Mio nonno in guerra #LegaNerd
di
Saril
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Mio nonno Alessandro è nato il 4 Novembre 1922 a Calco, in provincia di Como.

Il 3 Febbraio del 1943, a 21 anni, viene inquadrato nel I Reggimento Artiglieria Contraerei di Casale Monferrato. Il suo grado: Aspirante Allievo Ufficiale. Questo perchè aveva superato l’esame di maturità.

Tutto scorre tranquillo (per modo di dire, visto che siamo in guerra…) fino al 9 Settembre 1943 (il giorno dopo l’armistizio), quando viene catturato dai tedeschi e chiuso nel capannone della sua batteria (che mi ha spiegato essere l’unità operativa di artiglieria).
In dieci uomini riescono a scappare uno ad uno uscendo da un finestrone sul retro dell’edificio, calcolando il tempo di passaggio della ronda, e buttandosi poi in un canale che scorre lì vicino, per poi infine fuggire in mezzo ai campi. Mio nonno ed un suo commilitone si dirigono verso una cascina. Da qui, dopo essersi cambiati in abiti borghesi grazie alla generosità degli abitanti del cascinale (i civili erano sempre pronti ad aiutare i militari in fuga), se ne vanno a piedi fino a Torino (sono circa 70 chilometri!).

Da Torino, stazione di Porta Nuova, prende un treno per Milano Centrale. A Milano sale su un altro treno in direzione Sondrio ma lui scende finalmente a Calco.

Arrivato a casa, gli apre la porta sua mamma, mia bis-nonna Angioletta, che nel vederlo cade a terra svenuta: era convinta che il figlio fosse ancora prigioniero dei tedeschi!

Nel marzo del 1944 mio nonno si arruola nella Divisione S. Marco e finisce in uno sperduto paesino al confine tra Olanda e Germania per l’addestramento. Finito l’addestramento, viene stanziato in Liguria nell’Artiglieria Someggiata (caricata sui muli).

Il 20 aprile del ’45 scappa di nuovo assieme ad un altro commilitone su un treno merci che va verso Milano, ma nei pressi di Alessandria vengono catturati da un gruppo di partigiani. Questi però gli lasciano un lasciapassare per poter tornare a casa.
Purtroppo le brigate partigiane spesso si facevano guerra tra di loro, ed infatti, fermati sulla via che porta a Milano da una brigata di diverso colore, vengono imprigionati con la scusa che il lasciapassare non aveva nessun valore e consegnati agli americani nei pressi di Savona.

Gli americani li portano nel campo di concentramento di Coltano, vicino a Pisa.

La liberazione avviene finalmente nell’ottobre del 1945.

Mio nonno Alessandro se ne è andato stanotte. Un’altra biblioteca è bruciata.

Ciao nonno Dino, grazie di tutto.

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mercoledì 18 gennaio 2012 - 13:44
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