[Neapolis Cooking Pro] Il pranzo di Pasqua #LegaNerd
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(in foto: una delle portate principali del pranzo pasquale.)

M’è arrivato lo ZTE e non ho tempo di scrivere un cazoz ultimamente, si sà. Comunque sia, avevo promesso e sotto velate minaccie di qualcuna, eccomi ancora una volta col consueto appuntamento alla riscoperta della vetusta tradizione culinaria partenopea.
Siamo ormai a Pasqua e le feste, diobbono, vanno onorate con tutti i crismi. Non ci sono cazzi e non accetto compromessi a Pasqua. Voglio star male, mangiare fino a scoppiare perché, saltando anche una sola portata, mi sentirei poco devoto alla tradizione e alla mia napoletanità. Ma andiamo con ordine.
Sicuramente, la cucina napoletana a Pasqua è una delle cose più deliranti alle quali un uomo può assistere (sopravvivere) nella sua grama esistenza. Un trionfo di tutto, ricchezza infinita di sapori e ingredienti, studi accuratissimi e scientifici della cronologia di ogni piatto per riuscire in un unico e nobilissimo fine: festeggiare la Pasqua e la primavera mangiando come se non ci fosse un domani.
Spiegare ogni ricetta e ogni piatto sarebbe un’impresa fin troppo epica e lo ZTE unitamente alla nevralgia latente, mi lasciano la sola scelta di individuare un menù, che non rispecchierà il tipico pranzo di Pasqua, ma sarà bensi un compendio di quanto di meglio si può assaporare in queste giornate. Procediamo in ordine di portata.

Antipasto – ‘o Tortano (Sabato Santo)
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Primo – ‘a Frittata ‘e Maccarun (Sabato Santo e Pasquetta)
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Secondo – ‘o Capretto Case e Ova (Pasqua)
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Contorno – ‘a Carcioffola arrustuta (Pasqua)
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Dolce – ‘a Pastiera (Pasqua e Pasquetta)
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Spero che questo breve compendio sia stato di vostro gradimento, mi scuso con i puristi se ho volutamente omesso altri piatti degni di nota e paladini della tradizionalità come ‘o casatiell, ‘o casatiell dolce, ‘o prestofatto, favetta e carcioffole, ‘o capretto al forno, ma come già detto sopra, il lavoro sarebbe stato immane. D’altro canto, avrei potuto spostare anche la trattazione in ordine strettamente cronologico, cercando di raccontare lo svolgersi dell’intera settimana di Pasqua, fatta di riti religiosi e culinari: la preparazione del criscito, l’ammollamento del grano, ‘a ‘nfurnat re’ pastier, ‘o scammaro ro viennerì e via dicendo. Lavoro storico e certosino che non è detto che lascerò morire.

Comunque sia, in alto i capretti e buona Pasqua a tutti!

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venerdì 22 aprile 2011 - 13:15
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