Chab e Gonglawf fanno pressione con entrambe le mani su una delle pareti, cercando di spingerla “verso destra” e sembra funzionare: non si muove nulla, eppure la sensazione che “qualcosa si è mosso” è molto chiara: forse ora un ago ci passerebbe!
Vilgud ad un tratto si avvicina e li aiuta, notando che nemmeno con l’aggiunta del suo contributo si arriva a qualcosa di concreto…
“Dovremmo provarle tutte, che dite?” interviene l’ultimo, che era rimasto in disparte.
Gli altri lo guardano e si convincono che non c’è molto altro da tentare, per cui provano a fare come dice, passando alla parete immediatamente a destra.
Niente, come c’era da aspettarsi.
“Secondo me non può essere così semplice, cazzo!” sbotta Vilgud, tirando un calcio ad una delle sedie.
“No, forse no” ribatte quello, “ma finché non ci vengono altre idee tanto vale provarle tutte, no?”
Gli altri due annuiscono e passano alla parete successiva, che stavolta cede agli sforzi e si sposta, anche con una certa facilità: come se scorresse su un binario ben oliato.
La parete mobile si apre su un corridoio ben illuminato, dal soffitto basso e dalle pareti spoglie, nonostante siano tutt’altro che fatiscenti. In fondo al corridoio, lungo una ventina di metri (ad occhio e croce) c’è una rampa di scale che sale.
“Perfetto, andiamocene. La lettera dice che a questo punto ci mancano meno di 4 ore per raggiungere quello che dobbiamo raggiungere”
E così dicendo, l’unico che non si era ancora presentato inizia a percorrere il corridoio, a passo deciso.
Gli altri, chi prima chi dopo, lo seguono fino alle scale: da lì, dal basso, si vede che le scale terminano su una porta massiccia, forse blindata.
Uno a uno i fantasmi cominciano a salire le poche scale che li dividono dalla porta e con loro grande sorpresa scoprono che la porta massiccia è aperta: una leggera pressione sulla maniglia e si apre, verso l’esterno.
Quello che vedete è l’interno di un’abitazione domestica, questa sì fatiscente, con arredamento asiatico, forse cinese, e sentite un intenso odore di fritto.
“Ce l’avete fatta, finalmente… non li fanno più i fantasmi di una volta”
Chi parla questo italiano privo di cadenze è un vecchio signore asiatico, basso e con il volto segnato dal tempo e malvestito: in mano tiene una pistola, e la impugna con disinvoltura.
“La lettera l’avete letta, quello che dovete fare è chiaro. Fuori da casa mia, ora!” e vi indica il piccolo e stretto corridoio alla vostra destra.
“Le altre porte non vi interessano, la vostra è l’ultima a destra, ora andatevene. E badate bene di dimenticarvi questo posto e di fare in modo che io non veda mai più i vostri orrendi volti cicatrizzati. Questa pistola la chiamano “l’ammazzafantasmi”, e lascio a voi capirne il motivo… ahahah”
Uno dei fantasmi fa per dire qualcosa ma il cinese lo ferma all’istante:
“No, zitto. Io non rispondo alle vostre domande. E se sento anche solo un’altra parola prima che siate uscite vi ammazzo, quanto è vero che la cina è più grande del giappone. e badate che non scherzo. ora fuori!”
Raggiungete la porta col cinese che vi segue ad una distanza di qualche metro, con la pistola puntata sulle vostre schiene: il corridoio è largo meno di un metro quindi per lo più camminate in fila indiana: Chab, Vilgud, Gonglawf e per ultimo lo sconosciuto.
Poco prima che l’aprifila riesca ad aprire la porta lo sconosciuto dice:
“certo che potevano pensare a qualcosa di meno scontato, per nascondere l’entrata di questo posto”
*BANG*
Vi girate e notate che lo sconosciuto rimarrà tale per sempre: è caduto a terra, con un buco che gli trapassa il cranio.
“Ora dovrò pulire tutto questo sangue, schifoso idiota. Che vi serva di lezione a voi tre: la compagnia dell’ordine prestabilito non gradisce giudizi ed opinioni. Gradisce solo che vengano eseguiti gli ordini che impartisce ai suoi discepoli. Uscite ora”.
La porta dietro di voi si richiude e vi trovate davanti una via poco trafficata, piena di macchine parcheggiate e san pietrini per terra. Un paio di persone, una delle quali orientale, camminano sul marciapiede opposto.