Roma Cartoon Festival, analisi di un flop #LegaNerd

Roma Cartoon Festival masami suda

Si è conclusa la prima edizione del Roma Cartoon Festival, un’edizione deludente sotto molti punti di vista e che non è riuscita a suscitare l’interesse del pubblico. Analizziamo i perché dell’insuccesso.

Dal 23 al 25 giugno presso la struttura del Guido Reni District si è svolta la prima edizione del Roma Cartoon Festival. La nuova fiera dedicata a fumetti, animazione, games e tutto ciò che concerne il mondo nerd ha richiamato gli appassionati. O almeno questa era l’intenzione primaria degli organizzatori. Perché la fiera ha visto un affluenza di pubblico molto bassa, nonostante ospiti internazionali come Masami Suda e Camilla d’Errico e nazionali come Gabriele Dell’Otto, Marco Gervasio, Giada Perissinotto e molti altri.

Una fiera sotto tono che non è riuscita a suscitare l’interesse del pubblico, sia quello specializzato che della grande massa. I motivi sono molteplici, ma non tutto è da buttare. Analizziamo i (pochi) pregi e i (tanti) difetti di un evento che alla sua prima edizione non è stato esaltante.

 

 

La prima volta

Roma Cartoon Festival gabriele dell'otto

 

La prima edizione di una fiera è sempre una scommessa. Il pubblico si avvicina sempre con titubanza.

La prima edizione di una fiera, qualunque sia l’argomento, è sempre una scommessa. Il motivo principale è che il pubblico si avvicina sempre con molta titubanza ai nuovi eventi. Un atteggiamento ben comprensibile poiché non sa cosa troverà. È una vera scommessa, e si sa che al pubblico non piace (troppo) rischiare. A maggior ragione se la fiera in questione riguarda il fumetto e il mondo nerd in generale. Un mondo dove di certo le fiere non mancano e dove vi è una tradizione pluriennale. In particolare se la piazza in cui ci si vuole inserire ha già una fiera del settore che per quanto possa non piacere è ormai una realtà consolidata. Nel caso specifico la piazza è Roma e la realtà ben consolidata è il Romics.

L’intento del Roma Cartoon Festival di inserirsi in questa realtà, dando agli appassionati un’alternativa è senz’altro da lodare. Ma per potersi proporre come valida alternativa non basta portare nomi altisonanti, ci vuole di più, molto di più. Il problema principale del festival è stata senza dubbio la comunicazione. Uno dei motivi della bassa affluenza è stata sicuramente la poca pubblicità. Chi scrive ne è venuto a conoscenza per puro caso una sera su Facebook. Se ci si vuole far conoscere la pubblicità sui social e al di fuori deve essere massiccia, non ci si può limitare a qualche post sponsorizzato con la speranza che gli utenti dei social network lo notino.

Problema principale è sta la comunicazione.

Il reparto comunicazione si è di certo impegnato per far capire agli appassionati che si sta loro offrendo una valida alternativa di valore, annunciando con la necessaria suspance gli ospiti e le attività che era possibile svolgere. Ma come già detto per richiamare il pubblico delle grandi occasioni si deve far sentire la propria voce, e da questo punto di vista il Roma Cartoon Festival ha sussurrato, facendosi sentire da pochi.

 

 

 

Location, espositori e date

Location scelta è stata il Guido Reni District, uno spazio suggestivo, ma gestito male.

La location scelta è stata l’ex caserma Guido Reni. Uno spazio sicuramente ampio, dove i (pochi) partecipanti hanno potuto girare senza affanni. Non solo per le poche presenze ma perché gli stanzoni scelti per l’esposizione degli stand ha permesso di disporli con la giusta distanza. Al contempo però lo spazio usato è risultato fin troppo piccolo, perché se per girare una fiera bastano meno di 10 minuti c’è qualcosa che non va.

 

Roma Cartoon Festival guido reni district

 

Lo spazio scelto comprendeva due lunghe strutture, ognuna con tre / quattro stanzoni e separate da un giardino dove è stato allestito il palco per i concerti e le interviste. Uno spazio sicuramente funzionale e anche adatto ad una prima edizione di una nuova fiera, è sempre meglio iniziare in piccolo e nel caso allargarsi nelle edizioni successive. Il problema è stato che molto dello spazio è stato inutilizzato o sfruttato male.

Lasciare completamente vuote stanze o corridoi o buchi tra stand che avrebbero essere potuti riempiti con espositori è stato un vero peccato. Così come non capisce l’aver riservato al Maestro Suda un’intero stanzone per il firma copie. Un’ambiente utilizzata per un totale di 2 ore (un’ora sabato ed una domenica) che avrebbe potuto essere sfruttata decisamente meglio.

I pochi stand e le date scelte sono tra i punti dolenti.

Gli stand è un altro dei punti dolenti. Per quanto riguarda gli espositori le case editrici presenti si sono contate letteralmente sulla punta delle dita. La Bugs Comics, la Artist Valley e la Prankster Comics. Un numero decisamente troppo basso. Così come gli stand espositori di fumetti, appena due. Tutti gli altri stand erano di oggettistica da collezione, che sicuramente non possono mancare, ma quando rappresentano il 90% degli espositori presenti vuol dire che il fumetto viene messo troppo in secondo piano.

A fine giugno i romani iniziano ad andare al mare il week end.

Ma la nota più dolorosa è rappresentata senza dubbio dalle date scelte, 23-25 giugno. Partendo dal fatto che ottobre ed inizio aprile sono i periodi del Romics, che a fine aprile / inizio maggio c’è il Comicon di Napoli e che fine ottobre/primi di novembre è tempo di Lucca Comics, i periodi utili disponibili si assottigliano.

Però decidere di fare una fiera quando le temperature sono insopportabili e la gente inizia andare al mare il week end non è propriamente il massimo. Giugno a Roma coincide con l’inizio delle fughe sul litorale, il romano non ha dubbi su cosa scegliere tra una nuova fiera del fumetto e un week end sulla spiaggia.

 

 

 

Ospiti e concerti

Roma Cartoon Festival camilla d'errico masami suda

Gli ospiti sia italiani che internazionali sono tra le poche cose positive.

Gli ospiti, siano italiani che internazionali, sono stati senza dubbio la parte positiva del Roma Cartoon Festival. Far venire una firma dell’animazione come Masami Suda o una disegnatrice come Camilla d’Errico è stato senza dubbio un bel colpo. Ma come già detto contro il mare neanche nomi come i loro possono nulla. E fa male, veramente male, vedere un’artista come la d’Errico passare tre giorni nello spazio a lei dedicato con lo sguardo perso nel vuoto e malinconico, nella speranza che qualcuno si fermi per ammirare e comprare i suoi lavori.

Perché non intervistare altri artisti oltre a Suda?

Inspiegabile è come l’unico artista a cui sia stata fatta un’intervista sia stato Masami Suda. Perché non intervistare sul palco gli ospiti italiani presenti? E i nomi noti non sono di certo mancati. A partire dal sempre disponibile Gabriele Dell’Otto, il quale per tre giorni ha deliziato i partecipanti con i suoi disegni e non risparmiandosi a parlare con i suoi fan.

Una disponibilità ed una pazienza incredibili, simbolo che i grandi artisti sono anche umili. Oltre a disegnatore Marvel al Roma Cartoon Festival sono intervenuti anche Emiliano Tanzillo, Giada Perissinotto, Stefano Intini, Simone Gabrieli, Manuela Santoni, Michele Rubini, Mauro Laurenti e molti altri. Perché non fare domande sul mondo del fumetto anche a questi artisti? O ai disegnatori dei tre distributori presenti? Un’occasione persa.

Grande delusione per i fan di Cristina D’Avena che non si è esibita.

Altra nota dolente i concerti. I tre nomi scelti per intrattenere il pubblico sono stati sicuramente azzeccati. Cristina D’Avena, Giorgio Vanni e Gem Boy. Una scelta che sulla carta avrebbe dovuto far felici tutti gli appassionati di cartoni animati perché tutti e tre sono gli esponenti di diverse generazioni di ragazzi cresciuti con i cartoni di Bim Bum Bam e delle reti regionali. Ma poi al momento del dunque è arrivata la delusione. Cristina D’Avena non si è esibita, ufficialmente per problemi organizzativi come riporta sulla sua pagina Facebook e non per la poca affluenza di pubblico.

Nonostante il poco pubblico Giorgio Vanni e i Gem Boy si sono esibiti puntualmente.

Meglio è andata con Giorgio Vanni. Il cantante di Milano’ si è esibito puntuale alle 18, rispettando l’impegno preso, per poi fermarsi con il pubblico per foto e autografi. Anche se ha cantato solo 5 brani. Discorso analogo per i Gem Boy. Il gruppo bolognese nonostante il poco pubblico non si è di certo risparmiati, suonando per almeno un’ora.

La domanda che sorge spontanea è perché si sia deciso di tenere i concerti alle 18, quando magari tenerli la sera avrebbe sicuramente richiamato più gente. Molto probabilmente la risposta è da ricercarsi nella location. Probabilmente il Guido Reni District chiude i cancelli ad un’ora tassativa.

Probabilmente l’organizzazione del Roma Cartoon Festival ha anche cercato un eventuale accordo per poter tenere i concerti in orario serale ma senza trovarlo. Resta il fatto che i fan accorsi venerdì per vedere Cristina D’Avena sono rimasti delusi, a prescindere da chi sia la colpa. E concerti di un’ora sono più che altro dei mini live.

 

 

 

Cosplay

Roma Cartoon Festival cosplayer

Qualcuno chiami la Sciarelli e Chi l’ha visto?. Nei tre giorni di fiera i cosplayer accorsi sono stati molto pochi. Anche le associazioni di cosplay presenti hanno partecipato con pochi membri. Una presenza quella dei cosplayer che rappresenta da sempre una delle anime delle manifestazioni di genere, ma che al Roma Cartoon Festival è sostanzialmente mancata.

Qualcuno ha visto i cosplayer?

La gara cosplay di domenica ha visto la partecipazione di circa una ventina di persone, di certo un numero nella media per una prima edizione di una fiera del settore. Ma ciò non toglie che la partecipazione è stata veramente bassa, a prescindere dalla gara.Neanche la possibilità di vincere un viaggio in Giappone è stato sufficiente per richiamarli. Ed è un peccato perché se mancano anche gli appassionati ad una fiera del fumetto significa che il lavoro da fare è tanto.

 

 

 

Conclusioni

In conclusione il Roma Cartoon Festival è stato una delusione. La prima edizione non è riuscita nell’intento di richiamare gli appassionati e di proporsi sin da subito come una valida alternativa alle fiere già esistenti.

Il Roma Cartoon Festival è stato una delusione.

Di sicuro gli ospiti presenti sono stati di tutto valore e la location era anche suggestiva, ma è indubbio che decidere di fare un festival del fumetto a Roma a fine giugno è stato un’azzardo, a ciò va aggiunto il fatto che la comunicazione non ha funzionato come avrebbe dovuto. Inoltre forse il biglietto intero di 10€ per una fiera neonata è alto.

Se ci sarà una seconda edizione l’organizzazione dovrà partire da quel poco che ha funzionato (ospiti e location, come già detto) e lavorare molto su cosa invece non è andato nel verso giusto, a partire dalla bassa presenza degli espositori e la partecipazione degli appassionati.

 

Foto: Roma Cartoon Festival

Emanuele Bianchi

Emanuele Bianchi a.k.a. Emanuele-Bianchi

Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni).

Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt’ora collabora) come critico e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo.

Sempre in movimento, perennemente in ritardo.

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