L’incerto futuro di Yahoo

11 anni fa

Nel febbraio del 2008 Microsoft offrì a Jerry Yang 31 dollari per azione, valutando la sua Yahoo 45 miliardi di dollari.

Yang disse no. Mi ricordo quel periodo, ci sembrava a tutti impossibile che Microsoft potesse comprare Yahoo e, nonostante la valutazione fosse ottima, l’industria sorrise al no di Yang, pensando “ha fatto bene”. Non tutti ovviamente, ma il sentimento generale era contrario all’acquisizione.

Le trattative andarono avanti un paio di mesi, abbastanza assurdi, con Yang che alzava la posta unicamente per non vendere, non per guadagnare di più per i propri azionisti, sicuro del valore dell’azienda che aveva co-fondato nel 1994 con David Filo.

A maggio Microsoft si stufò del tira e molla e ritirò la sua offerta. Fine dei giochi.

Per tutta l’estate ci si cominciò quindi a chiedere che valore avesse effettivamente Yahoo. Il mondo stava cambiando in fretta, Facebook stava crescendo, Google stava lavorando ad Android, Apple aveva fuori il primo iPhone, Amazon faceva soldi a palate e lavorava sul suo Kindle, eBay faceva soldi a palate… e Yahoo che cazzo faceva?

Non ci misero molto gli azionisti e il board of directors a capire che… Yahoo non stava facendo un cazzo. Non solo: Microsoft stava pure lavorando ad un suo motore di ricerca, un certo Bing, e sarebbe entrata presto in quel settore di mercato, ai tempi dominato da Google e Yahoo.

A novembre Yang fu decapitato. Yahoo era in cerca di un nuovo CEO e dopo poco arrivò Carol Bartz. La Bartz doveva, nelle ipotesi del board, risollevare la strategia di Yahoo, trovare nuove strade e nuovi business, utilizzare il cash per acquisizioni, insomma, dare una strategia di business ad un’azienda che non ce l’aveva più.

Carol Bartz fino al giorno prima aveva guidato… Autodesk.

Si si, proprio l’Autodesk di Autocad.

A luglio del 2009 la Bartz firmò con Microsoft un accordo: si impegnava a smettere di usare il proprio motore di ricerca e al suo posto di utilizzare il nuovo prodotto di Microsoft: Bing.

Che grande mossa! invece che investire nel proprio core business, molto meglio prendere un po’ di soldi e sostituire il proprio prodotto principale con quello delle concorrenza no?

Uno potrebbe anche pensare che magari un fondo di senso quell’accordo ce l’aveva: concorrere con Google e Microsoft in un campo tanto difficile come quello dei motori di ricerca d’altronde non era certo facile, meglio forse concentrarsi su altro, come la vendita della pubblicità, la creazione di contenuti, insomma… diventare una vera media company, come stava facendo con successo AOL, che dopo essere partita come provider internet ed essere quasi fallita, ora stava costruendo un impero editoriale online.

Peccato che la Bartz non fece niente di tutto questo. In effetti, non fece nulla.

La settimana scorsa, dopo aver passato due settimane ad esaminare i dati e la situazione dell’azienda (parole loro) il board of directors ha licenziato per telefono la Bartz.

Uno si chiede come mai ci abbiano messo così tanto a farlo, ma ok.

Vediamo cosa succederà adesso a Yahoo, che è in cerca di un nuovo CEO, ma soprattutto di una nuova strategia, sperando non sia troppo tardi questa volta.

A oggi il market cap di Yahoo è attorno ai 17 miliardi di dollari. Microsoft tre anni fa ne aveva offerti 45. Facile capire come mai gli azionisti siano incazzati neri.

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