
Come chiunque non viva in una caverna sa, la settimana scorsa, prima di farsi fregare sposarsi, Mark Zuckerberg ha completato lo sbarco a Wall Street della sua creatura fabbrica-soldi, Facebook.
Ma è veramente così fabbrica-soldi?
Partiamo dal principio. Nelle scorse settimane il bambino d’oro Mark Zuckerberg era riuscito (tramite acquisizioni importanti e grazie all’appoggio di alcuni partner tecnologici e pubblicitari) a far lievitare il prezzo delle azioni della compagnia fino a circa 38$ l’una, che moltiplicato per le 421 milioni di azioni messe sul mercato hanno portato alla “più imponente quotazione mai portata avanti da una compagnia tecnologia” (Fonte: IlSole24Ore).
Ciò significa che, a tale prezzo, il valore di tutta la baracca in blu sarebbe di oltre 100 miliardi di dollari.
Già prima della IPO, alcuni analisti hanno iniziato a storcere il naso circa questa valutazione, giudicata eccessiva per un’azienda con un giro d’affari di soli 3.7 miliardi di dollari, mentre “Google, per dirne una, ha fatturato dieci volte tanto ma la sua capitalizzazione è intorno a 200 miliardi di dollari” (Fonte: ibidem). Una capitalizzazione pari a 103 volte gli utili 2011. Forse un po’ generosa.
Il prezzo era ormai fissato, e neanche l’uscita di alcuni investitori pubblicitari importanti, come General Motors, ne avevano scalfitto la quotazione.
In principio era 38.23$. Poi venne l’IPO
Il 18 maggio 2012 il titolo sbarca ufficialmente in Borsa, facendo letteralmente impazzire i sistemi di Wall Street, che hanno registrato forti lag per l’alto numero di richieste di acquisto. Il titolo in breve ha raggiunto i 42$ ad azione, con un rialzo dell’11%. Zuckerberg e soci hanno quindi iniziato a stappare bottiglie Magnum di sangue di vergine e ad aprire scatole di caviale di Dapedium.
Per le prime due ore circa.
Il titolo poi ha iniziato a declinare, novello Icaro forse troppo vicino al Sole, e ha chiuso in sostanziale pareggio con il prezzo di partenza (+0.43%).
Nei giorni successivi il titolo ha continuato a cadere, perdendo ben l’11% solo il secondo giorno e scendendo a circa 34$ per azione. Oggi Wall Street ha aperto le contrattazioni del titolo in blu a 32.61$ ed è tuttora in forte flessione.
Siamo di fronte ad una nuova bolla DotCom?
Probabilmente no, più verosimilmente siamo di fronte ad una sovravalutazione architettata ad arte per incamerare palate di soldi, causando però una rinnovata diffidenza verso i titoli tecnologici (come se ce ne fosse stato bisogno).
A mio avviso il titolo è destinato a riallinearsi con il reale valore aziendale, per poi stabilizzarsi in funzione degli introiti pubblicitari di Facebook (la cui crescita, secondo alcuni, è già in rallentamento dopo il boom iniziale).
Nel frattempo Bloomberg ha fatto i conti in tasca a Mark Zuckerberg e soci. Il calo delle azioni avrebbe comportato per il fondatore del social network una perdita di 2,1 miliardi di dollari. Il sito ha poi calcolato che la perdita sarebbe costata a Dustin Moskovitz, socio di Zuckerberg ai tempi di Harvard, ben 560 milioni di dollari, mentre Eduardo Saverin si troverebbe con un capitale decurtato di 220 milioni rispetto a venerdì scorso.
Fonte: TgCom24
Fonti e approfondimenti:
– Facebook-FB [NYSE-Live]
- Facebook debole a Wall Street [IlSole24Ore]
– Facebook crolla sotto il prezzo dell’IPO [IlSole24Ore]
– GM toglie lo spot a Facebook [IlSole24Ore]
Fantamorto

Diablo III? Bitch, please.
Ciao, sono cinico.
Ho scoperto questo gioco online, senza fronzoli, chiaro, semplice e divertente.
Funziona che ci si registra al sito e si crea una squadra con un numero iniziale di 10 giocatori di qualsiasi età, nazionalità, etnia, credo religioso, orientamento sessuale, professione e così via.
I 10 fortunati prescelti devono avere 2 caratteristiche principali:
- che siano ‘vips’, cioè personaggi più o meno famosi (da quel che ho capito i personaggi devono essere rintracciabili su wikipedia o su giornali, riviste ecc. per controllo);
- che, secondo la vostra opinione, possano in un prossimo futuro cambiare il loro status da vivi a diversamente vivi, a mangime per pesci o a tana per vermi.
Se un personaggio della vostra squadra passa a miglior vita, voi guadagnate dei punti, salite in classifica e potete farvi brutto il venerdì sera con gli amici. Ulteriori punti si possono guadagnare qualora il – o i propri – giocatori vadino incontro a problemi economici, sentimentali, o di salute.
Lo staff, che si sbatte veramente un sacco, vi/ci terrà aggiornati sulle news riguardanti ogni personaggio appartenente ad un team.
Il campionato è diviso in gironi e all’interno della propria squadra non è possibile inserire personaggi che siano già presenti nelle rose di altri team appartenenti al vostro girone.
Un regolamento molto ben strutturato, che non lascia spazio a incomprensioni, dubbi od interpretazioni.
Il campionato 2012 è ormai al giro di boa, ma anche solo per fare esperienza, consiglio l’iscrizione.
L’alternativa GIUSTA a quei giochi da disadattati che sono Diablo 3 & Co.
Fanculo alla Vita e Gloria la Nera Signora. Che possa prendervi tutti, così faccio punti!
-Via www.fantamorto.info
-Via facebook
Belle Gunness, la Vedova Nera

Belle impazziva per i soldi. Erano il suo punto debole.
La Porte, Indiana, 1900. Belle e le sue tre figliole si sono appena trasferite in una accogliente fattoria poco fuori città dove il lavoro è molto, ma questo donnone di 173 cm e di 91 kg sa il fatto suo.
Quando ancora si chiamava Brynhild Paulsdatter Størseth, nella sua giovinezza trascorsa interamente in Norvegia, era solita fare da pastore alle pecore del proprio villaggio e dormire da sola nelle baite in alta montagna senza nessun timore di briganti o di animali feroci.
Belle ha già 40 anni ed è vedova, ma vorrebbe ancora qualcuno al suo fianco, per far lavorare la fattoria a pieno regime ed assicurarsi una certa stabilità economica. I prodotti della fattoria sono sufficienti per ricavarne qualcosa al mercato, ma riflettendoci sopra, esiste anche un altro modo per guadagnarsi da vivere.
Una serie di sfortunati eventi
1902. Belle conosce un connazionale, il macellaio Peter Gunness. Vedovo da poco, si sposerà con Belle, donandogli il cognome, portandosi appresso una figlia avuta dalla precedente relazione, Swanhilde. I maiali della fattoria verranno macellati direttamente da Peter, per produrre salsicce da portare al mercato e vendere ad un prezzo migliore, ma dopo soli nove mesi di matrimonio, Peter è vittima di uno sciagurato incidente domestico: a quanto pare il tritacarne disposto ad asciugare sopra la mensola del camino è caduto in testa al poveretto, uccidendolo sul colpo.
Belle chiama il dottore, che a sua volta chiamerà la polizia, ma non c’è più nulla da fare. Belle racconta di come abbia messo a dormire i figli, di aver sentito un tonfo e di essere accorsa dal marito, chiamando subito i dottori. La versione di Belle è plausibile, ma non convince il fratello di Peter, che per sicurezza fa rapire la propria nipotina Swanhilde, uscendo dalla vita della vedova Gunness.
Poco dopo la morte del marito Belle darà alla luce un bambino, Philipp.
Qualche anno più tardi, nel 1906, le voci di paese mormorano su un incongruenza dell’accaduto, ovvero di come la figlia adottiva Jenny, che in un primo momento ha sostenuto di aver assistito alla scena dell’incidente, abbia detto ai propri amici di aver visto la donna colpire a morte il marito.
Belle verrà nuovamente interrogata sull’accaduto, ripetendo la precedente versione uscendone pulita, senza nessuna ripercussione. Per punire la figlia del cattivo comportamento la invierà in un collegio del Wisconsin, affinchè impari le buone maniere.
Rimasta nuovamente sola, decide allora di mettere un annuncio destinato agli emigranti norvegesi: Donna attraente proprietaria di bella fattoria in ottime condizioni cerca uomo affidabile benestante scopo matrimonio.
Siamo a maggio del 1904, e il signor Olaf Lindbloe busserà alla sua porta, eccitato dall’idea di trovare una connazionale in terra straniera con cui eventualmente sposarsi.
Qualcosa però non deve aver funzionato, poichè il signor Lindbloe a detta dei vicini non si fece più vedere a casa Gunness.
Un mese dopo, giugno 1904, sarà il signor John Bunter originario della Pennsylvania a bussare alla porta, ma se inizialmente interessato al lavoro e al grande senso pratico di Belle, dopo soli pochi giorni non si farà più vedere nei dintorni della fattoria.
Dicembre 1904, un anziano in pensione, il signor Abraham Phillips si reca alla nostra fattoria, e mostrando un anello tempestato di diamanti e del denaro in contanti per garantire il proprio benestare, crede di avere trovato l’occasione della propria vita per sistemarsi definitivamente. In un certo senso fu proprio così.
Successivamente fu la volta di George Anderson, che ebbe un colloquio con la signora non molto chiaro: Anderson avrebbe dovuto vendere le proprie proprietà e riportare tutto in contanti per sposare immediatamente la signora, ma la cosa non lo convinse e ritornò al proprio podere, lasciando perdere la questione.
Anche Charles Nieburg da Philadelphia si presentò alla porta dopo aver letto l’invitante annuncio, ma a quanto pare si fermò solo una settimana a lavorare, e nulla di più.
A febbraio 1905 è il turno di Christian Hinckley dal Wisconsin, affascinato da questa donna misteriosa, ma anche qui nessun accordo sembra soddisfacente.
A luglio 1905 sembra che qualcosa finalmente stia per funzionare: sono già due settimane che George Barry lavora per la Gunness, ma anch’egli in seguito sparirà dalla vita della fattoria.
Ad agosto è il turno di Henry Gurholt, che trovandosi molto a proprio agio tra la terra ed il bestiame, si fermerà per qualche mese, ma anche questa volta,gli animali della fattoria non godranno più della sua presenza.
Ai primi del 1906 è la volta di Herman Konitzer, che speranzoso di aver trovato un’occasione irripetibile, preleva tutto il proprio denaro e parte per presentarsi a questa ricca vedova, ma ancora una volta, dopo qualche settimana scomparve.
Con il carico di lavoro sempre presente, il figlioletto dei vicini Emil diede una mano per qualche tempo, ma un giorno scomparve nel nulla. La vedova Gunness disse ai vicini che era molto preoccupata dell’assenza di Emil, che non aveva detto a nessuno che non si sarebbe più presentato al lavoro.
IL 26 aprile del 1907 è il turno di un altro uomo di belle speranze, Ole Budsberg, che decide di ritirare anch’egli tutte le proprie finanze e di presentarsi con un grande biglietto da visita. L’intesa sembra raggiungersi, ma a quanto pare, come dirà ai famigliari in seguito, si è recato nell’Oregon per chissà quale motivo. Per l’ennesima volta la vedova deve ripubblicare il solito annuncio sul giornale.
A maggio Belle conoscerà Ray Lamphere, un giovane tuttofare che si troverà bene nella vita di fattoria, e diverrà un lavoratore alle dipendenze della Gunness a tempo pieno. I due passano anche molto tempo insieme tra passeggiate in campagna e piacevoli pomeriggi.
Quando però nel dicembre successivo arriverà Andrew Helgelein dal South Dakota interessato al solito annuncio, Ray chiederà spiegazioni, ma verrà solo allontanato dalla fattoria, riempiendo di maledizioni la Vedova e la fattoria stessa. Ma anche Helgelein nel gennaio 1908 scomparirà, e i vicini raccontano che il giorno dopo la sua scomparsa Belle sia scesa in strada in lacrime, sfogandosi con i vicini, urlando “Quando finirò di imparare? Che male faccio agli uomini per essere trattata in questo? Tutti quelli che ho conosciuto hanno approfittato della mia gentilezza e vulnerabilità, non capisco quale dove volessero arrivare, forse a loro interessavano i miei soldi e non la mia compagnia“.
Infine, a marzo del 1908 si presenta il bracciante Joe Maxon, nuovo tuttofare della famiglia, che rimarrà con loro fino al 28 aprile.
Quella notte, Joe si alza di colpo, scoprendo che la casa è completamente invasa dalle fiamme. Urla a gran voce i nomi di Belle e delle sue figlie, senza ricevere nessuna risposta; decide allora di andare a cercare aiuto, ma quando ritorna sul posto con l’aiuto del villaggio, è ormai troppo tardi per la fattoria.
L’incendio era di chiara natura dolosa, e del fatto fu incolpato Ray Lamphere, per l’astio nei confronti della Gunness per essere stato licenziato con tanta semplicità.
Ma mentre si cercavano i corpi delle vittime, ecco una strana ed inquietante scoperta: posti nello scantinato, mentre i corpi dei tre figli sono carbonizzati ma completi, il corpo della Gunness è privo della testa.
L’orrore nascosto
Le ricerche vengono incrementate, per tentare di ricostruire l’accaduto, ma ecco che qualcosa di non previsto viene raccolto: nel terreno vengono trovati in una zona di terra smossa adibita a discarica dei sacchi che contengono corpi umani smembrati e tagliuzzati, alcuni ricoperti di soda caustica e ridotti a scheletri irriconoscibili.
Il terrore è grandissimo, e subito il paese intero non piange più la vittima. Dato che il fratello dell’ultimo arrivato da Belle, il signor Helgelein, ne aveva denunciato la scomparsa, viene subito da pensare che tra quei corpi vi sia davvero il suo. E visto che tutto il paese osservava come tanti uomini diversi bussassero alla porta e successivamente scomparissero per un motivo o per l’altro senza che nessuno ne avesse più notizia, immediatamente si avvisarono i parenti, grazie alle analisi della corrispondenza di Belle Gunness, la Vedova Nera.
Ci sono circa una quarantina di corpi, anche di ragazzi giovani, e addirittura quello della figlia Jenny. A tutti i corpi sono stati amputati mani e piedi, e un analisi rivela che sono stati precedentemente avvelenati da somministrazioni da stricnina. Le parti perdute venivano con molta probabilità dati in pasto ai maiali.
Come in un puzzle, tutte le tessere della storia della Vedova Nera si dispongono e ci offrono la sua vera storia:
Dopo essere giunta in america nel 1881 su consiglio della sorella, inizia a fare la cameriera. Dopo due anni conosce il sorvegliante notturno Mads Sorensen, che sposerà e con cui adotterà una bambina, Jenny, da un padre rimasto vedovo incapace di badare alla piccola. Dopo qualche anno avrà una figlia da Mads, ma Caroline nel 1896 morirà di colite. Qualcuno sospetta che sia stata avvelenata per le difficoltà economiche in cui riversava la famiglia. Per completare l’opera, appiccano il fuoco alla loro bottega, intascando i soldi dell’assicurazione.
Qualche anno più tardi la situazione è ancora la stessa, nel 1898 il secondogenito muore di colite, la loro casa va a fuoco e Belle incassa ancora una volta il denaro da una frode.
Il 30 luglio del 1900 morirà suo marito. Dopo avergli dato due figlie, da tempo malato di cuore, ma al momento dell’autopsia il medico rinverrà tracce di stricnina nel corpo. Belle si giustificherà dicendo di aver dato una polvere curativa per il raffreddore del marito, e nessuno indagherà mai sul fatto che entrambe le polizze sulla vita del defunto erano state stipulate da poco. Con i soldi la Vedova nera si trasferirà da Chicago a La porte, iniziando la storia che ho raccontato prima.
Questa donna spietata falcerà le vite di chiunque abbocchi al suo amo, illudendo i malcapitati con false promesse di matrimonio e chiedendo di portare il proprio denaro per dimostrare di essere delle persone economicamente e moralmente affidabili. Ad alcuni, come nel caso di Andrew Helgelein, chiederà di non effettuare nessuna transazione in banca, ma di portarsi il contante appresso, nascosto nella biancheria, perchè non si fidava delle banche; la realtà era ben diversa, poichè i parenti di una vittima precedente avevano chiesto notizie del loro caro alla Gunness attraverso le transizioni bancarie.
Nel giardino sono stati trovati più di 40 corpi accertati, qualcuno sostiene che le vittime possano arrivare fino a 60. Ma il dubbio più grande lo solleva Ray Lamphere: dov’è finita Belle Gunness? quello decapitato non è il suo cadavere.
Ray infatti sosteneva che la vera Belle Gunness avesse una grande cicatrice sulla gamba sinistra, che il cadavere non mostrava, e pure la corporatura era diversa.
Non verrà ascoltato ufficialmente per le rivelazioni su Belle Gunness, ma subito si organizza una ricerca per trovare la testa mancante e chiudere la vicenda sulla presunta latitanza: venne trovata infine la protesi dentale di Belle, che il medico disse di riconoscere, ma nessun cranio completo.
Ray verrà processato il 26 novembre 1908, riconosciuto colpevole per l’incendio doloso ma estraneo agli omicidi per mancanza di prove.
Particolari non chiari
Che ruolo ha avuto realmente Ray nella vicenda? Qualcuno sostiene che fosse amante della Gunness, e che avesse complottato con lei l’incendio per poter fuggire insieme. Belle avrebbe ucciso i tre figli con della stricnina, posto quel cadavere decapitato con gli altri e sarebbe fuggita mentre Ray dava fuoco al tutto, ed in seguito si sarebbero trovati in stazione, dove la Gunness avrebbe detto che avrebbe inviato una lettera con successive istruzioni.
Molto probabilmente Ray era invece all’oscuro di tutto ed è stato coinvolto nella vicenda per l’odio noto che provava nei suoi confronti.
Che fine ha fatto la Vedova Nera? il corpo pare non le appartenesse e i denti potevano essere stati lasciati apposta. Nel 1909 verrà riconosciuta da un agricoltore mentre beveva in un bar, e una sua vecchia amica sostenne che Belle era venuta a farle visita più volte.
Anche se nessuno le credette, alla morte di questa donna, Almetta Hay, nel 1916, tra due materassi venne rinvenuto un teschio, molto probabilmente la parte mancante del cadavere decapitato.
Solo leggende o ricordi offuscati? Un’altra tesi misteriosa riguarda il vero sesso di Belle, molto diffusa ma scarsamente verosimile: qualcuno sostiene che in realtà fosse un uomo travestito da donna, per la sua grande forza e corporatura e per un fatto strano avvenuto alla nascita del figlio Philipp: mentre le altre donne gli offrirono assistenza per il parto, Belle fece tutto da sè in casa e quando le donne giunsero lo stesso per evitare disgrazie, trovarono un bambino già lavato e più grande della norma, con una tranquillissima Belle sorridente.
Ogni ricostruzione di eventi del passato è difficoltosa, resa più complicata dalle dicerie, dai dati storpiati, dalle versione differenti e dalle autentiche leggende. Spero di aver però dato un quadro un po’ preciso e verosimile della vicenda di questa incredibile donna, Belle Gunness, La Vedova Nera.
Peter “Pistol Pete” Maravich

The best ball-handler of all time was Maravich. John Havlicek
Eccoci di nuovo con un altro articolo per gli amanti (e non solo) del basket Nba. Oggi, ancora con la collaborazione dei ragazzi del buzzerbeaterblog, vi propongo un personaggio che ha portato il basket ad un livello di spettacolarità che ancora oggi è fonte di ispirazione per molti giovani cestisti: Pete Maravich.

Gli inizi e il college
[...]
Peter Press Maravich, nato in un posto chiamato Aliquippa, dove i più o meno tredici residenti non ne sanno neanche pronunciare il nome, ha cominciato a mangiare pane e basket fin dai 7 anni, quando suo padre, Petar Press Maravich (nome meraviglioso) gli regalò il suo primo Spalding. “Pete si allenava come se fosse posseduto dal Demonio”, raccontò Maravich Sr., “io non gli mettevo neanche un po’ di pressione addosso!”.
Si, storia sicuramente interessante, se non per il fatto che Press Maravich fosse un’allenatore alla Clemson University prima e assistente a North Carolina State University dopo. Occorre rivedere quindi il concetto “Non gli mettevo pressione addosso”, anche perché Pistol, al momento della decisione della carriera universitaria, scelse inizialmente la sua squadra dei sogni, ovvero West Virginia University, salvo poi finire “casualmente” a Lousiana State University. Altrettanto “casualmente”, l’allenatore di Louisiana State University era… Press Maravich.
Nella NBA
Il salto nei professionisti della NBA fu quantomeno ovvio, e Pistol fu scelto alla numero 3 del primo giro dagli Atlanta Hawks, in un draft che vide scelti anche Dave Cowens, Bob Lanier, Geoff Petrie e Rudy Tomjanovich.
Le doti da realizzatore di Pistol non erano di certo un mistero per il mondo NBA, e ogni dubbio sul suo passaggio nei professionisti fu cancellato da una prima stagione incredibile, dove segnò 23,2 punti di media e infiammò il pubblico di Atlanta con le sue giocate spettacolari. Il suo modo di giocare, però, era in forte contrasto con i due veterani e star della squadra, cioè Lou Hudson e Walt Bellamy, che preferivano rallentare, ragionare ed attaccare a difesa schierata.
Pistol però aveva un carisma incredibile, era un personaggio irresistibile e, soprattutto, su un campo da basket si faceva ascoltare a furia di jumper in fadeaway. Come direbbe l’avvocato Buffa “Arrivato tardi quando distribuivano la timidezza”, infatti giocava con il modestissimo numero 44 di maglia, in onore alla propria media punti al college…
L’eredità
Adesso per un momento dimenticatevi delle statistiche, dei numeri, dei punti.
Pensate ai no-look di Magic. Pensate ai fadeaway di Bird. Pensate al ball-handling di Isiah Thomas. Pensate all’agonismo e alla creatività di Michael Jordan. Ora riunite tutto. Quasi ogni aspetto del gioco che conosciamo adesso è stato toccato e modificato da Pistol Pete. Aveva tutto quello che si poteva desiderare in un giocatore: astuzia, velocità, due mani da pianista, rapidità di gambe, intelligenza e visione di gioco.
Una sola cosa gli mancò. La fortuna.
La carriera di Pistol si interruppe bruscamente per gli infortuni, ma era chiaro che un futuro da allenatore gli si sarebbe spalancato davanti. Troppa intelligenza cestistica per non essere messa a servizio di una squadra, magari collegiale. Magari LSU, che nel frattempo gli aveva intitolato l’Arena dove giocavano i Tigers e che lo avrebbe accolto a braccia aperte. Idea splendida.
Ma il destino, quel bastardo beffardo, di idea, ne aveva un’altra.
Il 5 gennaio del 1988, mentre faceva una partitella con degli amici in una palestra della California, Pistol si accasciò di colpo a terra. Ogni tentativo di rianimarlo fu vano.
Pistol morì a soli quarant’anni su un campo da basket. Solo pochi secondi prima esclamò “Mi sento alla grande!”. La causa della morte fu sconcertante: a Pistol mancava un’intera arteria coronarica. I dottori definirono la carriera cestistica di Pistol un “miracolo clinico”.
Io non so quanto miracolosa fu la sua carriera, ma resta il fatto che ad oggi rimane uno dei giocatori più incredibili che abbiano mai calcato un parquet. Rivedendo i suoi filmati oggi mi stupisco ancora di come azioni di ormai quarant’anni fa mi facciano ancora esclamare “Non ci credo”.
E quando vedo Rajon Rondo fintare il passaggio dietro la schiena e concludere con un facile lay-up, penso: “Ragazzo mio, quella la faceva Pistol quando dovevi ancora nascere.”
Mi piace sapere che l’ultimo anno di attività di Maravich sia stato anche l’anno in cui due leggende del basket sono sbarcate in Nba, forse proprio a raccogliere l’eredità di Pistol Pete: Earvin “Magic” Johnson e Larry “The Legend” Bird.
Pete Maravich nella Hall of Fame.
Pete Maravich su nba.com.
Post originale su BBB.
Spider-Man e i suoi 50 anni in mostra al Museo del Fumetto di Milano

WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano ha organizzato per festeggiare i 50 anni di Spider-Man una ricca mostra dedicata al celebre arrampicamuri di casa Marvel. L’inaugurazione della mostra è oggi, 19 maggio, e sarà accessibile fino al 29 luglio.
Durante tutta la durata della mostra saranno organizzati presso gli spazi del museo giornate a tema, feste, incontri con autori, laboratori di disegno e proiezioni.
Oggi, all’inaugurazione che partirà alle 17:30 ci sarà la presenza di diversi ospiti tra i quali Max Pezzali (autore al tempo degli 883 della celebre canzone “Hanno ucciso l’uomo ragno”) e lo sceneggiatore Tito Faraci.
La mostra celebra i 50 anni di Spider-Man esponendo per la prima volta in Italia le tavole originali dei più grandi disegnatori italiani e stranieri della serie, albi rari, gadget, manifesti cinematografici, videogames, giochi da tavolo, memorabilia, action figure, merchandising, il mitico n. 1 e tante altre chicche che faranno restare molti con la bava alla bocca.
Autori e disegnatori durante gli incontri racconteranno l’Uomo Ragno, i suoi amici e nemici, i suoi autori, le sue avventure e le sue tantissime apparizioni in un percorso che si snoda lungo i 50 anni più avventurosi della storia del fumetto: dal rarissimo albo americano con la prima apparizione del personaggio (il n. 15 della serie Amazing Fantasy del 1962), al primo numero italiano (edito da Corno nel 1970), fino a quelli che hanno fatto la storia della serie, compresi gli speciali dedicati alla tragedia dell’11 settembre o a quello più recente che vede comparire perfino il presidente Obama. Il cinema e l’animazione saranno protagonisti con rari manifesti cinematografici (collezione Atelier Gluck Arte) e contributi video tratti dalle serie televisive più o meno note.
In esclusiva per la mostra, grazie alla collaborazione di Disney Italia, si potranno vedere alcune sequenze in anteprima della nuova serie animata Ultimate Spider-Man prossimamente in onda su Disney XD.
Nel corso della manifestazione, inoltre, si terrà un incontro con lo staff di Panini Comics in cui l’editore presenterà le novità che attendono i lettori per i prossimi mesi. Alla presentazione parteciperanno alcune delle matite italiane che hanno disegnato Spider-Man per la Marvel.
Quindi in poche parole avete l’occasione di vedere questa promettente mostra su Spider-Man dal 19 maggio al 29 luglio al WOW Spazio Fumetto – Museo del Fumetto di Milano che si trova in Viale Campania 12.
Il costo dell’ingresso è di 7,00 euro intero e di 4,00 euro ridotto e gli orari della mostra sono i seguenti:
martedì-venerdì 15.00-19.00 – Sabato e domenica: 15.00-20.00 – Lunedì chiuso
Per ulteriori info consultate:
Sito ufficiale WOW Spazio Fumetto
Sito ufficiale della mostra dedicata a Spider-Man.
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