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  • I Pilastri della Terra di Ken Follett

    1 Avatar di Sakurambo Sakurambo 11/05/12 12:32 PM 1 settimana fa 113

    Il più bel romanzo della letteratura moderna (DM)

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    L’Autore


    Come note biografiche è doveroso aggiungere che Ken Follett (d’ora in poi lo citerò come KF) è nato a Cardiff il 5 giugno del 1949 ed è laureato in Filosofia e, dopo aver fatto il giornalista per diversi anni, inizia a scrivere i suoi primi romanzi “nascondendosi” dietro a pseudonimi quali Simon Myles, Bernard L. Ross, Zachary Stone e Martinsen ma il suo primo grande successo l’ha ottenuto pubblicando, con il suo vero nome, La cruna dell’ago nel 1978 (ho la prima edizione italiana che culo!).

    Ho conosciuto KF quando, quattordicenne, leggevo merda libri come il ciclo di Shannara e “capolavori assoluti” come i Libri Game di Lupo Solitario; poi un giorno, in crisi esistenziale, decisi di trafugare la libreria di mio babbo e cosa trovai? La cruna dell’ago e fu subito “amore”.

    KF a mio avviso riesce benissimo ad inserire ogni sua “storia di fantasia” in un contesto storico ben preciso e con riferimenti storici reali e dato che il NSFW non deve MAI mancare, riesce a descrivere scene di sesso incredibili – io sono arrivato a pensare che lui nella RL sia uno sessualmente frustrato perché descrive scene di sesso assurde in posti assurdi

    in tutti i luoghi e in tutti i laghi
    ma questa è un’altra storia.

    KF scrive romanzi quasi esclusivamente a sfondo spy-thriller ma ambientandoli in periodi storici sempre diversi. Passa dall’Inghilterra medievale (I pilastri della Terra) all’Europa della Seconda Guerra Mondiale (Il volo del calabrone) fino all’Afghanistan dei giorni nostri (Un letto di leoni) e affronta temi molto moderni come la clonazione (Il terzo gemello) e le Biotecnologie (Nel Bianco).

    La sua ultima opera pubblicata è il primo di tre volumi, La Caduta dei Giganti, con cui KF si è prefissato l’obiettivo di raccontare le vicissitudini di diverse famiglie sia europee che americane a partire dall’inizio del secolo scorso fino a…non si sa, non ho voluto leggere le recensioni dei successivi romanzi che usciranno nel 2012 e 2014.
    Mi sembra ora il momento di inoltrarci nel mondo de I Pilastri della Terra

    La Trama


    Per ovvie ragioni, le parti di trama più “importanti” le ho messe in spoiler, così chi vorrà leggere il libro nonostante grazie alla mia recensione, non avrà “brutte” sorprese.
    Il romanzo si svolge quasi esclusivamente in Inghilterra agli inizi del XII secolo – precisamente a Kingsbridge (nome di fantasia creato da KF) nella regione del Wiltshire – con qualche puntatina in Francia e Spagna.
    La storia comincia nel 1123 con una impiccagione (cominciamo bene!) proprio nel paesello di Kingsbridge. La vittima è Jack, un cantastorie vagabondo. L’impiccagione è pubblica e tutta la popolazione viene invitata per assistere all’evento. Durante la “cerimonia” dell’esecuzione, una donna rivolge le sue maledizioni verso coloro che hanno condannato il cantastorie: un prete, un cavaliere ed un frate.

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    La linea narrativa principale del romanzo racconta delle vicissitudini di Tom “Il Costruttore”, della sua famiglie e della volontà del protagonista (e della sua progenie) di costruire la più bella e grandiosa cattedrale di tutto il mondo mentre le loro vite e i loro destini sono sempre in balia dei capricci dei nobili regnanti che si contrappongono al Clero “regnante” altrettanto capriccioso.

    Non mi dilungherò oltre con la trama, vi basti sapere che la storia è infarcita di:
    - riferimenti storici davvero notevoli e precisi,
    - nozioni di ingegneria edile dell’epoca (se vi piacciono le cattedrali gotiche, questo è il vostro romanzo)
    - scene NSFW vintage a profusione,
    - scontri tra cavalieri e battaglie tra eserciti con annesse strategie di battaglia,
    - intrighi di corte e scene in stile “Uccelli di Rovo”,
    - arrivismo e opportunismo del clero,

    - collera divina, fuoco e zolfo che piovono dai cieli, fiumi e oceani che bollono, quarant’anni di tenebre eruzioni e terremoti, morti che escono dalle fosse, SACRIFICI UMANI, CANI E GATTI CHE VIVONO INSIEME!

    Ehm forse mi sono lasciato prendere dal catastrofismo epico ma vediamo chi riconosce la citazione.

    La storia si conclude nel 1174 con Mostra Spoiler ▼

    Ovviamente nelle 800 pagine circa di romanzo, le parti più avvincenti sono gli intrighi, gli “inciuci”, i tradimenti, le amicizie e le vendette che KF è riuscito a incastrare perfettamente in una linea storica e con riferimenti a personaggi realmente esistiti.

    Lo Stile

    In questo romanzo, il nostro KF utilizza tutte le frecce che possiede. Utilizza “stili” diversi a seconda della situazione che descrive. Passa da uno stile “morbido” e “dolce” quando descrive l’amore che la madre prova per i propri figli a un altro “asciutto” e “rude” quando descrive la spietatezza del Clero e dei Nobili.
    A mio avviso è un romanzo perfetto. Rispecchia il mio gusto in toto e mi ha addirittura fatto piacere l’architettura gotica grazie al capacità di KF descrivere sia la passione del protagonista che il vero e proprio modus operandi della tecnica di costruzione.

    Conclusione


    Ovviamente questo è il romanzo che più mi è piaciuto tra tutti quelli che ho letto. Non sono un lettore assatanato, leggo circa 20-25 libri all’anno anche se adesso, dall’alto dei miei 25 anni da lettore (l’età anagrafica è ben più alta) comincio ad essere in crisi di titoli.

    Purtroppo sono un po’ settoriale e schizzinoso nella lettura; non mi piacciono tutti i generi, la Kinsella la brucerei in una pira nazista così come Stephany Meyer e se non le conoscete, “good for you”! Ma questi sono solo esempi.

    KF mi è piaciuto da subito ma, con I Pilastri della Terra, mi ha fatto davvero volare con l’immaginazione in un modo così profondo che raramente mi accade; sono davvero pochi i romanzi che mi sono entrati così nel profondo (nah ha troppe pagine il tomo per “il profondo” che intendete voi).

    E’ doveroso citare anche la serie Tv tratta dal romanzo e intitolata “The pillars of the earth”, 8 puntate e passa la paura. Una serie TV davvero molto fedele e ben fatta; a mio avviso nettamente superiore al fantasmagorico/famigerato (scegliete voi) GoT. Tra i protagonisti ci sono: Ian McShane (il Barbanera dell’ultimo Pirati dei Caraibi) Matthew Macfadyen (lo Sceriffo di Nottingham nel Robin Hood con Russel Crow) Hayley Atwell (la gnocca di Capitan America) e Donald Sutherland che non ha bisogno di presentazioni.

    Fonti:
    - Ken Follet – Biografia e Bibliografia
    - I Pilastri della Terra
    - Altre info varie

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  • Player One di Ernest Cline

    54 Avatar di netfranz netfranz 9/05/12 6:39 PM 1 settimana fa 19

    Inizio subito col dire che ho cercato in lungo e in largo qua sulla Lega un articolo che parlasse di Ernest Cline e del suo romanzo d’esordio, Player One.
    Tristemente non ho trovato nulla, e sinceramente non mi capacito di come un’opera del genere non sia menzionata neanche una volta, quindi vorrei colmare questa grave lacuna.

    Di cosa parla Player One? Di un futuro abbastanza fosco, di realtà virtuale, di un ragazzo povero che combatte contro lo strapotere di una multinazionale.
    Se la trama vi sa di già visto, beh, probabilmente è vero: gli stilemi classici del cyberpunk ci sono praticamente tutti; ma questo libro non va letto per la trama, va letto perchè Cline attraverso il suo romanzo voleva scrivere una dichiarazione d’amore: una dichiarazione d’amore verso la cultura pop, soprattutto quella degli anni ’80.
    Ecco quindi che la storia è infarcita di citazioni d’ogni genere: classici videogiochi a 8 bit soprattutto, ma anche film, musica e gdr. Scoprirle tutte è una goduria, mentre altre situazioni in cui si vengono a trovare i personaggi ti lasciano un sorriso ebete stampato in faccia mentre pensi “questo l’avrei fatto anch’io!”.
    Ci sono anche velati riferimenti all’attualità, e alcuni personaggi del libro si rifanno palesemente ad alcuni geek leggendari del nostro tempo.
    In parole povere, se Player One fosse un articolo della Lega sarebbe taggato :nt: , dovete assolutamente leggerlo :D

    Nell’approfondimento trovate la trama (presa da Wikipedia)

    Mostra Approfondimento ▼

    La scheda di Player One su Anobii

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  • Q

    6 Avatar di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 9/05/12 2:55 PM 1 settimana fa 116

    Una boiata, proprio come Q (Libero su Altai)

    Non so farti una lista dei miei 10 libri preferiti, però il primo è Q. (Io su Q)

    Un po’ di tempo fa si discuteva sul fatto che la lega dovesse avere o meno recensioni di libri.
    Io ero per il partito del no (il mio profondo pensiero era circa: “a me non me ne frega un cazzo di cosa leggete voi perché a voi dovrebbe importare di cosa leggo io?” e “questo non è un cazzo di sito di recensioni”), in ogni caso fare un tentativo non è un gran danno, inoltre ho scritto un post che si rifaceva molto a uno dei miei libri preferiti quindi se devo fare un try one shoot tentativo tanto vale farlo con un libro che, secondo me, merita davvero (e anche per evitare altri commenti del tipo “ho letto Altai adesso leggo Q” voi volete distruggere l’ordine del mondo!).

    L’Autore

    Non si può parlare di Q prescindendo dal suo autore.
    Q è scritto da Luther Blisset, Luther Blisset però non esiste.
    Luther Blisset è un nome multiplo, usato per decine di pubblicazioni e da svariati performer che si rifacevano a una tradizione anarchica tra gli anni ’80 e gli anni ’90 soprattutto nei paesi anglosassoni.

    Gli autori di Q sono il collettivo Wu-Ming (altro nome multiplo) che in cinese significa “senza nome” oppure “cinque nomi” la base del collettivo sono infatti 5 persone.
    I loro nomi non sono un segreto ma le loro opere vengono prodotte sempre come Wu-Ming o di volta in volta Wu-Ming1, Wu-Ming2 etc.

    Sono un gruppo estremamente attivo con diverse iniziative e molto prolifico avendo scritto, oltre a romanzi, anche racconti, articoli, saggi e quant’altro.

    Il loro orientamento e le loro idee possono piacere o meno (a me piacciono) ma è innegabile il loro impegnarsi in prima persona, ad esempio considerano la cultura un bene libero per chiunque e ogni volta che pubblicano un romanzo lo pubblicano in contemporanea sul loro sito, in formato pdf, liberamente scaricabile da chiunque.

    La Trama

    Onde evitare ogni spoiler mi terrò estremamente sul vago.
    Q è un romanzo storico, ambientato nel 1500.
    La ricerca storica per scrivere questo romanzo è stata estremamente accurata e ha impegnato gli autori per anni, questo traspare molto bene nel testo.

    Il libro racconta di un viaggio.
    Il protagonista è “senza nome” o meglio attraverso il romanzo cambia nome in continuazione.
    Lo modifica per varie ragioni, solo all’inizio usa il suo nome reale, da li in poi lo abbandona senza più riesumarlo.

    Il protagonista è uno studente di teologia, mosso da fede ma anche da curiosità, e proprio questo suo incessante ricercare lo porterà a vagare per l’Europa a unirsi di volta in volta a culti e sette che si formavano negli anni della Riforma e della Controriforma, a prendere parte agli eventi di quegli anni turbolenti (tra cui appunto la rivolta di Munster) a interrogarsi su cosa sia la fede, dio e su cosa sono invece gli uomini.

    L’altro grande protagonista è Q, il cacciatore di eretici.
    Q si palesa nel romanzo solo attraverso delle ricercatissime missive che inoltra al suo superiore, il cardinale Carafa, per monitorare la situazione in Europa.
    Impossibile farsi un’idea di chi sia, il tono volutamente aulico delle lettere nasconde la sua identità.
    In ogni caso è un uomo scaltro, non sappiamo quanto devoto, è una spia attenta, un abile tessitore di intrighi, artefice dei fallimenti di molti dei piani del protagonista, sebbene nemmeno lo conosca e giochi su una scacchiera ben più alta, dove i pezzi sono interi stati o intere confessioni religiose e non semplici uomini, dove la religione non è solo fede ma, soprattutto, politica e potere.

    Intorno a questo binomio si muovono molti altri comprimari, la maggior parte di loro figure storiche, artefici, vittime e carnefici dei grandi sconvolgimenti europei di quegli anni.

    Ovviamente non vi dico come finisce, la fine, almeno per me, è stata un incredibile scelta stilistica.
    Molti dicono sia un po’ scontata (comunque è pur sempre un romanzo storico) ma io l’ho apprezzata moltissimo.

    Q ha un “seguito” ossia Altai.
    Altai in realtà (nonostante le mie sparate) può essere tranquillamente letto come romanzo a se stante senza nulla perdere, per certi aspetti anzi vi eviterete di doverlo confrontare a Q, confronto da cui non ne esce benissimo, pur essendo un bellissimo libro anche lui ;)

    Lo Stile

    Lo stile è la terza componente che rende questo romanzo così particolare.
    Essendo scritto da più autori, il modo di descrivere le scene, le persone, i luoghi, cambia di volta in volta, a volte all’interno dello stesso blocco narrativo.
    All’inizio l’effetto è stordente ma poi si amalgama perfettamente al tipo di narrazione rendendola sempre diversa, sempre vivida.
    Una scelta che richiede un’altissima preparazione per riuscire a mescolare i vari modus senza che questi creino delle barriere alla comprensione del testo.
    C’è da dire in ogni caso che tutti gli autori sono ottimi scrittori e la narrazione ne guadagna (per dirla con Aristotele “il risultato è migliore della somma delle sue parti”).

    Conclusione

    Bene, avrete capito che sono di parte, il che è ovvio, ognuno legge i libri che gli piacciono.
    Io sono un lettore medio, leggo tra i 25 e i 30 libri l’anno e non ho una formazione letteraria.
    Prendete quindi tutto quello che ho scritto e buttatelo via, è incredibilmente complesso scrivere di un romanzo come Q e io non sono di sicuro la persona più adatta.
    Detto questo, lo considero un capolavoro.
    Uno di quei libri che mentre li leggi pensi “speriamo che nessuno ne tragga mai un film perché farebbe cagare” e che man mano che ti avvicini alla fine, e vedi la parte ancora da leggere diminuire rapidamente, vorresti che fosse più lunga, che durasse ancora centinaia di pagine… fino all’ultima sera, quando sai che finirai il libro, e quindi te la prendi comoda, assapori i capitoli finali con calma, facendoli durare e riscorrendo mentalmente tutto il viaggio che il protagonista e tu avete appena finito di fare assieme.

    Il sito di Wu-Ming
    La pagina dove downloaddare gratuitamente le opere se avete il pene piccolo le braccine corte

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  • Rayman Origins – Recensione

    6 Avatar di ilsologheo00 ilsologheo00 3/05/12 3:42 PM 2 settimane fa 14

    Ma cosa è? Una melanzana antropomorfa?

    Nei primi anni novanta il mondo dei videogiochi era principalmente legato ad una immagine di giochi a scorrimento orizzontale, per lo più di tipo platform. Sia che fosse un idraulico, sia che fossero dei tizi nerboruti che picchiavano, sia che fossero dei cowboy quello che contava era farsi strada fra vari ed impervi livelli per affrontare il boss che puntualmente si presentava alla fine dello stesso. Erano altri tempi, in cui la semplicità e l’immediatezza contraddistinguevano i vari titoli, in cui non c’erano storie troppo complesse e semplicemente ci si svagava nel modo più puro possibile.Rayman Origins fa proprio questo.

    Rayman Origins fa proprio questo. Ci catapulta indietro di 21 anni e ci fa riassaporare quei particolari momenti.
    Ci catapulta indietro di 21 anni e ci fa riassaporare quei particolari momenti.
    Oramai ci hanno abituati a mondi distrutti, cupi, in cui i sorrisi diventano delle urla e in cui l’innocenza delle passate epoche videoludiche è oramai dimenticata, atrofizzata.
    E’ davvero possibile che un gioco riesca a ricatturare tutti quegli elementi che hanno spinto l’intera industria dei videogiochi nei primi anni della sua vita, pur mantendendo caratteristiche e un livello tecnico che sia degno del severo giudizio moderno?
    La risposta è facile. Si.

    Prime impressioni

    In molti modi il gioco che ci si para innanzi rappresenta il pacchetto artisticamente più coeso e perfettamente orchestrato probabilmente degli ultimi anni, il tutto considerando i notevoli sorrisi che il titolo riesce a strappare a chi ci si approccia. Di fatto è come se l’art directo Michael Ancel avesse fatto un piccolo disegno su un foglio di carta e poi ci avesse costruito un mondo vibrante attorno, riuscendo nell’arduo compito di non abbandonare mai la sua idea originale.
    Il tutto viene realizzato dalla grafica 2D più bella vista nel corso degli ultimi 10 anni. Si sa, in questo caso non è il foto realismo che fa gridare al miracolo, quanto piuttosto le scelte artisitiche, i “disegni” veri e propri che caratterizzano sfondi, nemici, ambientazioni. Anche in questo campo Rayman Origins eccelle.

    Grafica e gameplay

    Ci sono momenti di caos totale in cui gli elementi di sfondo si mischiano con quelli in sovra impressione, di fatto causando una leggera confusione nel giocatore al primo approccio, ma basta davvero poco perché il senso di stupore lasci posto allo stupore ed all’ammirazione con cui sono realizzati tutti i dettagli di gioco. Non lo nego, parecchie volte sono morto in modi ridicoli perchè mi ero fermato ad ammirare quello che circondava il mio personaggio. E fidatevi, capiterà anche a voi, ma purtroppo il gioco non ve lo permetterà quanto volete. I livelli diventano mano a mano sempre più complessi e richiederanno una conseguente maggior attenzione sia nella gestione dei movimenti del personaggio, sia nel scovare dove sono nascosti i vari Looms (la risposta di Rayman alle monete di Nintendiana memoria) per ottenere il punteggio massimo alla fine del livello.
    Personamente ho rifatto i medesimi livelli almeno due volte, la prima volta mantenendo un ritmo più tranquillo, esplorando ogni singolo anfratto e godendomi il paesaggio, la seconda volta correndo come un pazzo, calcolando meticolosamente ogni singolo movimento, per raggiungere l’obiettivo di finire il livello entro un determinato tempo minimo.
    La fine di ogni singolo schema vi conferirà una valutazione basandosi su di un semplice medaglione, che andrà a completarsi mano a mano che vengono raggiunti determinati obiettivi, che vanno dal raccogliere un determinato numero di Looms alle classiche sfide a tempo, passando per la ricerca di tutte le gabbie segrete contenenti simpatici esseri rosa.

    Se la modalità single-player sazierà la vostra voglia di platform “classici”, sarà il multi-player che vi darà il massimo grado di divertimento

    Se la modalità single-player sazierà la vostra voglia di platform “classici”, che nel 2011 sono totalmente mancati nel mercato delle console casalinghe (non è stato rilasciato nemmeno un classico Super Mario 2D), sarà il multi-player che vi darà il massimo grado di divertimento, con maledizioni ai vostri amici e con un sacco di risate prendendo di fatto parte ad uno dei multiplayer (locali) più divertenti di questa generazione.
    A onor del vero bisogna dire che questa parte prende molto spunto da New Super Mario Bros. Wii, ma allo stesso tempo non risulta una mera copia, se non nelle meccaniche, perché è dalla base che il prodotto prende le distanze, nonostante la categoria di appartenenza dei due titoli sia la medesima.

    Innovazione conservativa

    Non ci sono devi veri e propri power-up che devono essere raccolti durante i livelli, ma semplicemente vengono imparate delle nuove abilità durante tutto il gioco, e tali mosse una volta apprese non vi lasceranno mai più, in modo da poter riaffrontare gli schemi precedenti con più stile e precisione.
    Ogni ambientazione offre diverse tipologie di personaggi autoctoni, giganteschi peperoncini che dormono in pentole bollenti, pinguini che pattinano sul ghiaccio, arance e limoni da cocktail irti di spine; le cose non cambieranno quando ci ritroveremo in groppa a gigantesche zanzare con le quali affrontare ambientazioni aeree.
    Sicuramente uno dei grandi punti forza del gioco è dato dalla colonna sonora, totalmente originale e particolare. La maggior parte dei brani sembrano quasi “cantati” dalle varie creature che incontriamo e ci rimarranno in testa più di quanto vorremmo (mio particolare plauso va alle musiche dei livelli con la zanzare e a quelle dei livelli messicani).

    La maggior parte dei brani sembrano quasi “cantati” dalle varie creature che incontriamo
    Se si ha la pazienza di esplorare tutti i livelli i giocatori vengono premiati con delle piccole perle di difficoltà e di level design: i cosiddetti “Treasure chase”. Come il titolo suggerisce sono dei “semplici” inseguimenti di uno scrigno attraverso livelli costruiti ad hoc per farvi lanciare nel peggiore dei turpiloqui, dove l’errore è severamente punito e dove tutti i vostri riflessi verranno messi a dura prova, senza nemmeno permettervi di sbattere le ciglia per un secondo.
    Nonostante questi rari momenti il gioco comunque non risulta mai tremendamente difficile, anzi, risulta ben bilanciato nella sua progressione (eccezione fatta per l’ultimo super-mega-iper livello segreto. Li sono TANAMADANE che si sprecano).

    Conclusioni

    In definitiva ci sono una moltitudine di livelli da esplorare, boss fight particolarmente ispirate, skin per i personaggi principali da sbloccare, livelli segreti e ore di sano e piacevole svago. Rayman è come se fosse un dipindo vivente, in cui i colori accesi vibrano energia ed in cui il videogioco sembra avere trovato la sua origine primordiale, in cui la semplice pressione di un paio di tasti è sufficiente per godere appieno di tutto quello circonda il giocatore, senza la velleità di farci applaudire a storie magistralmente orchestrate o a texture iperrealistiche, semplicemente facendoci fare qualcosa che forse avevamo dimenticato tempo fa: giocare.

    Come suggerito da @Pedro99 vi inserisco anche il link Steam per acquistare il giuoco!

    via IGN | Gametrailers

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  • Nokia Lumia 800: Impressioni d’uso

    1 avatar Mastrox 28/04/12 11:12 AM 3 settimane fa 32

    Avete presente quando ripetete una parola così tante volte, da farle perdere il significato? Aiuola ad esempio. Se la ripetete almeno 10 volte, scoprirete che è una parola inutile, piena di vocali che nessuna parola voleva e dimenticherete la cosa che dovrebbe raffigurare. La stessa cosa può succedere anche con altre raffigurazioni, oltre alle parole anche con i loghi.

    È il motivo principale per cui nelle tastiere Mac degli ultimi anni, il tasto command ha il simbolo dei posti interessanti nelle strade svedesi al posto della mela morsicata. (NdItomi: in realtà il logo del Command c’è praticamente sempre stato ed è sempre stato questo: ⌘, dal 1980 con l’Apple III)

    Questa introduzione è per giustificare il fatto che abbia provato, e stia usando attualmente, un telefono con il logo di Windows, di cui vi sto per parlare. (NdItomi: nostra recensione Windows Phone 7.5 Mango)

    Cominciamo col dire che ho sempre odiato i Windows Phone, provati, usati e inesorabilmente scartati. Ogni tanto nei miei incubi peggiori il mio smartphone attuale si trasforma in un Qtek 9090, in quel momento mi sveglio di colpo sudato chiedendomi dove sono, ma questa è un’altra storia.

    Ho sempre messo Symbian davanti a Windows Phone, successivamente iOS davanti a Symbian ed infine Android davanti ad iOS, questo per quanto riguarda il mio personale uso, ritengo sinceramente che ognuno abbia le proprie necessità ed ogni sistema operativo, mobile o meno, debba rispondere a queste. Per cui, se vi aspettate una guerra di OS in questo articolo non ne troverete.

    Il Nokia Lumia 800 ha un form factor IMHO eccezionale, copiato dal Nokia N9 che ha ricevuto il D&D Product Design, le dimensioni sono giuste per usarlo con una sola mano, il policarbonato trasferisce a chi lo usa una sensazione di solidità senza andare ad incidere troppo sul peso.

    Il display è un AMOLED coperto da un Gorilla Glass leggermente bombato, arrotondato agli angoli. I tasti sono solo sul lato destro, ed è l’unica cosa che non è al livello costruttivo del resto del telefono, hanno troppo gioco laterale dando per altro un brutto feedback quando vengono premuti.

    La qualità della fotocamera è in linea con quella degli smartphone concorrenti.

    Fastidiosa la scelta di adottare la MicroSIM, perché ho dovuto cambiare la SIM e probabilmente la dovrò ricambiare quando tornerò ad Android, ma questa è una mia opinione. (NdItomi: consiglio, se pensate di cambiare spesso telefono, di comprare un semplice adattatore o un taglia SIM, ne ho parlato qua)

    Insomma, l’hardware c’è tutto e finalmente si è riusciti a fare un telefono esteticamente dissimile da quelli visti fin’ora. Ok, l’hanno copiato dall’iPod Mini, ma quello non era un telefono quindi non conta.

    Velocità del processore, quantità di RAM etc. etc.. li trovate nelle varie schede tecniche, personalmente non mi hanno mai interessato quanto il reale utilizzo del dispositivo. Se un telefono è veloce e riesce a starmi dietro, non mi interessa se monta il Motorola 68k. E questo Nokia è veloce per davvero.

    La reattività dell’intero sistema è molto alta, sia nei menu, sia che si legga la mail, sia che si navighi in internet (no, niente contenuti flash), il touch reagisce immediatamente e senza alcun lag. Il sistema operativo è stato pensato per funzionare a “Tiles”, icone quadrate o rettangolari di dimensioni predefinite.

    Il risultato è un’interfaccia elegante, minimale e molto funzionale. Le Tiles oltre ad essere icone sono anche uno strumento di notifica, poco efficace perché lento e soprattutto inutile se metto una Tile in fondo allo schermo.

    Le applicazioni che ho provato hanno mantenuto tutte lo stile del sistema operativo. Sono molto contento di questa cosa, perché diversamente da molte applicazioni Android (e qualcuna iOS), non ho trovato nessuna applicazione con una brutta interfaccia.

    La gestione delle mail è molto bella, facile ed intuitiva. Anche gli effetti grafici sono belli, il giusto per farvi sentire Neo quando il vostro vicino di treno sbircia cosa state facendo sul telefono.

    Se poi siete Facebook addicted, Windows Phone ha pensato proprio a voi. La correlazione tra il social network e il sistema operativo è qualcosa di totalizzante. Una volta collegati saranno indissolubili, ci sarà una Tile che mostrerà la vostra immagine e vi notificherà tutto quello che vi riguarda.

    Nei contatti poi, troverete tutti i cazzi degli altri, che è sostanzialmente il motivo per cui siete così addicted a FB. Nella scheda della rubrica di un vostro contatto ci saranno le sue foto profilo, le sue foto in generale, i suoi cambiamenti di stato e via dicendo. Praticamente potrete fare tranquillamente finta di lavorare come dei matti col telefono senza che il vostro sempre più stalker vicino di treno veda l’interfaccia di facebook giudicandovi. Perché è quello che fa il vostro vicino di treno.

    Quindi se avete comprato un Nokia Lumia, fermatevi qui. Siate contenti dell’acquisto fatto e sperate che sempre più sviluppatori perdano tempo programmino per il vostro dispositivo.

    Ora che ci siamo liberati di chi ha speso una cifra considerevole per questo telefono, possiamo parlare della grigia mediocrità dello stesso.

    Le Tiles sono belle, ma il sistema di notifiche di Windows Phone è qualcosa che andrebbe studiato a fondo per evitare di commettere gli stessi errori.

    Usando il telefono, ogni tanto compare (giuro sembra totalmente casuale) la barra di notifiche come dovrebbe essere. Con lo stato della batteria, del wifi e del BT. In genere questa barra è nascosta. La si vede solo a telefono bloccato.

    Quando si blocca il telefono, il wifi si spegne per risparmiare batteria, precauzione inutile perché il telefono consuma più di una Golf GTI. Le notifiche di mail, ed SMS compaiono nella schermata di sblocco, per altro in basso, e nelle Tiles. Se si mette la tile degli sms in coda a tutto il resto e si sblocca il telefono, il messaggio che è arrivato si perderà irrimediabilmente.

    Notifiche di whatsapp? Solo nella Tile, non nella schermata di sblocco, non nella barra di notifiche che compare a caso, niente!

    Quindi credo che sia così per tutte le applicazioni non native. Parlando di applicazioni e di interfaccia, avere le applicazioni tutte uguali, bello sì, per la prima settimana.

    Il problema è che dopo una settimana di utilizzo comincia ad essere un’esperienza di uso molto monotona… insomma tutte le applicazioni con lo stesso font, gli stessi tasti e gli stessi colori… Tutte, tranne che la mail.

    Lo sfondo nero su tutto il sistema operativo, quando apri la mail, diventa bianco. Così, tanto per dare fastidio. L’applicazione per fortuna è buona, salvo che per una cosa. Lo stramaledetto tasto “aggiorna”. E’ lì tronfio del suo esistere, dove ci sono gli altri tasti funzione.

    Il problema è che non è stato messo per obbligare il programma ad aggiornare la mail, ma per obbligare TE a farlo. Mi spiego.

    Tiro fuori il telefono e mi accorgo di avere tre mail. Sblocco il telefono, entro nella mail e sono Google Music che mi avvisa di offerte di cui non posso usufruire, una notifica di Facebook di un invito a farmville, e una mail di spam. Okay.

    Cancello tutto ed premo il tasto per tornare al menu. In quell’esatto momento, il troll del tasto “aggiorna” comincia a ridere. Io non capisco il perché e lo ignoro. Vado al computer, apro la mail e ho le stesse tre mail da leggere. Perché?! Perché non ho premuto aggiorna. Che senso ha? Nessuno!

    Veniamo a Facebook così insediato nel sistema. La cosa è apprezzabile. Tranne per chi Facebook non lo usa. Per avere una gestione della rubrica degna di tale nome, uno deve usarlo, altrimenti è una rubrica alla pari del 3310. Non si possono nemmeno mettere due campi “cellulare” ad un contatto. Ho dovuto riesumare la voce “cercapersone”. Comunque anche per chi lo usa non è che sia una funzione da utilizzare troppo.

    Seduti al cesso trono, basta passare 15 minuti a farvi gli affari altrui, che salta una tacca di batteria. E te ne accorgi solo quando blocchi il telefono! Infine, una parola di sconforto per questo legame tra Sistema Operativo e account Mail.

    In iOS non puoi fare a meno di un account Apple, che ti garantisce una mail in iCloud. Mail senza pubblicità con molte funzioni e ottima da utilizzare. Bene. In Android, se non hai un account Google, sei tagliato fuori. Però l’account Google ti dà tutti i servizi del mondo, gratuitamente, senza esagerare con la pubblicità. Ora, ognuno di noi ha un account “live”. Non negatelo.

    L’avete perché è il vostro primo account. Quello di hotmail, quello con cui vi loggavate in msn messenger, perché su ICQ non c’era gnagna. Adesso è lì, dimenticato. Arrivano solo mail finte di amici al quale è stato cracckato l’account, di donne vogliose ed inesistenti e di venditori di Viagra. E’ lì dormiente da 10 anni o più. Ed è la prima cosa che vi chiede il Windows Phone quando lo accendete la prima volta. E’ davvero questo il primo passo che volete fare con il vostro nuovo Smartphone?

    Quindi cosa rimane? Rimane un buon hardware legato ad un buon software, che potevano entrambi essere ottimi se almeno la batteria arrivasse a fine giornata. Rimane un telefono esteticamente bello, che vi farà sentire più hipsterdelcazzo e meno mainstream.

    Rimane, purtroppo, un incompiuto. Una base su cui partire per fare un sistema davvero completo. Sempre che qualcuno voglia comprarne un altro dopo aver fatto da beta tester per questo, pagando.

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