Sprazzi di Grouchomicon: nel carnevale umano al fianco di Dylan Dog #LegaNerd

Abbiamo letto due dei tredici albi che compongono una folle raccolta dedicata al celebre e logorroico assistente dell’Indagatore dell’Incubo. Dal fantasy di Jacopo Camagni e Marco Bucci all’avventura urbana di Giacomo Bevilacqua, ecco un assaggio degli sperimentali grouchini.

Se è vero che Charlie Chaplin arrivò terzo ad un concorso di sosia di Charlie Chaplin, allora possiamo credere a tutto, possiamo ridere di tutto, e abbandonarci all’assurdità della vita.

Lo strambo signore baffuto di cui stiamo per parlare alle gare di sosia ci partecipa davvero, e ha fatto dell’assurdo la sua involontaria ragione di vita. Forse per esorcizzare i mostri con cui convive, forse per mitigare l’incubo in cui è immerso ogni volta che qualcuno suona al suo campanello urlante.

Così è la vita per Groucho, il mitico assistente di Dylan Dog assai simile al comico Groucho Marx, uomo dotato di un senso dell’umorismo discutibile e morbosamente attaccato ai giochi di parole. Da sempre ligio al suo dovere di spalla (comica) e di fedele lanciatore di pistole nei momenti più critici dell’Indagatore dell’Incubo, Groucho non può che essere un enorme stimolo per la creatività degli sceneggiatori che hanno fatto un salto dalle parti di Craven Road.

Non solo per cimentarsi in un esercizio di stile, non soltanto per il gusto di una freddura riuscita o volutamente squallida, ma per ispezionare una personalità complessa e intrigante. Imprevedibile eppure uguale a se stesso, affidabile eppure inquietante, Groucho è uno dei personaggi più pirandelliani creati da Tiziano Sclavi quando, nel settembre del 1986, diede vita alla sua mitologia dylaniata.

Cosa si nasconde dietro quella losca figura? Che problema ha quell’uomo? Perché non smette mai di recitare? Potrà mai essere serio? Nasce da qui il bisogno di esplorare i mille volti possibili dell’occhialuto assistente di Dylan Dog. Bisogno soddisfatto dal Grochomicon, raccolta di tredici albi di 32 pagine (tranne uno di 16) che vanno a comporre il Libro Maldetto delle Risate. Attraverso tredici storie scritte da autori non convenzionali, alcuni dei quali alle prime armi con l’Indagatore dell’Incubo (Sio, Zerocalcare, Maicol & Mirco, il mitico Giorgio Cavazzano) scopriamo come quel carnevale umano di Groucho si presti a infinite declinazioni, a storie di genere completamente diverse che, nonostante tutto, non snaturano l’assurda personalità del nostro.

Per una volta il romantico e tormentato Dylan Dog diventa marginale senza scomparire. Per una volta la spalla nell’ombra diventa il capo. Succede anche nei due albi che abbiamo letto in anteprima al Lucca Comics & Games 2017, dove Groucho vive due storie agli antipodi. In una è un eroe attivo, nell’altra spettatore passivo. In entrambi i casi le battute non mancano. Preparate sciarpe, guanti e cappotti: farà molto ma molto freddo.

 

 

Battute barbare

Immaginate vaste lande aride e assolate, dove scorrono solo fiumi di sangue sulle spade scintillanti dei grandi guerrieri. Nell’eco di questo mondo desolato si fa spazio il nome di Gro-uk-oh il Distruttore. La leggenda di questo barbaro dalla folta chioma e dal fisico statuario si fa spazio nel mito di quel mondo balordo, dominato dalla guerra, da maledizioni e dalla magia. È facile e immediato capire che nel loro La Caduta di Gro-uk-oh, Jacopo Camagni e Marco Bucci facciano il verso alle atmosfere di Conan il Barbaro, costruendo con il bianco e nero un personaggio mitizzato, esasperato, volutamente eccessivo nella prestanza fisica e nella virilità sessuale.

 

 

Attraverso una scrittura semplice ma efficace e un tratto agile, Camagni e Bucci danno forma ad un racconto epic fantasy in cui la prima domanda è: “Chi è questo Gro-uk-oh?”.

La risposta non la sveliamo per ovvi motivi, ma possiamo dirvi che la chiave di volta della storia ci è sembrata coerente con il genere trattato, grazie ad un utilizzo credibile dell’elemento magico.

Attraverso la scomposizione e l’esasperazione della figura di Groucho, “La Caduta di Gro-uk-oh” riesce a sfiorare le peculiarità del personaggio senza dimenticare le zone d’ombra e il suo rapporto con Dylan Dog. E se Groucho fosse invidioso di lui? E se l’assistenza fosse stanco di essere sempre e soltanto quello che lancia la pistola senza sparare mai? Il tutto raccontato con un tono epico che non rinuncia mai a prendersi subito in giro da solo.

 

 

Street Heart

A Giacomo Bevilacqua non piacciono soltanto i panda a cui piacciono cose. A Giacomo Bevilacqua piacciono anche i luoghi, i posti, le città. Ce lo ha dimostrato molto bene con la sua graphic novel Il Suono del Mondo a Memoria (pubblicata da Bao Publishing), dove faceva respirare New York al ritmo dei suoi ricordi e delle sue suggestioni personali. Coerente con questa precisa sensibilità d’autore, il fumettista romano prende Groucho e lo butta all’interno di un’avventura urbana dove il contesto domina e divora i personaggi.

Alcune persone diventano poliziotti perché vogliono rendere il mondo un posto più pulito. Altre diventano vandali per renderlo più interessante.

Sindrome di Stencil è un inno d’amore e di orrore alla street art, un racconto che parte da una visita oculistica di un Groucho particolarmente ipocondriaco, e poi procede lungo strade dove i muri respirano, si muovono e soprattutto raccontano.

Esperimento perfetto di arte sequenziale e di racconto muto, il grouchino di Bevilacqua riesce quasi a zittire il logorroico Groucho, trasformandolo in un testimone passivo e inconsapevole di un piccolo attentato alla bellezza dell’arte.

Quella spontanea, sfrontata, evocativa, dove i muri sono vignette e gli isolati diventano tavole. In questa città silente, a noi lettori non resta che passeggiare al fianco dei personaggi e leggere tra le righe, tra i mattoni e tra il calcestruzzo.

 

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