Advertisement”>
	



<div id=
ajax-loader
18 Avatar di Squitty Squitty
5
Tempo di Lettura in Minuti

Frankenweenie_LO-Ita

Annunciato dal sottoscritto più di un anno fa qui sulla lega, l’ultimo lavoro del visionario Tim Burton è approdato nelle sale italiane da ormai due settimane sfoggiando già sulle locandine la candidatura agli Oscar.

Da grande fan del regista mi sono fiondato al cinema appena possibile,  non prima di essermi rinfrescato per bene la memoria andando a riguardare, tra gli extra del DVD di The Nightmare Before Christmas, la prima versione dell’opera, realizzata con attori in carne ed ossa.

Ne son passati davvero tanti di anni dalla prima interpretazione di Sparky

Bene o male ne son  passati davvero tanti di anni dalla prima interpretazione di Sparky, il cane zombie rappezzato dal piccolo Victor incapace di accettare la sua morte per colpa di un automobilista distratto.
La prima pellicola, cortometraggio giovanile di Burton, porta la data del 1984, anno in cui il giovanissimo cineasta lavorava ancora per la Walt Disney company come character designer e intercalatore.

Frankenweenie

Complice la giovane età e, molto più probabile, il fatto di essere obbligato a dover rispettare i dettami imposti dall’azienda dello zio Walt, la prima versione dell’opera appare fresca e buonista nonostante la pesante fotografia in bianco e nero e gli argomenti trattati.

A 28 anni di distanza Burton arriva in Disney potendosi permettere di fare la voce del padrone

A 28 anni di distanza Burton arriva in Disney potendosi permettere di fare la voce del padrone, ma pare che qualcosa in lui sia cambiato o forse, dopo così tanto tempo, è possibile che il genio di Burbank non abbia più la stessa audacia giovanile che lo ha portato a realizzare capolavori della stop motion del calibro di Vincent.

Il più recente Frankenweenie è una splendida delizia per gli occhi di un cineamatore delle pellicole horror sci-fi degli anni ’50 oltre che un’enorme autocelebrazione dell’autore stesso che forse, dopo aver realizzato per contratto il molto discusso Alice in Wonderland, ha provato ad andare a briglie sciolte con un progetto su cui probabilmente aveva già detto tutto molti anni or sono.

La pellicola vanta una meravigliosa fotografia, un uso magistrale della tecnica della stop motion e delle musiche da far accapponare la pelle a suon di theremin.
Peccato però che, rispetto all’originale, offra poco più che una manciata di citazioni e autocitazioni che a mio parere non ne giustificano del tutto la necessità.

l’allungamento della trama non trova riscontro in un soggetto altrettanto interessante

Intendiamoci, vedere lo Sparky in lattice che vanta una maniacale ricostruzione di tutti i tratti dei disegni preliminari fatti da Burton negli anni ’80 è una soddisfazione tanto per il regista quanto per il suo più accanito fan, ma l’allungamento della trama non trova riscontro in un soggetto altrettanto interessante e alla fine la necessaria prevedibilità di un prodotto di questo genere porta lo spettatore ad annoiarsi.

Frankenweenie

Ineccepibile il lato tecnico: personalmente ho apprezzato moltissimo l’animazione che rispetto al precedente “La Sposa Cadavere” è molto più imperfetta nel mostrare l’assenza di fluidità nei movinenti e i segni dei vari step di passo uno su vestiti, capelli e pellicce che, fotogramma per fotogramma, non fanno mistero del meticoloso lavoro degli animatori.

Un ritorno alle origini rispetto all’ultramoderno “La Sposa Cadavere” che nell’era del neo 3D digitale potrebbe lasciare i più giovani perplessi.

non sono rimasto del tutto soddisfatto dalla caratterizzazione dei personaggi

Sempre da un punto di vista puramente personale non sono rimasto del tutto soddisfatto dalla caratterizzazione dei personaggi, almeno alcuni. Se Victor e Sparky sono l’esatta fotocopia delle loro controparti ritratte nei bozzetti giovanili del regista, altrettanto non si può dire per moltissimi comprimari il cui stile sembra del tutto privo di continuità col resto della pellicola.

Nulla da dire riguardo al professore di scienze Rzykruski (si chiama proprio così!!!) il cui volto è palesemente ricalcato su quello di Vincent Price (uno degli attori preferiti da Burton in giovane età nonchè ispiratore del già citato corto Vincent), mentre a parer mio davvero insopportabile sia graficamente che caratterialmente il piccolo Edgar ‘E’ Gore.

Di rimando, tra i personaggi più riusciti, spiccano indubbiamente Signor Baffino e la sua padrona che paiono usciti direttamente dal libro di fiabe “Morte malinconica del bambino ostrica”.

Frankenweenie

Simpatico il comparto di creature fantastiche tra cui, oltre al protagonista Sparky, brilla seppur per pochi attimi Colossus (non voglio dire di più in merito), prevedibile ma davvero geniale escamotage comico che mi ha fatto ammazzare di risate.

Il doppiaggio della versione italiana non è affidato ai nomi illustri dell’originale, e in mezzo alla banalità delle voci autoctone merita un encomio ill doppiatore di Toshiaki che col suo assurdo accento giapponese è riuscito a strapparmi più di un sorriso.

Oltre a questi aspetti, per lo più tecnici ed estetici la pellicola si compone chiaramente di numerose citazioni da Frankenstein (ovviamente) La Mummia, La maledizione dell’uomo lupo, Gremlins, Gamera e innumerevoli opere di Tim Burton.

credo che più che di citazioni si possa parlare di contestualizzazioni

Riguardo quest’ultimo punto credo che più che di citazioni si possa parlare di contestualizzazioni visto che il regista, nell’autocelebrare la sua trentennale carriera non fa altro che ambientare la storia nei classici sobborghi perbenistici dei quartiri residenziali californiani già visti in Edward Scissorhands, popolandoli dei suoi soliti personaggi di cui conferma la caratterizzazione sia grafica che comportamentale.

Sul 3D non mi esprimo visto che ho volutamente evitato la visione nel formato stereoscopico perchè gli occhialini a mio parere tolgono un sacco di luminosità alle scene e in una pellicola in bianco e nero e dalle atmosfere cupe temevo potesse costituire il suicidio dela fotografia.

Frankenweenie-01

Frankenweenie è  divertente e cinico come Beetlejuice, affascinante e inquietante come Nightmare Before Christmas

Frankenweenie non è affatto male, divertente e cinico come Beetlejuice, affascinante e inquietante come The Nightmare Before Christmas, poetico e commovente come Edward Mani di Forbice e buonista come ogni fiaba deve essere.

Chi si aspetta qualcosa di differente rispetto all’originale troverà comunque qualche novità, ma non è detto che ne rimanga piacevolmente sorpreso perchè si sente troppo lo zampino di influenze disneyane.

Non certo brutto come Planet of the Apes o Alice in Wonderland ma nemmeno superbo come The Nightmare Before Christmas, e in ogni caso da vedere!

Condividi questo Articolo:
Send to Kindle
Aree Tematiche Articolo:
Animazione Cinema Creatività Cultura Entertainment Recensioni
Tag Articolo:
Frankensein
Martin Short
Loggati

15 Commenti

  1. Avatar di BlueCarolina | NC64 BlueCarolina | NC64 6/2/2013 10:11

    (T’ho fixato un bel po’ di typo nel frattempo)
    Visto al cinema con zero aspettative. Sono una fan storica di Burton, per ‘colpa’ sua ho iniziato ad appassionarmi di mostri fin da bambina, e gli voglio bene. Ma quando cappella, cappella.
    In questo caso no, non ha cappellato. Anzi, secondo me s’è proprio ripreso.
    Già solo per il fatto che nell’ 84 la Disney lo licenziò dopo il corto di Frankenweenie, e quasi 30 anni dopo glielo distribuisce, per me è già un “in your face!” notevole.
    Ho letto in giro qualche recensione davvero brutta sul lungometraggio, scritte da gente che non ha idea di cosa o di chi sta parlando. Già definirlo un “remake” per me è sbagliato, lo vedo un semplice arricchimento della storia del corto, che comunque durava 20/25 minuti e non si può sviluppare granché, magari rispetto a cosa avrebbe voluto fare lui.
    La tematica del Frankenstein l’ha poi ripresa qualche anno dopo, appunto con Edward Scissorhands (le inquadrature delle scene della fuga del “mostro” dagli abitanti, se vai a vedere, sono volutamente identiche), ma probabilmente teneva tanto a dare giustizia a Frankenweenie.
    Tim Burton mette un po’ di sé in ogni suo protagonista su pellicola, Victor è amio avviso quello più autobiografico.
    Ho apprezzato un sacco il mantenere il finale invariato, e non con la morale “eh, era giusto così, devi accettarlo”, nonostante sia destinato principalmente ad un pubblico di bambini/ragazzini.

    Io l’ho visto come un omaggio a sé stesso e alla sua carriera, ma non nel modo egocentrico e pomposo, ma semplicemente citando e omaggiando cosa l’ha reso quel che è, dai libri/film horror classici ai personaggi (vedi Price che ha pure collaborato con lui facendo il padre di Edward Scissorhands poco prima di morire) che l’hanno segnato fin da bambino e caratterizzato.

    Potrei star a parlare di Burton per ore, quindi mi fermo.

    • Avatar di Squitty Squitty 6/2/2013 11:34

      io credo che Burton abbia il merito di non aver mai avuto paura di osare, fregandosene del fatto che effetti speciali o stratagemmi di sceneggiatura potessero risultare superati o stonati rispetto l’andare dei tempi.
      Ricordo di averlo intervistato poco prima dell’uscita di Mars Attacks e ho presente la delusione nei suoi occhi quando spiegò di non aver potuto utilizzare la tecnica della stop motion per realizzare i marziani in quanto troppo costosa da inserire in un film di quei tempi.
      COn Frankenweenie si è sicuramente tolto qualche sassolino dalla scarpa con la Disney, ma alla fine speravo in qualcosa di più perchè per quel che miriguarda Burton sta al cinema un po’ come Joyce sta alla letteratura, genio innovatore e conservatore del classicismo allo stesso tempo.

      • Avatar di BlueCarolina | NC64 BlueCarolina | NC64 6/2/2013 11:52

        No, ti prego Joyce no, che non l’ho mai digerito!
        Ma ho capito che anche se speravi in qualcosina in più, t’è piaciuto, eh. A me personalmente è piaciuto e sì, probabilmente avrei fatto conoscere un po’ di più il gruppetto d’amici e il prof, ma alla fine non è la mancanza di ciò che me lo fa definire tra le cose mal riuscite di Burton.
        Le recensioni pessime che ho letto in giro, lo definivano un film vuoto e moralista, che segnava palesemente la morte professionale di Burton.
        Secondo me negli ultimi anni, ha dei semplici alti e bassi, come è normale che sia (a lui comunque piace sperimentare e buttarsi su cose che lo incuriosiscono e non ha mai fatto, guarda tipo Sweeney Todd), credo che il regista che sforna solo e soltanto capolavori perfetti che mettono d’accordo tutti, debba ancora nascere :D

        • Avatar di Squitty Squitty 6/2/2013 12:26

          ah si, di alti e bassi ne ha mostrati a bizzeffe!!!
          E’ sicuramente colpa dei contratti con le major… se ci pensi Planet of the Apes è servito a permettergli di realizzare Big Fish (e ricordo che all’anteprima di Big Fish un giornalista de “Il Tempo” che è uscito dala sala dicendo che Tim Burton era morto quindi non si è mai contenti cazzo!!!).
          La stessa sorte è toccata ad Alice in Wonderland che ha aperto la strada a questo rinnovo inaspettato da cui purtroppo mi aspettavo di più…
          Personalmente credo che il regista perfetto esista, si chiama Uwe Boll e trasforma ogni soggetto che tocca in un capolavoro del trash!!! Fino ad oggi non ha mancato nessun obioettivo

  2. Avatar di fireandflames7 6/2/2013 10:39

    una precisazione: burton ha accettato di dirigere alice in the wonderland per farsi finanziare frankenweenie.

    • Avatar di Squitty Squitty 6/2/2013 11:30

      si certo, sono quei film da contratto, un po come il remake de “Il villaggio dei dannati” che Carpenter ha accetato di dirigere per farsi finanziare “Il seme della follia”.

  3. Avatar di sirjoepanzer sirjoepanzer 6/2/2013 10:52

    “voce del padrone”??? Piuttosto io non ho mai sospettato che Burton sia schiavizzato dalla major tanto come negli ultimi tempi.

    • Avatar di Squitty Squitty 6/2/2013 11:29

      …infatti ho scritto “potendosi permettere” che poi lo faccia o no è una sua scelta

  4. Avatar di Squitty Squitty 6/2/2013 11:28

    Rispondo a tutti e tre spiegando meglio quel che intendevo dire con la mia recensione.
    Probabilmente Burton ha tradito le mie aspettartive perchè nell’arricchimento di trama speravo riuscisse ad inserire qualcosa di più, ma l’unico difetto del film, che a mio parere è da vedere assolutamente, è costituito dal fatot che il corto che lo ha preceduto ha già raccontato alla perfezione il plot di cui si compone e alla fine le parti “nuove” non dicono niente di più.
    L’immediatezza del primo viene minata da questo fattore, ma la sostituzione degli attori in carne ed ossa con i personaggi animati in stop motion vale (colossus su tutti) vale la visione.
    Purtroppo non ho amato alcune scelte stilistiche (Elsa Van Elsing e Edgar ‘D’ Gore) ma non si può aver tutto.
    Concordo anch’io che questo film dimostri ancora una volta l’audacia di Burton e il fatto che finalmente dop il compromesso di Alice ha fatto uscire la sua verve in tutto e per tutto, ma secondo me in mezzo ha comunque messo qualcosa che non si amalgama alla perfezione con il suo stile.

  5. avatar puppone 6/2/2013 16:08

    IMHO, fa cacare, anzi, cacarissimo. Prevedibile, infantile nella trama (ancor più che nei tratti). Tutto ‘sto cinismo mica l’ho visto, anzi, trovo più cruda la favola della volpe e l’uva. La trama è ovvia dall’inizio alla fine, tutto segue l’ovvio percorso di Frankestein, arrivando al puro e semplice plagio. E’ forse un modo per dare in pasto ai piccini la storia del puzzle-mostro? Boh, il film in bianco e nero è godibilissimo già da un bimbo di 8-10 anni… sinceramente,

    a che serve? è pellicola buttata…

    Nulla da dire sulla realizzazione tecnica, spettacolare, ma non vale nemmeno la metà del prezzo del biglietto (e non l’ho nemmeno pagato, fanculo mamma AA e la sua selezione di film). Fosse stato girato da Pino Mastrodilago non ne staremmo nemmeno parlando…

    • Avatar di Squitty Squitty 6/2/2013 17:04

      …e alla fine il Signor Baffino non se lo caga più nessuno!!!

  6. Avatar di Melampo Melampo 7/2/2013 20:09

    Secondo me, Tim Burton è uno dei registi più sopravvalutati di sempre.
    Benchè il materiale iniziale sia innegabilmente valido, e Vincent te lo posso recitare a memoria, sono anni che non fa altro che riciclare e riproporre temi e personaggi pescati dallo stesso immaginario dark tinto di cinema pulp/fantascienza cambiando solo la forma o poco più, in una continua estasi autoreferenziale ed autocelebrativa.
    Mi sono un pochettino stancato del Tim Burton che mette in scena Tim Burton.
    Roba che tempo addietro era più che apprezzabile, oggi sa un po’ di stantia, un po’ come quel Johnny Depp che recita lo stesso ruolo in mezza dozzina di pellicole: ogni film viene accolto come la fine, giustamente trionfale, di quel gusto che lo ha caratterizzato sin dall’inizio e che giustamente vuole valorizzare.
    Poi però fa un altro film totalemente derivativo, che non parla tanto della storia dei personaggi quanto della storia di Tim Burton.
    Parlando degli ultimo anni: Sweeney Todd aveva della grazia, è vero. Alice in Wonderland è pessimo (la “deliranza” credo sia il punto più basso mai raggiunto dal regista). Dark Shadows non è davvero niente di chè, non rappresenta alcun valore aggiunto dal punto di vista artistico. Ora questo Frankenweenie è – aldilà dell’innegabile bontà del film dal punto di vista tecnico, aspetto su cui Burton non ha mai fatto passi falsi – veramente inutile.
    Reinventarsi e proporre qualcosa di nuovo è una cosa, cambiare vestito è un altra.
    Secondo me questa pellicola è fuori tempo massimo.

  7. Avatar di Herbert Ashe Herbert Ashe 8/2/2013 10:05

    Premetto che non ho visto nè questo nè Alice. Ma diciamo che di quelli che ho visto, tolto Big Fish, che rappresenta un capitolo a sè e probabilmente è il suo film più maturo, nell’autocelebrazione e nell’omaggio a sè stesso ci scivola spesso. Certo che Ed Wood e Nightmare before Christmas sono i gioielli dell’immaginario di Tim Burton, ed è difficile fare qualcosa all’interno dello stesso genere che non abbia il gusto della ripetizione, che so, come se David Bowie avesse riscritto album con le stesse sonorità di Ziggy Stardust per 30 anni. Eppure, se a lui piacciono quelle immagini, quel genere di storie, quelle acconciature, e i suoi fans si aspettano quello, perché cambiare? Tutto sommato anche il suo idolo Robert Smith è ancora pettinato come nel 1979 e nessuno se ne lamenta. E poi, sull’autocelbrazione, mi viene sempre in mente Peter Greenway. Penso a ‘8 donne e 1/2′, di cui qualcuno scrisse “Un turbato e commosso omaggio di Peter Greenway al maestro Peter Greenway, abilmente mascherato da omaggio a Federico Fellini, per ben 20 secondi della sua durata”.

Lascia un Commento

Devi essere loggato per inviare un commento.

LN Panic Mode - Premi "P" per tornare a Lega Nerd