Natura

Hub Natura RSS

Ultimi Articoli in Natura

  • Wollemi Pine

    7 Avatar di Nani | Queen of the OT Nani | Queen of the OT 22/05/12 12:57 PM 22 ore fa 20

    Ecco una storia molto particolare, il cui protagonista è proprio Wollemi Pine, un albero davvero speciale con un passato incredibilmente antico.

    La storia delle Araucariaceae

    C’erano una volta, molto tempo fa, le Araucariaceae.
    Si trattava di conifere antichissime, piante che hanno avuto il privilegio di proliferare insieme ai dinosauri e farsi probabilmente smangiucchiare da qualcuno dei più grandi erbivori mai esistiti sulla Terra.
    Crescevano rigogliose già nel Gondwana, un supercontinente preistorico scomparso nel Mesozoico e che, frammentandosi, ha dato origine agli attuali continenti dell’emisfero meridionale.

    Ci sono molte e svariate ipotesi in merito alla causa dell’estinzione dei Dinosauri, questo è risaputo.
    La più conosciuta ed accreditata è quella che ipotizza un impatto meteorico.

    Un brutto giorno un oggetto cosmico di considerevoli dimensioni si è schiantato rovinosamente sulla Terra, lasciandoci il cratere di Chicxulub che vanta 180 km di diametro (si stima addirittura che quello sia solo il centro di un più grande cratere di circa 300 km!).
    Pulviscolo e polveri alzatesi, unite a quelle causate dall’intensa attività vulcanica dell’epoca, avrebbero quindi sovvertito il clima.
    Questo (o qualcos’altro ancora non specificato o gli alieni-maya precursori dei massoni, secondo Voyager) causò l’estinzione non solo dei Dinosauri, ma anche di numerosissime altre specie animali e vegetali che scomparvero nello stesso periodo.

    Le Araucariaceae in questa tragedia persero la maggior parte dei loro elementi. Sopravvissero in poche nella flora antartica, trasformandosi ed adattandosi con il tempo, mentre ai giorni nostri possiamo ammirare i loro fieri discendenti: 40 specie di Conifere, di cui 30 sempreverdi che popolano il Sudamerica, l’Asia sud-orientale e l’Oceania.
    Il cosiddetto Albero della Scimmia è il più famoso tra loro, considerato l’albero nazionale del Cile, ma non è di lui che parla questa storia.

    Una specie molto speciale

    Ai tempi gloriosi delle Araucariaceae preistoriche, circa 200 milioni di anni fa, proliferava una specie di conifere davvero uniche.
    Alberi maestosi capaci di raggiungere un’altezza di almeno 40 metri, dagli aghi enormi e rigogliosissimi disposti su due file per ogni ramo. La corteccia era più bella e spessa di quella delle altre specie conosciute, si dice che sembri crema di cioccolato bollente.
    Aveva imparato a crescere molto rapidamente in terreni piuttosto acidi e con temperature che potevano variare tra i -12,5 ed i 45° C.
    Insomma, un pino spettacolare da vedere, l’amore di tutti i botanici senza dubbio.
    Ai tempi della catastrofe sparirono tutti, cadendo e seccando l’uno dopo l’altro… l’ultimo fossile ritrovato risale a 90 milioni di anni fa, una vecchiaggine di tutto rispetto.

    Con il ritrovamento del fossile e lo studio di questa pianta estinta si era chiusa da tempo la storia delle Aucariacaceae preistoriche… fino al 1994.

    La riscoperta

    Nel grande Wollemi National Park, situato ad ovest di Sydney, in una gola umida, profonda e soprattutto parecchio isolata, un guardiacaccia e ricercatore di nome David Noble si è trovato di fronte ad un albero un po’ strano, altissimo, dagli aghi di un verde straordinariamente vivido.
    Da buon botanico ha notato in fretta che non somigliava poi tanto agli altri alberi agomuniti che conosceva, quindi ha raccolto da terra un ramo caduto e se n’è tornato di corsa indietro per studiarlo.
    Botanici e ricercatori si sono dati da fare per trovare una classificazione a questo sempreverde, che intanto aveva già preso il nome di Wollemia Nobilis (in onore del parco e dello scopritore Noble).

    Ad un tratto si sono accorti di avere di fronte un campione di una delle più antiche e rare specie di tutti i tempi. Quei 40 metri di albero erano proprio appartenenti alla stessa identica specie del famoso fossile di 90 milioni di anni.

    Secondo le stime, quell’albero appartiene ad una specie che esisteva già 200 milioni di anni fa e che non ha subito particolari né ingenti modificazioni genetiche o evoluzioni. Anche l’albero stesso è piuttosto vecchiotto: il tronco ha almeno 400 anni, ma le radici (vive) hanno indubbiamente convissuto a distanza con l’Impero Romano, superando i 1000 anni.

    Se siete attivati fino a questo punto ma ancora vi viene da dire embeh, è solo un albero! una frase del Professore Carrick Chambers, botanico, vi farà capire meglio come è visto questo “banale” albero:

    La scoperta del Wollemi Pine é equivalente al ritrovo di un piccolo dinosauro sopravissuto sul nostro pianeta

    Subito è stato inserito nelle liste della Comunità Internazionale per la Tutela Ambientale e della Ricchezza delle Specie e nella lista delle Specie Minacciate da conservare.

    Wollemi Pine oggi

    Solo i ricercatori autorizzati oggi possono avvicinarsi all’albero, a cui sono dedicate tutte le attenzioni possibili per preservarlo da incidenti o catastrofi naturali.

    Quindi dopo tutta sta storia non possiamo neanche vederlo?

    Se ve lo state chiedendo, non preoccupatevi. Non potrete ammirare gli esemplari del Wollemi National Park, ma si è pensato bene di farne riprodurre alcuni esemplari: ancora ce ne sono ancora pochissimi, in Italia però se ne trovano ben 9 che potrete osservare direttamente. In approfondimento le locations italiane (abitazioni private a parte).

    Mostra Approfondimento ▼

    I primissimi esemplari sono stati venduti all’asta nel 2005 per 962k dolla, ma potete anche voi incautarne uno a prezzi decisamente più contenuti, se siete appassionati o estimatori di rarità botaniche, se volete fare un regalo prezioso al falegname di Durango, o se semplicemente avete soldi da spendere e non sapete più come farlo.

    Si trovano in Europa diversi “tipi” di albero, in numero limitato per la lentezza con cui si riescono ad ottenere nuove piantine capaci di sopravvivere autonomamente: nel 2006 il limite era di un massimo 300 esemplari nel Continente, ma lentamente si cerca di far salire questo numero.
    Dal Big One, di 4 metri, al Baby, di 50 cm, i prezzi possono andare da circa 100€ fino a 1500€ (indicativamente!)… quindi bisogna contattare un rivenditore (per l’italia Wonderlplants.it dovrebbe andare benissimo).
    Ovviamente i figli non mantengono le caratteristiche “giurassiche” degli originali ed hanno una crescita molto contenuta, arrivano sì a svariati metri di altezza, con il tempo, ma possono adattarsi ad essere piante da vaso senza problemi.

    Fonti
    - Il piccolo cartello esplicativo presente a Gardaland, che ha attirato tutta la mia attenzione perché Wollemi è un nome indubbiamente simpatico.
    - Qui il sito ufficiale dove potrete trovare moltissime informazioni in merito.
    - Qui il Wollemi National Park.

    Share Tweet Linkedin
    , Araucariaceae, , David Noble, , , Wollemi National Park, Wollemi Pine, Wollemia Nobilis, wonderplants
    Loggati 20
  • Noi e le formiche

    1 Avatar di BloodBlade | The Nightmarer BloodBlade | The Nightmarer 22/05/12 11:00 AM 1 giorno fa 22

    Le formiche per quanto piccole, brutte e pelose ci assomigliano.

    L’ho scoperto leggendo “Ecologi e scimmie di Dio”, dell’etologo Giorgio Celli, in cui mostra la formica in un altro punto di vista, più simile all’uomo.

    Le formiche praticano attività simili ai lavori più legati alla terra: per esempio praticano una forma di agricoltura sui funghi, fertilizzando il terreno con pezzi di foglie e facendo crescere varie tipologie di funghi, proprio come in un sistema agricolo.

    Un altro esempio è l’allevamento degli afidi, noti anche come “le mucche delle formiche”, da cui prendono sostanze zuccherate.

    Queste prime due caratteristiche posso sembrare scontate ma ciò che mi ha stupefatto è quello che dice sulla guerra e sulla società.

    “Esistono solo due specie di animali che fanno abitualmente la guerra: l’uomo e la formica”
    Julian Huxley
    Julian Huxley diceva che “esistono solo due specie di animali che fanno abitualmente la guerra: l’uomo e la formica” e proprio le formiche sono capaci di muovere guerra tra varie colonie di formicai per motivi economici, per il cibo.

    Le loro guerre posso protrarsi per lunghi periodi(in un caso circa 3 settimane) e i vincitori espropriano gli sconfitti delle loro scorte alimentari, come tassa di guerra.

    Ma il vizio che ci accomuna con le formiche è la droga. Ebbene sì, le formiche si drogano, tramite veri e propri spacciatori che si confondono con le formiche per ottenere cibo.

    Questi pusher sono le lomechuse, dei coleotteri che conoscono il linguaggio delle formiche e tramite le antenne comunicano la necessità di cibo ad esse.

    In cambio le formiche ottengono un liquido secreto dall’addome delle lomechuse. Questa sostanza provoca una dipendenza tale che le formiche perdono il senso del dovere: non curano il formicaio, sembrano “depresse”, come se avessero perso la gioia di vivere; Inoltre le formiche riproduttrici diventano sterili, mentre le allevatrici perdono interesse nelle regine giovani, per allevare le larve delle lomechuse.

    Insomma la società delle formiche cade in declino.

    Per approfondire:
    - “Ecologi e scimmie di Dio” di Giorgio Celli

    Share Tweet Linkedin
    Loggati 22
  • The secret life of plankton

    16 Avatar di abbo abbo 13/05/12 9:56 PM 1 settimana fa 5

    New videography techniques have opened up the oceans’ microscopic ecosystem, revealing it to be both mesmerizingly beautiful and astoundingly complex. Marine biologist Tierney Thys teamed with Christian Sardet (CNRS/Tara Oceans), Noé Sardet and Sharif Mirshak to use footage from the Plankton Chronicles project to create a film designed to ignite wonder and curiosity about this hidden world that underpins our own food chain.

    Spettacolo puro: immagini fantastiche, musiche azzeccate e pure la giusta dose di ironia! ;) (obviously in english)

    ed.ted.com/lessons/the-secret-life-of-plankton

    Share Tweet Linkedin
    Christian Sardet, , , plancton, , , Tierney Thys, ,
    Loggati 5
  • SELECT Evoluzione ed Entropia

    16 Avatar di abbo abbo 12/05/12 3:37 PM 1 settimana fa 52


    Troppo spesso si sente lo studioso il saccentone di turno che, preso posto dietro a chissà quale cattedra immaginaria, inizia a “spiegarci” perché la teoria dell’evoluzione sarebbe ingenuamente falsa, anche secondo gli studi di fisica che si affrontano già ai tempi del liceo.

    Vediamo il suo argomento:

    La teoria dell’evoluzione sostiene che da forme di vita più “semplici” si possa passare a forme di vita sempre più “complesse”, ovvero che si osservi il passaggio da sistemi ad entropia maggiore a sistema ad entropia minore.
    D’altra parte il secondo principio della termodinamica afferma che “L’entropia dell’universo può solo aumentare”.
    Delle due l’una, quindi: e siccome la fisica è molto più certa della biologia, dobbiamo concludere che la teoria di Darwin è falsa.

    Fine. E’ tutto. Qualsiasi persona con cui vi troviate a discutere di questo tema, per quante lauree possa avere, per quanto possa aver viaggiato, per quanto possa essere “aperto di mente”, per quanti giri di parole possa fare, utilizzerà precisamente questo argomento per “confutare” la teoria dell’evoluzione.

    “Oddio!”, direte voi, “Non fa una piega!”

    E invece io, come un prestigiatore che sta per andare in pensione, vi mostrerò che invece il trucco c’è, e che è pure grossolano! ;)

    Innanzi tutto dobbiamo introdurre un po’ meglio il concetto di Entropia, e spiegare a parole perché è stato introdotto, come si usa, a cosa serve… sì, si tratta di “fisica”, ma vedrete che non è così complesso come credete, tutt’altro. ;)

    Definizione di Entropia (presa da Wiki, qui)

    In un sistema isolato l’entropia è una funzione non decrescente nel tempo.

    Beh, non sembra esserci tanta differenza con quello che ha detto poco fa il nostro amico sapientone (con cosa fa rima sapientone?…), e invece di differenza ce n’è una enorme, su cui verte tutto il ragionamento fallace che ci ha proposto. La differenza è proprio quella parola che ho evidenziato: il secondo principio della termodinamica vale solo per un sistema ISOLATO!

    Che significa? Semplicissimo: significa che il sistema di cui vogliamo studiare l’evoluzione non deve scambiare energia, o materia (che Einstein ci ha insegnato essere legate dalla relazione e=mc^2, no?) con l’esterno.

    E questo “esterno” cos’è? Come si capisce cosa va considerato “dentro” il sistema e cosa ne resta invece “fuori”? Questa domanda è un’ottima domanda, ma per rispondere bisogna avere un attimo di pazienza e fare un passetto indietro, parlando proprio della fisica, e di come essa proceda nella spiegazione dei fenomeni naturali.

    Come tutti dovreste sapere in fisica si ragiona SEMPRE per approssimazioni successive (la famosa espressione “In prima approssimazione possiamo concludere che…” vi dice niente?): questo implica che se dobbiamo studiare dove cadrà una palla di cannone lanciata con una certa velocità e con un certo “alzo” possiamo, per iniziare, fare i nostri calcoli senza considerare la curvatura terrestre, trascurando l’attrito dell’aria, la forma e il materiale del proiettile, eccetera… facciamo i nostri calcoli e scopriamo che, in prima approssimazione, l’impatto col suolo avverrà a circa 100 metri da dove abbiamo sparato. Poi cominciamo a “complicare” il nostro modello e aggiungiamo mano a mano tutto quello che avevamo tolto e scopriamo che, in condizioni quotidiane (cioè che il sasso è lanciato a velocità molto minori di quella della luce, e che non sta imperversando un uragano mentre facciamo il nostro esperimento) invece di 100 metri la soluzione corretta della nostra equazione si verifica essere 98 metri.

    Quindi, almeno in questo caso (per inciso, questo esempio che vi ho fatto è il classico problema che in meccanica classica è noto come “moto del proiettile”), è chiaro che possiamo accontentarci del primo calcolo e avremmo comunque capito bene “cosa succede” a livello fisico durante l’esperimento (tutto il resto sono orpelli che, in prima approssimazione, possiamo tranquillamente trascurare).

    Ok, così gira la fisica. Per lo meno quella che ci interessa ai fini di questo articolo (per gli articoli di fisica seri chiedete al nostro cavaliere).

    Torniamo alla domanda che ci eravamo posti:
    Che significa sistema isolato? E come si distingue un sistema isolato da un sistema non isolato?

    Ora siete in grado di capire che l’universo, preso nella sua totalità, è a tutti gli effetti un sistema isolato… con che cosa scambierebbe energia e materia? non c’è niente al di fuori di esso, quindi l’universo E’ un sistema isolato e ciò permette di applicare ad esso, preso nella sua interezza, il secondo principio della termodinamica, che quindi ci dirà che:

    Nell’universo, complessivamente, l’entropia crescerà sempre col passare del tempo

    Verissimo. Andiamo avanti.

    Ora, ricordandoci bene la storia delle approssimazioni, cerchiamo di capire se, con buona approssimazione, anche una galassia possa essere trattata come un sistema isolato… come capirlo? Ad esempio ragionando sul fatto che tra una galassia e l’altra c’è il vuoto (ALT! Se sei un fisico professionista evita di rompere i coglioni a tutti, grazie: renditi conto che non si può parlare di materia oscura in un corso introduttivo, portalanonna!) e che la quantità di materia che una galassia “espelle” o “introduce” al suo interno è TRASCURABILE (altro termine che in fisica torna fuori ogni mezza frase, ricordatevelo!) rispetto alla quantità di materia che è già presente all’interno della galassia stessa. Ergo una galassia può essere trattata con buona (diremo “ottima”) approssimazione come un sistema isolato.

    E una stella? E’ anch’essa un sistema isolato? Provate a pensarci un attimo prima di continuare a leggere… contante almeno fino a 10 mentre pensate: 10… 9… 8… 7… 6… 5… 4… 3… 2… 1… La risposta è: NO!

    E perché mai? Perché una stella emette costantemente materia e energia nell’ambiente intorno ad essa (ci riscalda, no?)

    Un asteroide può essere considerato un sistema isolato con approssimazione molto migliore, ma attribuire ad una stella la condizione di “sistema isolato” è un azzardo, per le cose dette prima.

    Quindi ormai ci siamo, ormai dovrebbe essere chiaro perché l’obiezione del sapientone dell’inizio è completamente sballata:
    (a proposito, avete capito almeno con cosa fa rima “sapientone”?!? :P )

    Il nostro pianeta NON può in nessun modo essere considerato un sistema isolato: la terra è continuamente inondata di energia (e di materia, ma vabbè) dalla nostra stella che, molto generosamente, ci scalda e che, disinteressatamente, non ci chiede niente in cambio!! Con le sue radiazioni elettromagnetiche ci permette di avere un costante apporto di energia (nb: la luce che ci permette di “vedere” di giorno, e che manca di notte, è solo una parte dell’enorme quantità di onde elettromagnetiche che quotidianamente investono il nostro bel pianeta).

    Quindi ecco il svelato il trucco: la terra non è un sistema isolato, e men che mai è un sistema isolato un essere vivente (sia esso un paramecio, una medusa, un pesce, un rettile, un mammifero o un cyborg): tutti loro hanno bisogno di ingerire cibo, sostanze nutritive, al loro interno: senza cibo, ANDATE TRANQUILLI che ogni essere vivente muore, ristabilendo l’ordine nell’entropia! :) (al cyborg, invece del cibo, togliete le batterie e otterrete lo stesso risultato).

    Fonti:
    Non ci sono fonti particolari da segnalare, se non un buon libro di termodinamica e un buon libro che tratti l’evoluzionismo.

    Share Tweet Linkedin
    Loggati 52
  • Samsara Trailer

    92 Avatar di itomi itomi 11/05/12 6:28 PM 1 settimana fa 3

    Samsara takes the form of a guided meditation that will transform viewers as they are swept along a journey of the soul. Through powerful images photographed in 70mm and a dynamic music score, the film illuminates the links between humanity and the rest of the nature.

    Samsara è il nuovo documentario di Ron Fricke.

    Dopo Baraka, il suo successo del 1992, Frieke torna a girare il mondo e lo fa alla grande: dopo 5 anni di riprese in 25 diverse nazioni ecco che il prossimo agosto uscirà Samsara.

    Il regista è stato in precedenza direttore della fotografia in Koyaanisqatsi, il primo film della trilogia qatsi di Godfrey Reggio, e spesso è paragonato proprio a Reggio per via dei suoi incredibili documentari che, letteralmente, ti fanno viaggiare con gli occhi e la mente.

    barakasamsara.com

    Share Tweet Linkedin
    Baraka, ciclo della vita, , , , meditazione, , , Samsara
    Loggati 3
LN Panic Mode - Clicca per tornare a Lega Nerd
Non mostrare più

Benvenuto su Lega Nerd!

Lega Nerd è un Social Blog scritto dai suoi stessi lettori in crowdsourcing: puoi partecipare anche tu, registrandoti e proponendo un articolo!

Registrati Scrivi Cos'è Lega Nerd?

Registrarsi è gratis e potrai: