Recensione Turbosound iNSPIRE IP1000 #LegaNerd
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Mia moglie è una cantante di pianobar. Inoltre lavora spesso con il proprio gruppo Rockabilly. Questa circostanza mi ha, da buon nerd, costretto a fami una cultura nel campo degli impianti audio, dei service e compagnia varia.

Occorre fare una premessa. Esistono decine di impianti audio diversi, da quelli più piccoli usati come monitor negli studi, a quelli portatili per cantanti e DJ, a impianti più grandi da usarsi in spazi aperti e feste di medie dimensioni, fino ai grandi sistemi, spesso array, utilizzati per i concerti con migliaia di persone.

Esistono poi sistemi analogici e digitali, ognuno con le sue particolarità.

Il sistema in questione ricade nella categoria dei PA, ovvero Portable Audio. Si tratta di sistemi di fascia medio bassa (come potenza d’uscita) usati per lo più per solisti, piccoli gruppi in ambienti chiusi o aperti ma con un numero di persone attorno al centinaio o poco più.

Una cantante solista, come mia moglie, o un piccolo gruppo, come il suo gruppo Rockabilly, ha sostanzialmente bisogno di un impianto composto da casse acustiche, un subwoofer, un mixer e un DSP per gli effetti voce. Questi sono i requirement di base, poi ovviamente, una chitarra elettrica necessiterà del proprio amplificatore, della sua cassa, di un eventuale microfono per campionare il suono nel caso che l’amplificatore non sia sufficiente, pedali effetto e molto altro. Il budget e la fantasia sono gli unici elementi che posso limitare il numero di elementi da acquistare.

 

 

Due anni fa mia moglie ha dovuto cambiare il proprio impianto. Allora optammo per un sistema integrato, un Behringer PPA2000BT,  associato ad un subwoofer Behringer Eurolive B1200D-PRO.

Un buon sistema, con 2600 W di picco, semplicissimo da montare, con una buona resa sonora. Aveva il vantaggio di poter essere trsportato a mo’ di trolley con tutti gli accessori al suo interno. Unico neo 31 Kg per una donna che non arriva a 50 Kg non sono certo pochi.

 

Fatto sta che, proprio per via del peso, tra due serate consecutive, ha lasciato il sistema in macchina e qualcuno ha ben pensato di farlo sparire, con un danno non indifferente sia economico sia di lavoro.

Siamo dovuti quindi correre ai ripari, per evitare di perdere tutte le serate di Agosto. Cosa non facile. A questo punto, piuttosto di ricomprare un sistema come il precedente, ho ritenuto opportuno guardarmi attorno e vedere se ci fosse qualcosa che potesse essere più leggero e usabile per una cantante.

 

 

Line Array

Quando scegliemmo il precedente sistema, LD-Systems aveva appena presentato la propria serie MAUI. Si tratta di una serie di sistemi di nuova generazione composti da un subwoofer e da una “colonna” contenente un elevato numero di altoparlanti midrange (da 4 a 8 di media) oltre ad uno o due tweeter a tromba in alto. Il sistema cerca di riprodurre, in piccolo, il setup che viene usato da anni nei grandi palchi.

La cosa curiosa è che tali sistemi sono usati, per lo più, come singoli. Se l’idea di avere un sistema che suona in mono vi raccapriccia, bisogna considerare che questi sistemi hanno una dispersione del suono prossima ai 120° e che, tramite un DSP, sono in grado di ricreare uno spazio sonoro virtuale che non fa rimpiangere un sistema tradizionale con due casse stereo. L’idea è più o meno la stessa delle soundbar da piazzare sotto la televisione. Inoltre è bene ricordare che tutti questi sistemi possono essere collegati ad un sistema gemello per ottenere un setup più tradizionale con due casse in stereofonia dividendo i canali invece di mixarli.

 

 

Devo dire che la cosa mi aveva non poco incuriosito. Ho chiesto quindi una demo ma il sistema, pur essendo interessante, non mi sembrava suonasse così bene.

A due anni di distanza LD-Systems non è più l’unico fornitore con questa tipo di tecnologia. Tutti i grandi marchi sembrano infatti aver ritenuto che questi sistemi abbiano qualcosa di dire e hanno presentato le loro versioni.

Bose, JBL, FBT, db Technologies, Turbosound, ANT, SR Tecnology, Whaferdale e RCF sono alcuni dei player che sono entrati in questo mercato.

 

 

La prova in sala d’ascolto

Siamo partiti con un sistema JBL EON ONE. Il sistema ha dalla sua un’ottima sezione mixer, con tanto di riverbero digitale per la sezione microfonica e la possibilità di spezzare la colonna in tre pezzi e di riporla all’interno del subwoofer e un peso limitato.

Di contro 360 Watt totali e una pressione sonora di 118 dB non ne fanno un sistema ideale per ambienti anche solo di medie dimensioni.

L’abbiamo sentito per un po’ ma non ci ha convinto. Bassi potenti, alti cristallini, ma nei medi decisamente debole. Sia la musica sia la voce sembrano non avere corpo. Bocciato.

Avremmo voluto provare un db Technologies ES802 ma purtroppo l’esemplare in dotazione al negozio si è rifiutato di funzionare. Purtroppo una unità difettosa. Peccato.

Il Bose L1 Compact ha un suono all’altezza del suo nome. Ottimo sistema, facile da montare e smontare, leggero, ma con un problema, ovvero 130 Watt e 106 dB sono davvero troppo pochi. Inoltre è il sistema più caro in assoluto.

Avremmo voluto testare il LD-Systems Maui 11 G2 ma il commesso, perlatro molto gentile, si è rifiutato di farlo. Mi ha detto di dare un occhio al Maui 5 esposto e, solo dopo,  in caso fossi stato ancora dell’idea, sarebbe andato a prendere l’altro in magazzino. Ho fatto quello che ha detto e mi sono trovato davanti un coso plasticoso e scricchiolante. Sono passato oltre.

Infine l’ultimo sistema è stato il Turbosound iNSPIRE IP 1000. Non nego che avevo grandi aspettative su questo sistema, anche solo per il marchio. Faccio un piccolo escursus. Turbosound è un marchio inglese che opera fin dal 1970. Ha sempre fatto grandi impianti da palco e ha vinto due volte il Queen’s Award for Export Achievement.

Recentemente nel campo musicale c’è stata una mezza rivoluzione. Molti brand storici, come Turbosound, ma anche Midas, KlarkTeknik, TC-Helicon, Behringer, Tannoy, Lake, CoolAudio e un paio d’altri sono finiti tutti sotto l’egida di uno stesso gruppo, Music Group. Questo non solo ha ridefinito alcune delle politiche di vendita dei vari marchi ma anche creato delle sinergie di gruppo.

Turbosound ha quindi presentato un sistema Line Array di fascia Prosumer con una parte di amplificazione curata da Behringer e un sistema DSP fornito da Klark Teknik. Sulla carta tutto questo può apparire una potenza, ma bisogna vedere se questa ibridazione non abbia snaturato il suono dei singoli brand.

 

Abbiamo quindi acceso questo iNSPIRE. Posso dire che si è rivelato esattamente quello che stavamo cercando. Suono ben distribuito su tutta la gamma dinamica, con bassi corposi, dei medi ben bilanciati e degli alti cristallini.

Se la batte con il Bose per qualità del suono ma con 1000 Watt e 122 dB di pressione sonora e un costo molto più ridotto. Una piccola parntesi: il costo del sistema varia tra i 750 e gli 850 €. Da Cavalli Musica a Brescia siamo riusciti a trovarlo per 699 €, un prezzo inarrivabile anche su ebay. Dopo 20 minuti era nel baule della macchina.

 

Turbosound iNSPIRE IP1000

Esaminiamo in dettaglio questo sistema. E’ composto da un subwoofer che misura 655 x 262 x 370 mm, e costruito principalmente in legno con un peso da 13 Kg e due coni da 8″. Incorpora la sezione di alimentazione e amplificazione, un mixer con due canali mono e un canale stereo (Bluetooth), un pannello LCD per il setup del sistema e due connettori XLR maschio da usarsi per collegare un altro sistema gemello opzionale.

Una particolarità. Se si riproduce musica via Bluetooth solamente e si dispone di due sistemi IP1000 si possono collegare tra loro via Bluetooth controllati entrambi dal telefonino senza dover usare un cavo XLR. E’ un caso particolare ma è utile saperlo.

 

La colonna si collega incastro sopra il subwoofer con l’uso di quattro pioli in acciaio che fungono da guida. Le sue dimensioni sono di 1300 x 103 x 89 mm, è costruita in aluminio, pesa circa 8 Kg e contiene 8 midrange da 2,75″ e un tweeter a tromba da 1″.

Devo dire che la colonna è l’unico grosso difetto che trovo nell’impianto. Non che suoni male ma, al contrario di praticamente tutti i prodotti della concorrenza, è un blocco unico e non è divisibile in due o tre parti. Questo vuol dire che anche riporla nel baule della macchina crea qualche difficoltà visto il metro e trenta di lunghezza.

 

 

Il mixer sul retro presenta due connettori di tipo mixed, dove è possibile inserire sia un connettore bilanciato tipo XLR sia un connettore sbilanciato da 1/4″. Non trovo il mixer interno particolarmente utile nel caso si voglia connettere due strumenti direttamente al sistema (per esempio un microfono e una chitarra acustica).

Questo perché, al contrario di tutti gli altri sistemi della concorrenza ogni canale non ha il proprio pomello di regolazione del volume. E’ necessario usare il pannello LCD e la manopola multifunzione per effettuare le regolazioni. Non è particolarmente intuitivo ne’ veloce per fare regolazioni durante un live.

Di contro la parte di equalizzazione (con 4 preset preimpostati) e quella di gestione dello spazio sonoro (da settarsi in base alla posizione dell’impianto nell’ambiente) sono facilissime da impostare e richiedono solo un paio di click e la rotazione del pomello.

Tutte le regolazioni possono essere fatte anche da un app tramite Bluetooth, purtroppo però tale App è disponibile solo per iOS e non per Android. Un deciso punto in meno.

A proposito di Bluetooth si può collegare direttamente uno smartphone o un tablet per la riproduzione della musica via A2DP. Utile in alcune occasioni o durante le pause.

Una cosa che accomuna la maggior parte degli impianti è il fatto che, pur integrando necessariamente un DSP, non dispongono di effetti voce come riverbero, delay e altro. Solo JBL e un sistema francese fanno differenza. Abbiamo quindi pensato di evitare di complicarci la vita. Abbiamo settato il volume di entrata di entrambi i canali su 0dB e abbiamo delegato tutto il mixaggio ad un mixer esterno.

Abbiamo usato un semplice Behringer Xenyx 1202FX, un onesto mixer analogico con una sezione effetti curata da Klark Tekniks.

 

 

 

Il test reale

La prima serata è stata fatta da mia moglie sulla terrazza di un ristorante. Un ambiente semi aperto da 10 metri per 4. Il sistema è stato posizionato circa a metà del lato lungo. Regolato il volume generale a -30 dB, tutta la terrazza è stata innondata dal suono.

Ciò che mi ha stupito è come in ogni singolo punto della terrazza arrivasse il suono praticamente nello steso modo. La musica era presente ma non invasiva al punto da non permettere la conversazione. Mia moglie, che era molto scettica ha iniziato a convincersi.

Il secondo test è stato fatto ad una sfilata di moda a bordo piscina. Ambiente totalmente aperto, dimensioni della piscina 25×10 con le persone tutte attorno. Abbiamo impostato il volume a 0 dB, posizionato il sistema su uno dei 4 vertici e tutti hanno udito la musica senza problemi. Vicini alla cassa il volume era decisamente alto (al punto di non riuscire a parlare) ma non si sentivano distorsioni importanti.

Le ultime due serate si sono svolte con il gruppo. Gli elementi sono un contrabbasso amplificato (con testa e cassa) e una chitarra semiacustica (anch’essa con testa e cassa). Chitarra e basso disponevano di un microfono davanti alla cassa e quindi il Turbosound è stato utilizzato sia per la voce sia come rinforzo per gli altri due strumenti. Test passato in entrambe le serate, tutte e due in luoghi aperti e con un centinaio di persone presenti.

 

 

Conclusioni

Alla luce di tutto questo posso dire che questi nuovi sistemi Line Array sono davvero il futuro per situazioni in cui ci sono vocalist e piccoli gruppi. Sono facilmente trasportabili,  è facilissimo fare il setup e suonano in media molto bene.

Questo Turbosound è, a mio avviso, un sistema fuori dalla media. Suona come un Bose, costa il 30% in meno, ed è uno tra i più potenti della sua categoria. Un acquisto consigliatissimo.

 

 

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