La caccia ai cervi #LegaNerd
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Bastian era esausto ed era immensamente grato che il padre avesse deciso di fermarsi, anche se ormai il sole era calato da un po’.

Il bed and breakfast in cui alloggiavano era stracolmo anche se non era alta stagione e la camera che presero loro era l’ultima rimasta ed era una matrimoniale.

– È stata una fortuna che avessero ancora questa camera – disse il ragazzo con un sorriso tirato mentre scaricava lo zaino sul letto.

– Non ne avremmo avuto bisogno se tu non fossi una mammoletta. – Rispose il padre con tono burbero. Ogni pausa, che fosse per mangiare o per dormire, veniva accolta dall’uomo come un dispetto, tanto più se era il figlio a richiederla. – Se non ti avessi fra i piedi avrei potuto continuare a seguire quella bestia. Vado a farmi la doccia, tu informati se è possibile fare il bucato in questa topaia – Disse uscendo dalla stanza dirigendosi verso il bagno con un sacchetto con le cose da bagno e un ricambio.

Bastian rimase per un attimo con l’ombra del sorriso poi decise che era inutile rimuginare sul trattamento che gli riservava il padre e decise di andare a informarsi per il bucato.

Scendendo nello spazio comune lo trovò affollato di cacciatori e il padrone del locale che con aria soddisfatta dava informazioni ai clienti già alloggiata e con aria rammaricata informava quelli in arrivo che non c’erano camere libere e gli indirizzava verso altre sistemazioni. Dopo essersi informato su dove si trovasse il locale lavanderia, se avesse anche una asciugatrice e aver acquistato qualche gettone tornò in camera, dove attese il ritorno del padre.

Si sdraio sul letto e in un attimo sentì subito le palpebre che iniziavano a chiudersi. Era ormai 3 settimane che inseguiva suo padre in quel viaggio infernale, camminavano tutto il giorno attraverso i boschi e la sera dormivano in letti solo quando incappavano in piccoli paesi lungo il loro tragitto, accontentandosi altrimenti di dormire in tenda o di farsi ospitare da qualche contadino se avevano spazio. Camminavano fino a tarda notte, per poi svegliarsi anche prima dell’alba.

E non erano gli unici: altri cacciatori seguivano il loro stesso tragitto, seguendo tutti lo stesso obbiettivo, muovendosi inseguendo la loro preda, in un moto apparentemente browniano.

Era iniziato un mese e mezzo prima quando erano iniziati gli avvistamenti di un cervo bianco, ma non un semplice cervo bianco come potrebbe essere un esemplare albino, bensì un esemplare totalmente fuori misura: alto più di due metri e lungo più di tre, ma non era solo l’aspetto fuori dal comune, infatti, molti dicevano che era seguito da un branco immenso di 200 o 300 capi, maschi e femmine.

I primi cacciatori che riportarono queste informazioni furono visti come pazzi, ubriachi o dei racconta frottole. Ma dopo breve tempo i racconti iniziarono a diffondersi e sembrava che il cervo bianco stesse viaggiando attraverso la Germania, ed eliminando sporadici avvistamenti isolati di singoli era possibile ricostruirne il percorso, oltretutto plausibile. Poi intervennero i corpi forestali che iniziarono a trovare le tracce di quel passaggio, anche se contro le aspettative i boschi non ne risultavano danneggiati se non superficialmente. Iniziarono poi a esserci ogni sorta di riprese e foto fatte da chiunque si trovasse lungo il tragitto di quella mandria.

Fu più o meno a quel punto che ebbe iniziò la caccia. La stagione era quasi conclusa e ciò dette uno stimolo in più ai cacciatori, desiderosi di portarsi a casa quel trofeo, incerti di poterlo ritrovare l’anno dopo. Aumentavano ogni giorno, man mano che il cervo si avvicinava alle loro zone, ma ci si rendeva di quanti fossero solo la notte, quando si radunavano tutti per scambiarsi informazioni o solo per tenersi compagnia. Durante il giorno invece erano silenziosi come fossero predatori nella savana ma questo non aveva portato nessun genere di risultato; infatti sembrava che la mandria, per quanto passasse vicino ad alcuni cacciatori, per quanto non facesse nulla per evitare gli uomini, per quanto la presenza del maestoso e gigantesco cervo bianco fosse ormai stata comprovata, sembrava che nessuno riuscisse a colpire anche solo un cervo, e anche quelli che riuscivano a ferire degli individui affermavano che questi avevano continuato la corsa come se nulla fosse accaduto.

E così anche il padre di Bastian si era unito a quella caccia, e con lui Bastian.

Il ragazzo si era già appisolando quando il padre rientrò.

– Puoi andare a lavarti – disse lanciandogli addosso la sacca contente le cose da doccia senza tanti complimenti.

Bastian si svegliò subito e, senza proferire parola si diresse alle docce.

Tornato in camera trovò il padre che si stava mettendo il cappotto.

– Vado a farmi una birra con gli altri cacciatori. Fai il bucato e poi se vuoi puoi raggiungermi. Se non sei troppo femminuccia per una birra.

Bastian non rispose, prese i vestiti e si diresse alla stanza predisposta a lavanderia, mise in lavatrice i panni e quando finirono li mise in asciugatrice.

Un paio di ore dopo si stava dirigendo alla birreria che il proprietario della pensione gli aveva indicato.

Era la fine di febbraio ed era una serata particolarmente fredda, Bastiano si stringeva nella giacca e il suo alito si condensava in tante nuvole bianche.

– Perché sto facendo tutto questo? – disse a bassa voce. Era da quando era partito con il padre che si poneva quella domanda, e ogni volta che si ripeteva la risposta trovava che perdesse un po’ più di significato.

Ci mise una decina di minuti a raggiungere il locale e dentro l’atmosfera era calda, luminosa e allegra, in totale contrapposizione al fatto che tutti quegli uomini non riuscissero a raggiungere il loro obbiettivo e aldilà del fatto che la maggior parte non si conoscesse.

In fondo al locale Bastian vide il padre, già visibilmente brillo e neanche di buon umore. Decise di non disturbarlo di raggiungerlo solo se avesse visto che ci fossero stati problemi.

Si diresse al bancone e dopo aver mostrato la carta di identità si fece servire una birra alla spina. Rimase per un attimo indeciso su dove sedersi ma alla fine vide un posto in un angolo del bar un po’ tranquillo, solo quando era a un paio di metri si accorse che al tavolo che aveva puntato era già seduto un uomo: era sulla sessantina, aveva il viso pieno di rughe e una folta barba bianca come il latte, così come i capelli, fitti e canuti, raccolti un breve codino sulla nuca, portava una camicia di cotone bianca e sciupata e teneva lo sguardo fisso sul suo bicchiere d’acqua. L’espressione sul viso mise per un attimo in soggezione il ragazzo. Sembrava che stesse guardando il bicchiere d’acqua come fosse fonte di profonde discussioni filosofiche che stavano avvenendo nella sua testa. Era concentrato ma allo stesso tempo sembrava profondamente rilassato. Non felice, ma calmo.

Bastian osservo la scena come un quadro di rara bellezza esposto in un locale malfamato.

Non seppe esattamente quanto tempo era passato quando si riscosse e decise di chiede al signore se poteva sedere allo stesso tavolo.

Questo alzò la testa aveva un aria corrucciata come se fosse stato interrotto sul punto di compiere la scoperta del secolo, poi guardò il ragazzo. Bastian rimase impressionato. Gli occhi dell’uomo erano di un verde… mistico. L’unico aggettivo che veniva in mente al ragazzo era mistico. Vedeva le fronde degli alberi d’estate, il muschio del sottobosco, i prati ben curati e i pini d’inverno.

Fece un segno quasi impercettibile col capo, un’espressione di rassegnazione come se ormai le sue idee fossero perse per sempre e il ragazzo si sedette.

Bevve i primi sorsi della sua birra in silenzio, guardando fisso davanti a lui. Qualcosa lo faceva sentire in imbarazzo, come se avesse interrotto qualcosa di importante. L’atmosfera festosa improvvisamente sembrava distante, come se fosse in un locale vicino e non in quello.

Fu l’anziano a interrompere il silenzio, in modo del tutto inaspettato.

– Non sembri uno di loro. – la sua voce era del tutto priva di intonazione e allo stesso tempo profonda, come se provenisse dal fondo di una grotta.

– Come? – Bastian fu preso alla sprovvista, e si voltò di scatto verso il suo interlocutore, che continuava a fissare il bicchiere d’acqua, senza berne neanche un sorso.

– Dico che non sembri un cacciatore. – stranamente non sembrava infastidito dal doversi ripetere.

– Beh in effetti non sono un vero o proprio cacciatore. In realtà credo che la caccia sia uno sport brutale e insensato. Ho la licenza di caccia e il porto d’armi ma li uso solo per seguire mio padre. – l’uomo annuì – Lui è un vero cacciatore.

Calò nuovamente il silenzio, Bastian riprese a guardare davanti a sé, indeciso se dovesse continuare a parlare o dovesse rivolgere qualche domanda. Quando alla fine si decise a parlare l’uomo lo anticipò.

– Dovete essere molto legati te e tuo padre, se decidi di seguirlo nonostante tu non sia un vero cacciatore, in un’avventura del genere.

– Non è proprio così – c’era qualcosa nel fare dell’uomo che lo induceva a parlare. – In realtà è proprio perché non siamo molto legati che ho deciso di seguirlo.

– Un figlio che cerca l’approvazione del padre. Mi sembri un po’ grande, quanti anni hai, venti?

– Diciannove. Non è cercare la sua approvazione, vorrei riuscire a capirlo, condividere qualcosa. – Anche Bastian aveva preso a guardare il suo bicchiere.

– Dal tono della tua voce immagino che non stia andando molto bene.

– È complicato. – il ragazzo lasciò le parole in sospeso. Poi alzò lo sguardo e incrociò quello dell’uomo che sembrava dirgli “Ti sei seduto al mio tavolo interrompendo i miei pensieri, o parli o ti ci obbligo come facevo con i soldati alleati nel ‘44”. Bastian non poté che andare avanti a parlare. – Non siamo mai stati molto legati. Lui e mia madre si separarono quando avevo circa sette anni, ma non ricordo perché. Non li avevo mai sentiti litigare, e non credo che fosse una questione di soldi, ma non ho mai capito quale fosse la vera causa. Vissi con mia madre fino ai quattordici anni. Poi lei morì di malattia. Fino ad allora era stato il periodo più bello della mia vita, era una donna fantastica e mi insegnò ad apprezzare tutto ciò che c’era di bello e a valorizzare i miei talenti, tutti l’amavano. Si spense in fretta.

Mio padre ha sempre pensato che quegli anni mi abbiano rovinato per sempre. Il fatto che io abbia sempre provato più interesse in attività che coinvolgessero la mente e la creatività piuttosto che aiutarlo a spaccare legna o cacciare animali secondo lui mi rende un debole.

– E se fosse perché gli ricordi tua madre?

– Se l’avesse amata davvero non l’avrebbe lasciata andare.

– Alle volte l’unico modo per proteggere le cose e tenerle lontane da noi.

– È per questo che me mi tratterebbe come fossi l’ultimo dei pezzenti? Mi vuole proteggere così tanto da tenermi lontano? Ho fatto bene allora ad andare in un’università lontana e tornare a casa il meno possibile. – c’era dell’astio nelle sue parole. A lungo aveva portato dentro rancore per il padre che sembra non apprezzarlo mai, nemmeno nei momenti di maggior successo.

– E se fossi stato tu a tenerlo lontano? Perché non hai mai provato prima ad avvicinarti?

– Non ero portato per quelle attività, ci provavo all’inizio ma io non ero abbastanza bravo e lui sembrava prendere la situazione come se si parlasse di vita o di morte.

– Sono stato anch’io padre. E prima ancora sono stato figlio. Ti assicuro che alle volte ci sono cose a cui i padri ci tengono come se fossero pilastri della loro vita, e vedere che i propri figli non li apprezzano. Non comprenderai mai il perché fino al giorno in cui non ne avrai bisogno. I giovani non capiscono mai il valore del sacrificio dei vecchi. Non portare rancore per tuo padre, ma stagli vicino.

C’era qualcosa nel suo discorso che non gli tornava, eppure quel discorso lo aveva colpito nel profondo.

– Si è fatto tardi, è meglio se ora io vada. – con queste parole l’uomo si alzò e sparì in mezzo alla confusione del locale. Bastian stette qualche minuto a riflettere e poi si diresse anche lui verso la pensione dove alloggiava. Suo padre non era ancora tornato, e ancora non era tornato quando lui si addormentò.

 

Il giorno dopo partirono che il sole non era ancora sorto, solo qualche luce in lontananza, ma non erano gli unici, la maggior parte dei cacciatori erano già in piedi e iniziavano a muoversi.

A piccoli gruppi iniziarono a immergersi nel fitto del bosco per separarsi il più possibile dagli altri cacciatori.

Bastian si trovava a qualche metro da suo padre e fu stupito quando girandosi vide un uomo che si avvicinava al padre, tant’è che decise di avvicinarsi anche lui.

-Hanno avvistato la mandria, sta procedendo a passo lento a qualche centinaio di metri da qui. – disse con tono concitato, nel frattempo Bastian vide che anche altri cacciatori si stavano cambiando direzione, senza però fermarsi quando li videro, interessati a raggiungere il più presto possibile le loro prede.

Fu così che iniziarono muoversi verso la zona in cui erano stati avvistati i cervi.

Dopo poco si trovarono in cima ad una collina insieme a qualche decina di cacciatori, e in basso, a una cinquantina di metri da loro, Bastian li vide: erano almeno 500, i maschi con palchi di corna ramificati perfino meglio di come appaiono nei documentari o nei film, come dipinti da un pittore romantico, le femmine avevano tutte il ventre gonfio da gravidanza, o avevano già i cuccioli vicino a loro, e tutti brucavano. Tranquilli. Come in un paesaggio utopistico e irreale. Quasi onirico.

Bastian si guardò intorno per capire cosa fare e notò che tutti i cacciatori sembravano persi in quella visione e si fossero dimenticati il loro scopo. Tranne uno.

Bastian vide suo padre sdraiarsi a terra, mettere in posizione il fucile e guardare nel mirino come un cecchino in cerca della sua vittima, Bastian allora si voltò ancora verso i cervi e aggiunse alla visione meravigliosa precedente un’altra visione: quella del maestoso cervo bianco.

Superava con la testa le corna di tutti gli altri cervi e la sua pelliccia era candida come la neve, irreale considerato il fatto che vivesse nel bosco. E infine vide gli occhi, verdi di tutte le sfumature che il verde può assumere in natura.

– Ti ho visto bastardo.

La voce di suo padre riportò il ragazzo alla realtà e si mosse ancora prima di pensare: in un attimo era sopra suo padre e aveva già gettato lontano, facendo partire un colpo che partì senza colpire niente.

Fu come se un incantesimo si spezzasse, tutti i cervi alzarono la testa iniziarono a correre, ma non lontano, cercando di fuggire, ma verso la collina risalendola in direzione dei cacciatori, che ridestatosi, esitano un attimo indecisi se cogliere l’occasione o lasciarsi trasportare dall’istinto di sopravvivenza, lasciando alla fine che sia quest’ultimo a sopraffarli.

Anche Bastian iniziò a fuggire, fino a quando non si accorse che suo padre era invece rimasto indietro. Aveva ripreso il fucile e sembrava pronto a prendere la mira verso il cervo bianco.

– Papà! – il gridò venne coperto dal rumore degli zoccoli sul terreno e allora a Bastian non restò che correre verso il padre, verso quell’esercito di corna e zoccoli, con il terreno che vibrava sotto di lui dalla furia di quegli animali.

Prese la spalla del padre e la scosse.

– Papà dobbiamo andare!

– Non ora – disse senza neanche voltarsi, impegnato a prendere la mira – non mi capiterà mai un’altra occasione, e io devo uccidere quella bestia.

– Ma è una follia!

La mandria era ormai addosso loro, li vide salire gli ultimi metri della collina. Il ragazzo chiuse gli occhi aspettandosi di essere travolto e maciullato.

Ma non accadde.

Quando si rese conto che nulla gli stava facendo del male, Bastian aprì gli occhi e per vedere che i cervi proseguivano la loro corsa evitandoli, come fossero uno scoglio in mezzo alla corrente di un fiume. Si alzò in piedi e così suo padre. Passarono alcuni minuti e alla fine anche gli ultimi cervi se ne andarono e davanti a loro si presentò ancora lui, la preda agognata, il cervo bianco.

Ci fu silenzio.  Non un alito di vento.

Bastian era immobile e fissava quella creatura. C’era saggezza in quegli occhi e qualcosa in quel muso gli ricordava un volto umano, un volto austero e severo, ma rassicurante.

Anche suo padre era immobile con la bocca spalancata e gli occhi di chi ha visto uno spettro, Bastian se ne accorse e decise di approfittare del momento per strappargli di mano il fucile, ma l’uomo si riscosse in quel momento e fu così che padre e figlio si ritrovarono a rotolare nell’erba, le mani strette intorno all’arma fino a quando non avvenne. Lo sparo frastornò Bastian e da come vide il tempo rallentare per un attimo pensò di essere stato colpito; tirò ancora a sé il fucile per accorgersi che esso venne via dalle mani di suo padre facilmente, così come facilmente riuscì ad alzarsi ed ad allontanarsi, lo sguardo fisso sul corpo di quell’uomo dal ventre aperto dal colpo di fucile.

– Finiscilo Bastian.

Quando si volta Bastian non vede più il cervo bianco ma l’uomo della sera prima. Indossa una lunga veste bianca e lo guarda come a giudicarlo.

– È un uomo orrendo. Non ti ha mai amato, l’unica cosa che voleva fare era uccidere una creatura meravigliosa, senza interessarsi minimamente a te. Ti ha mai chiesto perché hai deciso di andare con lui? Ti ha mai chiesto un’opinione su come proseguire?

– È comunque mio padre – c’è incertezza nel tono della sua voce.

– Voleva uccidere una creatura solo per piacere personale. Un giudice deve essere imparziale, indipendentemente da chi ha di fronte. E poi che razza di padre? Non è mai stato minimamente interessato a te. Ti ha mai cercato quando vivevi con tua madre? Ti ha mai aiutato a superare il trauma? Ti ha mai incoraggiato?

Le labbra dell’uomo si muovono, ma troppo poco perché si capisca cosa voglia dire. “Uccidimi”? O forse “salvami”?

– Non voglio farlo. Merita misericordia. – Dentro al petto Bastian sembrò trovare un qualcosa. Una forza interiore. – Ha affrontato momenti bui e merita di potersi redimere.

Il fucile non aveva ancora toccato terra quando il ragazzo si era già fiondato verso il padre, ma l’uomo si mise sul suo percorso.

– Non è necessario.

Si scostò, mostrando il corpo dell’uomo intatto senza ferite e senza sangue, solo la maglia bucata a testimoniare l’incidente.

– Ora ti è data una scelta. Tornare con lui e vivere la tua vita. Sarà difficile, ma avrete un buon rapporto. O venire con me, non lo rivedrai mai più, lui saprà che sei al sicuro e col tempo guarirà dalle sue ferite interiori.

– Non è veramente una mia scelta, giusto? – lo sguardo dell’uomo impassibile. – Io devo venire e optare per crescere, e lui deve accettare che io diventi adulto.

– No. – La sua voce era priva di cadenze o intonazioni. – Fino ad adesso eri al suo fianco, e lui era convinto che tu fossi in pericolo, ora tu sari lontano, e lui sarà convinto che tu sia al sicuro. È la usa punizione. Voleva proteggerti quando non era necessario, non ne avrà desiderio quando tu potresti averne bisogno.

– Sarò al sicuro?

– Ironicamente, se ci fossimo trovati in periodo storico diverso, ti avrei potuto dare la certezza che la mia presenza sarebbe stata sufficiente a darti la massima protezione, mentre ora che prendo con me un umano, potrei perfino io a essere in pericolo, o forse perché sono in pericolo necessito di un aiuto?

Come fossero un congedo, l’anziano iniziò a camminare, giù per la collina da cui erano saliti i cervi; Bastian volse un ultimo sguardo a suo padre, come di salutò e poi si volta verso l’uomo, ora di nuovo cervo e lo segue, verso segreti che pochi uomini hanno mai conosciuto, e che perfino suo padre tempo prima aveva rifiutato.

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mercoledì 21 ottobre 2015 - 13:00
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