Tutta l’energia che serve al pianeta dal deserto del Sahara?

10 anni fa

8 minuti


The University of Tokyo, Hirosaki University, NIMS, Tokyo Institute of Technology, Chubu University, National Institute of Informatics.
Sahara Solar Breeder Project.

Evidentemente in Giappone non contavano di tirare avanti col nucleare ancora per molto.

In questo documentario (in inglese) viene descritto il progetto Sahara Solar Breeder:

Nasce da una collaborazione tra ricercatori giapponesi e algerini quello che forse sarà considerato il più ardito e ambizioso progetto in fatto di energia solare di sempre: il Sahara Solar Breeder Project. Un progetto che avrà come obiettivo ultimo quello di soddisfare il 50% del fabbisogno energetico mondiale entro il 2050. E per capire meglio quale sia la posta in palio, basterà ricordare che l’analogo progetto Desertec ha come obiettivo quello di soddisfare “solo” il 15% del fabbisogno energetico dell’Europa.
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Presentato per la prima volta un anno fa al G8+5 Accademies’ Meeting di Roma dall’ingegnere giapponese Hideomi Koinuma dell’Università di Tokyo, il Sahara Solar Breeder Project si basa su un’idea tutto sommato semplice: sfruttare due cose che un deserto immenso come quello del Sahara (da cui il nome del progetto) possiede in abbondanza, sole&sabbia. Se quest’ultima è infatti una fonte ricchissima di silicio, e se il silicio è l’elemento principale dei comuni pannelli solari, perché non fabbricare i pannelli fotovoltaici direttamente nel deserto, connetterli alla rete energetica mondiale e utilizzare una parte dell’energia prodotta per alimentare altre piccole fabbriche e così via?

Detta così fila abbastanza liscia. Peccato che nessuno sia ancora riuscito a estrarre il silicio dalla sabbia di un deserto. O meglio, non con risultati abbastanza soddisfacenti e competitivi, in quanto il processo di lavorazione richiede moltissima energia (e infatti la maggior parte delle fabbriche in cui viene prodotto il silicio si trovano in paesi che hanno tariffe elettriche basse). Inoltre, bisogna considerare le temperature che necessitano le “long power lines” per il trasporto dell’energia su lunghe distanze, qualcosa come -240° C, il che renderebbe indispensabile un sistema di refrigerazione tanto efficiente quanto costoso. Non da ultimo, bisogna tenere conto di variabili come le tempeste di sabbia, la manodopera, ecc…

Insomma, i presupposti ci sono (con lo 0,01% dell’energia che colpisce il Sahara “ogni giorno si potrebbe superare il fabbisogno energetico dell’intero pianeta”, ricorda Koinuma) ma il cammino sembra ancora molto, molto lungo. E i finanziatori scarseggiano: nei prossimi 5 anni il team di ricercatori dovrà accontentarsi di 2 milioni di dollari di budget. “Per il momento il nostro obiettivo sarà quello di verificare quanto in profondità dovranno essere poste le pipeline per minimizzare le variazioni di temperatura”, fanno sapere i ricercatori. Sarà forse un modo per dire: in attesa dei soldi, meglio prenderla alla lontana?[/more]


Un progetto grandioso, ambizioso e visionario ma che purtroppo si scontra con un sacco di problemi tecnici da risolvere o rendere meno critici (estrazione del silicio dalla sabbia, refrigerazione dei conduttori etc).

Per il momento, e per fortuna, sono partiti altri progetti quali il Desertec, sempre basati sullo sfruttamento dell’irradiazione solare del Sahara:

Terna, il gestore di rete italiano, entra a far parte dell’azionariato del Desertec Industrial Initiative, in quota paritetica con gli altri azionisti.

Il progetto promuove le energie rinnovabili nelle aree desertiche di Africa settentrionale e Medioriente e la loro trasmissione, mediante cavi sottomarini, in Europa.
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“Siamo molto soddisfatti di fare parte del progetto Desertec”, ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Terna, Flavio Cattaneo. “I fondamenti e gli obiettivi dell’iniziativa sono condivisi e supportati ampiamente da Terna che ha sempre guardato con interesse all’apertura di nuovi mercati tramite lo sviluppo delle interconnessioni elettriche e il trasferimento di know how tra l’Europa e la riva sud del Mediterraneo per un’efficace cooperazione allo sviluppo tecnologico nell’area”.

La joint venture Desertec Industrial Initiative è nata nel 2009, l’obiettivo è fornire il 15% del fabbisogno di energia elettrica dell’Europa e una porzione significativa di energia ai Paesi produttori entro il 2050, con investimenti stimati per 400 miliardi di euro.

In una prima fase, spiega l’ingegnere Francesco Starace, a capo di Enel Green Power, verranno soddisfatti i bisogni energetici delle popolazioni locali, poi, nel secondo step, l’energia sarà immessa nella rete elettrica Europea. In Nord Africa non aspettavano altro: per i governi del Maghreb il sole del Sahara, con 630mila Tw di potenza “inespressa”, si sta rivelando un nuovo petrolio, più comodo da gestire e capace di generare lavoro e ricchezza sul territorio.

Un primo cavo di collegamento tra la Tunisia e l’Italia è già allo studio di Terna e delle autorità energetiche tunisine. C’è già un cavo tra Spagna e Algeria, un altro in preparazione tra Egitto e Creta.
Saranno flussi in due sensi. Le interconnessioni non saranno solo in una sola direzione. Più che per esportare, serviranno per gestire meglio i carichi, per stabilizzare la rete. L’Italia e’ un paese chiave grazie alla posizione geografica ed alla sua vicinanza con la Tunisia.

Inoltre, considerata la vasta esperienza come operatore nazionale della rete elettrica, Terna puo’ apportare alla joint venture un contributo di conoscenza notevole sull’integrazione dell’energia rinnovabile nelle reti elettriche.

Se non fosse che in mezzo c’è la Sicilia con la sua rete elettrica. Già oggi, infatti, l’isola ha seri problemi a smistare l’energia prodotta in loco persino da fonte fossile, importanti investimenti saranno necessari se si vorrà utilizzare l’isola come punto di approdo e smistamento.

Il Marocco si sta già muovendo concretamente: programma di costruire centrali solari termodinamiche per 2mila Mw di potenza in 10 anni. Il primo sondaggio per la costruzione delle centrali, con un progetto iniziale da 9 miliardi di dollari, ha raccolto l’interesse di 200 aziende europee.

Anche la Tunisia è al lavoro su un piano simile e la Libia sta valutando le sue possibilità.

Anche se il progetto Desertec dovesse fallire, gli Stati africani hanno capito che produrre energia per l’Europa può essere una grande opportunità e quindi si muovono di propria iniziativa per garantirsi una consistente capacità produttiva.[/more]

Il Desertec sarà un po’ meno avveniristico e ambizioso ma mi pare più “abbordabile” e concretamente realizzabile in tempi brevi, poi ovviamente ci sarà spazio per progetti più innovativi, la sete di energia della nostra civiltà non conosce requie.

Interessante che Terna, il gestore della rete di distribuzione elettrica italiana, sia della partita.

C’è anche da tenere in considerazione l’instabilità politica dei Paesi dell’area interessata a questi progetti e al transito della rete di trasporto/distribuzione, che ultimamente si sta rivelando anch’essa assai critica.

Update: c’è anche un altro progetto interessante che prevede sia solare termodinamico che fotovoltaico, al quale si candida l’Italia con Enel Green Power, la centrale solare di Ouarzazate in Marocco:


Enel Green Power è tra le prime quattro “finaliste” per la costruzione della centrale solare termodinamica di Ouarzazate, in Marocco. Dopo una selezione tra i 19 partecipanti, l’Agenzia per l’energia solare MASEN (Moroccan Agency for solar Energy) ha scelto quattro consorzi formati da Orascom CI, Solar Millenium ed Evonik Steag, seguiti da International Company for Water and Power (ACWA), Aries IS e TSK EE e infine da Abeinsa ICI, Abengoa Solar, Mitsui e Abu Dhabi NEC. Enel Green Power, invece, farà coppia con la spagnola ACS Servicios Comunicaciones y Energía.

[more]Dopo aver esaminato i dossier presentati dai vari gruppi, che analizzavano in dettaglio la progettazione, il finanziamento, la costruzione, la gestione e la manutenzione della centrale nella sua prima fase, la Masen ha specificato che proprio in questa fase la tecnologia scelta sarà quella dei collettori cilindro-parabolici, come quelli utilizzati da Enel nell’impianto solare Archimede di Priolo (Siracusa).

La centrale di Ouarzazate, nel Marocco centrale, dovrebbe entrare in esercizio nel 2015 sviluppando una potenza di 500 MW. Le fasi successive, invece, saranno portate avanti tra il 2011 e il 2012, e potrebbero anche prevedere impianti fotovoltaici e a concentrazione del tipo a torre e campo specchi.

L’impianto fa parte di un più ampio programma di sviluppo delle fonti rinnovabili, che tra l’altro mira a installare una potenza solare di 2.000 MW, prevista entro il 2019 per un investimento totale di 6,8 miliardi di euro.

Ma non si tratta dell’unico progetto di questo tipo in Africa. Nel 2009, infatti, è stato ideato il progetto Desertec, con l’obiettivo di fornire all’Europa, entro il 2050, il 15% fabbisogno elettrico sfruttando le potenzialità del Sahara. Anche Enel Green Power vi ha aderito insieme ad altri 4 partners, dando luogo alla joint venture “Desertec Industrial Initiative”(DII).

Tuttavia, nononostante l’inserimento di Enel tra le 4 concorrenti in per il progetto marocchino il titolo ha fatto registrare un ribasso dello 0,44%.[/more]

Scusate l’articolo lungo ma almeno potete leggervi tutto qui senza zompare di qua e di là.

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