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Nel settembre 2011 il Tribunale amministrativo federale a Berna ha confermato una decisione presa dalla Commissione della concorrenza svizzera (Comco) per consentire a Swatch Group di iniziare a ridurre l’offerta dei suoi movimenti finiti e dei componenti dal 2012.

Questa decisione è l’ultimo capitolo di una serie di casi giudiziari che risalgono a più di 10 anni fa e che alla fine hanno un unico obiettivo: il gruppo Swatch vuole essere in grado di scegliere a chi e quando fornire i suoi movimenti e componenti.

Swatch Group ha iniziato la vita nel 1983 come SMH (Società svizzera per la Microelettronica e Orologeria Industries Ltd) ed è stato creato per amalgamare SSIH ed ASUAG.

Oltre ai ben noti marchi di orologeria (tra cui Omega, Tissot e Longines), produce anche i movimenti ESA, l’ETA, Lemania, Valjoux e altri. Così come i movimenti, SMH comprende anche i fornitori di quasi tutti i componenti chiave, spirali (Nivarox), quadranti (Rubattel et Weyermann e MOM le Prélet) ed altre parti.

Ancora oggi, è impossibile fare un orologio senza comprare almeno alcune parti chiave dal Gruppo Swatch.
Ancora oggi, è impossibile fare un orologio (con un volume di produzione significativo) senza comprare almeno alcune parti chiave dal Gruppo Swatch. SMH ha tenuto una posizione di monopolio nella fornitura di molti componenti ma non poteva scegliere a chi fornirle.

E quindi era tenuta a fornire le sue produzioni anche a marchi concorrenti.

La domanda dei concorrenti era: “Perché investire in componenti, quando si può solo comprare da Swatch Group?” Chiaramente si trattava di una dinamica industriale che non poteva durare.

Il primo obiettivo nel cambiamento di questa dinamica è stata la fornitura di Ebauches. Nel 2002 Swatch Group ha annunciato la sua intenzione di interrompere la fornitura di Ebauches, un obiettivo per cui ci sono voluti otto anni, dopo una serie di trattative con la Comco.

Dopo aver vinto quella battaglia, Swatch ha rivolto la sua attenzione ai movimenti finiti e componenti, negoziando nel 2009 con la Comco il ridimensionamento dell’offerta di movimenti all’ 85% dei livelli di produzione.

Non sorprende che i marchi di orologeria e molti produttori di componenti che si affidano a Swatch Group hanno fatto appello a questa decisione a Berna il 6 settembre 2011.

In quel ricorso, il Tribunale ha respinto la domanda dei 12 ricorrenti e, pertanto, ha sostenuto la decisione iniziale per cui Swatch Group potrebbe ridurre la quantità di movimenti meccanici e dei componenti che fornisce a società terze dal prossimo anno.

Quindi esistono i presupposti che Swatch Group riduca l’offerta di movimenti meccanici all’ 85% dei livelli del 2010 e la fornitura di componenti, Spirali e regolazione e il bilanciamento ruote, al 95% dei livelli del 2010.

Mentre Swatch Group domina la fornitura di movimenti finiti, esistono una serie di concorrenti che sono emersi nel corso degli ultimi anni. Si stima che ci sono stati 5,5 milioni movimenti meccanici realizzati in Svizzera lo scorso anno, e più di 3 milioni di questi prodotti del Swatch Group .

In rapida crescita è Sellita con 500.000 unità e Soprod con una stima di 200.000, mentre il resto del volume da parte dei marchi stessi (Rolex, Zenith, TAG Heuer e altri marchi dell’alta orologeria). In questo campo l’ETA è dominante, ma il volume è inferiore al 60% del mercato e quindi al momento ci sono alcune alternative.

Il quadro sulle spirali invece è molto diverso, si stima che Nivarox (Swatch) controlli più dell’ 80% del mercato. In parole povere, se Swatch non fornisce Spirali a Sellita e Soprod, le aziende potrebbero uscire dal mercato.

La notizia è stata presa da:
- Independence Day? TAG Heuer’s Movement Future (calibre11.com)

L’articolo prosegue poi con un’interessante intervista a Jean-Christophe Babin (CEO della TAG Heuer)

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8 Commenti

  1. Avatar di danielsyte danielsyte 10/7/2012 11:55

    Ma… se ho capito bene, SMH forniva a molti la sua componentistica, compresi i concorrenti.
    Così adesso rinuncia a quei sicuri guadagni, lasciando la possibilità ad altri di fornire questi componenti? Oltretutto avrebbe potuto fare il cacchio che voleva con i prezzi, essendo fornitore quasi obbligato…
    In un mondo normale, una commissione antitrust avrebbe multato SMH, invece, se ho capito bene, è SMH stessa che anziché starsene zitta ha detto “no, non voglio più guadagnare anche sulle vendite dei miei concorrenti”.
    Sono io che ho capito male o sono loro in una situazione di fail totale?

    • Avatar di Skagli Skagli 10/7/2012 12:46

      ..dipende sempre dal margine di guadagno (componentistica e prodotto finito) magari preferiscono perdere il 10% sui componenti e guadagnare l’1% in quota di mercato..

    • Avatar di barbetto80 barbetto80 10/7/2012 13:19

      in effetti è abbastanza complicato…se però si guarda al fatto che gestisce anche dei prodotti finiti la visione cambia. Con questa mossa potrebbe ‘affosare’ alcuni dei piccoli per risparrtire il mercato.

      • Avatar di danielsyte danielsyte 10/7/2012 14:39

        A meno che gli altri si riforniscano da fornitori più piccoli, con strutture meno complesse e costi complessivi inferiori. In tal caso si sarebbero dati una bella mazzata.
        E poi non è detto che guadagnino per forza quote di mercato, se faccio 100 di prodotti finiti e 40 di componenti, se perdo il 40 di componenti come faccio ad aumentare il 100 di prodotti finiti?
        Per questo mi chiedevo se avessi capito bene io il significato dell’articolo. Aumentare la propria posizione sul mercato non è per niente facile, bisogna investire un sacco… e se produco di meno non è che poi mi mancano i liquidi per investire?

        • Avatar di barbetto80 barbetto80 10/7/2012 15:17

          Ti rispondo un po da gnubbo quindi prendila con le pinze:

          Ora lui produce 1000 componenti e di questi lui stesso utilizza 700 per andare sui prodotti finiti e 300 li da ad altri marchi per i loro prodotti

          decide di tenersi i 300. Gli altri hanno tre soluzioni:
          1) chiudono -> quindi i 300 possibili acquirenti sono sul mercato
          2) producono in house….diciamo che i 300 li spartiscono tra 6 ditte, non vale la pena che ognuna faccia in casa i propri 50 pezzi perchè la produzione di 50 sarebbe molto piu costosa dei 1000 pezzi ed in piu ognuno dovrebbe prendersi lo sviluppo del componente -> chiudono
          3) si rivolgono a terzi. questa è l’unica via percorribile, ma secondo me i costi di chi produce 300 contro 1000 sarebbero molto piu alti e quindi dovrebbero alzare il prezzo del prodotto finito -> perdita clienti

          almeno io quando ho letto la notizia me la sono spiegata cosi, ma non sono un esperto del settore quindi non saprei dirti di piu…ci servirebbe un economista
          riguardo al tuo discorso di
          “con strutture meno complesse e costi complessivi inferiori” penso che questa ‘logica’ non sia applicabile in questo tipo di campo….ma ripeto sono un po ignorantello quindi magari qualcuno puo tentare di interpretare meglio

          • Avatar di danielsyte danielsyte 10/7/2012 18:25

            Allora mi sa che finisce che si comprerà tutti i concorrenti in fallimento.

            Beh, se si mette così… qualcuno chiami l’antitrust!

  2. Avatar di Skagli Skagli 10/7/2012 15:28

    Yep! infatti il rapporto produzione/vendita non è mai 1:1…
    l’invenduto c’è in tutti i settori, su come aumentare la produzione in caso di richiesta non preventivata, beh…difficile, ma credo sia un problema risolvibile!

    Comunque, mettiamo caso che un produttore “minore” di orologi non riceva più pezzi dalla swatch, ma da un’azienda più piccola, siamo sicuri che questa azienda sia in grado di soddisfare la domanda? e i tempi? e la qualità?
    e sopratutto, supponiamo che il produttore “minore” di orologi acquistasse dalla swatch movienti, casse, quadranti ecc, dovrà trovare di nuovo i fornitori per tutti i pezzi, diversi contratti, diverse tempistiche, compatibilità, probabilmente costi MAGGIORI, perchè le piccole produzioni devo ammortizzare i costi su un minor numero di prodotti…
    insomma…un bel casino!

    e tra le difficoltà dei marchi “minori” ed emergenti la cara swatch si infila come la gramigna!

  3. avatar pejo 11/7/2012 10:53

    il mondo degli orologi è un mondo che ha dell’assurdo, le varie aziende fanno a gara per utilizzare componenti fabbricati in svizzera, in modo da poter stampare sul quadrante swiss made, anche se poi assemblano in cina (hamilton x esempio, società u.s.a.). La gran parte degli orologi monta lo stesso meccanismo ad esempio quasi tutti i crono automatici montano il valijoux movimento che in fabbrica costa 200€, ma che dopo una lieve
    modifica il prezzo degli orologi che lo montano variano dai 2000€ (tag heuer) a 6000€ (iwc portoghese) e più.
    Discorso a parte meritano i calibri di manifattura che, invece, producono tutto da se (rolex,JLC,Zenith) a cui aggiungo la scuola giapponese (seiko e orient) che con anche 100€ permettono a chiunque di godere del poetico tichettio di un automatico preciso con calibro di manifattura .

    Insomma se dovesse venirvi la scimmia per gli orologi automatici, consiglio prima di informarsi per bene su cosa realmente si sta aquistando.

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