da fondale (più prettamente pittorico), ad uno da elemento attivo della scena (completamente piatto) è un po’ fastidioso.

Le musiche sono belle e cariche anche se integrate male, in svariati punti si sente l’assenza di qualcosa di sottofondo a caricare le scene.

 

Storia

La storia è originale e si costruisce attorno a Laputa, come detto isola volante presente nel romanzo I viaggi di Gulliver.

Laputa

È forse un po’ troppo rapida nello sviluppare alcuni passaggi, Sheeta, la protagonista, recupera i ricordi della sua infanzia un po’ troppo in fretta e ci sono un po’ troppi casi fortuiti che guidano la storia: dal fatto che si incontrino fortuitamente chi cerca Laputa e chi ci è legato, all’incontro di un vecchio nelle miniere che sa tutto dell’aeropietra, oggetto misterioso e sconosciuto ai più in possesso di Sheeta.

Il desiderio di dare una morale forte al film porta poi ad un finale meno pieno di quanto non sarebbe potuto essere, per quanto comunque risulti soddisfacente.

 

Personaggi

I personaggi sono animati con cura nella caratterizzazione e com’è uso da Miyazaki troviamo una forte componente di personaggi “seri”, non caricaturali, con un certo peso psicologico e dramma interiore.

Tipico anche di una buona parte dei film giapponesi in generale. Miyazaki in particolare dà questo ruolo ai suoi protagonisti senza mai farli scendere in situazioni comiche.

È il caso della protagonista Sheeta. Il coprotagonista Pazu invece, per quanto anch’esso serio, in un paio di occasioni viene inserito in tali situazioni.

laputa b2

La componente comica caricaturale giapponese (caratterizzata da movimenti scomposti ed esagerati, esperessioni facciali che arrivano a deformare i visi e caratteri impacciati e goffi) è comunque presente ed è rappresentata dalla banda dei pirati.

Miyazaki non usa sempre questa componente nei suoi film, ma dove la usa, come in questo caso, aiuta molto a rendere più leggero e piacevole il film senza rovinarne la storia.

Sempre riguardo i personaggi è molto piacevole come ci fa cambiare impressione su
alcuni di loro con proseguire della storia senza cadere sul banale.

 

Conclusioni

Castello nel Cielo

In conclusione un film gradevole. La rapidità di alcuni passaggi della storia riesce a passare in secondo piano con le scene d’azione e con le emozioni che riesce a muovere in un paio di punti.

Un film senza grandi picchi e con una struttura abbastanza lineare e semplice, ma che si guarda volentieri.

 

Videorecensione VRUFAICSss

 

 

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