Ti piace quello che vedi perché vedi quello che ti piace

Quello che ho scritto nel titolo è la tesi alla base di un libro di Eli Pariser, di recente pubblicazione, (The Filter Bubble – What the Internet is Hiding from You) in cui vengono analizzate le conseguenze della personalizzazione dei contenuti forniti all’utente dal web.

È ormai indubbio che, indipendentemente dalle considerazioni sulla privacy (o sulle sue presunte violazioni), la nostra esperienza di navigazione sia, giorno dopo giorno, sempre più orientata a una ‘personalizzazione’. Lo scopo di tutto ciò è fornirci in maniera sempre più rapida e precisa esattamente ciò che vogliamo. I nostri like su facebook, per fare un esempio abbastanza immediato, possono delineare abbastanza precisamente il tipo di persona che siamo e, al di là di un lieve rumore introdotto da ‘like casuali’ su cui clickiamo perché sono buffi, perché sponsorizzano le attività di un amico o quant’altro, se fate una breve analisi di tutte le pagine su cui avete pigiato il mitico tastino “mi piace” (e se tra quelle non c’è Lega Nerd, fuori di qui subito!!) potete notare come voi stessi abbiate fornito di vostra sponte una caraterizzazione sufficiente a rendere prevedibili alcune vostre preferenze in termini di ‘scelte di navigazione’. Se poi, per esempio, aveste la feature ‘web history’ attiva, in google, potreste rendervi conto di quanti dati preziosi forniamo senza neanche pensarci.

Qui sulla Lega si è parlato già di manipolazioni varie (mi viene in mente al volo Noam Chomsky, ma ci deve essere sicuramente altro), ma in questo caso abbiamo un curioso rovescio della medaglia. Siamo noi a fornire agli algoritmi i metodi in base ai quali essi ‘scelgono per noi’, diventando abili manipolatori di noi stessi.

Perché ho detto “manipolatori di noi stessi” (e così torno finalmente a bomba)?

Perché risultati pilotati (again, in qualsiasi modo siano pilotati) non sono obiettivi e il web perde, in questo modo, una parte di quella obiettività e imparzialità che ha come (utopistica) missione fin dalla sua nascita.

Abbiamo sempre detto e ci siamo sempre (giustamente, IMHO) vantati del livello superiore della nostra informazione, perché ne viene dal web, meno asservito alle logiche di potere dei media tradizionale, eppure di colpo la nostra tesi vacilla… Che poi, noi tutti nerdacci conosciamo queste cose e sappiamo *davvero* andare a cercare quello che vogliamo e confrontare le fonti, ma neofiti informatici, magari di una generazione precedente alla nostra, non hanno questa malizia e si rischia che il web non faccia altro che spostare il problema, anziché risolverlo.

Chiudo questo pistolotto con la proposta di un giochetto, come quello che Pariser fece ad una convention. Ognuno cerchi, con il suo motore preferito, un qualcosa, e vediamo i diversi risultati.

Loro lo fecero con “Obama è davvero morto?” e i risultati furono quantomeno curiosi…

Fonti: un articolo dell’IHT letto sull’aereo, ma c’è qualcosa anche qui, quo, e qua.
Il libro lo trovate in vendita, per esempio su Amazon

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martedì 31 maggio 2011 - 0:03
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