Nanowire, la nuova generazione di batterie #LegaNerd
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La scoperta arriva dall’Università della California grazie alla brillante idea di uan dottoranda che, quasi per gioco, ha provato un nuovo modo di stabilizzare le batteria a nanowire. Questa promettente tecnologia non è nuova, ma prima di oggi aveva qualche problemino…

I nanowire sono dei fili il cui diametro è di qualche nanometro

Le batteria a nanowire è una nuova tecnologia in fase di sviluppo che si basa sull’aumento della superficie degli elettrodi grazie all’uso di fili di dimensioni nanometriche (nanowire). I nanowire sono dei fili il cui diametro è di qualche nanometro (0,000000001 metri)  mentre la lunghezza è di diversi ordini di grandezza superiore. Le caratteristiche di questi fili sono molto interessanti perché, con queste dimensioni ridotte, mostrano una conduzione a livelli discreti, un po’ come avviene con il concetto di “quanto” in meccanica quantistica.

 

Una batteria è un dispositivo elettrochimico in grado di convertire l’energia chimica accumulata in energia elettrica. Si basa su due elettrodi, un anodo e un catodo, sui quali avvengono le trasformazioni chimiche che portano alla formazione di corrente. Quando la batteria viene ricaricata il processo si inverte riformando i reagenti di partenza. Durante questi cicli si formano reazioni indesiderate che, a lungo andare, rovinano gli elettrodi e rendono i cicli di carica e scarica sempre meno efficienti.

 

 

una batteria a nanowire è in grado di essere ricaricata centinaia di migliaia di volte

In buona sostanza una batteria a nanowire è in grado di essere ricaricata centinaia di migliaia di volte, molto più di una comune batteria a litio e quindi permette di rendere la vita dei più diffusi accumulatori di corrente virtualmente infinita. Basti pensare a quanta tecnologia buttiamo perché la batteria si scarica troppo in fretta per capire l’importanza di questa tecnologia.

 

Attualmente i cicli per le batterie al litio sono solo circa 1200

L’uso commerciale dei nanowire però è impedito dalla loro fragilità. Anche se virtualmente permettono ricariche pressoché illimitate, il loro spessore li rende estremamente fragili rendendo impossibile qualsiasi applicazione commerciale. Questo era vero fino a che una dottoranda dell’Università della California, giocando con dei nanowire, ha scoperto che, impregnandoli in una matrice plastica, è possibile conferire loro una notevole stabilità nel tempo.

 

 

Grazie a questa scoperta quasi casuale,

Mya Le Thai, è riuscito a ciclare un elettrodo di prova oltre 200.000 volte senza notare perdite di efficienza.

Questa ricerca dimostra che le batteria a nanowire possono essere una valida alternativa per gli accumulatori del futuro e che forse, un giorno non troppo lontano, il deterioramento della batteria non sarà più uno dei problemi maggiori delle tecnologie commerciali.

 

 

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