Apologia di Harambe #LegaNerd
di
Reebo Reebo
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Un gorilla, un bambino e la crudeltà umana. Oggi vi canterò la storia del più grande degli eroi animali, di colui che si è sacrificato per salvare il figlio di un’altra razza. Oggi, a pochi mesi dalla sua tragica morte, vi canterò degli ultimi momenti di Harambe.

Era il ventottesimo giorno del mese di maggio dell’anno 2016. Harambe, come ogni mattina, si era destato dal sonno profondo e per lui era ricominciata la vita in prigionia.

Davanti a lui scorrevano ogni giorno occhi differenti, visi che sembravano dipinti sulla tela grigia del mondo esterno. Spesso Harambe si domandava se il mondo che vedeva fuori dalla sua gabbia fosse reale e se quegli individui che lo osservavano esistessero veramente.

D’altronde era assurdo pensare che qualcuno potesse vivere in luoghi così grigi e senza alberi. Ma ancora più strani gli parevano quegli individui che gli scorrevano innanzi: esseri magri, senza pelo e con i cuccioli al seguito anche dopo che questi fossero ormai cresciuti.

Harambe ripensò ai suoi genitori. Non aveva nessun ricordo: non aveva nessun ricordo che non riguardasse la sua vita nella gabbia.

 

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Il Dono

Harambe si domandava quale fosse il senso della sua esistenza, ma soprattutto chi fossero quegli esseri che lo spiavano. Ma ha un certo punto qualcosa cadde dal cielo. Harambe sentì dei lamenti e avvicinandosi alla fonte di questi lo vide: era un cucciolo di quegli esseri.

Harambe avrebbe voluto uccidere quel bambino, dimostrare a tutti che non era un semplice gorilla da osservare. Voleva impressionare quegli esseri nella vana speranza che inorriditi lo scacciassero dalla sua gabbia. Ma Harambe non lo fece, non poté farlo. Alla vista del cucciolo Harambe cercò di ricordare come era lui quando era così piccolo, ma non ci riuscì.

Non riuscì neanche a concepire come dei genitori potessero lasciare il proprio bambino da solo. Proprio come i suoi che lo avevano lasciato in quella triste gabbia. Così Harambe prese per la prima volta una decisione riguardo alla sua vita.

D’ora in poi si sarebbe occupato lui del bambino che era stato abbandonato in quella che a stento poteva chiamare casa. Gli avrebbe trasmesso tutto l’affetto che non aveva mai ricevuto in giovinezza. Queste erano le sue intenzioni ma poi…

 

 

Dopo pochi secondi Harambe era a terra. Un proiettile gli aveva trapassato il petto.

Così morì Harambe. Ucciso dalla cattiveria dell’essere umano quando finalmente era riuscito a trovare uno scopo alla sua vita in gabbia. Morì con il bambino che tanto avrebbe voluto chiamare figlio tra le braccia.

 

 

Reebo

Emanuele Ghianda a.k.a. Reebo

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