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Emigrare a Londra, quello che non ti dicono

8 anni fa

17 minuti

HMS Belfast

Le elezioni sono terminate e l’Italia è in subbuglio. La soluzione? Me ne vado, magari a Londra, tanto lì è facile trovare lavoro e si sta pure meglio, senza contare che lì posso pure comprarmi il Nexus 4!

Sapete perché per questo articolo ho scelto un’immagine che mostra l’HMS Belfast e non una qualsiasi altra foto che avrebbe potuto rappresentare Londra assai meglio? Semplice, perché è una fiQata. Suvvia, una nave da guerra della WW2 ormeggiata sul Tamigi a due passi dalla Torre di Londra e dal Tower Bridge.

Eppure statisticamente sono in pochi a sapere che quel colosso da 11.000 tonnellate è lì dov’è e da un casino di tempo pure, con i suoi cannoni da 152 mm e una coda di gente assai esigua per visitare quella che ora è una bellissima nave museo.

Questo articolo vuole parlare di una storia simile, di una realtà che è tale ma di cui nessuno parla.

Non si tratta propriamente della mia storia, anche se però, essendo raccontata attraverso i miei occhi, non posso che soffermarmi un istante su qualche mio dato biografico, se non altro per darvi la possibilità di decidere, una volta letto l’articolo, di cosa tenere e cosa buttare. 

 

Emigrare a Londra, quello che non ti dicono

Ho poco più di 20 anni, un diploma tecnico e un background lavorativo abbastanza ampio ma che è decisamente lontano dal concetto di customer service che è tanto caro agli inglesi più che in qualsiasi altro posto.

Per intenderci, senza entrare in dettagli troppo privati, non ho mai fatto il cameriere ne il commesso ne qualsiasi altro lavoro simile. Oltre a questo il mio livello di inglese è… dipende.

è davvero difficile capire gli inglesi di nascita, parlano molto velocemente e il loro accento decisamente british non aiuta.

Ho un’ottima comprensione dell’inglese scritto, pertanto non ho troppi problemi nello scrivere io stesso. A livello di comprensione orale invece c’è da aprire una parentesi; per quanto mi riguarda è davvero difficile capire gli inglesi di nascita, parlano molto velocemente e il loro accento decisamente british non aiuta.

Discorso completamente diverso invece per chi parla inglese perfettamente ma non è un white british, per usare un termine molto in voga, ovvero per chi magari è comunque nato nel Regno Unito ma ha un’etnia diversa. Essendo il loro un inglese più “scolastico” trovo che sia assolutamente di più facile comprensione.

A livello di lingua parlata devo purtroppo ammettere di avere dei limiti ben più gravi, coadiuvati da un’ansia che puntualmente mi assale ogni volta che devo affrontare un dialogo in lingua straniera.

Riassumendo, sono questi i fattori che mi caratterizzano:

  1. Un’ottima esperienza lavorativa, ma estremamente settorializzata.
  2. Scarsa capacità comunicativa in lingua inglese.
  3. Onestà – stupidità se preferite – e desiderio di voler rispettare i miei princìpi.

Quest’ultimo fattore in particolar modo si scontra particolarmente con una tendenza molto affermata, soprattutto quando si va a cercare un lavoro all’estero. Non ci vuole un genio per capire di cosa sto parlando, ma ci arriverò comunque fra poco.

Ah, la cosa più importante che ancora non ho specificato è che vivo a Londra, ma era ovvio.
Sono sicuro che molti di voi almeno una volta nella vita si sono messi a cercare informazioni su come emigrare all’estero.

Sono sicurissimo che moltissimi di voi almeno una volta nella vita si sono messi a cercare, anche solo per curiosità, informazioni su come emigrare all’estero, specialmente da quando in Italia si respira una brutta aria.

Allo stesso modo sono sicurissimo che la ricerca è caduta in particolare su Londra, ovvero la meta più gettonata dagli emigranti di tutto il mondo. Non so se avete notato che praticamente tutti i siti web che trattano esclusivamente della vita a Londra hanno un approccio decisamente possibilista.

Nel senso, è vero che nessuno (o quasi) millanta di manager che vi corrono dietro in lacrime con un’offerta di lavoro in mano o di un costo della vita incredibilmente basso accompagnato da stipendi vertiginosi, però è senza dubbio evidente quanto tutti questi siti, blog o pagine emanino voglia di emigrazione da tutti i pixel. E sapete perché? Ve lo dico dopo.

Nessuno sembra voler riportare le cose realmente come stanno

È difficile incappare in fonti estremamente realistiche, nessuno sembra voler riportare le cose realmente come stanno, chissà perché.

Io personalmente, prima e dopo di partire, ho letto diversi articoli che raccontano una realtà diversa da quella dipinta e incorniciata nei più importanti siti web in questo settore, ma sono comunque una minoranza che potrei azzardare a definire trascurabile.

In ogni caso, alla base di tutto questo discorso c’è il lavoro, il lavoro e nient’altro, ovvero l’aspetto principe per eccellenza, soprattutto per chi decide di trasferirsi all’estero.

 

 

Emigrare a Londra, quello che non ti dicono

Lavorare a Londra

La domanda che a questo punto vi starete ponendo è se è facile o meno trovare lavoro a Londra.

La domanda che a questo punto vi starete ponendo è se è facile o meno trovare lavoro a Londra.

Quello che posso dirvi è che non c’è una risposta universale a questa domanda. Io non sono andato a Londra perché in Italia ero disoccupato. Io avevo, e ho ancora, il mio lavoro in terra madre e sono venuto qui per ragioni non prettamente lavorative.

Ciò non toglie che io abbia iniziato a cercare un nuovo lavoro già dal primo istante in cui ho messo il naso fuori dall’aereo.

Molti dei siti succitati raccontano una storia vecchia, una storia di 4 o 5 anni fa, ovvero di quando era decisamente più facile trovare lavoro ovunque, non solo a Londra.

Potete leggere ovunque testimonianze di chi, arrivato qua con pochi spiccioli e con un inglese scolastico, abbia trovato lavoro in tre giorni o una settimana. Non voglio dire che questo sia qualcosa di impossibile, ma è importante non farsi gettare il fumo negli occhi. Come vi ho detto, tempo fa era molto più facile che ciò accadesse, ora invece è necessaria una gran dose di fortuna mixata a delle buone skills personali.

Italiani e spagnoli sono veramente ovunque, la concorrenza è spietata.

Si fa fatica a leggere che il mercato del lavoro londinese è saturo, specialmente per quanto riguarda i lavori di base. Italiani e spagnoli sono veramente ovunque, la concorrenza è spietata e mai come in questo momento è importante trovarsi nel posto giusto nel momento giusto.

La mia ragazza, venuta a Londra con me, ha trovato lavoro in due settimane, ma è bene specificare che ha più di 5 anni di esperienza nel settore della ristorazione, è laureata e parla correttamente 4 lingue. Per come la vedo io è questa la situazione che meglio ritrae l’ambiente lavorativo londinese attuale. Quando dico attuale intendo dire nel vero senso della parola.

C’è una differenza abissale tra il cercare lavoro in un certo periodo dell’anno piuttosto che in un altro.

Se decidete di partire questo è un fattore che dovete assolutamente tenere in considerazione. Sotto le feste è innegabile che il biglietto aereo costi di più, ma in compenso l’offerta di lavoro è esponenzialmente più alta.

Certo, parlo di lavori a breve termine, uno, due, tre mesi ma che vi assicuro fanno la differenza in una città in cui centinaia di migliaia di persone corrono spasmodicamente da un angolo all’altro in cerca di un’occupazione, persone che magari sono appena arrivate e pertanto non hanno mai lavorato a Londra.

Voglio raccontarvi del mio primo colloquio.

Voglio raccontarvi del mio primo colloquio. Siamo andati, io e la mia ragazza, in un’agenzia di cathering insieme alla nostra coinquilina che in passato ci aveva lavorato.

Io probabilmente quel giorno avevo ricevuto il dono delle lingue, perché mai come in quell’occasione ho parlato bene inglese, persino meglio della mia ragazza che è rimasta decisamente spiazzata dal comportamento della responsabile dell’agenzia, che ci ha restituito i curriculum in maniera anche abbastanza brutale, semplicemente per il fatto che nonostante la nostra lingua fosse buona e avevamo ottime esperienze lavorative, non avevamo mai lavorato nel Regno Unito.

Questo è un comportamento abbastanza comune allo stato attuale dei fatti, per una serie di buoni motivi. Sottolineo, buoni.

Motivo numero uno, non esiste un modo univoco di lavorare, e per certi lavori avere un approccio piuttosto che un altro è fondamentale, motivo per il quale alcuni datori di lavoro proferiscono optare per un dipendente che già sa come lavorare a contatto con la popolazione di Londra.

Motivo numero due è che le imprese, i manager, gli addetti al recruiting, tutti, si sono veramente rotti il cazzo di avere a che fare con gente che scrive le più grandi puttanate sul proprio curriculum vitae. D’altra parte, a me, italiano, greco, spagnolo, svedese, eccetera, chi mi impedisce di inventarmi le esperienze lavorative più disparate in uno stato distante migliaia di chilometri? Nessuno. Perché? Perché sono difficilmente verificabili.

È impensabile che un datore di lavoro richieda referenze di uno o più lavori svolti in una nazione differente, sia perché farlo richiederebbe troppo tempo vista l’affluenza di candidati, sia per le varie difficoltà imposte dalla lingua.

Il discorso è diverso invece per ciò che riguarda le esperienze lavorative sul suolo inglese che invece sono facilmente verificabili, con tanto di feedback.

Questo vuol dire che non funziona mentire sul proprio curriculum? Assolutamente no, funziona eccome. E questo è il motivo per cui vi permetto di dire che sono uno stupido, perché io per presa posizione mi sto rifiutando di farlo.

Quasi non esiste persona che io abbia conosciuto qui che non mi ripeta ogni giorno che dovrei riscrivere ex novo il mio CV rimodellandolo con lavori fittizi e quant’altro.

Come vi ho detto è una cosa che fanno tutti e nemmeno si vergognano a dirlo, si tratta ormai di normalità, tanto che inizialmente sono anche arrivato a chiedermi se il mio curriculum facesse effettivamente così schifo da dovermi inventare altri lavori.

Rientro in una categoria veramente sfigata: gli overqualified.

La risposta è no. Il mio curriculum non fa schifo, ma come vi ho detto è molto settorializzato, dunque rientro in una categoria veramente sfigata: gli overqualified.

Letteralmente i “troppo qualificati” sono tutti quelli che hanno esperienze lavorative o troppo avanzate o troppo differenti per il settore nel quale si sta cercando di accedere. Mai come ora questa è una categoria veramente diffusa. Alla mia ragazza è andata bene perché oltre a studiare ha sempre lavorato in un settore distante dal suo corso di studi, pertanto si è potuta giocare una carta in più.

Se vi state chiedendo se è veramente un problema avere un curriculum “pesante” per cercare lavoro come cameriere, vi rispondo, senza vergogna, con un’altra mia esperienza personale. Ho mandato il mio CV così com’è a 15 McDonalds diversi, tutti in cerca di staff.

Ora, senza nulla togliere a chi lavora al Mc che è tutta gente che rispetto veramente tanto, non venitemi a dire che serva una qualifica particolare per lavorarci, anzi; eppure ho ricevuto 15 email di rifiuto. Il perché è anche in questo caso semplice.

È molto più semplice far fare un lavoro “sporco” a chi non ha mai lavorato, a chi non ha mai studiato o a chi ha già esperienza nel settore.

Ovviamente un possibile datore di lavoro non può essere a conoscenza della vostra volontà nel cercare un lavoro qualsiasi e della vostra ferrea volontà di lavorare nel miglior modo possibile, e piuttosto che appurarlo è molto più semplice mandarvi una lettera di rifiuto.

Bisogna sempre ricordarsi che chi offre un lavoro non lo fa perché vi vuole bene, ma perché vuole il miglior risultato possibile nel minor tempo possibile e nel modo in cui gli frutti più denaro, tutto il resto sono rotture di coglioni assai poco remunerative

Per farla corta, paradossalmente in certi casi si hanno molte più possibilità di trovare lavoro con un curriculum completamente in bianco piuttosto che con uno stracolmo di roba. Decidete voi se decurtarvi voci nel CV è uguale a mentire oppure no, e in ogni caso valutate sempre l’ambiente in cui state per candidarvi.

 

Emigrare a Londra, quello che non ti dicono

Un argomento che mi sta molto a cuore è quello delle raccomandazioni.

Un argomento che mi sta molto a cuore è quello delle raccomandazioni. Ho letto un numero X di pagine web che narrano di un’incredibile assenza del fenomeno delle raccomandazioni per quanto riguarda il lavoro nel Regno Unito.

Mai sentita cazzata più grande. Se volete credere alle favole, fate pure, ma sappiate che qui le raccomandazioni esistono e hanno un peso specifico come in ogni altro luogo al mondo.

Non crediate che i metodi di assunzione in territorio inglese siano meno sporchi di quelli italiani.

Non vi sto dicendo che ho sentito di persone che sono state assunte perché amiche di quella o di quell’altro manager, vi sto dicendo che le conosco proprio, e parlo di amici, conoscenze o semplicemente persone con cui mi sono ritrovato a parlare al bancone di un coffe shop qui a Londra. I favoritismi esistono allo stesso modo, insomma non crediate che i metodi di assunzione in territorio inglese siano meno sporchi di quelli italiani.

Quello che posso dirvi però è che non c’è solo marcio, anzi, qui infatti tutti hanno in ogni caso ottime possibilità di essere assunti e di avanzare professionalmente una volta superati gli scogli iniziali riguardanti la ricerca del lavoro in sé. Per quanto riguarda questo aspetto non c’è nulla da dire, tanto di cappello e vaffanculo all’Italia

Prima di andare avanti con l’articolo ho l’urgenza di specificare che questo non vuole essere un mio capriccio personale. Forse avrò la coda di paglia ma già sento i commenti di chi mi accusa di sparare a zero su Londra solamente perché a me è andata male. Mi dispiace deludervi, ma non è così. Infatti il mio scopo è solo quello di offrirvi un punto di vista diverso, cercando di basarmi sulla mia esperienza che non ho mai detto essere negativa.

Anche io infatti sono riuscito a trovare lavoro, anche se probabilmente ho impiegato una o due settimane in più della media per riuscirci. Quello che ho fatto poi è stato rifiutare quel lavoro poiché ho preferito iscrivermi a un corso a tempo pieno che mi dovrebbe permettere di cercare un lavoro attinente a quella che è stata la mia esperienza lavorativa fino ad ora

Dimenticatevi di trasferirvi pensando che comunque potrete cercare lavoro nel campo dell’edilizia

Approfitto di questo assist che mi sono fatto da solo per introdurre anche un altro discorso. Dimenticatevi di trasferirvi pensando che comunque potrete cercare lavoro nel campo dell’edilizia visto che comunque Londra è una città in continua espansione.

Per gli inglesi la sicurezza sul lavoro è importantissima, dunque per molti lavori che magari sono considerati “base” ma che comportano rischi oppure un certo grado di conoscenze tecniche è necessario avere una licenza specifica che viene rilasciata dopo il superamento di un’esame teorico, pratico o ambedue le cose. Spesso è obbligatorio frequentare anche un corso prima di poter accedere all’esame, ma in ogni caso bisogna tenere a mente che ottenere questa licenza vi costerà comunque tempo e denaro.

Oltre all’edilizia (pensate a lavori come elettricista, muratore, idraulico, imbianchino, carpentiere) è necessaria una licenza anche per lavorare come addetto alla security o come baby sitter, giusto per farvi qualche esempio. L’imperativo in ogni caso è sempre e solo uno: informarsi

Non voglio dilungarmi troppo sul discorso del costo della vita, poiché a mio dire è una cosa troppo soggettiva. Esistono cose o alimenti che in Italia costano poco e che qui invece costano più del doppio. Il discorso vale ovviamente anche all’inverso ed è molto importante sapersi adattare.

Spirito di adattamento e furbizia sono due cose che aiutano molto

Spirito di adattamento e furbizia sono due cose che aiutano molto, soprattutto chi decide di intraprendere una vita diversa da quella che la società aveva immaginato per lui. Anche per quanto riguarda l’affitto è importantissimo adattarsi. Si trovano camere o letti a qualsiasi prezzo e in qualsiasi zona, dipende se cercate da soli, in coppia, in gruppo e da che esigenze avete.

Per ultimo vorrei infine spiegarvi il perché molti siti continuino a voler far sembrare Londra una mecca del lavoro, invogliando in tutti modi chi legge a partire.

Emigrare a Londra, quello che non ti diconoAlcuni siti non sono altro che uno specchietto per le allodole messo lì da un’agenzia dalla natura abbastanza ambigua. Si tratta dello stesso copione, con cui anche in questo caso anch’io ho avuto a che fare. Non voglio generalizzare per non essere accusato di fare di tutta l’erba un fascio, dunque vi descrivo solamente ancora una volta quello che è successo a me e intorno a me, lasciando a voi le conclusioni.

Navigando in rete sono incappato in un annuncio di lavoro pubblicato su uno dei siti in questione. Ho chiamato e mi hanno fissato un’interview per il giorno dopo. Quando mi sono trovato davanti all’indirizzo concordato già ho iniziato a storcere il naso. Si trattava dell’ufficio di Londra dello stesso sito in cui avevo trovato l’annuncio. E io che pensavo di aver chiamato un ristorante.

Una volta entrato mi dicono che malauguratamente il lavoro in questione non è più disponibile (ma va?) e iniziano a parlarmi del loro pacchetto per gli italiani a Londra comprendente una sim card inglese (che potete avere gratuitamente andando nei diversi store a seconda dell’operatore) l’apertura di un conto in banca (che potete aprire senza problemi appena trovate lavoro) e un lavoro. Il tutto per la modica cifra di 69 sterline.

Non si può parlare di truffa, è solo un affare all’italiana. Il sistema diciamo che funziona a seconda dell’agenzia. Fino ad ora ho incontrato gente che ha pagato dalle 69 alle 120 sterline per un’offerta simile e a non tutti è stato trovato un lavoro, alcuni hanno avuto solo la possibilità di fare dei colloqui al pari di chiunque altro. Io ovviamente li ho mandati a cagare, salutati gentilmente e amici come prima.

Per quanto mi sforzi non riesco a comprendere il concetto di dover pagare per trovare lavoro.

Per quanto mi sforzi non riesco a comprendere il concetto di dover pagare per trovare lavoro. Molti lo chiamano investimento, io lo chiamo… lasciamo perdere. In ogni caso se decidete di affidarvi a una di queste agenzie tenete bene in conto che la quasi totalità delle volte vi offriranno lavori nel campo della ristorazione come lavapiatti, camerieri, baristi et simili. In ogni caso vi diranno anche loro che i tempi sono cambiati e che ora ci vuole più tempo per trovare lavoro a Londra, tanto per giustificare l’attesa che vi faranno sorbire, dunque sappiate che esistono meno possibilità rispetto a qualche anno fa di trovare lavoro in breve tempo pur pagando una di queste agenzie

Ci sono diversi aspetti che non ho trattato riguardanti la vita a Londra, ma comunque sono qui per rispondere ad eventuali domande, sperando che questo articolo possa essere di un qualsivoglia aiuto per chiunque.

Tirando le somme io devo dirmi comunque contento di come stanno andando le cose qui

Tirando le somme io devo dirmi comunque contento di come stanno andando le cose qui, si vede ovunque quanto per certi versi Londra sia avanti anni luce rispetto a tante altre realtà non solo italiane ma sparse per tutto il mondo.

Consiglio a chiunque voglia provare l’esperienza di vivere qui o in qualsiasi altro posto di farlo, di farlo assolutamente, ma mai senza essersi adeguatamente informati prima non solo sul luogo in cui vi apprestate ad andare, ma anche su vuoi stessi, su cosa volete e su cosa potete fare.

Siate pronti e non fatevi inculare dal sistema italiano come quello inglese o quello di qualsiasi altro posto.

 

 

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