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Ultimi Articoli in Opensource

  • Le tante facce di Android

    2 Avatar di h4mi5h h4mi5h 18/05/12 12:27 PM 5 giorni fa 23

    Arstechnica riprende un interessante report degli sviluppatori di OpensignalMap in cui attraverso il log dei terminali su cui gira l’applicazione, mettono in forma grafica quello che tutti sanno: sviluppare per Android è un inferno.

    3997 modelli di terminali, 599 brands. Ad oggi.

    Impietoso poi, il confronto tra le risoluzioni da prendere in considerazione per i dispositivi Android e gli iCosi di Apple.

    Che tutto ciò sia un bene o un male, è lasciato al giudizio personale di ognuno direttamente dagli sviluppatori, che sul piatto della bilancia mettono le infinite possibilità di Android con l’ottimistico motto:

    One of the joys of developing for Android is you have no idea who’ll end up using your app.

    Link

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    , , fragmentation, frammentazione, OpensignalMap, ,
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  • Geek Class: Lezioni di Arduino.

    1 avatar josephgk 10/05/12 10:19 AM 1 settimana fa 23

    Da poco ha aperto un sito interamente dedicato ad Arduino, dall’accattivante nome Geek Class.

    Parte da zero ed è adattissimo ai niubbi, ma anche a chi conosce già il mondo di Arduino e vuole confrontarsi con altri appassionati o vuole aiutare chi comincia.

    L’idea di fondo è di presentare delle video lezioni facili e accessibili a tutti.

    Il sito è giovane, ma con il tempo si espanderà ed ha già raccolto molte adesioni soprattutto su twitter.

    geekclass.it

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  • Kubuntu 12.04, un’opinione a riguardo

    2 Avatar di loosend loosend 3/05/12 9:38 AM 2 settimane fa 42

    So che non sono pochi a detestare Kde e Ubuntu fra i lettori del blog, ma sottolineo che quest’articolo non è pensato per i puristi (e quindi non me ne preoccupo).

    Premessa lunga e saltabile:
    Mostra Approfondimento ▼

    Il 25 Aprile è stata rilasciata Kubuntu Precise Pangolin (12.04).
    Quest’ultimo rilascio non porta con sé novità strutturali ma, piuttosto, aggiornamenti di versione e correzioni, tralasciando gli upgrades in comune tra tutte le *buntu:

    - Kde 4.8.2
    - Calligra Office Suite nel dvd e installabile
    - Muon Software Center è stato reso più simile all’Ubuntu Software Center
    - Update Manager è stato riscritto

    Detto questo entro maggiormente nel dettaglio: il processo d’installazione, ripreso da Oneric, è semplice ed intuitivo, come al solito si può scegliere un partizionamento guidato oppure procedere manualmente.
    Una volta partizionato il disco basterà andare sempre avanti.
    Al riavvio il sistema installato è già quasi pronto all’uso quotidiano ma, perché sia completo, sarà necessario fare qualche altro semplice passaggio:

    1) installare eventuali drivers proprietari attraverso l’apposito menu:
    Applicazioni->Sistema->Driver aggiuntivi (ovviamente siamo liberi di utilizzare il driver open)

    2) installare gli extras (comprendono lame, i fonts microsoft, unrar) e abilitare il playback dei dvd:
    sudo apt-get install kubuntu-restricted-extras libdvdread4
    sudo /usr/share/doc/libdvdread4/install-css.sh

    3) installare un browser più affidabile e maturo del comunque ottimo rekonq:
    sudo apt-get install firefox
    sudo apt-get install chromium-browser

    4) installare un software di editing grafico (per ridimensionare le immagini da caricare su LN):
    sudo apt-get install krita
    sudo apt-get install gimp

    5) installare preload:
    sudo apt-get install preload

    Arrivati a questo punto resta solo da rifinire il desktop.
    Io preferisco clementine, vlc, e kmess ad amarok, dragon player e kopete e mi trovo meglio con il gestore di processi ad icone (in stile Win7) piuttosto che con quello classico, ma il limite maggiore alla personalizzazione estetica di Kde è il proprio gusto.

    Provando quindi personalmente la distribuzione, in questi primi giorni dal rilascio, non ho incontrato problemi.
    Posso solo dire che le applicazioni fanno tutto quello che ci si aspetta senza intoppi.
    Dunque Kubuntu 12.04 sarebbe una distro costruita intorno a Kde senza infamia e senza lode, che non mette niente di nuovo sotto il sole?
    Secondo me no.
    Si tratta della prima versione con Kde 4.x degna della sigla LTS.
    Negli ultimi 2-3 anni Kubuntu è stata stabilizzata in tutti i sensi, avvicinandosi sempre più all’affidabilità delle distribuzioni orientate a Kde più famose, OpenSuse su tutte.

    Consiglio quindi di provare Precise Pangolin a quegli utenti che preferiscono avere tutto funzionante senza nessuno sforzo, perché potrebbero aver trovato la loro distro ideale.

    Links utili:
    - Qui l’ annuncio ufficiale.
    - Qui per installare libdvdcss2.

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  • SELECT DIY Moppy – Musica con i Floppy Drives

    2 Avatar di Maerkoh Maerkoh 20/03/12 6:24 PM 2 mesi fa 17

    Direttamente dalla rubrica “se il lavoro non porta via abbastanza tempo, sprechiamo quel poco libero che ci rimane costruendo cazzate”.
    Sicuramente avrete già visto da qualche parte uno di quei filmati dove ci sono dei simpatici floppy drives che riproducono musica (ad esempio qui, quo, qua, e ), se vi siete mai chiesti come funzionino quei marchingegni in questa guida vedremo passo passo come fare per realizzarne uno in poco tempo.
    Nonostante non raggiunga livelli di inutilità di una Useless Machine, questo Moppy (Musical Floppy) vanta di una semplicità di realizzazione sicuramente maggiore: non dovremo smadonnare con parti meccaniche, il circuito è semplicissimo e la parte software ancora di più; insomma con una buona mano un paio d’ore (a stare larghi) dovrebbero essere sufficienti per completare l’opera.
    Premetto che questa guida non è altro che un riadattamento della guida originale di Sammy1am, nonchè autore del codice di programmazione che andrà caricato sull’Arduino.
    A lui tutto il merito.

    Occorrente:
    Controller Arduino Uno
    Floppy drives (fino a 8)
    Qualche metro di cavo Ethernet
    Alimentatore 5v

    Utensili:
    Forbici e saldatore a stagno.

    Per una breve panoramica sul controller Arduino vedere l’approfondimento.

    Mostra Approfondimento ▼

    Riguardo l’acquisto della scheda Arduino potete optare per un’imitazione economica made in china, io ho preferito investire qualche moneta in più e accattarmi l’originale made in Italy dalla solita baia, potete approfittare dello sconto sulle spese di spedizione dallo stesso negozio per incautarvi per un paio d’euro anche una Breadboard che tornerà molto pratica per la realizzazione dei collegamenti. Per i Floppy drives vi consiglio di farvi un giretto in città (o ancora meglio in discarica) e vedere se trovate qualche vecchio computer abbandonato al suo destino, a proposito ringrazio il mio amico @Fubio per l’ingente fornitura di drives, purtroppo ignoro quale sia il nick sulla Lega. Per quanto riguarda l’alimentatore io ne ho trovato uno in giro per casa mapensatèchecculo proprio da 5volt: non ho fatto altro che tagliarne il connettore e voilà, volendo è possibile utilizzare l’apposita uscita 5v di un alimentatore per pc che potrete facilmente trovare qui.

    Il circuito

    Come già detto in precedenza lo schema è veramente semplice: sono necessari solamente 3 collegamenti per far funzionare ogni floppy drive, i doppini intrecciati contenuti dentro ai cavi Ethernet sono l’ideale.
    Per le connessioni potete utilizzare gli appositi cavi dati dei drives, ma se non ne avete da sprecare vi suggerisco di saldare i fili direttamente sui pin: spellate 1cm circa all’estremità del cavo, eseguite un piccolo cappio con il filamento di rame e sistematelo attorno al pin interessato, fatto ciò tenete il saldatore a contatto con il pin ed il filamento per qualche secondo, premeteci sopra lo stagno ed avrete la saldatura.
    Nulla vi vieta di allargare o addirittura tagliare i pin vicini che potrebbero ostacolare l’operazione. Questi cavi hanno la peculiarità di essere resistentissimi finché sono inguainati e di rompersi molto facilmente dopo essere stati spellati, quindi può capitare che si rompano subito dopo il punto di saldatura. E fa incazzare non poco.

    Iniziamo con l’alimentare i drives: colleghiamo l’ultimo pin sulla destra alla tensione positiva dell’alimentatore (cavo con tratteggio bianco se utilizzate un alimentatore da muro) ed il pin affianco con la messa a terra (rispettivamente cavo rosso e nero se utilizzate una PSU); gli altri 2 pin sono per l’alimentazione a 12v e non ci interessano.
    Colleghiamo fra di loro i pin 11 e 12 (drive select), per farlo sarà sufficiente utilizzare uno dei classici jumper che si trovano su qualsiasi hard disk (se non ne avete potete tranquillamente avvicinarli utilizzando il più comune dei cacciaviti e farci cadere sopra il vostro bel gocciolone di stagno).
    Una volta uniti questi 2 pin alimentando il drive dovrebbe accendersi la classica luce verde sul frontalino, se ciò non dovesse succedere o avete sbagliato qualcosa o lo stronzetto è fottuto.

    A questo punto colleghiamo il pin 20 (step) con l’uscita digitale 2 sull’Arduino ed il pin 18 (direction) con l’uscita 3; gli altri drive andranno collegati allo stesso modo sui pin successivi, quindi avremo tutti step pin sulle uscite pari e direction pin su quelle dispari.
    Siccome il codice Moppy supporta fino ad 8 floppy drives quelli successivi all’uscita 13 potranno essere collegati sulle uscite analogiche (che in questo caso fungeranno da uscite digitali) quindi avremo A0=14, A1=15 ecc…
    Per le connessioni sull’arduino è sufficiente spellare l’altra parte del cavo ed inserirla nei connettori (capitan ovvio).
    I pin 17 e 19 che si trovano esattamente sotto ai 18 e 20 dovranno essere collegati con l’uscita GND sull’Arduino: potete semplicemente unirli fra loro come già spiegato per i pin 11 e 12 e da lì far partire un unico cavo. Siccome i connettori sull’Arduino lasciano spazio solamente per un cavo ciascuno non potrete connettere tutti i drives direttamente sull’uscita GND e qui entra in gioco la Breadboard di cui vi parlavo: portate li tutti i cavi creando un nodo e facendone uscire solo uno per la connessione all’Arduino, potete anche utilizzarla per diramare l’alimentazione verso tutti i drives; d’altro canto potete anche annodare tutti i cavi assieme e dargli due giri di nastro isolante, ma usare quella cazzo di breadboard donerà quel tocco di professionalità in più.

    Nel caso aveste dei drives non “full pin” ovvero dove mancano dei pin nella fila dei dispari, basta eseguire il collegamento al pin più vicino sottostante i pin interessati, questo funge infatti da GND comune per quelli superiori.
    Ripetete l’operazione con tutti i drives che vorrete utilizzare ed avrete finito con la parte “Hardware”

    Software

    Iniziate con lo scaricare i seguenti files:

    Java
    NetBeans
    Software Arduino
    TimerOne library
    Moppy
    RXTXcomm

    FAQ : Devo riempire il computer di merda ?
    Un pochino si, ma è merda buona e comunque necessaria.

    Iniziate con l’installare Java, NetBeans, ed il software di Arduino. Per l’installazione dei driver Arduino alla prima connessione fare riferimento a questa pagina.
    Dopo aver installato Java dovrete fixare i file per la comunicazione seriale, spacchettate RXTXcomm e preparatevi al classico scopiazzamento da sbricchettoni:

    - copiate il file rxtxserial.dll dentro alla cartella C:\Program Files\Java\jre7\bin (o comunque il percorso dove avete installato Java)
    - copiate il file rxtxcomm.jar dentro alla cartella C:\Program Files\Java\jre7\lib\ext

    Questa operazione tra l’altro a detta dell’autore è l’unica che potrebbe dare dei problemi, per me è andato tutto liscio come l’olio (Windows 7 64bit) se doveste riscontrare problemi al successivo lancio del progetto su NetBeans google is your friend.
    Ora dovrete caricare la libreria ed uploadare il codice Moppy sull’Arduino, per prima cosa scompattatela, rinominate la cartella in “TimerOne” (eliminando –v9) e schiaffatela dentro la cartella “libraries” nella cartella d’installazione dell’Arduino, fatto ciò collegate il vostro amichetto al PC con un cavo USB e lanciate il programma, ora andate su file > open e richiamate il file Moppy.pde dall’omonima cartella dentro al .zip di Sammy1am e cliccate su upload nella schermata che comparirà.

    Infine lanciate NetBeans (ci siamo quasi) andate su file > open project e cercate il file MoppyDesk sempre nella cartella di Sammy1am, ma questa volta dentro alla sottocartella Java. Cliccate sulla freccia verde “run project” in alto (sempre con l’Arduino connesso al PC), incrociate le dita e se avete installato il driver RXTXcomm correttamente si aprirà la schermata di comunicazione al nostro controller: a questo punto non vi resta che andare su “load file” per caricare i vostri Midi e godervi il vostro concertino!

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    Info sui Midi

    Tutti i freeware che si trovano in rete per la gestione dei midi sono abbastanza limitati, vi consiglio di scaricarvi un bel FL Studio che è abbastanza leggero e relativamente facile da usare, a volte fa un po’ girare i coglioni ma alla fine fa il suo sporco lavoro.
    I file Midi devono avere un canale per ogni floppy drive utilizzato: il canale 1 uscirà sul pin 2, il canale 2 sul pin 4 ecc…
    Ogni drive può suonare una sola nota per volta.
    Il software è in grado di ricreare solo note dalla C1 alla B4 (Do e Si della notazione inglese) i drive non rispondono bene al di fuori di questo range, soprattutto sulle note più alte. Per adattare i Midi aprite il canale interessato, fate Ctrl+A per selezionare tutte le note poi Ctrl+freccia sù o Ctrl+freccia giù per alzarle o abbassarle di una ottava.
    Generalmente le note più corte suonano meglio, poiché durante le note lunghe la testina deve più volte invertire il senso di marcia, rovinando l’armonia.
    Quando interrompete un midi in riproduzione da NetBeans è necessario rieseguire “load file” per farlo ripartire, oppure fare disconnect > connect > start.

    La canzone scelta per il video non poteva che essere “Dave’s Theme” di Maniac Mansion del NES, rockeggia troppo! :res:

    Fonti:

    https://github.com/SammyIAm/Moppy
    Sammy1am video guide

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  • Mozilla Boot2Gecko: nuovo OS mobile basato su HTML

    1 Avatar di anthony_23 11/03/12 4:44 PM 2 mesi fa 13

    On July 25, 2011, Dr. Andreas Gal, Director of Research at Mozilla Corporation, announced a project to “pursue the goal of building a complete, standalone operating system for the open web” in order to “find the gaps that keep web developers from being able to build apps that are the equals of native apps built for the iPhone, Android, and WP7.”

    Dopo l’exploit di mamma Google, anche Mozilla decide di scendere in campo per combattere Il Male presentando al Mobile World Congress di Barcellona un Galaxy S II con installato una prima versione del suo OS per il mondo mobile.

    Flame a parte, la peculiarità di questo sistema è quello di essere interamente basato su HTML, con un’aggiunta di JavaScript ed un pizzico di CSS: essendo questa una nuova strada le difficoltà non mancano, su tutte quella della creazione di API ad hoc per le funzioni base della parte telefonica (dialer, sms ecc.) e di altre features che diamo ormai per scontate in uno smartphone ma che ovviamente nessuno ha avuto interesse di sviluppare fin’ora.
    A fronte di questi impacci preliminari però si iniziano ad intravedere anche gli enormi vantaggi di tale approccio, ovvero la grande reattività generale del sistema: in tal senso il boot in 2 secondi mi sembra un buon biglietto da visita.
    Una nuova e più performante versione di questo interessante progetto è prevista per il Q2 del 2012.

    Quindi: se anche tu, da buon veronerd™, pensi che Android sia diventato troppo mainstream (ma hai talmente le pezzealculo™ che non puoi permetterti manco il torsolo della Mela) tieni duro e non ti preoccupare, Boot2Gecko sta per arrivare!

    P.s. E’ il mio primo articolo, per cortesia siate clementi!

    Per approfondire:
    Wikipedia
    Mozilla Wiki

    via

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