Recensione Cuore d'Acciaio di Michael Swanwick #LegaNerd

Recensione Cuore d'Acciaio di Michael Swanwick

Ultimamente sono riuscito a leggere finalmente un urban fantasy degno di questo nome e quindi mi sembrava doveroso condividerlo con chi, come me, vaga nelle lande del fantasy scritto da cani con trame ancora peggiori.

Michael_Swanwick

Oggi parliamo quindi di Cuore d’Acciaio di Michael Swanwick.

 

L’Autore

Swanwick è uno scrittore fantasy abbastanza conosciuto, vincitore di diversi premi (ha vinto 5 volte il premio Hugo) e spesso citato tra gli scrittori di buon fantasy.

Ha uno stile inconfondibile e piacevole e soprattutto, i suoi libri hanno elementi estremamente weird e pone molta attenzione su un world building credibile, cosa che io apprezzo.

 

 

 

 

La Trama (senza spoiler)

Cuore d’acciaio è ambientato in un mondo simile al nostro ma dove la magia esiste ed è comunemente accettata.

Esistono quindi diverse razze magiche (le fate, gli orchi, i troll, gli elfi, i nani, gli gnomi più una miriade di altre creature), esiste l’alchimia (e si studia all’università) esistono i portali magici e i filtri, le maledizioni e la magia divina.

Cuore d'Acciaio di Michael Swanwick

Eppure esistono parimenti l’elettronica, le armi convenzionali, la televisione, le macchine, i centri commerciali, le scuole e le fabbriche.

La protagonista del racconto è Jane, ossa una bambina rapita.

E’ un’umana (l’unica razza non nativa di questo mondo) costretta a lavorare con altri bambini in una fabbrica dove si costruiscono i draghi.

Si perché, nel mondo di Swanwick, i draghi sono macchine da guerra, l’equivalente di cacciabombardieri nucleari, praticamente invincibili.

I draghi sono macchine senzienti che però accettano un pilota a patto che questo pilota abbia almeno una parte di sangue umano.

Una sera Jane entra in contatto con 8332, un drago in riparazione, la creatura fa un patto con lei, la salverà dalla vita di schiavitù che la attende a condizione che lei lo aiuti.

Jane accetta.

Da quel momento in poi la sua vita prosegue in questo mondo allucinato, dove i tossici si devastano tra incantesimi di illusione e gli elfi vivono negli attici dei grattacieli, dove la Decima del governo richiede un tributo di sangue e il sacrificio umano è un prezzo accettabile per rendere sicure le fondamenta di un centro commerciale.

Vivrà molte  esperienze diverse, affinerà l sue tecniche e le sue capacità alla ricerca di un posto in questa società classista e violenta.

E dietro di lei ci sarà l’ombra di 8332, che la segue, la tormenta, la controlla.
Gode dei suoi fallimenti ma chiede il suo aiuto ogni volta che gli serve, fino alla conclusione.

 

Cuore d’Acciaio

Lo Stile

Lo stile di Swanwick è molto diretto, a volte anche troppo.

Il lettore è subito catapultato in questo mondo strano e Swanwick non spiega nulla, lui descrive e questo deve bastare.

Se Jane incontra un Uomo Incolore per lei è un incontro normale perché dovrebbe spiegarci a noi cosa è e cosa fa un uomo incolore?

Questo è uno stile che apprezzo moltissimo, evita infodump che ammazzano la narrazione e aiutano a immergersi nella lettura.

Swanwick è comunque molto bravo a descrivere le situazioni e quindi pian piano un’idea si riesce a farsela.

Non dico che sia perfetto, a volte cade anche lui in alcuni errori, a volte descrittivi (se un nano indossa “scarpe italiane” questo presuppone l’idea di manifattura italiana e nel libro l’Italia non esiste, altresì se uno gnomo parla di “oppressione del capitale” questo presuppone si conosca Marx e Marx non esiste in quel mondo) e a volte nella caratterizzazione dei personaggi (“l’elfo era arrabbiato  no, col cazzo, l’elfo non se ne andava in giro con il cartellino “arrabbiato” al collo) ma nel complesso se la cava molto bene.

La caratterizzazione dei personaggi è altresì buona, il personaggio di Jane evolve lungo tutto il romanzo e lo fa in maniera credibile.
Non appartiene a questo mondo e si sente respinta qualunque cosa faccia, inoltre vive in maniera ambivalente il suo morboso rapporto con il Drago.

Il Drago è l’altro grande protagonista, impariamo a conoscerlo lungo il racconto, semplicemente osservando quello che fa.
Swanwick non vi dirà mai che Melachon (il nome del drago) “è malvagio” ma vi basterà leggere un po’ di capitoli per inquadrarlo meglio di qualunque descrizione.

Gli altri personaggi sono ugualmente ben delineati, ma non mi dilungo per non spoilerare.

 

La figlia del drago di ferro

Conclusioni aka Cosa ne penso

Per chi è feticista di numeri dico che per me Cuore d’Acciaio è un 3,5 / 5.

Il racconto è molto bello ma verso la fine si sfilaccia un po’ e perde un po’ di tono, inoltre ci sono alcune parti in cui la narrazione scende un po’ e la lettura si trascina.

Ma sono il meno.

Inoltre se non siete precisini della fungia (cit.) come il sottoscritto e non vi infastidisce un po’ di tell e qualche svista tecnica secondo me il libro vale un 3,5 per la storia (che è abbastanza classica) ma un 4,5 per l’ambientazione.

L’ambientazione infatti vale da sola la lettura del libro, è semplicemente spettacolare, la storia può avere qualche ingenuità (ne ho presenti almeno 2 ma al limite le metto nei commenti) ma l’ambientazione è bellissima.

Cito in ordine sparso: centri commerciali in cui il tempo va a rilento così che la gente possa spendere e fare la spesa senza problemi, contraccezione magica, “scarafaggi” (in realtà sono delle creaturine magiche) che possono evolvere e far morire una società in una stagione ma che vengono disinfestati quando si propagano in case o edifici (quello è a mio avviso uno dei pezzi più belli del romanzo),  ragazze che vivono lo starsystem per un anno, apparendo in televisione e ai concorsi con la consapevolezza che poi dovranno morire in uno spettacolo pubblico di buon augurio, e poi i Draghi da guerra of course.

Swanwick si diverte a mostrarci un what if, se ci fossero i troll non ci sarebbero spettacoli pornografici per feticisti dei troll o ricconi in cerca di emozioni forti?
Se ci fossero le maledizioni, non agirebbero su mogli tradite e mariti violenti?
Se ci fossero incantesimi di controllo, non sarebbero posti sulla merce dei negozi per evitare il furto?

E via di questo genere.

Ovviamente un tale world building, tra l’altro esplicato tramite semplici descrizioni e non infodump, lascia qualche punto scoperto, ma è tranquillamente accettabile e saltuarie incongruenze si perdono nel sense of wonder che evoca.

In conclusione: se cercate un buon urban fanatsy o anche solo se vi piace il weird leggetelo, rimarrete soddisfatti.

Se invece siete per l’epic fantasy è meglio di no, non ci sono grandi combattimenti o azioni eroiche, ci sono solo una ragazzina perduta, un drago malvagio e un mondo assurdo quanto credibile.

 

 

 

Il romanzo è stato pubblicato in Italia nel 2003 dalla Fanucci con il titolo Cuore d’acciaio. Il romanzo non è più stato ristampato dalla Fanucci. È stato in seguito pubblicato dalla Mondadori Editore nella collana Urania Millemondi all’interno del volume I draghi del ferro e del fuoco, insieme a I draghi di BabeleLa figlia del drago di ferro è il nuovo nome scelto dalla Mondadori per Cuore d’acciaiovia Wikipedia.it

 

Immagini nella recensione © dark-blast / njoo / childofdune

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Cuore d'Acciaio
martedì 12 febbraio 2013
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