Agopuntura: un’analisi critica
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Agopuntura: un’analisi critica

L’agopuntura è una tecnica che ricade nelle categorie delle medicine alternative, ossia quell’insieme disomogeneo di pratiche per le quali non esiste prova sperimentale dell’efficacia. Oppure, se sottoposte a verifica sperimentale, ne è stata dimostrata l’inefficacia, ossia il mancato effetto, o in rari casi anche la potenziale pericolosità.

Questa pratica viene esercitata mediante l’inserimento di aghi in taluni punti del corpo umano al fine di promuovere la salute e il benessere dell’individuo.

 

Origini

L’origine viene fatta risalire a circa 3000 anni orsono (secondo altre fonti anche 5000) ma i primi testi cinesi che menzionano il concetto di canale energetico (oggi chiamato meridiano) risalgono al 200 a.c. L’agopuntura nasce comunque in periodi diversi, ma certamente oltre duemila anni fa, in gran parte dell’Asia, principalmente in Cina e (in maniera minore) in India e Corea. I testi più importanti su questa pratica risalgono alla dinastia Ming (1368–1644), e l’interesse in Cina è diminuito nei secoli successivi, tanto che durante la dittatura di Mao fu dichiarata inizialmente illegale, ma poi subito riammessa. Curiosamente in Occidente si è verifico un fenomeno opposto, infatti l’interesse per questa pratica (citata per la prima volta in un testo risalente al XVIII secolo) è incrementato esponenzialmente dal dopoguerra sino ai giorni nostri.

 

 

La teoria del qi

La teoria su cui si basa l’agopuntura ruota attorno al concetto di qi, la cui traduzione più precisa può essere “energia”. Attraverso 14 meridiani (canali) il qi scorre nel corpo umano, con il compito di proteggere l’organismo. Su questi meridiani è possibile individuare 365 particolari punti di interesse, individuati per corrispondenza cosmologica con i numeri dei giorni in un anno. La malattia e altri disturbi in generale, sono associati a particolari blocchi del qi e a conseguenti disturbi energetici. Ciò che si prefigge l’agopuntura è quindi ristabilire ed allineare questi flussi energetici.

Teorie più recenti, supportate da molti autori sostenitori di questa tecnica, dichiarano che tramite l’inserimento di aghi, viene modificata la conducibilità elettrica del tessuto connettivo. Ciò è sicuramente corretto, ma in questo modo qualsiasi punto del nostro corpo sarebbe un punto adatto all’agopuntura, perché modificherebbe comunque la conducibilità elettrica del tessuto connettivo.

 

 

Studi recenti

Negli ultimi anni (a partire dalla fine del XX secolo circa) sono stati realizzati un gran numero di studi, molti dei quali hanno dato risultati estremamente contrastanti. Sono stati fatti esperimenti soprattutto per verificare l’effetto dell’inserimento di aghi in punti casuali, ma i risultati sono molto controversi. Questo è dovuto al fatto che moltissimi risultati positivi siano correlati al cosiddetto effetto placebo. Vorrei far notare che anche per i test dei farmaci tradizionali vengono eseguite prove “in cieco” proprio per valutarne l’effetto placebo. Questo effetto non è assolutamente da sottovalutare, tanto che l’efficacia per le malattie con componenti psicosomatiche è stimata a circa l’80% (una percentuale altissima, se consideriamo che moltissimi disturbi possono essere causati da stress, tensione, etc come per esempio l’emicrania o l’insonnia, punti forti dell’agopuntura).

Il NCAHF (National Council Against Health Fraud) ha rilasciato uno studio secondo il quale “La ricerca durante gli ultimi venti anni ha fallito nel dimostrare che l’agopuntura sia efficace contro qualunque malattia” e che “gli effetti percepiti dell’agopuntura sono probabilmente causati da una combinazione di aspettative, suggestione, revulsione, condizionamento e altri meccanismi psicologici“. Questo studio però risale agli anni ’90, e sono stati fatti altri esperimenti da allora sulla questione, anch’essi contrastanti.

In un interessante articolo di Piero Angela (che trovate in bibliografia) vengono citati alcuni interessanti esperimenti condotti in Cina dal professor Patrick Wall, dell’Università di Londra, nei quali l’agopuntura veniva effettuata su alcuni animali e sui bambini. Le conclusioni di questi test dimostrarono che l’agopuntura non aveva effetto su queste due categorie, in quanto sono proprio i trattamenti placebo a non funzionare con bambini e animali, cioè con quei soggetti che non hanno un’interpretazione psicologica della cura.

I sostenitori della tesi “placebo” citano inoltre una discreta quantità di studi secondo i quali aghi posizionati non correttamente riescono a dare effetti equivalenti a pratiche eseguite in maniera corretta, ossia seguendo i presunti meridiani energetici (cosa che per altro accadeva in antichità, dove gli aghi venivano posizionati solo nelle zone limitrofe al punto in cui proveniva il dolore).

Oltre alla diffusa teoria dell’effetto placebo, vale la pena nominare un paio di teorie simili per concetto ma con diversa spiegazione a livello fisiologico. Secondo la prima delle due che andrò a citare, l’effetto terapeutico dell’agopuntura sarebbe dovuto al fatto che l’inserimento di aghi provoca il rilascio di endorfine nel circuito ematico, in risposta allo stress causato dall’ago stesso. Le endorfine sono un gruppo di molecole di natura peptidica prodotte nel cervello, che ricadono nel gruppo degli oppiacei e delle morfine. Esse producono infatti sensazioni di benessere e analgesia, e sarebbero quindi responsabili dell’azione sia sui sintomi (la sensazioni di dolore) che sulle cause (traumi o infiammazioni), e sarebbero particolarmente adatte a certi tipi di dolori cronici e poco diagnosticabili fisiologicamente. Detto in parole povere, sarebbe come assumere un analgesico endogeno (cioè prodotto dal nostro stesso corpo) ma in concentrazioni limitate e durature nel tempo (ogni seduta dall’agopunturista per tutta la durata del trattamento).

Un’altra ipotesi più recente riguarda il rilascio di adenosina, sempre in risposta allo stress causato dall’invasiva pratica dell’inserimento dell’ago. L’adenosina, oltre alle funzioni legate al codice genetico, è anche un neuromodulatore con proprietà anti-nocicettive, ossia blocca i recettori nocicettivi, una classe di recettori periferici la cui attivazione è responsabile del dolore fisiologico. Questi recettori possono essere attivati da stress meccanici, termici o chimici (ad esempio dalla presenza di acidi). L’adenosina è responsabile quindi dell’inattivazione di una particolare classe di recettori chiamati A1 (la fantasia, si sa, non è il forte di chi si occupa di biochimica e proteomica). Il funzionamento è quindi questo: di default il recettore è inattivato e non trasmette quindi la sensazione di dolore al cervello; arriva uno stress che attiva il recettore, che invia quindi il segnale di dolore al cervello, e continua ad inviarlo a tempo indeterminato; il rilascio graduale di adenosina (che avviene normalmente in situazioni fisiologiche, ma in tempi molto lunghi) blocca alcuni di questi recettori, che inviano quindi un segnale via via più debole permettendo una ripresa, totale o parziale, nel tempo. L’inserimento di aghi aumenta quindi il rilascio di adenosina, contribuendo a bloccare i recettori A1 e allievando la sensazione di dolore.
Gli studi dalla neurobiologa Maiken Nedergaard e dai suoi collaboratori presso l’University of Rochester Medical Center, pubblicati sulla rivista Nature Neuroscience lo scorso anno, illustrano come l’iniezione diretta di un competitore dell’adenosina (una sostanza diversa ma con uguali proprietà e struttura) hanno lo stesso identico effetto anti-nocicettivo dell’agopuntura medesima. Il ruolo dell’adenosina nei processi anti-nocicettivi è stato inoltre dimostrato in questi studi bloccando gli enzimi responsabili della degradazione dell’adenosina stessa, ottenendo effetti anti-nocicettivi senza l’utilizzo dell’agopuntura e di nessun’altro farmaco analgesico.

 

 

Considerazioni

Nella antica Grecia, 3000 anni orsono, ci si curava con le sanguisughe. Anche quella è medicina alternativa, ed è antica quasi quanto l’agopuntura, però viene utilizzata davvero poco oggigiorno. Indubbiamente uno dei motivi è l’orribile aspetto che hanno quelle bestie, e non dubito che a molta gente farebbe schifo appiccicarsi addosso qualche sanguisuga. Ma uno dei motivi più importanti per cui la medicina tradizionale Europea non attacca ai giorni d’oggi mentre l’equivalente Asiatico funziona alla grande è da ricercare in gran parte in quel fenomeno che definirei come voglia di esotico.

Con la globalizzazione i popoli mondiali oggi sono usciti da quella chiusura culturale che li ha caratterizzati per migliaia di anni e tutto ciò che è diverso attrae. Così ci sono i ragazzi Giapponesi che si tingono di biondo, le ragazze Cinesi che ricorrono alla chirurgia estetica per demandorlizzarsi gli occhi, etc; e la stessa cosa accade per gli occidentali. Quanti di noi si scriverebbero un bel “FORZA” sul braccio? Eppure ho visto un sacco di gente con il kanji chikara tatuato addosso.

Non credo ci sia bisogno di spiegare nel dettaglio il fascino di certe Giappe ai lettori di “un volgare Social Blog scritto da nerd che tratta di tutto ciò che importa veramente nella vita: La Figa, il Computer, Sheldon Cooper e il numero 42” [cit. dall’about], ma il concetto è quello: il diverso attrae molto, e le medicine alternative orientali esercitano lo stesso tipo di attrazione.

 

 

Conclusioni

Dati i numerosi e differenti studi non siamo quindi in grado di dare una risposta definitiva alla questione. Possiamo limitarci a dire che, molto probabilmente, contribuiscono un mix di fattori, tra cui senza dubbio l’effetto placebo. Personalmente ritengo che anche chi sostiene di non credere a questa pratica ma di volerla solamente provare, molto probabilmente significa che, magari inconsciamente, spera che questo metodo possa funzionare. Soprattutto se l’agopuntura viene fatta dopo aver provato con scarso successo altri metodi occidentali, e una situazione di scarsa fiducia verso la medicina moderna può amplificare enormemente gli effetti psicologici dell’agopuntura.

Un fattore che mi ha davvero sorpreso durante le ricerche per la stesura di questo articolo è la quantità di studi effettuati da dottori e ricercatori, dando per scontato l’efficacia dell’agopuntura. Tutto ciò è a mio avviso inconcepibile secondo il metodo scientifico. Come posso validare le mie tesi e le mie teorie se porto dati ottenuti da test effettuati secondo un metodo di non provata efficacia, di cui peraltro non so nemmeno spiegare l’esatto funzionamento? Però d’altra parte se esistono ciarlatani che si dichiarano farmacisti omeopati, significa che possiamo aspettarci davvero di tutto…

Uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori dell’agopuntura e delle medicine alternative in genere è la critica del sistema medico attuale. Critiche secondo le quali per la medicina occidentale o moderna conviene che la persona sia malata. Questo è certamente vero, se fossimo tutti sani non ci sarebbe più lavoro per le case farmaceutiche. E ricordiamoci soprattutto che viviamo in un sistema dominato dal capitalismo: le case farmaceutiche ragionano in un’ottica prettamente imprenditoriale, oltre al fatto che maggiori incassi corrispondono anche, in parte, a maggiori investimenti in ricerca. Basti pensare ai farmaci per le malattie rare, per le quali non esiste mercato.

C’è quindi questa immagine delle case farmaceutiche come ricche e malvagie multinazionali che sopravvivono grazie ai malati, che loro stesse curano solo in parte per assicurarsi un incasso continuativo nel tempo. La cosa è in gran parte vera, ma mi auguro che non si pensi che gli antichi medici cinesi praticavano l’agopuntura solo per il gusto di portare il bene del mondo. Saranno stati sicuramente ricchi, probabilmente legati a qualche nobile o al clero, o molto probabilmente a entrambe le cose. Di certo non si spaccavano la schiena nei campi.

Allo stesso modo al giorno d’oggi tutti i vari omeopati, pranoterapeuti, agopuntori etc non sfruttano anch’essi, come le case farmaceutiche, il dolore della popolazione per lucrare? Forse alcuni ci credono davvero e sono davvero convinti di portare il bene nel mondo, dietro cospicua parcella, ma questo è grave: un farmacista che fa l’omeopata significa che non ha compreso nulla delle nozioni più elementari di chimica, e come mi posso fidare di una figura così poco professionale? L’alternativa potrebbe essere che tutti coloro che praticano metodi di medicina alternativa a scopo di lucro abbiano perfettamente coscienza del fatto che questi metodi non siano efficaci, ma sfruttano l’ignoranza della gente per fare soldi. In questo caso sarebbero dei perfetti imprenditori.

Vi prego inoltre di non venirmi a dire che “meno della metà della popolazione mondiale si cura con la medicina moderna” (catchphrase molto in voga tra i sostenitori delle varie medicine alternative), perché sono sicuro che se le popolazioni povere del terzo mondo avessero le possibilità economiche di acquistare i farmaci, preferirebbero quelli tradizionali rispetto a qualche ago o a qualche boccetta d’acqua. Basti pensare che Cina e India, forse i due Paesi dove la medicina alternativa (o tradizionale per loro) ha avuto uno sviluppo maggiore e da molto tempo, spendono milioni di dollari ogni anno per acquistare vaccini dai Paesi occidentali.

Qualcuno potrebbe rispondere che però “la medicina tradizionale cinese è rimasta invariata negli ultimi n-mila anni“. Appunto! Quando scrivo un articolo scientifico, nelle fonti e nella bibliografia cercherò di utilizzare articoli il più recenti possibili. Il fatto che una teoria sia antica, non ne giustifica affatto la validità, ma anzi semmai proprio il contrario. La scusa dei duemila o più anni di esperienza è la stessa utilizzata dai sostenitori dell’oroscopo o da quelli della Divina Scuola di Hokuto. E non penso ci sia bisogno di spiegare che l’oroscopo sia un’altra grande buffonata.

Se mettete a confronto un astrologo e un astronomo troverete assai divertente notare come, pur parlando entrambi di stelle, uno dei due (lo scienziato) inizi le proprie frasi con qualcosa come “Dalle ultime osservazioni pubblicate lo scorso mese su…” mentre l’altro (il ciarlatano) apra con qualcosa del tipo “Gli antichi popoli celti…” (con tutto rispetto per gli antichi popoli celti, s’intenda).

Concludendo vorrei ribadire che fortunatamente siamo in grado di credere a ciò che vogliamo, anche alle grandi teiere volanti e agli unicorni rosa; ma i principi su cui si basa l’agopuntura, il qi, i meridiani e tutto il resto sono largamente incompatibili con il metodo scientifico e la medicina moderna. Se quindi l’agopuntura ha effetti positivi, essi non sono da ricercare in presunti flussi energetici, ma semmai in altri fenomeni di cui potremmo non avere ancora compreso i meccanismi, ma sui quali possiamo ragionare e speculare attraverso la logica, la razionalità e la sperimentazione seriale.

Ciò che caratterizza la scienza non è l’arrogante pretesa di avere tutte le risposte e di conoscere sempre e da sempre tutta la verità. Questa è una caratteristica propria della fede, delle religioni, delle superstizioni e delle credenze popolari. E della medicina alternativa. L’approccio scientifico invece è pronto a cambiare una teoria o un metodo non appena vengono fornite prove e spiegazioni sufficienti alla confutazione. Lo scienziato indaga, si pone domande, è curioso e non accetta spiegazioni che non può toccare con mano, ed è questo l’atteggiamento che ognuno di noi dovrebbe avere.

 

 

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domenica 6 novembre 2011 - 13:02
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