Le Avventure della F.I.G.A. - 1958, Crisi degli Ostaggi #LegaNerd
di
Zeus Zeus
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FIGA

Esistono persone in grado di far perdere persino una guerra alla propria madrepatria per denaro? E non parliamo di semplici Mercenari, parliamo di vere e proprie carogne!

Siamo in una calda giornata di Agosto del 1935. Qui nove valorosi uomini, provenienti da vari Stati Europei si riunirono a Londra per formare la F.I.G.A.; essi hanno sempre pensato che come acronimo fosse davvero pessimo, ma per il nome ne valeva assolutamente la pena. Qual è lo scopo di questi audaci uomini? Semplicemente, vengono chiamati da uno Stato qualsiasi – quasi sempre europeo – per svolgere missioni pericolosissime, e sono lautamente pagati una volta terminato il lavoro; sarebbero capaci persino di svolgere missioni contro la propria patria, pur di avere il denaro!

Ma vediamo di conoscerli meglio:

  • George Jones, detto lo Scozzese. Nato a Londra (Inghilterra) nel 1915, nessuno sa perché venga chiamato così dal resto della squadra; è il Capitano della F.I.G.A. ma è anche piuttosto freddo e distaccato; ha una cicatrice nell’occhio destro; la sua arma preferita è lo Sten.
  • Götz Zimmermann di Ulm, detto lo Spadaccino. Nato a Ulm (Germania) nel 1914, fiero oppositore del Nazismo e abile spadaccino; tuttavia un giorno, mentre era ubriaco, si è inconsciamente tatuato una svastica storta nel collo.
  • Conrad Renard, detto la Collina. Nato ad Amboise (Francia) nel 1910, è chiamato così a causa della sua potenza e della sua stazza.
  • Abbondanzio Zilio, detto il Bombarolo. Nato a Ravenna (Italia) nel 1916, ha sempre pensato che per ottenere migliori risultati nelle missioni bisognasse ricorrere alle bombe; gli mancano entrambe le mani, perse durante lo scontro con un membro del KKK.
  • Yago Aguilar, detto il Marinaio. Nato a Cordova (Spagna) nel 1909, viene chiamato così a causa della sua passione per le barche e per la vita da lupo di mare; ha un occhio di vetro e fuma sempre la pipa; ha una Barca, che si porta sempre durante le missioni.
  • Hippolytus Toles, detto l’Ellenico. Nato a Sparta (Grecia) nel 1914, è tristemente conosciuto nel gruppo a causa delle sue battute poco divertenti.
  • Nikolaj Jørgensen, detto il Piromane. Nato a Tårnby (Danimarca) nel 1913, gli piace semplicemente bruciare cose ed è in perenne scontro con Abbondanzio; è inoltre amico di Lars Ulrich.

 

Membri deceduti, ritirati o altro:

Nils Sjögren, detto il Biondo. Nato a Sundsvall (Svezia) nel 1917, è quello bello del gruppo e somiglia molto a Clint Eastwood; nonostante ciò, molte fonti sostengono che egli sia gay. [Ucciso durante un assalto alla Base Nazista 211 nel 1944]
Lenderd Dumont, detto il Nano o il Nerd. Nato a Bruxelles (Belgio) nel 1912, è alto circa 1,40m al contrario del suo collega Francese; è anche il nerd della situazione. [Ritiratosi dalla F.I.G.A. nel 1956]

I loro nomi sono abbastanza difficili da pronunciare, ma quello che faranno sarà certamente fuori dal comune!

 

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Le Avventure della F.I.G.A. – 1958, Crisi degli Ostaggi

Siamo nel cuore della Guerra Fredda.

Götz era in un bar a Berlino Ovest, tredici anni dopo il 1945. Gli Americani erano arrivati, entrando in un conflitto che non apparteneva a loro. Si erano arricchiti, avevano subìto pochissimi danni e ora tutta l’Europa stava sotto il loro controllo. Götz non li aveva mai sopportati, ma tutto sommato avevano stroncato quel cancro che infestava la Germania dal 1933; anche se, da quando i Nazisti erano finiti, lo Spadaccino si sentiva un po’ vuoto. Non faceva una missione per la F.I.G.A. da quasi cinque anni.
Ed è proprio in questi anni di inattività che Lenderd aveva deciso di ritirarsi: ormai aveva abbastanza denaro per godersi la vita. Erano rimasti in sette, ora.
Ah, Lenderd… Lurido nano!
Mentre veniva sommerso dai ricordi, arrivò un bambino con una lettera in mano. La lettera diceva:

“Vediamoci nella nostra base a Londra, ho per le mani la miglior missione dai tempi di Hitler e Mussolini!
~ George“

 

Götz corse subito alle valige.

I membri della F.I.G.A. stavano nuovamente seduti attorno a un tavolo, come ai vecchi tempi.
– Bene, colleghi! – esordì George – Non vi vedo da cinque anni, perdio, siete davvero invecchiati! Ma bando alle ciance. Due giorni fa è venuto a casa mia il segretario della NATO, un certo Spaak. Ci ha chiesto di condurre un lavoro contro l’Unione Sovietica! –
Tutti esultarono.
– Allora, in pratica i Sovietici hanno attaccato un sottomarino degli USA circa un mese fa e hanno preso ventitré ostaggi, al fine di chiedere un corposo riscatto, poiché fra questi prigionieri ci sono i migliori generali e comandanti degli Stati Uniti. Potrebbe quasi scoppiare la Terza Guerra Mondiale, ma si dice che ancora i tempi non siano maturi per affrontare un conflitto di questo tipo. Dunque hanno chiamato noi, per fare un lavoretto pulito e soprattutto in segreto! Gli ostaggi sono tenuti prigionieri nella Base Navale di Severodvinsk; noi dobbiamo andare lì, liberarli e fuggire! –
– Non credi che le tensioni fra Occidente e Oriente aumenteranno considerevolmente, se attacchiamo una Base Russa? – domandò Abbondanzio.
– Nah. Cose del genere accadono quasi ogni giorno negli ultimi tempi, ma sono tenute segrete all’opinione pubblica. Ripeto che ancora USA e URSS non sono pronte a lottare, si stanno studiando, stanno tastando il terreno. –
– Nessuno ha ancora fatto la domanda più importante! – esclamò Conrad battendo il pugno nel tavolo – Quanto? –
– È proprio qui il bello: riceveremo ben 7.000$ a testa se liberiamo gli ostaggi! –
– Bene! – gridò Hippolytus – Spero solo che troveremo degli ostaggi e non… degli ortaggi! Ahahahaha! –
Tutti rimasero in silenzio.
All’improvviso George corse infuriato verso Hippolytus e lo prese per la giacca. Poi, in men che non si dica, lo scaraventò giù dalla finestra sotto gli sguardi inorriditi degli altri.
– Ehi! Fermo! FermoooOOOOOOOOOAAAAAAAAAAAAAAARGH! – gridò l’Ellenico, spiaccicandosi nelle strade di Londra.
Hippolytus morì sul colpo.
– George!! Che cazzo hai fatto?! – gridò Götz – Va bene che era insopportabile, ma perché lo hai ucciso?!? –
– Era un ostacolo. Da quando abbiamo creato la F.I.G.A. lui non ha fatto altro che divertirsi e stronzeggiare, ed ero stufo di lui. Questa è la fine che fanno i fannulloni come Hippolytus, perdio! Non ammetto altri sbagli d’ora in avanti. –
– Forse sei tu che dovresti darti una calmata, Scozzese. –
George e Götz si misero testa a testa, con occhi colmi di odio e rabbia. Gli altri rimanevano ancora sconvolti da quel gesto.

Partirono due giorni dopo, salendo sulla nave volante di Yago. Volarono bassi per mettere in difficoltà i Radar Sovietici. Dopo aver infatti attraversato la Finlandia, entrarono facilmente in territorio Russo.
Il trasporto venne dunque ormeggiato ad 1 Km dalla Base di Severodvinsk e i sei uomini scesero carichi di armi e col morale altissimo: sembravano quasi aver dimenticato la morte di Hippolytus (ma non tutti)…
Poi però, tutt’a un tratto, una delle bombe di Abbondanzio cadde a terra e scoppiò, facendo un fracasso incredibile.
– Stupido Italiano! Vuoi farci scoprire ancor prima di arrivare alla base?? – domandò ridendo Nikolaj.
– Bombarolo! Continua così e te ne tornerai a casa! – gridò George.
Abbondanzio chiuse lo zainetto con le bombe e continuò a camminare mortificato. Purtroppo però, quello scoppio fu sentito da alcuni soldati Russi che in pochi minuti accorsero da loro, facendo naturalmente alcune domande.
– C’è qualcuno che sa parlare il Russo? – domandò George ai suoi compagni.
Hippolytus lo sapeva parlare. – rispose Götz.
Lo Scozzese stava per saltare addosso al tedesco, ma un soldato lo colpì in testa col calcio del suo Ak-47, stordendolo.
I Sovietici dunque li perquisirono. Trovandogli addosso numerosissime armi, dissero qualcosa e li portarono alla Base. Adesso i nostri dovevano pensare a un Piano B.
Superando i cancelli, videro un cartello con scritto “Северодви́нск” (Severodvinsk in russo). Dal mare sorgevano immensi Sottomarini Nucleari e altri rientravano in acqua. Li fecero entrare nella Base e li chiusero dentro una stanza abbastanza larga, poi se ne andarono per qualche minuto.
– Perfetto! Grazie, Bombarolo, di aver mandato a monte questa missione di salvataggio! Adesso chi è che salverà noi?! – lo rimproverò Nikolaj.
– Tranquilli, ragazzi. Datemi una forchetta, un pezzo di spago e una pinza. – rispose Abbondanzio.
– Cosa vuoi fare?? –
– So costruire una bomba con questi tre oggetti. Trovatemeli e farò esplodere le mura, così fuggiremo e libereremo gli ostaggi Americani! –
– Che assurdità! – esclamò Nikolaj – E dove pensi di trovare queste cose? Ti ricordo che ci hanno perquisiti. –
– Ehm… Forse io posso aiutarti, Bombarolo… – esordì Conrad imbarazzato – Mi porto sempre con me una forchetta, una pinza e un preservativo. Beh, non si sa mai! –
Il francese prese la pinza e la forchetta, nascoste dentro il tacco del suo stivale, e le diede ad Abbondanzio.
– Perfetto! Vedo anche un pezzo di spago a terra, prendetelo. – esultò il Bombarolo.
– Ti stai facendo perdonare per quella cazzata di poco fa, bravo. – disse George.
Proprio mentre Abbondanzio stava cominciando a mettere insieme i tre ingredienti, la stanza si aprì ed entrò un giovane Comandante Sovietico seguito da altri due subordinati. Egli era circa 1,80, aveva gli zigomi alti, i capelli castano chiaro e occhi anch’essi chiari. In una mano gli mancava il pollice.
– Buonsalve, Occiduentali. Suono il Cuomandante Sokolov e vi dò il buenvenuto nel cuore della Fluotta del Nuord. Sapevo che prima o puoi qualcuno avruebbe tentato di liberare i ventitruè ostaggi… Dunque, avuete puortato il denaro puer il riscatto? Chi vi manda?-
– Ci manda tua madre, perdio! – rispose George.
Ci fu una risata da parte di tutti, persino di Sokolov.
Buene, buene! Useremo le maniere fuorti. Vuado a pruendere alcuni attrezzi per la tuortura, voi rimanuete fuermi duove siete. –
Il Comandante uscì dalla stanza. In quei pochissimi minuti, Abbondanzio aveva già fabbricato la sua Bomba. Uno dei subordinati, rimasto lì di guardia, appena vide che il Bombarolo stava costruendo qualcosa gli puntò il fucile, ma prontamente Conrad saltò addosso al Sovietico e gli spezzò l’osso del collo.
– State indietro! Sbrighiamoci, prima che torni il Comandante! – gridò Abbondanzio, che prese quella bomba fatta con ingredienti semplici e la lanciò contro il muro.
Esso crollò e l’esplosione distrusse anche le mura della cella accanto. Ma, come per miracolo, videro qualcosa di inaspettato: in quell’altra cella c’erano proprio i ventitré ostaggi Americani!
Le due parti si guardarono in faccia, una incuriosita e una che gioiva.
– Questo sì che si chiama avere una botta di culo. – esclamò infine Nikolaj.
Cinque americani erano però stati anche feriti da quell’esplosione, ma non importava: adesso avevano aperto un varco e potevano scappare!
– E voi chi siete?! – domandò uno degli ostaggi.
– Non importa, ma voi valete molto. Quindi adesso seguiteci, fuggiamo da questa Base! – rispose George.
Non si erano però accorti che stava già suonando l’allarme della Base.
In pochissimi secondi, infatti, una quarantina di russi apparirono laddove era esplosa la bomba.
Fuermi! Non puetete fuggire! – ordinò uno di loro puntando un Kalashnikov.
Nikolaj prese un fiammifero che aveva in tasca, lo accese e, con estrema disinvoltura, lo lanciò contro il Russo bruciandolo vivo. Wow.
– All’attacco! – disse George mentre i nemici cominciarono a sparare.
Erano in ventinove contro quaranta Sovietici, ma ogni nemico che moriva veniva rimpiazzato da altri due che erano appena arrivati.

Continuarono così per dieci minuti, quando due degli ostaggi morirono: se non li riportavano a casa tutti sani e salvi, non ci sarebbe stata nessuna ricompensa!
– Fuggite! – gridò Conrad – Li trattengo io! –

I cinque scapparono con i restanti ventuno americani spaziandosi in mezzo a quella barriera di nemici. Mentre erano ancora dentro, presero alcuni barili di benzina e li versarono per i corridoi, dando tutto il luogo alle fiamme e impedendo ai Sovietici di raggiungerli. Prendendo alcune armi dai caduti, distrussero anche tutte le possibili vie di comunicazione per evitare che fossero chiamati rinforzi.
Arrivati all’esterno, fecero piazza pulita di tutti i soldati Russi. Altri tre ostaggi e Yago furono feriti in quello scontro.
Adesso, i nostri eroi erano circondati soltanto dal mare.
– Come fuggiamo, ora?! – domandò Yago.
Rubiamo un Sottomarino Nucleare! – esclamò Götz, come se fosse una cosa semplicissima – Raggiungeremo prestissimo l’Occidente! –
Dopo cinque minuti trovarono un piccolissimo sottomarino molto vecchio e rattoppato, dalle dimensioni di un Batiscafo, con una falce e un martello disegnati a matita.
Spararono all’entrata del sommergibile ed entrarono uno ad uno.
Proprio in quel momento arrivò Conrad inseguito da migliaia di Sovietici. Aveva tre proiettili nel corpo e sanguinava dappertutto: i suoi inseguitori erano abbastanza infuriati.
– Aspettatemi! – gridò la Collina, poi entrò anch’egli di corsa.
Fra gli ostaggi, c’era un certo Generale Smith, che sapeva guidare un Sottomarino Nucleare e si mise al comando del mezzo.
Appena si immersero sott’acqua, però, apparvero altri due Sottomarini sovietici classe November, grandi per tre volte quello guidato dalla F.I.G.A… La situazione si faceva critica!
Perdio! – disse George – Almeno è armato questo catorcio? –
– Abbiamo un paio di missili! – esclamò il Generale Smith con una vena di pessimismo – Ma dubito che riusciremo a sopravvivere! –
All’improvviso un mezzo nemico lanciò il primo missile, che sfiorò quello dei nostri; lanciarono poi un secondo missile e questa volta colpirono la parte superiore del catorcio.
Smith lanciò un razzo per contrattaccare e colpì uno dei Sottomarini nemici, senza però infliggere alcun danno.

– Adesso capisco perché non sorvegliavano questa ferraglia… È praticamente inoffensiva! – disse Yago.
– Signore! Il danno nel nostro Sottomarino è più grande del previsto, stiamo imbarcando molta acqua! Finiremo per affondare! – avvertì Smith.
George andò a vedere l’estensione del danno al “piano” superiore. Ma, appena si trovò solo, sentì un rumore sospetto. Inaspettatamente sbucò dall’ombra una persona a lui nota: il Comandante Sokolov!
– Ehehe! Sapuevo che sarueste saliti su questo Suottomarino scadente… E mi suono nascuosto qui dentruo, per tendervi un’imbuoscata! –
– Idiota! – gridò George – Se i tuoi soldati ci abbattono morirai anche tu! –
Nuon impuorta! Vuoglio uccidervi cuon le mie mani! –
Sokolov diede un pugno in faccia a George, che cadde a terra. Cadendo a terra si accorse che il pavimento era allagato e l’acqua arrivava fino alle caviglie. Dal soffitto invece l’acqua scendeva a flutti, come se stesse piovendo.
Lo Scozzese si rialzò, schivò un gancio e bloccò le braccia del Russo, prendendolo a ginocchiate in faccia. Sokolov gli saltò nuovamente addosso e gli sbatté ripetutamente la testa al muro. George cadde a terra per la seconda volta, ma afferrò la gambe del Comandante nemico facendolo pure cadere. Accortosi che la superficie era quasi arrivata alle ginocchia George, approfittando del momento di sbandamento dell’avversario, lo prese per i capelli e gli tenne la testa sott’acqua per svariati minuti, con l’intento di farlo affogare. Appena Sokolov smise di dimenarsi, capì che era ormai morto e mollò la presa.
Ma mentre se ne stava andando Sokolov si rialzò e lo colpì alle spalle: non era ancora morto!
Lo Scozzese era spacciato. I Sovietici riuscirono ancora a perforare il loro sottomarino, che si capovolse bruscamente:

adesso stavano davvero per morire tutti.

George dunque prese un manganello che trovò per terra e colpì in faccia il Russo con le ultime forze che gli restavano. Una volta che questo fu caduto a terra, lo colpì ripetutamente per almeno quindici volte, fin quando non rimaneva più niente della sua testa.
Ora era morto di sicuro.
In tutta la sua vita, non aveva mai commesso un omicidio così brutale. Stava quasi per piangere nel vedere quel cranio fracassato in mezzo a quell’acqua imbrattata di sangue, ma lui non poteva permetterselo: lui era George Jones. In pochi momenti infatti quell’orrore si trasformò quasi in compiacimento, qualcosa in lui stava cambiando. Prese ancora a calci quel povero cadavere e infine lo nascose dentro una cassa di ferro che conteneva munizioni…
Sokolov era crepato, ma anche tutto il resto del gruppo stava per seguire la sua stessa fine se non avrebbero fatto qualcosa.
Fortunatamente, però, Yago si ricordò di avere ancora una barca arenata lì vicino. La chiamò con un fischio e, proprio quando tutto sembrava perduto, la nave del Marinaio arrivò volando, prendendo con un gancio il sottomarino quasi distrutto, issandolo dalle acque e trascinandoselo via dalla morte.
Erano salvi. Le Aquile La Nave di Yago li aveva salvati ancora una volta!
Conrad, tamponandosi le ferite, approfittò di quel silenzio per fare un annuncio importante.
– Ragazzi. Dalla missione di oggi ho capito che non ho più l’età per fare questo genere di lavori… L’Unione Sovietica è davvero un osso duro e io non posso più continuare così. –
Tutti lo guardarono, poi continuò.
– Seguo l’esempio di Lenderd: mi ritiro. Torno a Parigi e vado a godermi il denaro che ho guadagnato negli ultimi anni… –

[Musica commovente di sottofondo]

Yago e Abbondanzio piansero, poi lo abbracciarono.
– Addio, Conrad. – salutarono tutti.
Un altro valoroso uomo se ne andava dalla compagnia.
– Ehi, figli di puttana! – esordì George, che era appena entrato nella stanza sanguinante e zoppo.
– Scozzese, che ti è successo?! – domandò Götz.
Perdio, taci. Anche io ho qualcosa da dire! Devo partire. –
– Partire? Dove devi andare?? –
– Quando il segretario della NATO venne a casa mia, oltre a questa missione appena compiuta, me ne affidò un’altra segretamente. –
– E quindi? Dicci qual è la missione! –
– No, idiota! Il punto è che lui l’ha commissionata solo a me, non a voi! –
– Cioè, Spaak ha affidato una missione solo a te, senza il nostro aiuto?? –
– Esattamente. Avete visto la sfacciataggine dei Sovietici, eh? Dunque, il mio compito è quello di andare in Russia e piazzare almeno una bomba in ogni città e paese abitato, a cominciare da Mosca. –
– A quale scopo?? –
– Per intimorire l’Unione Sovietica. Così, se tenteranno ancora di rapire ostaggi americani, dovranno ricordarsi che la loro patria è piena zeppa di bombe che potrebbero esplodere da un momento all’altro e distruggere tutto… Tutto, perdio! Boom! Sistemerò personalmente questi esplosivi. Non so quanto tempo ci metterò: ci vuole tempo per andare in ogni singolo centro abitato, e noi non abbiamo molto tempo. Starò via per tre, cinque, dieci anni… Perdio, non ne ho idea! So soltanto che è una missione segretissima e non posso nemmeno contattarvi durante questo periodo. –
– Siamo rimasti in quattro. Non possiamo più continuare senza di te. –
– Oh, non fare la femminuccia! Götz, anche se sei un infame rimani comunque un buon soldato e lascio la F.I.G.A. nelle tue mani mentre sarò via, sempre se tornerò vivo e vegeto… Per quanto riguarda la mancanza di uomini, provate ad arruolare altra gente.
– Arruolare altra gente? –
– Già. Appendete manifesti, fate pubblicità, provini… Cose così. Non prendete incapaci come Hippolytus, mi raccomando. Al mio ritorno la Russia sarà ricoperta di tantissime bombe, quindi loro non faranno più gli stronzi e voi sarete almeno il doppio di adesso! –
Detto ciò, George si accese una sigaretta e si sedette per terra.
Götz, Abbondanzio, Yago e Nikolaj si guardarono pensierosi.

Epilogo

Il Gran Generale Gorkij stava seduto pensieroso parlando con una sua spia.
– Ho sentito che gli Americani stanno preparando un colpo grosso… – informò la spia.
– Spiegati meglio –
– Si stanno adoperando per piazzare migliaia di bombe in tutta la Madre Russia! –
– Folli! Non ci piegheremo di fronte a una tale ìinsolenza! –
– Signore, ha intenzione di far scendere in campo… il Fuoco Nero? –
– No!! Assolutamente no. I tempi non sono ancora maturi. Non riusciamo ancora a controllarlo bene, sarebbe un grave rischio. –
– Che si fa, allora? –
– Assoldiamo un Cacciatore di Taglie, ovviamente! –

FINE 1958

Nella prossima puntata: Le Avventure della F.I.G.A. – 1960.

Zeus

Zeus94

Zeus nasce a Creta in tempi indefiniti, dal padre Crono e dalla madre Rea; è il più giovane dei suoi fratelli e sorelle. Dopo aver sconfitto suo padre, si connesse a Internet: da allora, cominciò un lento e inesorabile declino.

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