Melissa P
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- Vuoi baciarmi? – Sì – E allora baciami il cazzo.

Melissa P. è un film con un profondo retaggio culturale. Così profondo che si fa fatica a scorgerlo. Aspetta, quelle erano le tube di falloppio?
Battuta da poco, lo so. Eppure mi riesce difficile pensare ad un altro modo per provare quantomeno a descrivere questo gioiello del cinema Italiano. L’intero film è una barzelletta. Un’unica, lunga, lunghissima barzelletta, come quella del soldato e della cammella, di quelle barzellette sconce, che un po’ ti fanno ridere, e un po’ ti disgustano.
Avete presente? Proprio così. Solo che dopo un po’ non fa più ridere.

Il film è del 2005, è una produzione ItaloSpagnola (if you know what I mean), diretto da Luca Guadagnino, ed è ambientato a Lecce. Il libro da cui è tratto, invece, si intitola “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”, è ambientato a Catania e l’autrice ha dichiarato che non c’entra una sega (per restare in tema) col film. Peraltro io non ho mai capito se il libro è l’autobiografia dell’autrice. No perchè l’avete vista l’autrice? E’ una gran sorca. Vorrei poter dire lo stesso del suo alter ego filmico, ma onestamente, ha il sedere troppo grosso. Non che sia male, di tanto in tanto, un bel sederone da rythm n’blues, però su una quindicenne mi fa uno strano effetto.
Cosa? Non pensavate che mi soffermassi a parlare del gigantesco sedere della protagonista? E di cosa dovrei parlare? Della regia?

Parliamo della regia, allora. Un macello. Non c’è un piano organico, si passa dalla classica inquadratura da sitcom al tormentato primo piano alla Coen alla costruzione del quadro Inglese. Anche la fotografia sembra pensata da una scimmia ubriaca, con la scena del bukkake che ha la stessa grana di un mockumentary horror e la prima scena dell’estate sovraesposta, bruciata. Ogni scena è girata a sè, senza osservare il film nell’insieme, cercando di tirar fuori tutto quello che si può. Anche l’assenza di set veri e propri si traduce in un uso del grandangolo criminoso e criminogeno (cit).

La trama, poi, è di una banalità unica (So che c’è poco da spoilerare, ma lo spoilero comunque. Quindi state attenti.). La nonna malata di cuore, la madre che non si accorge che la figlia è una veratroia™, il padre assente, l’amica cicciona, il ragazzo duro dal cuore gentile che l’ama in silenzio, il ragazzo che lei ama non ricambiata… Prendete questi elementi e cercate di capire cosa potrebbe succedere.
La nonna malata? La madre che non sa? L’amica? Il ragazzo che l’ama? Il ragazzo che non l’ama? Bitch, please.

Passiamo alla recitazione. La protagonista si salva, ma solo perchè il suo compito le è geneticamente familiare, inginocchiarsi e puppare. L’amica, la madre e la nonna prendono la sufficienza. I ragazzi vengono bocciati in massa, perchè son dei cani. Ma serio. Il cane, invece, è stato una sorpresa. Peccato si sia impuntato nella scena del cimitero, ha rovinato una performance altrimenti perfetta.

In conclusione, questo film è una merda. Non guardatelo. Anzi, guardate i primi venti minuti, fino al quote. Oppure guardatelo tutto, ma io vi ho avvisato.

Dedico questa analisi a @nani che sicuramente si riconosce nei suoi primi anni. Minoreditre.

Artemism

In "Bambi" tifavo per i bracconieri.
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venerdì 23 marzo 2012 - 14:34
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