Recensione: Crossed #LegaNerd

Quest’anno a Lucca mi sono regalato il primo volume di Crossed.
Visto che una cosa non esiste finchè non se ne parla sulla Lega (cit.) ecco una breve recensione dell’opera.

Trama


Il plot narra un classico survival horror: il mondo è in preda a un’epidemia che rende ogni persona contagiata un sadico assassino, un gruppo di persone cerca di raggiungere il nord dove l’assenza di grandi comunità potrebbe aver lasciato aree non contagiate dove stabilirsi.

Detto così non sembrerebbe nulla di eccezionale (in effetti la trama non è nulla di eccezionale), rispetto ai classici survival horror con zombie di vario tipo qui le persone contagiate mantengono le loro peculiarità (non sono degli stupidi burattini, se prima di essere contagiato eri un militare lo sei anche dopo e sai usare le armi o guidare i mezzi da guerra), semplicemente perdono la loro umanità e si prestano ai peggiori sadismi (fondamentalmente stupri ed omicidi in ogni forma).

Il contagio si propaga attraverso il contatto con qualunque fluido di una persona infetta (saliva, sangue etc.), se si riceve uno sputo da un contagiato si viene contagiati.
I contagiati sono chiamati “crociati” (crossed in inglese) in quanto il contagio crea una croce cicatrizzata attraverso la loro faccia, si muovono in gruppi alla ricerca di vittime su cui sfogare le loro devianze, spesso si attaccano anche tra di loro se non trovano di meglio.
Non hanno paura della morte, anzi, subire trattamenti inumani oltre che a infliggerli sembra dia loro un intenso piacere.

Il gruppo di sopravvissuti è variegato, alcuni si aggiungono lungo il cammino, altri si perdono.
Attraversano un’America distrutta alla ricerca di una salvezza solo immaginata, circondati da una violenza endemica e feroce.
Devono lottare contro le bande di contagiati, il freddo, la fame, la mancanza di ogni bene primario, e in questa situazione viene fuori il peggio di ciascuno di loro.
Si ritrovano a compiere azioni che nulla hanno da invidiare ai contagiati, a comportamenti antisociali estremi nonostante in loro rimanga costante il desiderio di “mantenere la propria umanità”.


Disegni


Non sono un gran fan dei disegnatori americani, preferisco quelli nostrani ma i disegni sono di buon livello.
Soprattutto le tavole in cui vengono ritratti grandi scenari sono ricche di dettagli che si apprezzano solo esaminandole con una certa minuzia.
Il disegnatore ha fatto un ottimo lavoro nel trasmettere il senso di violenza e di distruzione totale, la fine della civiltà per come la conosciamo.
I colori sono forse un po’ troppo patinati (c’è a chi piace, a me non piace) al punto che certe tavole sembrano quasi irreali, ma nel complesso il fumetto scorre molto bene con vere e proprie punte di lirismo (che non spoilero).

Commento

Iniziamo dalle cose che mi sono piaciute di più.
La storia e i disegni sono buoni, personaggi ben caratterizzati e situazione credibili, ma questo lo do per scontato in un fumetto d’autore.

Mi è piaciuto molto la creazione di un’ambientazione coerente, l’autore ha messo l’accento su tante cose che si danno per scontate, ad esempio: in caso di apocalisse zombie o quant’altro esisteranno dei piani del governo per mettere in sicurezza le aree chiave del paese, la storia ne tiene conto.

Una delle paure maggiori dei protagonisti è di morire per qualche virus sperimentale o per le radiazioni di ricaduta a causa di qualche esplosione nucleare (la storia inizia con un’esplosione nucleare) operata dai contagiati (che ad esempio non si fanno problemi a far schiantare interi aerei con loro alla guida), ma man mano che vanno avanti si rendono conto che questo non succede e verso i ¾ del fumetto veniamo a conoscenza di come il governo si sia in effetti preoccupato di mettere in sicurezza le centrali nucleari appena iniziata l’epidemia.

Il ritmo del racconto è ottimo, ti tiene con il fiato sospeso, non sai mai se i personaggi ce la faranno oppure no, Ennis non si fa problemi a far morire anche i protagonisti e questo aumenta la suspense.

La cosa però che mi è piaciuta di più è la trasformazione dei personaggi.
Oggi vanno di moda i fumetti dove “non ci sono eroi”, ma tra il dirlo e il farlo c’è di mezzo un abisso, un abisso che l’autore riempie molto bene.
Un paio di scene che metto sotto spoiler

I sopravvissuti vengono attaccati a colpi di trappole e balestra, individuano l’attaccante e, pensando, che sia un contagiato sparano.
Invece la ragazza si rivela essere una maestra delle elementari che al momento del contagio ha preso i suoi bambini e ha cercato di proteggerli.
Finite le riserve di cibo ha iniziato a dare la caccia a chiunque passasse per rubare loro le provviste e, in estrema ratio, per mangiarseli (è esplicitato in maniera un po’ ambigua ma da Ennis mi aspetto il peggio).
Il gruppo raccoglie la ragazza malamente ferita e gli orfanelli, accampandosi una notte con loro.
Sorge però una discussione interna: cosa farne?
I ragazzini sono piccoli e rallenterebbero la marcia, non pososo lasciarli da soli (la maestra è ferita) sarebbero preda dei contagiati o cercherebbero di sopravvivere mettendo in pericolo altre persone.
Così due dei protagonisti la notte raggiungono i loro giacigli e gli sparano nel sonno, gli ultimi due cercano riparo ma loro li raggiungono e li ammazzano.
Ammazzare dei bambini nel sonno è un gesto che mai ci si aspetterebbe da persone che professano la propria umanità rispetto a un mondo che muore, ma i protagonisti lo fanno e per tutto il fumetto cercano di darsi una spiegazione razionale, di convincersi che è stata la scelta migliore.

Ma, a mio avviso, la scena migliore che sintetizza questo stato d’animo è verso il fondo, dove uno dei protagonisti spara a un suo compagno perché continuava a infastidire il suo cane.
Ora, la vittima è uno spacca-palle, sempre a prendere in giro gli altri e a fare lo sbruffone, ma questo non è di sicuro una pena sufficiente ad essere ammazzato, eppure, con naturalezza, il protagonista gli spara mentre mangia dopo l’ennesima battuta offensiva.
E’ un gesto talmente ingiustificabile che rende ottimamente lo stato di disumanizzazione in cui si trovano i protagonisti.

Da ultimo mi è piaciuta la violenza estrema e “fantasiosa” che non fa mai male.

Tipo il “bombardamento” di passeggeri gettati da un aereo di linea, un contagiato che usa come arma il pene di un cavallo o il fatto che un gruppo di crossed riempia un elmetto di sperma per imbeverci le pallottole e contagiare le persone anche solo colpendole.
Bei momenti insomma.

Cosa non mi è piaciuto.
Bhe non molto, la storia forse è un po’ rigida, ho apprezzato molto poco l’infodump del “diario del soldato morto”, gli infodump denotano pigrizia nei libri come nei fumetti, ci sono certe plot convenience qua è la (soprattutto nell’ordine in cui i personaggi muoiono), ma sono problematiche minori.

Prima di leggere Crossed avevo letto diverse recensioni e commenti, ora, secondo me molti sono esagerati, Crossed è un bel fumetto, violento al punto giusto (e anche un po’ di più), ma non è una critica estrema al nostro modo di vivere, una rivelazione del comportamento umano, una lucida descrizione della fine delle società o altre esegesi che ho letto in giro.
E’ una sana storia di violenza e di sopravvivenza, ben scritta, ben narrata e ben disegnata.
Vale i 20 euri che l’ho pagata? Si (anche se i prossimi due capitoli me li torrento), consiglio a chiunque di leggerla, ovviamente a chiunque abbia uno stomaco forte e un sano senso dell’ironia.

Crossed

Autore: Garth Ennis
Disegnatore: Jacen Burrows

Edito in Italia dalla PaniniComics.

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lunedì 17 dicembre 2012
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