Chronicle - la recensione

Chronicle, cronaca, racconto dettagliato che non tralascia nulla. Con questo punto di partenza deve necessariamente essere letto il film della coppia Josh Trank e Max Landis (per chi se lo chiedesse la risposta è sì, è il figlio di John Landis!).
Il giovane duo di autori sceglie la complessissima fase dell’adolescenza per raccontare una storia fantascientifica che è solo il pretesto per mostrare il grave dramma di un ragazzo emarginato.

Andrew (Dane DeHaan) Matt (Alex Russell) e Steve (Michael B. Jordan) sono tre classici liceali americani. Legati da amicizia e parentela (Andrew e Steve sono cugini) i tre sembrano essere un grupo molto affiatato. Una sera, di ritorno da una festa, i ragazzi scoprono l’ingresso di una caverna al cui interno entrano in contatto con uno strano cristallo la cui origine è ignota.
Il giorno seguente i tre scoprono di aver acquisito dei poteri telecinetici che gli consentono di spostare oggetti e persone. Purtroppo i forti problemi personali di Andrew, schiacciato da un padre alcolizzato e costretto ad assistere inerme alla morte della madre a causa di un cancro incurabile, uniti alla gelosia nei confronti del cugino Steve, finiranno ben presto per far dimenticare al ragazzo che “da grandipoteri derivano grandi responsabilità”.
Toccherà a Steve affrontare il cugino ormai privo di controllo in una spettacolare battaglia fra esper.

Nonstante il regista abbia utilizzato l’abusatissima tecnica del mockumentary alla fine la pellicola si fa apprezzare sotto diversi punti di vista.
Innanzitutto va una gran nota di merito a tutto il cast ed in particlare al bravissimo Dane DeHaan che mostra grandi capacità nel rappresentare su schermo il dramma vissuto dal povero Andrew.
In secondo luogo gli effetti speciali sono quasi sempre di ottima fattura salvo un paio di scene dove si nota qualche piccolo difetto d’integrazione degli oggetti realizzati in CGI.
Infine la trama ha un grande pregio, nella sua astrattezza e fantasticheria è assolutamente credibile. Chronicle mostra esattamente quel che accadrebbe se tre amici, nell’età più problematica che ci si trova a vivere, si trovassero anche a gestire dei superpoteri.
In un paio di scene posso tranquillamente affermare che mi osno tornati in mente ricordi dell’adolescenza, quando da accanito lettore di fumetti mi immaginavo quanto sarebbe stato fico poter volare, leggere il pensiero e dominare gli elementi.

Per quel che riguarda le note dolenti direi che la pellicola risente del classico difetto di tutti i film del genere ovvero il dover costantemente giustificare la presenza di telecamere accando ai protagonisti per permettere di far si che il taglio documentaristico non venga mai meno.
In questo lavoro non si può far altro che apprezzare l’incredibile fantasia che regista e sceneggiatore hanno avuto nel creare situazioni che permettano di mostrare le vicende dei tre ragazzi non sempre dalla stessa inquadratura, ma alla fine il risultato è un po’ troppo pesante ed innaturale e in certi momenti mi permetto di dire che sfiora il patetico.
Oltre a tale difetto non si può passare indifferenti dinanzi certi sviluppi di trama un po’ troppo veloci che inevitabilmente portano lo spettatore alla conclusione prima che il regista riesca esattamente a mostrare il finale.

Ad ogni modo non posso dire di esser euscito dalla sal deluso. La pellicola mostra con credibilità le vicissitudini di tre ragazzi investiti di una forza più grande di loro e credo che meriti di essere vista. A qualcuno potrebbe dar fastidio l’indiscusso tributo ad Akira su cui la trama vira palesemente negli ultimi 30 minuti.
La perdita di controllo di Andrew deve moltissimo al personaggio di Tetsuo creato da Otomo ma io l’ho trovato un doveroso tributo al maestro oltrettutto ben realizzato.

Nel vastissimo mercato dei finti documentari questo film ha il pregio di toccare alcune punte di originalità e considerando che non ricordo di vederne una dai tempi di Blair Witch Project (forse, ma giusto un pelo, Cloverfield) direi che si tratta di un pregio che non va certo sottovalutato.
Un tentativo di innovazione che deve essere apprezzato visto che tra horror e fantascienza non mi pare che nessun altro prima della coppia Trank-Landis abbia tentato di cimentarsi nel mockumentary supereroistico.

Pubblicato in contemporanea su schermosplendente

Ye Olde Squitty

Alessandro Mercatelli a.k.a. Ye Olde Squitty

giornalista prestato al mondo della legge ma rapito dall'universo cinematografico
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martedì 15 maggio 2012 - 12:49
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