Recensione L'uomo d'Acciaio - Man of Steel

L’Uomo d’acciaio secondo Zack Snyder

Film attesissimo da molti, L’Uomo d’acciaio è il reboot della saga dedicata all’ultimo figlio di Krypton, nonché rivisitazione del personaggio di Superman e base per un eventuale futuro “universo cinematografico” della DC Comics. Sarà riuscito il visionario regista a ridare il giusto spessore al franchise?

La pellicola in questione è una di quelle che scotta, Superman è un personaggio che definire iconico sarebbe un pallido eufemismo e Zack Snyder è un regista fuori dagli schemi, perciò credo sia doveroso fare alcune premesse prima di parlare del film vero e proprio.

 

 

Il regista

Zack Snyder è un regista controverso in quanto venerato e odiato allo stesso tempo. Le sue due opere più famose (300 e Watchmen) sono state accolte dagli appassionati con reazioni molto forti e contrastanti, in particolare per l’adattamento della graphic novel di Alan Moore. Per Watchmen ci sono state delle pesanti modifiche alla trama e alla visione generale dell’opera per renderlo fruibile allo spettatore piuttosto che al fan del fumetto, e questa scelta ha creato prevedibili ondate di indignazione da parte degli appassionati. 300 è stata un opera più convincente grazie allo stile di Snyder e le sue peculiarità, come l’uso di colori che ricordano le tavole dei fumetti, e l’abuso dello slow-motion.

Personalmente ritengo Zack Snyder un regista interessante e ho apprezzato entrambe le opere di cui sopra.

 

 

Superman

Il personaggio creato da Jerry Siegel e Joe Shuster nel 1932, apparso per la prima volta in Action Comics n.1 del 1938, è l’apoteosi del concetto di “supereroe”. Salvato dall’amore dei suoi genitori Kal-El l’ultimo figlio di Krypton è spedito sulla Terra di cui è destinato a diventarne il protettore, cresciuto dai Kent il piccolo Clark diventerà Superman, l’Uomo d’acciaio che veglia su Metropolis.

L'Uomo d'acciaio secondo Zack Snyder

 

Vulnerabile solo a un minerale del suo pianeta, Superman diventa il simbolo del mito USA: il “superuomo” emersoniano, la torta di mele e la bandiera  a stelle e strisce, il boyscout d’america. Proprio per queste caratteristiche viene spesso lasciato in secondo piano dagli appassionati di comics e non, troppo “perfetto” e decisamente meno affascinante del più oscuro e imperfetto Batman ad esempio.

Non ho letto molti albi e non è il mio eroe preferito del mondo dei fumetti, ma al contrario di molti trovo che Superman sia un personaggio profondo ed emotivamente potente se compreso in pieno e sfruttato a modo, come hanno fatto scrittori del calibro di Grant Morrison nella sua storia editoriale.

È con questo spirito che sono andato a vedere “L’Uomo d’acciaio” di Zack Snyder, con il desiderio di vedere un Kal-El né stereotipato né stravolto.

 

 

 

Il film

Per quanto si possa far finta di niente L’Uomo d’acciaio strizza palesemente un occhio (e forse due) alla discussa trilogia del Cavaliere Oscuro con un pizzico di Micheal Bay, complice la sceneggiatura scritta da Snyder, Nolan e David Goyer questi ultimi due responsabili della trilogia di cui sopra.

L’Uomo d’acciaio non è un film leggero.
Per quanto si possa far finta di niente L’Uomo d’acciaio strizza palesemente un occhio (e forse due) alla discussa trilogia del Cavaliere Oscuro

Seguire la vita di Clark Kent dalla nascita fino alla sua consacrazione è un piacevole sforzo che però va fatto con cognizione. I momenti ironici sono quasi inesistenti, l’attenzione è tutta sulla crescita del personaggio, raccontata anche attraverso numerosi flashback che raccontano gli episodi salienti della vita del kryptoniano (alcuni molto toccanti e alcuni discutibili).

L’azione è molta ma l‘impressione è che i personaggi a volte siano delle comparse utili soltanto a mostrare delle scene di combattimento e distruzione, che seppur clamorose e bellissime da vedere sono addirittura estenuanti per la loro lunghezza in alcuni casi eccessiva.

La tematica del rapporto padre-figlio, uno dei temi portanti della pellicola, è ben riuscita: da un lato Jor-El con la speranza e l’amore che solo un padre naturale può avere, salva la vita al figlio mandandolo sulla Terra: “col tempo li aiuterai a compiere meraviglie” dice al piccolo kryptoniano.

Dall’altro lato Jonathan Kent, pragmatico campagnolo terrestre che conosce il bigottismo del suo popolo e seppure riconosca in Clark un salvatore cerca in tutti i modi di proteggerlo finché non sarà adulto, impartendogli delle grandi lezioni di vita.

Queste due figure di padre, seppur diverse, condividono il sacrificio fatto in nome della speranza.

L’Uomo d’acciaio secondo Zack Snyder

Ancora una volta Snyder si dimostra innovativo e geniale dal punto di vista tecnico.

Ancora una volta Snyder si dimostra innovativo e geniale dal punto di vista tecnico. La telecamera a mano tremolante trasmette il realismo di cui sopra, mentre la fotografia desaturata contribuisce a creare  l’atmosfera di tristezza che solo un personaggio come Superman può provare. Superman, interpretato dal bravissimo Henry Cavill regge senza paura l’eredità di Christopher Reeve, convincendo ancora una volta gli spettatori in sala che l’uomo possa volare.

La colonna sonora del buon Hans Zimmer è ispiratissima e funzionale, ma durante la proiezione non ho potuto fare a meno di canticchiare nella mia testa il tema originale di John Williams.

 

 

Conclusione

Perfetto e semplice all’apparenza, profondo e tormentato in realtà, Superman si riconferma un personaggio difficile da portare sul grande schermo.

Perfetto e semplice all’apparenza, profondo e tormentato in realtà, Superman si riconferma un personaggio difficile da portare sul grande schermo.

L’intento di cui parlavo nell’introduzione viene raggiunto parzialmente. Il nuovo design del costume senza i famigerati “mutandoni”, e la sapienza di Snyder alla regia riescono a rendere un personaggio ultrasettantenne appetibile al pubblico del 2013.

Dal punto di vista dei contenuti e della sceneggiatura invece le scelte coraggiose del trittico Snyder-Nolan-Goyer non funzionano del tutto.

Il dramma interiore di Superman è interessante e raggiunge lo spettatore nel modo giusto, ma le scene di combattimento sono inutilmente lunghe e alcune scelte della trama (una in particolare riguardante il “codice etico” storico di Superman) sono discutibili e non funzionali. L’opinione di chi scrive è che si sia voluta fare una copia del Batman nolaniano, dimenticandosi però che Superman è un personaggio agli antipodi rispetto al guardiano di Gotham City.

L’Uomo d’acciaio è un film riuscito. Siamo ben lontani da Superman Returns e ancora una volta, secondo la tendenza di Hollywood, si esce dalla sala soddisfatti ma col pensiero che si poteva fare qualcosa di più, rinunciando magari a una scazzottata o un’esplosione qua e là.

Non è un capolavoro né spazzatura.

Non è un capolavoro né spazzatura, ma un film più che buono che potrà sicuramente farsi piacere agli appassionati a patto che siano pronti a vedere dei cambiamenti nella struttura e nell’iconografia classica del personaggio.

Mentre ai detrattori di Superman la visione di Snyder potrebbe far cambiare idea.

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venerdì 21 giugno 2013
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