Virgole di radici di numeri periodici #LegaNerd
di
Grizzly
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Ormai era giunta l’alba e con essa la paura di cambiare. Sul tavolo i classici segni della disperazione totale: una bottiglia vuota di Absolut e altri due vecchi liquori trovati nella vecchia madia. Ma forse sarebbe opportuno spiegarvi perché lo sto facendo, perché voglio suicidarmi.

Mi chiamo Mattia Pascal. Sì, come quello di Pirandello. Sì, è un nome del cazzo. Sì, anche lui ebbe paura di cambiare. Ora, dovendo dirvi chi sono, potrei dire che sono un numero, ma non renderebbe l’idea. Io sono la virgola di un merdoso numero periodico, anzi la virgola nella radice di un merdoso numero periodico.

Ho fatto il liceo classico perché “apre la mente”. Poi l’Istituto Europeo di Design perché l’arte “apre la mente”. Poi mi sono chiuso in un seminterrato come stagista presso una grande multinazionale, a fare fotocopie.

Passavano i giorni, le settimane, i mesi; da una piccola finestrella potevo vedere i passi della gente accompagnati dal mantra della fotocopiatrice.

Gennaio, neve, “zz-zzz”. Aprile, sandali, “zz-zzz”. Agosto, deserto, “zz-zzz”.

Dopo due anni passati lì sotto hanno decretato, affinché le luci al neon non mi rendessero totalmente cieco, di darmi un posto con un contratto semi-determinato –leggi “licenziato quando vogliamo noi”– come impiegato all’ufficio reclami. Il mio compito era quello di farmi carico di tutto l’incolpabile e non, e di scusarmi, sempre gentile e rilassato come una vacca indù.

-Il suo pacco non è arrivato, dice? Sono spiacente, rimedieremo.
-Il costo del suo abbonamento annuale è aumentato senza preavviso, dice?
-Siamo degli stronzi fascisti capitalisti, dice? Sono spiacente, rimedieremo.

Quando la gente chiama il numero dell’ufficio reclami non deve solo segnalare un problema perché “la distanza tra noi e il consumatore venga abbattuta” come è scritto sui nostri prodotti. Quando la gente chiama l’ufficio reclami deve sfogare tutta la sua rabbia repressa per lo stipendio basso, per la notte passata in bianco cercando di far addormentare il bambino e per la multa sotto il tergicristallo di un’auto che sarà tua solo dopo sette anni di rate. Alla fine non trovavo grandi differenze tra i due lavori, salvo la luce naturale, ovvio. Entrambi gli impieghi consistevano nel sopportare un brusio di sottofondo rimanendo il più pacato possibile.

Finché un giorno è arrivata la lettera. “Con questa pallosissima nostra, la informblablabla… è pregato di ritirare i suoi effetti personali in settimana e di firmare lo scioglimento del contratto.”

Devo essere rimasto pietrificato a fissare quel foglio, scritto sicuramente da qualche altra virgola di radice di numero periodico che doveva andare in pausa pranzo, per un tempo tanto lungo quanto indeterminato. Poi ho iniziato a gridare. Bestemmie, imprecazioni varie, neologismi a scopo liberatorio, roba da far sbiancare Chuck Palahniuk. Dunque mi sono ubriacato, e adesso sono in balcone mentre guardo giù, otto piani più in basso e aspetto il momento buono, quello in cui la disinibizione alcolica prende il sopravvento sulla “ragione” umana. Studiare classici, filosofia, arte e design per fare l’impiegato, anzi, ora il disoccupato: dov’è la ragione?

Mi appoggio alla ringhiera, chiudo gli occhi e… mi arriva in faccia un volantino, portato lì dal vento, dal caso o da Dio. “Graphicompany Italia cerca laureati in grafica pubblicitaria per impieghi a tempo indeterminato. Audizioni presso la sede il 6 marzo 2012 dalle ore 9:00 in poi.”

Corro in bagno a rendermi presentabile, ho solo due ore per smettere di essere una virgola di radice di numero periodico.

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[CoolStoryBro] è la rubrica di Lega Nerd dedicata alla letteratura amatoriale

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mercoledì 9 maggio 2012 - 14:07
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