Università Inglese – Seconda Parte #LegaNerd

Prefazione

Ri-salve a tutti. Come avevo promesso, eccomi con la seconda parte di ‘Università Inglese’, l’articolo dedicato al sistema di studi anglosassone. Per chi si fosse perso la prima parte, basta cliccare QUI. Come avevo già detto l’idea di partenza era proprio quella di racchiudere in un solo post tutte le informazioni accumulate durante questa (fantastica) esperienza all’estero, nella speranza che possano essere utili a qualcuno.

La prima parte del post è stata accolta con entusiasmo e mi sono arrivate dozzine di domande. Ho provato a rispondere a tutte le domande nella maniera più completa possibile, così che potessero essere usate come parte integrante di questa ‘pseudo-guida’. Tuttavia sono rimasti ancora molti temi importanti insoluti (alcuni dei quali erano stati anticipati verso la fine del primo post) ed in questa seconda parte riprenderemo per l’appunto questi argomenti, cercando di sviscerarli per bene e fornendo una risposta sì compatta, ma esaustiva.

Tuttavia iniziando a scrivere mi è apparso evidente che non è possibile chiudere tutti questi argomenti in questa seconda parte: per questo motivo ho deciso che seguirà nelle prossime settimane una terza parte e, se dovesse essere necessario, una quarta. In questo post ci occuperemo in particolare di un argomento che ritengo molto importante e di cui purtroppo è difficilissimo trovare notizie in rete. Ovvero…

Esami e sistema di marking

Uno degli argomenti più importanti lasciati fuori dal prim post riguardava proprio gli esami. Il sistema inglese è infatti completamente diverso da quello italiano e, nonostante non manchino i punti di contatto, le differenze sono numerevoli.

Punto primo: scordatevi gli appelli. Il concetto che lo studente abbia la possibilità di ridare lo stesso esame (virtualmente all’infinito) scegliendo tra una lista di possibili date è un’anomalia tutta italiana. In tutti gli altri sistemi, infatti, non funziona così: il professore comunica la data dell’esame (o la deadline, nel caso di un progetto o di un coursework) e l’esame si sostiene quel giorno. Punto. Non sostieni l’esame? Zero. 0. E sì, fa media. Vai male? Affari tuoi.

So che può sembrare un sistema crudo, ma vi assicuro che è estremamente efficace per stimolare gli studenti. Non puoi scegliere quando studiare, continuando a procrastinare all’infinito. E questo porta ad una conseguenza che rappresenta la seconda grande differenza tra il sistema inglese e quello italiano: non si può andare fuoricorso. Le cose sono due: o ti laurei (indipendentemente dal voto), oppure, se non riesci a raggiungere una media sufficente, te ne vai a casuccia (fail, fallisci).

Molto spesso i miei colleghi italiani mi chiedono cosa si intenda precisamente con ‘fallire’ (fail). E’ semplice: niente laurea. Questa è ovviamente la cosa peggiore che possa succedere ad uno studente perché significa aver speso tanti soldi per niente e la frustazione può letteralmente mangiarti vivo. Fortunatamente, fallire è molto difficile. La quasi totalità degli studenti riesce a prendere un degree. Il problema è dato generalmente dalla votazione: un degree con un voto eccessivamente basso può risultare virtualmente inutile.

E’ ora il caso di introdurre per l’appunto i voti ed il sistema di marking (per i non anglofoni, mark: voto). Spieghiamo il tutto con un esempio pratico: durante il primo semestre ho quattro esami, tutti da 15 crediti. Ogni professore ha la possibilità di dividere il proprio esami in quante parti vuole assegnando ad ognuna di queste un diverso valore, espresso in percentuale. Sostengo il primo esame, EXAM A, che è composto da un singolo esame (perdonate la ripetizione di parole). Ora, il voto è espresso in centesimi e generalmente la tabella per orientarsi è la seguente:

0-40 insufficiente (meno di 18)
41-50 sufficiente (18-21)
51-60 buono (22-25)
61-70 ottimo (26-29)
70+ eccellente (30-30L)

Come si può facilmente notare la maggiorparte delle fasce di voto è concentrata intorno alla mediana. Non rallegri la grandezza della fascia ‘excellent’: prendere più di 70 è solitamente molto difficile e richiede molte ore di studio (nonché una certa volontà nel sacrificare la propria vita sociale), sopratutto se stiamo parlando di un Master of Science. E’ anche importante notare che non ho volutamente scelto ‘bocciato’ come titolo della fascia più bassa, e c’è un motivo: in UK non esiste il concetto della bocciatura, ovvero non è obbligatorio passare con la sufficienza tutti gli esami.

Torniamo al nostro esempio: chiudo il mio primo esame, EXAM A, con 60. Un buon voto, non eccellente, ma buono (intorno al nostro 25). Ora, il professore di EXAM B, decide di spezzare il suo esame in due parti di uguale importanza, 50% e 50%. Sostengo la prima parte e, siccome ho perso tempo, prendo solamente 50. Decido quindi di mettermi sotto e riesco a portare a casa un 70 per la seconda parte. Per calcolare il voto di EXAM B non devo fare altro che sommare i due voti e dividere per due (poiché hanno lo stesso valore). (50 + 70)/2 = 60, un altro 60.

Questa volta devo sostenere EXAM C, un esame più composito dei precedenti: il professore ha diviso l’esame in tre parti, rispettivamente 25%, 25% e 50%. Chiudo le tre parti con 50, 65, e 55. A questo punto il calcolo per l’intero esame deve tener conto dei pesi dei vari esami (nota come ‘media ponderata’). Quindi: (50*0.25)+(65*0.25)+(55*0.50)/1 = 56.25. A questo punto mi rimane un ultimo esame, che purtroppo va molto male: prendo un 35.

Come dicevo prima, nonostante 35 costituisca un fail, questo non pregiudica il mio degree. Se la media è più alta di 40, potrò comunque laurearmi. A questo punto dovrebbe essere chiara un’altra cosa: il sistema di marking usato nei compiti ed il sistema di marking usato per i voti di laurea sono pressoché identici. Ora, imaginiamo che questo non sia soltanto il primo semestre del primo anno, ma che sia l’intero corso di studi (senza tesi di laurea).

A questo punto devo calcolare il mio voto di laurea. Come abbiamo detto prima i miei quattro esami avevano tutti lo stesso numero di crediti quindi il tutto si riduce ad una banale media aritmetica: (60 + 60 + 56.25 + 35)/4 = 52.81 = 53. Perfetto, ma manca un’ultima cosa: il vostro degree non uscirà con un voto numerico. Il sistema usato, praticamente identico a quello mostrato precedente, è il seguente:

0-40 fail (meno di 66)
41-50 third (66-84)
51-60 second-lower (85-95)
61-70 second-upper (96-103)
70+ first (104-110)

E’ importante notare che non esiste ad oggi una convenzione riconosciuta internazionalmente per trasformare il voto italiano in voto inglese. Quella presentata in alto è una trasformazione operata da me e pertanto non ha alcun valore ufficiale (anche se è una buona approssimazione). Utilizzando la nostra tabella possiamo vedere che abbiamo preso un second-lower. Da questo momento il nostro 53 scomparirà e rimarrà solamente questo titolo: second-lower (bachelor’s/master’s) degree.

Parliamo ancora un pochino circa i voti. Come è possibile notare, avere una media più alta di 70 è molto difficile e perciò prendere un 1st è generalmente abbastanza arduo, così come fallire completamente il proprio degree (media inferiore a 40). Il risultato più ottenuto è ovviamente quello centrale: il second-lower (scritto anche 2:2). Generalmente le aziende più importanti chiedono almeno un second-upper (2:1). Un 3rd, invece, è praticamente inutile.

Post Scriptum
I Master’s Degree non hanno il third class: per passare è necessario avere una media superiore a 50 e quindi il voto più basso prendibile è rappresentato dal second-lower. Tuttavia generalmente durante i Master’s Degree il voto è poco importante: chi riesce a finire un MSc ha già conquistato un grande obiettivo (da notare che molte università non hanno neanche il voto per i MSc: o passi o non passi). Generalmente è quindi più importante il tuo voto della triennale (bachelor’s).

Quanto il voto influisce sulla possibilità di trovare lavoro?

Sulla lunga distanza le possibilità di trovare un buon lavoro dipendono principalmente dalla vostra bravura, intendendo con questa parola una serie di capacità/attributi come voglia di fare, esperienza, intelligenza, capacità di porsi, capacità di collaborare con i propri colleghi, etc… Tuttavia la qualità del primo lavoro dipende generalmente da caratteristiche più ‘quantificabili’ e sicuramente una delle più importanti è proprio il voto.

Prima di spiegare come quest’ultimo (e sopratutto in che misura) influisce sulla possibilità di trovare un buon lavoro è importante specificare che il voto è sempre indissolubilmente legato ad altri due fattori: in cosa vi siete laureati e dove. Uscire con Cambridge/Oxford con un 2:2 è generalmente abbastanza per trovare un buon lavoro, a meno che non vi siate proprio laureati in qualcosa di completamente non job-oriented (difficilmente mi sentirete utilizzare la parola ‘inutile’). Penso sia ridondante dire che un 1st uscito da Cambridge troverà lavoro ancora prima di indossare la toga per la cerimonia di laurea.

Generalmente, comunque, il voto richiesto per avere un ottimo primo lavoro è second-upper (2:1). Per quanto riguarda l’università, nonostante ne parleremo meglio nei prossimi post, sarebbe un’ottima idea sceglierne una almeno nella TOP20 UK (potete trovare le classifiche online, una delle più usate è quella del Guardian). Queste statistiche come ha giustamente fatto notare @pri2p nella prima parte di questo articolo non sono oro colato e spesso tengono conto di parametri assurdi o comunque non rilevanti alla qualificazione del diploma. Tuttavia in UK, ma in generale nel resto del mondo, sono molto chart addicted, quindi dovreste comunque fare i conti con questa mentalità.

Quanto alla materia, non sindaco: ognuno scelga ciò che gli piace fare poiché è solo in questo modo che si può dare veramente il massimo.

Conclusioni

Bene, a questo punto credo sia il caso di tirare un pochino le somme di questo post. Abbiamo analizzato nel dettaglio la struttura interna di un corso inglese e come i vari marks generino alla fine il voto finale del proprio degree. Tengo particolarmente a queste informazioni perché ho cercato in tutti i modi, senza successo,di recuperarli prima di arrivare in UK. Spero che questo mio articolo, in tutte le sue parti, possa finalmente colmare questo vuoto nel web punto it.

Ormai è diventato un ‘tormentone’, ma come sempre: FAVvate, SHARate e, sopratutto, commentate. E’ importante, dico sul serio. Non mi stancherò mai di ripeterlo: è importante dare soddisfazione, tramite queste stupidaggini (il semplice click di un tasto), agli autori che si impegnano per scrivere qualcosa di utile, anche rubando tempo prezioso alla propria vita. Per me è un piacere ‘regalarvi’ queste conoscenze, spero che sia altrettanto un piacere per voi divulgarle e ‘ricompensarle’.

Live long and prosper!

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NOTA BENE!
Se sei arrivato su questa pagina attraverso Google o più in generale vuoi avere quante più informazioni possibili sull’argomento, ti consiglio di leggere anche i commenti con le relative risposte. Non mi è stato infatti possibile integrate tutte le domande/risposte nel testo (e probabilmente non mi sarà possibile farlo neanche nel prossimo articolo) nonostante siano state poste tutte questioni più che interessanti. Ho quindi cercato di rispondere a tutte le domande fattemi con il massimo livello di dettaglio possibile così da poter considerare i commenti come un continuous dell’articolo stesso.

Approfondimenti & Link


Prima parte: Università Inglese – Prima Parte.
Terza parte: Università Inglese – Terza Parte.
Quarta parte: ancora da pubblicare.

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martedì 3 gennaio 2012 - 18:22
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