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«Come si spiega dunque la mancanza di visitatori extraterrestri? È possibile che là, tra le stelle, vi sia una specie progredita che sa che esistiamo, ma ci lascia cuocere nel nostro brodo primitivo. Però è difficile che abbia tanti riguardi verso una forma di vita inferiore: forse che noi ci preoccupiamo di quanti insetti o lombrichi schiacciamo sotto i piedi? Una spiegazione più plausibile è che vi siano scarsissime probabilità che la vita si sviluppi su altri pianeti o che, sviluppatasi, diventi intelligente. Poiché ci definiamo intelligenti, anche se forse con motivi poco fondati, noi tentiamo di considerare l’intelligenza una conseguenza inevitabile dell’evoluzione, invece è discutibile che sia così. I batteri se la cavano benissimo senza e ci sopravvivranno se la nostra cosiddetta intelligenza ci indurrà ad autodistruggerci in una guerra nucleare. […] Lo scenario futuro non somiglierà a quello consolante definito da Star Trek, di un universo popolato da molte specie di umanoidi, con una scienza e una tecnologia avanzate ma fondamentalmente statiche. Credo che invece saremo soli e che incrementeremo molto, e molto in fretta, la complessità biologica ed elettronica.»
Stephen Hawking, L’Universo in un guscio di noce, 2006

Siamo giunti alla fine del nostro (spero) appassionante viaggio in compagnia dei personaggi di Star Wars: abbiamo visto sotto una luce diversa le loro azioni, i loro comportamenti, e le motivazioni che hanno spinto Lucas a creare un capolavoro del genere.
Ora però, dobbiamo collocare le prodi gesta dei nostri eroi in un ben definito spazio-tempo! In questo articolo, che forse è il più interessante dal punto di vista prettamente nerd, ho cercato di comparare la Galassia di Star Wars alla nostra Via Lattea: dimensioni, composizione, forme di vita…dulcis in fundo, un piccolo excursus nello spaziotempo lucasiano.
A voi!

[title]Astrografia della Galassia[/title]

«I’ve flown from one end of this galaxy to the other, and I’ve seen a lot of strange stuff. »
Han Solo, ep.IV: A New Hope

La Galassia è il semplice nome con cui viene chiamato l’ammasso di stelle e pianeti in cui hanno avuto luogo le avventure della Repubblica Galattica, dell’Impero, dei Sith e dei Jedi. Molto probabilmente, le popolazioni di tale galassia si riferiscono ad essa con diversi nomi, proprio come noi terrestri ci riferiamo alla Via Lattea chiamandola così: tuttavia, notizie su particolari nomenclature non ci sono ancora pervenute.
Studiando la sua morfologia, diviene naturale classificare la Galassia nella sequenza di Hubble come “Sa”, ossia “spirale di tipo a”.
Tali tipologie di galassie presentano un bulge (o core), ossia un fitto ammasso di pianeti localizzato nel loro centro; all’interno del core vi è spesso un buco nero supermassivo (massa centomila volte maggiore del Sole e densità media molto bassa): stelle e pianeti, assieme al buco nero, formano il disco galattico. Il termine “spirale” deriva dalla presenza di due o più bracci, ossia ammassi di stelle e pianeti che si dispongono attorno al core seguendo appunto la fisionomia di una spirale. Mentre le galassie a spirale del nostro universo seguono la spirale logaritmica, la Galassia assume decisamente la forma di spirale archimedea.
Le stelle presenti nel disco galattico sono più giovani, di seconda generazione (popolazione I): mostrano un’elevata presenza di metalli (e quindi si sono potute formare solo dall’esplosione di stelle più vecchie) e nel diagramma HR si collocano generalmente sulla sequenza principale. Attorno al disco, nel cosiddetto alone galattico, vi sono sparuti agglomerati di stelle di prima generazione (popolazione II), quindi molto vecchie e posizionate oltre la sequenza principale del diagramma di Hertzsprung-Russell.
La Via Lattea è anch’essa una galassia a spirale, con un buco nero supermassivo all’interno del core, ma si differenzia dalla Galassia di Guerre Stellari per la presenza di una linea di stelle che collega due bracci passando attraverso il centro: le galassie che mostrano questa caratteristica prendono il nome infatti di spirali barrate.
La Galassia presenta ben 400 miliardi di stelle e 180 miliardi di Sistemi solari, distribuiti in 120.000 anni luce: decisamente più grande della nostra Via Lattea (circa il doppio) che stando alle ultime stime è grande 78.500 anni luce e contiene 200 miliardi di stelle.
Per quanto riguarda l’età invece, la Galassia e la Via Lattea sono quasi coetanee, 13 miliardi quella di Guerre Stellari contro i 13.2 miliardi della Milky Way: collocandole entrambe nello stesso universo, il nostro, risultano quindi molto vecchie, dato che l’universo stesso è stimato oggi avere circa 13.72 miliardi di anni.
I bracci della Galassia si suddividono in: Bakchou, Divis, Ettarue, South e Tingel, quasi come la Via Lattea che ne presenta quattro: 3kpc-Perseo, Regolo-Cigno, Scudo-Croce, Carena-Sagittario più i due secondari, gli Speroni di Orione (dove si trovai il nostro Sistema Solare) e del Centauro.

L’estesa civilizzazione e la grande diversità biologica e fisica che compongono la Galassia hanno reso necessaria la suddivisione di essa in dieci settori, un numero che andò aumentando man mano che nuove zone venivano scoperte ed esplorate.
Ogni regione è poi suddivisa in settori, all’interno dei quali si trovano Sistemi solari composti da pianeti e satelliti (detti comunemente lune).

Nucleo profondo: zona pressoché sconosciuta ed inaccessibile a causa dell’elevata gravità che rendeva molto pericolosi i viaggi iperspaziali, divenne roccaforte dell’Impero quando questi scoprì delle “strade” (ipervie) sicure per percorrerla.
Mondi del nucleo: in questa zona si trovano i pianeti più evoluti, popolati ed antichi della Galassia; qui ha avuto origine la razza umana e qui è situata la capitale della Repubblica e poi dell’Impero, Coruscant.
Le Colonie: fu la zona che per prima venne colonizzata, essendo la più vicina ai mondi del nucleo; durante l’Impero i suoi pianeti vennero spietatamente vessati, tant’è che furono i primi ad aderire con convinzione all’Alleanza Ribelle.
Orlo interno: inizialmente chiamato “Orlo”, proprio perché si supponeva fosse la zona della Galassia più distante dal nucleo, sentì molto la presenza dell’Impero, tanto che numerosi suoi abitanti migrarono verso la Regione Espansa (tuttavia, molti invece rimasero fedeli all’Imperatore anche dopo la sua caduta, convinti che la Repubblica non avrebbe saputo mantenere adeguatamente un governo così vasto).
Regione espansa: sfruttata pesantemente da corporazioni, in particolare minerarie, fu posta in seguito sotto il controllo della Repubblica che provvide a garantire ai suoi pianeti un governo democratico e il controllo dell’azione delle corporazioni.
Orlo intermedio: qui la vita era abbastanza dura a causa della scarsità di materie prime; spesso era il luogo in cui i pirati spaziali si nascondevano, lontano dalle frequentate rotte commerciali.
Orlo esterno: l’ultima frontiera prima dello spazio inesplorato, fu il luogo da cui l’Impero trasse gran parte dei propri schiavi, motivo per cui molta popolazione entrò presto nelle file dell’Alleanza Ribelle.
Braccio di Tingel: unità politica ed economica semi-dipendente sia dalla Repubblica che dall’Impero, situata all’estremità nord della Galassia.
Spazio selvaggio e Regioni sconosciute: come si intuisce dal nome, sono zone non ancora esplorate; in particolare, le Regioni sconosciute presentano una notevole difficoltà fisica dovuta alla mancanza di vie percorribili attraverso l’iperspazio.

I pianeti

Tra le migliaia di pianeti che costituiscono la Galassia, ve ne sono alcuni particolarmente importanti per le vicende trattate nei film, e per la loro evidente somiglianza geografica con quelli a noi conosciuti.

Alderaan: composto da montagne, pianure e tanta acqua, i suoi abitanti sono civili e intelligenti, dediti all’arte e alla poesia; il loro governo è una monarchia costituzionale ereditaria. È il pianeta originario della Principessa Leila: di fronte ai suoi occhi verrà distrutto dalla Morte Nera.
Bespin: su di esso si trova la città di Cloud City (dove Lando tradisce i compagni di Luke), costruita su piattaforme che emergono nell’atmosfera respirabile. La sua grandezza e la sua composizione (è un gigante gassoso) nonché il suo colore rossiccio-arancio e il suo periodo orbitale (circa 5000 giorni) lo rendono molto simile al nostro pianeta Giove.
Coruscant: completamente edificato, popolatissimo, caotico, è il centro nevralgico della Galassia. Fu sede infatti della Vecchia Repubblica, dell’Impero Galattico, della Nuova Repubblica e dell’Impero degli Yuuzhan Vong. Dall’aspetto molto simile ad una Hong Kong del futuro, il pianeta è chiaramente ispirato al letterario Trantor di Isaac Asimov e al suo Ciclo delle Fondazioni. Esso può essere il simbolo della Terra del futuro: il suo periodo di rotazione è 24 ore standard e il suo periodo di rivoluzione è 368 giorni locali.
Luna boscosa di Endor: è il satellite del pianeta Endor, quest’ultimo andato distrutto anni prima degli avvenimenti per cui è ricordata la sua luna. Su di essa si combatté la famosa Battaglia di Endor, dove l’Impero subì la sua sconfitta più pesante, anche a causa della morte dell’Imperatore per mano di un redento Anakin Skywalker.
Hoth: pianeta ghiacciato su cui si trovava una base segreta dei ribelli; il nome prende spunto da Hermann Hoth, generale tedesco della Seconda Guerra Mondiale che prestò servizio a Stalingrado (la sequenza di battaglia svoltasi sul pianeta, ne L’Impero Colpisce Ancora, ricorda proprio tale evento). Astronomicamente, a causa della composizione ghiacciata della sua superficie, Hoth è paragonabile a Nettuno o a Urano.
Naboo: è composto da grandi pianure e laghi, abitato in superficie dai Naboo e sott’acqua dai Gungan; è un pianeta assolutamente pacifista e molto sviluppato, anche se tra i Naboo e i Gungan non vi è molta amicizia: tuttavia, l’assedio della Federazione dei Mercanti riuscirà ad unirli nella battaglia contro il nemico comune, stabilendo finalmente pace e fratellanza tra i due popoli. È a partire da questo pianeta che si svilupparono le vicende che portarono al colpo di Stato del senatore Palpatine.
Tatooine: pianeta dove ha origine la famiglia Skywalker. Desertico e arido, popolato principalmente da contadini organizzati in accampamenti. Un tempo aveva una superficie coperta parzialmente da oceani e con giungle rigogliose: la biosfera venne distrutta da un bombardamento orbitale da parte della razza Rakata, che rese il pianeta di vetro fondendo la silice del terreno, la quale si sfaldò con il passare degli anni diventando sabbia.

[title]La vita[/title]

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Nella Galassia, le specie di vita presenti raggiungono nel complesso la colossale cifra di 100 quadrilioni, ossia cento per un milione alla quarta! Un numero impensabile per i nostri standard terrestri, dove gli organismi potrebbero raggiungere (dipende a quale teoria si fa riferimento) dai 4 ai 100 milioni. Tuttavia, è impressionante anche pensare che nella Galassia i pianeti dove si è sviluppata la vita sono appena 1/1000 del totale.
Tra tutte queste specie viventi, quelle senzienti ossia capaci di parlare, relazionarsi con alte specie e usare la ragione sono 20 milioni. Gli organismi restanti si dividono in non-senzienti, o semi-senzienti qualora fossero capaci di comunicare tra loro e usare qualche rudimentale oggetto. Utilizzando questa classificazione sulla Terra, gli unici esseri senzienti saremmo noi umani, mentre tra i semi-senzienti potrebbero rientrare cani, cavalli, scimmie e simili, e tra i non-senzienti le piante, i batteri, gli invertebrati, etc.

La maggior parte delle specie galattiche è a base carbonio e respira ossigeno, ma non mancano coloro che per vivere necessitano di ammoniaca, anidride carbonica, metano o elio, oppure sono a base silicio. I senzienti vengono divisi in: mammiferi, a sangue caldo e che nutrono i piccoli dalle ghiandole mammarie; rettili, a sangue freddo, coperti da scaglie e depositari di uova; piante, insetti e invertebrati, ma anche aquatici e volatili.
Risulta quindi pressoché palese la somiglianza tra le specie animali terrestri e quelle galattiche.
In quanto umani senzienti e dotati di ragione, anche noi abbiamo cercato spesso di metterci in contatto con civiltà diverse dalla nostra, chiedendoci se effettivamente fosse possibile l’esistenza di forme di vita evolute sparse per l’Universo.
Tra vecchi miti (Atlantide, il Monte Olimpo, etc) e, in tempi recenti, avvistamenti di UFO, ciò che più scientificamente affronta la questione alieni è la cosiddetta Equazione di Drake, ideata dall’astronomo Frank Drake nel 1961: N= R* x Fp x ne x fl x fi x fc x L

R* è il tasso medio annuo con cui si formano nuove stelle nella Via Lattea; fp è la frazione di stelle che possiedono pianeti; ne è il numero medio di pianeti per sistema solare in condizione di ospitare forme di vita; fl è la frazione dei pianeti ne su cui si è effettivamente sviluppata la vita; fi è la frazione dei pianeti fl su cui si sono evoluti esseri intelligenti; fc è la frazione di civiltà extraterrestri in grado di comunicare; L è la stima della durata di queste civiltà evolute

Moltiplicando ognuno di questi parametri, secondo l’astrofisico è possibile avere una stima del numero di forme di vita presenti nella Galassia con le quali si può pensare di entrare in contatto.
Ad oggi, la stima più esatta per quanto riguarda la Via Lattea è N = 7 × 0,5 × 2 × 0,33 × 0,01 × 0,1 × 10 000 = 23,1 .

Un altro contributo della scienza allo studio di civiltà extraterrestri è dato dalla scala di Kardašëv, proposta nel 1961 dall’astronomo russo Nikolaj Semënovič Kardašëv.
Mediante la sua teoria è possibile classificare le varie civiltà in base al loro sfruttamento di energia, su un tipo che varia da I a III a seconda che si utilizzi tutta l’energia del pianeta, della stella maggiore del proprio sistema o dell’intera galassia.
Attualmente (2010) la Terra non raggiunge neanche il tipo I, ma si pone a 0.72 con un consumo di 510Exajoules/anno (510*1018 joules/anno). Secondo l’illustre fisico teorico e divulgatore statunitense Michio Kaku, il nostro Pianeta raggiungerebbe il tipo III intorno al 7800.
Nella fantascienza, com’è prevedibile, molti autori hanno immaginato civiltà e popoli estremamente evoluti, che hanno raggiunto il II tipo (la Federazione dei Pianeti Uniti in Star Trek) o addirittura il III: è il caso della Galassia di Star Wars, o dei pianeti della Fondazione di Asimov. Quest’ultimo si è spinto persino a ipotizzare un tipo VII, dove divinità possono creare infiniti universi e utilizzarli come fonte energetiche: è il racconto L’Ultima Domanda, del 1956.

[title]Viaggi spaziali[/title]

Ciò che rende estremamente affascinante la gran parte delle opere di fantascienza è l’estrema facilità con cui i protagonisti si spostano nello spazio, senza la necessità di ricorrere a lunghi periodi di preparazione fisica, senza soffrire l’assenza di gravità e soprattutto riuscendo a percorrere lunghissime distanze in pochissimo tempo.
Per quanto riguarda i viaggi spaziali, nella Galassia sono stati tracciati dei percorsi sicuri, detti ipervie o strade iperspaziali, lungo i quali è possibile spostarsi agevolmente a bordo della propria astronave. Simili alle terrestri autostrade, queste rotte sono le arterie principali della Galassia, tracciate per permettere di viaggiare nell’iperspazio in tutta sicurezza.
Proprio il viaggio iperspaziale è un grande enigma della scienza e della matematica moderna: inventato dal matematico Arthur Caley nel 1867, il termine iperspazio si riferisce ad uno spazio avente più di tre dimensioni.
Senza addentrarci in astrusi concetti matematici, è sufficiente dire che il concetto di iperspazio si declina nel nostro mondo utilizzando il tempo come quarta dimensione: è lo spaziotempo, che trova la sua maggiore applicazione nella teoria della relatività di origine einsteiniana. Secondo la teoria della relatività ristretta del 1905, spazio e tempo non sono più assoluti, immutabili (com’era nella fisica newtoniana) ma variavano rispetto alle condizioni di moto dell’osservatore. Inoltre, Einstein stabilì che la velocità della luce nel vuoto (c = 3×108 m/s) era il limite insuperabile raggiungibile da un corpo in movimento, e che la formula E=mc2 evidenziava l’equivalenza tra massa ed energia. L’insieme di leggi elaborate da Einstein risultava alquanto impressionante per il sentire comune, che si basava sulla fisica newtoniana, dove le velocità sono di gran lunga inferiori al limite einsteiniano. Tuttavia, la teoria della relatività ristretta era destinata ad ampliarsi: nel 1916 Einstein sviluppa la relatività generale, dove annuncia l’equivalenza tra massa inerziale e gravitazionale; inoltre, poiché che un qualsiasi corpo dotato di massa influenza lo spaziotempo intorno a sé, gli oggetti in movimento che sono nelle sue vicinanze percorrono una linea geodetica che pur essendo curva è il percorso più breve che possono compiere.
Questi sono essenzialmente i principi sui quali si fonda la teoria della relatività (ristretta e generale) che governa i fenomeni dell’universo.
Rifacendosi al concetto di spaziotempo e alle teorie di Einstein, ma senza aver nulla a che fare con essi, lo scrittore statunitense H.P. Lovecraft spezza le catene della relatività generale e aggira i limiti imposti da essa nel racconto I sogni della casa stregata del 1933. L’idea di fondo è che, se in uno spazio a tre dimensioni due punti nello spazio sembrano distanti, in uno spazio a più dimensioni gli stessi punti potrebbero essere collegati da una traiettoria più breve. Questo concetto riprende l’iperspazio in senso geometrico, ma scrittori di fantascienza come Asimov e Powers o grandi opere cinematografiche come Guerre Stellari e Star Trek si sono spinti più in là, introducendo e manipolando le particelle dei tachioni per viaggiare ad una velocità effettivamente superiore a quella della luce. I tachioni, particelle ipotizzate dal fisico Arnold Sommerfeld e impiegate nella moderna teoria delle stringhe (che tenta di conciliare meccanica quantistica con relatività generale) possederebbero la capacità di viaggiare sempre e soltanto a velocità maggiori di quella della luce nel vuoto.
Una proprietà così spettacolare e misteriosa (la fisica in questo campo è infatti appena ai primi studi) spalanca innumerevoli porte alla fantascienza, che può utilizzare i tachioni per spiegare le teorie più stravaganti. L’iperspazio sarebbe appunto, secondo Lucas o Asimov, il mezzo attraverso il quale viaggerebbero i tachioni. Pertanto, un’astronave che riuscisse ad entrare nell’iperspazio, dove le regole della fisica (sia quella newtoniana che quella einsteiniana) sono assenti o alterate, si troverebbe a raggiungere velocità maggiori di quelle della luce e poter percorrere così vaste distanze in poco tempo.
L’estrema difficoltà di spiegare razionalmente un fenomeno del genere ha spinto Lucas a limitandosi a far viaggiare le astronavi attraverso l’iperspazio senza fornire ulteriori spiegazioni scientifiche.
Com’era invece sua consuetudine, Isaac Asimov (che prima di essere uno scrittore era un biochimico) affrontò la questione in maniera più razionale: nel Ciclo delle Fondazioni, definisce il salto nell’iperspazio come un fenomeno assai oscuro e complicato, ma prova a dare una definizione della sua meccanica. Sostanzialmente, l’astronave accelera a velocità maggiori di quelle della luce tramite l’iperguida, strumento presente anche in Guerre Stellari: una volta entrati nell’iperspazio però, non si sa esattamente da dove si uscirà; la difficoltà estrema nel calcolare le traiettorie in uno spazio così astratto e sconosciuto come l’iperspazio da luogo a una serie di errori che non possono essere cancellati.
Per questo, almeno nella saga di Star Wars, i governi hanno tracciato delle rotte sicure in cui fosse possibile viaggiare, lontano da grandi centri di massa che avrebbero pericolosamente attirato l’astronave a sé una volta che questa fosse uscita dal tunnel iperspaziale, causandone l’impatto e l’immediata distruzione.
Ciò che realmente si avvicina di più a questa idea dell’iperspazio come scorciatoia attraverso uno spazio sconosciuto per giungere più velocemente da un punto all’altro dello spaziotempo, è il cosiddetto ponte di Einstein-Rose, o wormhole. Per alcuni fisici l’esempio concreto di questi tunnel spaziotemporali sarebbero i buchi neri: tuttavia, sia l’esistenza dei wormhole che l’esatta composizione di un buco nero sono ancora da dimostrare.

Un ultimo punto da chiarire per quanto riguarda i viaggi spaziali è la capacità di un essere umano di adattarsi facilmente ad essi, al punto di utilizzare le astronavi al pari delle moderne automobili.
Per un uomo privo di protezione della tuta spaziale sopravvivere nello spazio è possibile per circa trenta secondi: in quel lasso di tempo, il corpo umano comincia lentamente a gonfiarsi e sulla pelle comincerebbero a formarsi ustioni dovute alle radiazioni solari. A causa della ridottissima pressione inoltre ci sarebbe quasi sicuramente il localizzarsi di svariate embolie, oltre all’evaporazione pressoché istantanea dei liquidi e del congelamento delle secrezioni corporee. Inoltre, la mancanza di ossigeno farebbe collassare in breve tempo anche i polmoni e causerebbe danni al cervello e all’apparato cardiocircolatorio. Essenziale è la decompressione in meno di 90 secondi una volta che il corpo è stato riportato alla condizione di normalità, pena la morte inevitabile. Dati come questi sono stati raccolti durante esperimenti in campane di vuoto con animali, anche se si ha notizia di uno sfortunato incidente in cui un tecnico di laboratorio è rimasto intrappolato per 15 secondi dentro uno dei macchinari, senza riportare tuttavia gravi danni.
Tuttavia, i personaggi di Guerre Stellari non si muovono mai liberamente nello spazio, anche se non si sono mai visti indossare le voluminose tute protettive dei nostri astronauti neanche se stazionano nei pressi dei portelli delle astronavi, a stretto contatto quindi con lo spazio aperto.
Un problema ben più serio è quello della gravità: abituati alla gravità della Terra, gli astronauti possono spesso risentire della sindrome da adattamento nello spazio (SAS), che comporta frequenti svenimenti, perdita dell’equilibrio e atrofizzazione dei muscoli degli arti inferiori. Tutti questi sono problemi di cui Luke e i suoi compagni non sembrano mai risentire: in questo senso, molte critiche sono state fatte alla saga, in quanto anche le leggi della fisica newtoniana non vengono rispettate: basti pensare alle esplosioni nello spazio, dove non c’è ossigeno, o alla forza di gravità uguale su ogni pianeta e su ogni astronave. Insomma, dal punto di vista scientifico, Guerre Stellari non è certo un manuale di fisica!

[title]Bibliografia e sitografia[/title]

• http://www.guerrestellari.net/athenaeum/influ_menuradici_menumito_eroe.html#quattordici
• http://www.guerrestellari.net/athenaeum/mito_sublime.html
• http://moongadget.com/origins/myth.html
• http://www.medicitalia.it/minforma/Psicoterapia/355/La-funzione-psicoterapeutica-della-fiaba
• http://www.ilportalino.org/la-fiaba-e-la-psicanalisi.htm
• http://www.archetipi.org/il-valore-del-mito
• http://changingminds.org/disciplines/storytelling/plots/hero_journey/hero_journey.htm
• http://it.wikipedia.org/wiki/Pianeti_di_Guerre_Stellari
• http://en.wikipedia.org/wiki/Kardashev_scale
• http://starwars.wikia.com/wiki/The_galaxy
• http://starwars.wikia.com/wiki/Timeline_of_galactic_history
• http://starwars.wikia.com/wiki/Hyperspace
• http://starwars.wikia.com/wiki/Hyperlane
• http://it.wikipedia.org/wiki/Velocit%C3%A0_superluminale
• http://it.wikipedia.org/wiki/Wormhole
• http://it.wikipedia.org/wiki/Tachione
• http://it.wikipedia.org/wiki/Spaziotempo
• V. J. Propp: Morfologia della fiaba, Einaudi 2000
• S. Freud: L’Interpretazione dei sogni, Newton Compton 2008
• B. Slavicsek: Guida Completa all’Universo di Star Wars, Fabbri Editori 2002
• Isaac Asimov: Ciclo delle Fondazioni, Mondadori 2011
• Crippa – Fiorani: Geografia Generale, Mondadori Scuola 2010
• Caforio – Ferilli: Fisica 3, Le Monnier 2009
• A. Frova: La Fisica sotto il naso, Bur 2006

…e infine uscimmo a riveder le stelle!
Il nostro viaggio si conclude qua, spero di essere stato un buon Cicerone per voi, e soprattutto di aver smosso un po’ della vostra curiosità, da bravi nerd che non siete altro.

Per chi fosse interessato, è possibile scaricare il pdf completo della mia tesina da qui.

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