Person Of Interest

10 anni fa

4 minuti

Prendi Jonathan Nolan (NON ha diretto il Cavaliere Oscuro, quello è il fratello, lui ha solo scritto la sceneggiatura) e affiancalo a JJ Abrams (che si diverte ad alternare epic win ed epic fail come produttore, ma vabbè, de gustibus). Mettili ad un tavolo e fagli scrivere un soggetto.
JJ Abrams tenta per l’ennesima volta di giocarsi la carta Lost, e stavolta ci riesce. Ma Person Of Interest non parla di dispersi, e neppure di sogni rubati. L’incipit è presto detto, anzi è ripetuto da uno dei due protagonisti all’inizio di ogni puntata (forse dopo un po’ rompe il quarzo, ma ci piace così). In America, un person of interest è qualcuno coinvolto in un crimine ma non formalmente sospettato o accusato.

Sei osservato. Il governo ha un sistema segreto, una macchina che ti spia ogni ora di ogni giorno. Lo so perchè l’ho costruita io. Ho progettato il sistema per individuare atti di terrorismo ma vede tutto… crimini violenti che coinvolgono persone qualunque, persone come te. Crimini che il governo considera irrilevanti. Non avrebbero fatto niente, perciò ho deciso di farlo io, ma mi serviva un partner, uno con le capacità per intervenire. Inseguiti dalle autorità, lavoriamo in segreto. Non ci troverai mai. Ma, vittima o esecutore, se uscirà il tuo codice, ti troveremo.

Chi parla è Benjamin Linus Harold Finch, miliardario di cui non si conosce granchè, sviluppatore di un sistema alla Grande Fratello (1984, non Canale 5) che osserva tutti in qualsiasi istante e riesce a riconoscere atti criminosi. Il governo l’ha commissionato per evitare nuovi Undici Settembre, ma questo sistema ha un grave difetto, vede TUTTI i crimini, perciò ha chiesto all’autore di eliminare questo bug, e Finch l’ha fatto, lasciando per sè un codice fiscale al giorno di un cittadino di New York che verrà presto coinvolto in un episodio criminoso.

Detta così verrebbe da dire: solita solfa, tecnologia inventata, eroi improbabili, procedural palloso, non voglio un altro CSI e così via. INVECE NO.

L’altro protagonista è John Reese (Jim Caviezel) che nel pilot conosciamo subito nei primi minuti come barbone spaccaculi in metropolitana e che diventerà il braccio destro di Finch nelle successive missioni per salvare le persone in pericolo.

A parte i sottili riferimenti a Lost che verranno apprezzati (voglio vedere Terry O’ Quinn cavolo, che per inciso ha rischiato di fare proprio l’altro protagonista, ma Jim Caviezel è da 11 e lode) lo show cerca di mantenere plausibilità e unisce al caso del giorno una serie di trame orizzontali che, posso scommetterci, faranno durare Person Of Interest a lungo. Plausibilità che è mantenuta introducendo la tematica del lasciare al governo preoccupato dal post-9/11 i terroristi e utilizzare questa macchina misteriosa per crimini che coinvolgono l’ambiente di New York: i flashback ricostruiscono la storia dietro Reese (per far capire chi era prima di finire a fare il barbone a New York) e la storia della macchina (senza addentrarsi in particolari che farebbero cadere il castello), gli stacchi tra le scene sono gestiti simulando “l’occhio” della macchina che si sposta tra le telecamere e i telefonini della Grande Mela.

Gradualmente si conosceranno altri personaggi che aprono storyline potenziali e reali, trasformando Person Of Interest da semplice procedural a qualcosa di più, a meno di colossali fail del team di scrittori.
Già da prima dell’inizio ha fatto discutere per aver spodestato dal trono del Giovedì CSI, che è stato anticipato di un giorno, ha mantenuto le promesse diventando il miglior pilot drama della CBS in 15 anni e vincendo il premio come miglior nuovo drama al People’s Choice Awards, guadagnandosi infine l’estensione a 22 episodi e il sempre più probabile rinnovo per una seconda stagione (we want MOAR).

Unico difetto: in Italia arriva il 4 Maggio su Premium Crime :| (perchè mi fai questo Fox, PERCHÈ?)
Ma c’è sempre Megavideo… OPS

Minisito CBS

[LN series] – LN Series è una rubrica che recensisce per LN i migliori telefilm del presente e del passato

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