04.53 #Leganerd
di
effe
3

Dovevo essere completamente matto.

Nel buio della stanza scese lentamente sopra al wc e un piccolo scricchiolio gli fece ricordare che forse avrebbe dovuto mettersi in forma.Si avvicinò alla porta cercando di non fare rumore. Aperta.

Bene sono dentro, pensò mentre sgattaiolava tra i corridoi di quella immensa struttura.Al terzo corridoio a destra e poi a sinistra.Continuava a ripercorrere mentalmente tutte le fasi del piano.

Non posso sbagliare alla mia prima uscita. Già immagino i giornali di domani mattina. “Arrestato sospetto che si aggirava nei corridoi dell’agenzia per lo studio dell’università di Perugia: è un ricercatore”. Beh a quel punto sarebbe finito tutto.

L’ultimo ufficio a destra.

La luce dei lampioni che entrava dalle finestre rendeva quei corridoi degni di un film horror. Arrivato davanti alla porta blindata un respiro di sollievo. Aveva trattenuto il fiato per tutto il tempo e ora, davanti a quel foglio A4 sgualcito attaccato alla porta, finalmente poteva respirare.

UFFICIO BORSE

Aprì la zip della felpa nera ed estrasse una piccola custodia di pelle. Tirò fuori una piccola chiave di alluminio e la infilò nella serratura.Questa è la parte più facile, pensò, sperando di non pentirsi di quel pensiero così ottimista.

Lo schiocco della porta riecheggiò lungo tutto il corridoio. Due giri. Tre giri. Il silenzio riprese il sopravvento e di nuovo tutto tacque. Chiuse la porta dietro di se. Quella chiave era stato un ottimo acquisto. 14 dollari e 90 centesimi canadesi. Un affare.

“Forse mi hanno drogato”.

Di certo se qualche mese prima qualcuno gli avesse detto che una notte sarebbe entrato in un ufficio della sua università a rovistare tra i documenti degli studenti fuori sede, forse lo avrebbe preso per matto. Invece eccolo qui.

K. Dove cavolo sta la K?

Accese la piccola luce da speleologo che aveva sulla fronte. Aveva sempre voluto usarne una, ma l’elastico troppo stretto, unito al sudore, lo stava facendo impazzire.

Schedari e scaffali si appoggiavano ad intermittenza regolare su tutte e quattro le pareti della stanza. Piccole etichette recitavano l’alfabeto.

A, B, C…H, I, L,M… ma come è possibile? Dove cavolo è la K?

All’improvviso la stanza gli sembrò gigante.

Iniziò a guardarsi intorno.Le due scrivanie bianche erano in ordine. Una matita, una gomma, penne di tre colori in ognuno dei due portapenne di metallo luccicante. Fogli riposti in maniera ordinata su pile polverose. La piccola luce dello schermo che lampeggiava in stand by. Tutto era in ordine. Compresa la sedia, riposta fino allo schienale al centro della scrivania.

Si girò di nuovo verso lo schedario.

“Mi stanno mettendo alla prova”.

L’orologio della parete opposta ticchettava. Le piccole lancette ricoperte di quarzo segnavano le 04:35. Erano 10 ore che aspettava nel bagno delle donne delle pulizie, rannicchiato sopra ad un water. E ora non trovava la K.

Si girò di nuovo verso una delle scrivanie. CLELIA GATTI. Un nome non proprio attuale.

Sotto al monitor erano ben disposti un piccolo gatto di peluche e una cartolina con scritto “AUGURI NONNA”.

“Aspetta..”

Si girò di nuovo verso lo schedario. La signora Clelia doveva essere così vicina alla pensione da non aver ancora adottato l’alfabeto inglese. Un sorriso amaro gli percorse il viso.

Ed infatti la K era proprio nell’ultimo cassetto dall’altra parte della stanza. I fascicoli erano disposti in ordine cronologico.

Richieste di iscrizione Settembre 2013.

Ripiegò a metà tutta la cartellina e se la infilò nervosamente nella felpa. Forse non se ne sarebbero mai accorti. Forse la perdita di questo fascicolo avrebbe segnato indelebilmente la signora Clelia Gatti, costretta a finire la carriera con una macchia. Un sorriso e il pensiero svanì.

“04:53”.

Richiuse dietro di se la porta ed un senso di sollievo aumentò la frequenza dei sui respiri.

Fu attento a schivare i quadrati di luce che veniva dalle finestre. Uno, due, tre corridoi, poi finalmente la vecchia mensa. La stanza, ormai in disuso, era piena di fascicoli di ogni tipo. Il piccolo montacarichi restava sempre acceso. Anche di notte. Pigiò il piccolo il bottone rosso accanto all’entrata e attese. Se riusciva a caricare quei fascicoli poteva caricare anche lui.

Mentre scendeva in direzione del garage una porta sbattè violentemente. Il cuore si fermò per un istante. Passi frenetici. Di nuovo una porta. Il silenzio.

Alla fine fu costretto a respirare.

Filippo Fiume Fagioli a.k.a. 3effe82

Classe 1982. Passa le sue giornate davanti al pc cercando di fare il ricercatore. Amante del fantasy e delle belle storie.
Aree Tematiche
Cool Story Bro
Tag
Edit
LN Panic Mode - Premi "P" per tornare a Lega Nerd