
Stavo guardando con grande interesse la presentazione del “nuovo corso” di RIM, ribattezzata da oggi semplicemente BlackBerry. Bella presentazione, nuove idee, alcune promettenti… fino a quel “one more thing” che proprio non ti aspetti.
Ero li, inchiodato davanti al live blog di The Verge. Leggevo con curiositàle novità presentate da RIM, che da oggi come scrivevo si farà chiamare semplicemente BlackBerry (buona idea) e che presentava due nuovi dispositivi, uno full touch (BlackBerry Z10) e uno con tastiera fisica (BlackBerry Q10), ma soprattutto un nuovo sistema operativo mobile: BlackBerry 10.
Buone idee dicevo, ottima (sembra) integrazione con servizi esterni, discreta innovazione e supporto nel nuovo app store.
I presupposti ci sono: RIM, anzi BlackBerry, ci crede ancora e vuole rilanciarsi sul serio, si è messa a testa bassa a lavorare negli ultimi due anni per tirare fuori una serie di prodotti che puntano sul serio a competere con i leader di mercato attuali, un certo Android e un certo iOS.
La presentazione è iniziata con una serie di collegamenti in giro per il mondo, dove i professionisti di BlackBerry hanno spiegato feature e particolarità di questo ecosistema, dimostrando che sapevano di cosa stavano parlando, dimostrando che BlackBerry è viva e vegeta, è concreta, è un colosso multinazionale e partecipa per vincere.
Poi è successo quello che non ti aspetti
Finita tutta la presentazione, Thorsten Heins, CEO di BlackBerry e mastermind dietro la sua rinascita, torna sul palco e ti tira fuori quel “one more thing” alla Steve Jobs:
I’d like to make another big announcement.
E via di speculazioni in quei pochi secondi: un nuovo prodotto? Magari legato all’entertainment domestico? o alla wearable technology che promette di essere il focus del 2013? uno smartwatch?!? si dai, è uno smartwatch, figata, mi compro uno Z10 domani cazzo se è integrato come penso!
We are directly engaging with a set of conversations with creative people to inspire the future of BlackBerry.
Uno smartwatch dal design innovativo! figata, fammelo vedere Thorsten, pendo dalle tue labbra! Mi son già tirato su la manica!
We’ve created a new position at BlackBerry, a Global Creative Director
Puff! Ok, mi sono fatto un gran viaggio, fa lo stesso. Niente smartwatch.
Ma bene! Era ora. Non c’è da vantarsene comunque eh… era assurdo non ce l’aveste già!
We needed someone who is creative, and into technology.
Ottimo. Ovvio.
Alicia Keys is BlackBerry’s new Creative Director
E chi è Alicia Keys? omonima della cantante, chissà quanto l’hanno presa per il culo in azienda quando è arrivata, chissà che curriculum avrà… certo che è buffo che si chiami proprio come la…

È proprio lei. Alicia Keys la cantante. “Global Creative Director”. Rido per non piangere.
Questo “one more thing” mi ha devastato
Queste operazioni commercialotte con testimonial travestiti da professionisti e rivolte al grande pubblico non le fa Apple, figuriamoci se le può fare un’azienda che ha perso completamente credibilità e ora si riaffida al mercato e deve dimostrare la sua professionalità.
Questa cosa è gravissima. Una presa per il culo totale.
Keys says she’ll work closely with carries, app designers, and other content creators in her position.
Ma fatemi il piacere. È più che ovvio che Alicia Keys si limiterà a presenziare a qualche festa, a portare in giro il marchio BlackBerry, a fare l’unica cosa che può fare per BlackBerry: la testimonial.
E allora perché, cara BlackBerry, hai voluto farla vestire elegante, dargli un tocco di professionalità, farla salire sul palco e presentarla come “Global Creative Director”?
Un ruolo, che quando è vero e non di facciata, è semplicemente fondamentale per un’azienda come la vostra.
Pensate a cosa ha fatto Mathias Duarte per Android
Pensate a cosa ha fatto Mathias Duarte per Android, quando ha lasciato Palm dopo aver progettato PalmOS ed è entrato in Google rivoluzionando il suo sistema operativo mobile e rivoltandolo come un calzino, dandogli una dignità, un’usabilità, una presentazione che mai era riuscito a raggiungere prima e tirando fuori quell’Ice Cream Sandwich che è da tutti considerato la milestone che ha consentito ad Android di fare il salto di qualità che tutti aspettavano da anni.
Mathias Duarte è un grande direttore creativo, con anni di esperienza.
Oppure, per rimanere dentro a Google, pensiamo al salto qualitativo che ha fatto fare la direzione creativa di Google Plus: è cominciato come social network, ma in poco tempo la sua estetica, usabilità e user experience si è propagata in tutti i servizi di Google, creando una vera piattaforma e stravolgendo l’immagine di big G.
Ma ve li ricordate com’erano i servizi di Google solo due anni fa? Un lavoro di creative direction incredibile, che ha contribuito al successo dell’azienda in maniera determinante.
E non comincio neanche a parlare di Jonathan Ive. Anzi, Sir Jonathan Ive.
Ma veramente pensiamo che un direttore creativo sia uno scoppiato in infradito e coi capelli spettinati che sta in un angolo e ogni tanto tira fuori l’idea? Ma stiamo scherzando o cosa?

Cara BlackBerry, dovevi portare sul palco il tuo vero direttore creativo, colui che ha seguito davvero la direzione creativa del tuo nuovo sistema operativo. Colui che davvero ha seguito e seguirà gli sviluppatori e partner che sceglieranno di collaborare con te in questa nuova avventura.
Dovevi portarlo sul palco e presentarlo, farci capire quanto è importante per l’azienda e quanto è bravo nel suo lavoro, quanto il suo lavoro sarà determinante per il tuo successo.
E invece no. Non sapremo mai come si chiama. Quello che sappiamo è che una cantante si presta a fingere di essere la global creative director di un’azienda che ha, da sempre, puntato tutto sulla professionalità.
#epicfail


Secondo me questa è stata l’ultima presentazione della RIM/Blackberry prima della chiusura definitiva. #fail
Ma hai già spoilerato tutto nel titolo
BTW un WTF ci sta tutto.
FANTASTICO Q10. Sarà mio
lol
Posso comprendere una figura professionale alla Nicole Minetti, ma perchè usare uno pseudonimo!?
Perchè nessuno ha preso in considerazione Kate Upton per questo ruolo?
Come mandare a puLLane il gran lavoro di tanta brava gente e seri professionisti, con la più stupida e insensata mossa che potessero concepire. Si sono piantati la croce da soli.
A sto punto metteteci Sasha Grey!!!
Eh, lì sì che si sarebbe rialzato.
Il brand.
Il brand.
http://tinyurl.com/8m546rd
La borsa ha reagito bene dai, -12%
Sono stati clementi.
@Itomi sessista!
LOOOL
MEGA SUPER EPIC FAIL.
L’ultimo blackberry decente è stato quello blu con la rotellina, il primo a colori mi pare. Quello si che era cazzuto. Poi solo merda, letame e sterco.
Siete solo tutti invidiosi.
I nuovi Blackberry avranno delle suonerie originali in la minore che Android e iOS si sognano.
Mi fa piacere che non sono l’unico a pensare che BlackBerry si è bevuta il cervello:
http://www.theverge.com/2013/1/30/3934122/why-alicia-keys-for-blackberry-10
Ma “oggi” in cosa consiste il ruolo professioanle dell’art director? ((a parte gli infradito … :-) scherzo ovviamente)
nel senso che secondo me, a parte chi fa veramente l’art director o il global creative director e chi lavora con lui/lei a stretto contatto, il resto del popolo umano non ce lo ha molto chiaro
E’ una domanda seria, non ironica.
Cioè oggi, per fare questa professione, a parte il caso specifico che giustamente era da presentare come testimonial, bisogna esser dei super tecnologici?
Non sono nel campo ma a logica un direttore creativo deve aver almeno studiato le basi di design cosi come un bagnino deve almeno saper nuotare!
Stavo per fare un commento lungo e bellicoso, ma a metà ci ho ripensato ed ho lasciato perdere.
perché non lei? si è molto arrabbiata quando ha saputo la notizia… http://www.facebook.com/photo.php?fbid=511635125531545&set=a.179343655427362.45673.160358320659229&type=1&relevant_count=1
non vorrei essere stata fraintesa, il mio commento era nel senso che dovrebbe essere molto più valutato oggi il lavoro di art creator, perchè a parte la conoscenza delle basi del design come sottolineava Giulio_Mzi, in molti casi c’è la gestione delle risorse (gruppo di lavoro), oggi di sicuro anche il saper gestire i SN (social media marketing …)
secondo me tutti questi aspetti spesso non emergono e non vengono visti nè compresi.
sarebbe nello fare un viaggio nella professione dell’ert director, come quello nel mondo dell’editoria
stessi livelli di lady caga per Polaroid.. WTF
Bah… ridicoli…
Come detto nell’articolo una mossa del genere non se la permette nemmeno Apple, che potrebbe benissimo, dall’alto delle sue vendite e della sua popolarità, prendere un personaggio famoso qualsiasi e metterlo come testimonial chiave della propria campagna… figurati se puo’ permetterselo un’azienda che ha perso il 100% della propria credibilità e deve ripartire da zero…