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Quante volte vi è capitato di leggere traduzioni di opere straniere di qualità decisamente scadente rispetto all’originale? E quante volte vi siete lamentati dei dialoghi delle vostre serie tv preferite, concludendo che l’originale era di gran lunga migliore?

Nel corso della sua storia l’uomo, come ci ricorda Nicholas in questo interessante post, è riuscito a distinguersi dal resto degli altri animali per la capacità di crearsi un linguaggio e di comunicare con i propri simili costruendo un sistema di regole sempre più rigide e funzionali di generazione in generazione.

Un primo punto interessante è: quando le lingue hanno iniziato ad essere diverse?

Il dibattito fa scontrare due principali teorie: senza scendere troppo nel dettaglio, i sostenitori dell’origine monogenetica sostengono che un unico ceppo linguistico sia nato, si sia diffuso e si sia differenziato, facendo si che ogni ceppo si evolvesse in maniera autonoma, mentre quelli dell’origine poligenetica sostengono che ogni ceppo sia nato e si sia evoluto in maniera autonoma, non riconoscendo di fatto una lingua primigenia.

Ma che cosa succede quando due lingue si scontrano e dopo le dovute interpretazioni discutono di un concetto?
Se dovessimo pesare le parole in valore del loro significato diretto e avere una conversazione con un forestiero, al di là del retaggio culturale dei partecipanti non riusciremmo a rendere le complete intenzioni dei due.

La connessione cultura-linguaggio

L’idea di una stretta connessione tra il modo di pensare e il linguaggio è stata largamente discussa dai due antropologi Edward Sapir e Benjamin Whorf, che sono arrivati addirittura a sostenere che non solo il rapporto sia evidente ma addirittura il modo in cui ci esprimiamo, ovvero tutta la nostra architettura linguistica, condiziona la nostra esperienza diretta con il mondo.

Molti linguisti non sono completamente d’accordo con l’ipotesi Sapir-Whorf, la maggior parte non accetta il dogma estremista per cui il pensiero sia di fatto incatenato dal linguaggio (i binari del mentalese sarebbero disposti dal linguaggio?? :facepalm: ), ma è importante osservare come ogni idioma sia strettamente collegato alla cultura del popolo che ne inventa i termini.

Il famigerato esempio dei 17 modi di descrivere il ghiaccio per il popolo Inuit ( falso storico che pare sia stato messo in piedi dallo stesso Whorf) pone comunque in evidenza che ogni cultura ha sicuramente dei termini per definire qualcosa con una sola parola, molto spesso intraducibili da lingua a lingua, se non con adattamenti ad hoc o perifrasi.

Un’altra importante connessione lingua-mentalità possiamo trovarla nell’esempio del burro di Susan Bassnett: noi traduciamo comunemente burro butter, eppure per molti non si tratta che di una generalizzazione: vengono infatti evidenziate le differenze tra il nostro prodotto caseario commestibile commercializzato sotto forma di panetto di grasso e il loro: Se uno è di colore chiaro, dolce, utilizzato per cucinare ed è usato dal contadino al signorotto, l’altro invece è di un colore giallo, salato, usato principalmente sul pane e identificava anche un retaggio sociale(a differenza di chi impiegava la margarina).

Si può davvero dire che sono la stessa cosa, semplicemente traducendo burro-butter? Non perdiamo con la traduzione tutto il sapore della lingua, il subliminale nascosto, immerso nelle tradizioni?

L’intraducibilità e il concetto

Se avessimo tradotto testualmente Spleen in “milza”, avrebbe veramente reso il concetto?
Ogni parola oggi ha un’origine, una costruzione, ed è attraverso le generazioni che tutte acquisiscono dei valori sottintesi che apparterranno alle persone, che inconsciamente “sapranno” quello che diranno.

La parola NERD è traducibile? dovremmo ricorrere ad una lunga parafrasi, e molto probabilmente non concorderemmo tutti sul significato finale da attribuirle.

Una poesia, quando viene tradotta, può considerarsi ancora lo stesso prodotto dell’autore? Può la sua bellezza essere colta dopo essere stata mutilata tra significato e suono delle parole?

Insomma, possiamo arrivare a parlare con una persona geograficamente lontana da noi e comprendere veramente quello che ci sta dicendo, andando oltre il funzionamento delle basi grammaticali e il senso logico? L’umorismo, e i giochi di parole in particolare, non sono ancora delle dimostrazioni di come una traduzione a fatica possa rendere il significato reale di una frase?

Vi lascio un elenco di parole intraducibili, provate un po’ ad indovinare a cosa si possano riferire, e soprattutto ricordatevi di come la necessità di creare quella specifica parola sottenda un esigenza che si rispecchia nella cultura di quel popolo!

1: Dohada
Pare che sia un’antica parola sanscrita, che indichi le strane voglie alimentari delle donne incinte, come la terra, o il gesso.

2: Drachenfutter
Testualmente, “mangime per il drago” in tedesco. Indica quell’abitudine di portarsi dietro un regalo per la propria moglie per farsi perdonare le ore piccole ed eccessi vari.

3: Kyoikumama
Una madre che spinge moltissimo un figlio allo studio per avere dei rispettabili riconoscimenti accademici, in giapponese.

4: Ondinnonk
Parola irochese che indica i più intimi desideri dell’anima, la parte angelica della natura umana.

5: Razbliuto
Un forte sentimento russo che si prova verso qualcuno che una volta si amava, ora non più.

6: Schdenfreude
La mia preferita, letteralmente sarebbe “gioa nel danno” in tedesco. Consiste nel godere delle disgrazie di un proprio vicino, di una persona poco simpatica.

7: Tartle
La gaffe scozzese, non riconoscere qualcuno con cui ci si è gia presentati.

8: Katzenjammer
Una sbronza epica, in tedesco. Epica per loro, ovviamente.

9: Bilita Mpash
Parola in bantu di doppio significato che indica un sogno meraviglioso, felice, oppure uno stato di benessere leggendario.

10: Zalatwic
Sfruttare le proprie conoscenze per giungere ad un obiettivo, senza impiegare denaro contante in polacco

11: Salagok
Parola eschimese che indica una sottile e flessibile superficie di ghiaccio appena formato, che non è in grado di supportare il peso di un uomo. Fragile abbastanza da permettere alle foche di romperla con il naso per poter respirare, o da essere rotta con un colpo deciso del proprio unaak.

12: Biritululo
In kiriwanana, Nuova Guinea, questo termine serve ad indicare una tregua dopo le dispute che nascono dal confrontare le proprie patate.

13: Tantenverfuhrer
In Germania, il “seduttore di zie”. Indica una persona dalle maniere artefatte ed eccessive, che si sospetta nasconda secondi fini.

14: Shnourkovat’sya
La situazione in Russia in cui un guidatore cambi continuamente corsia mentre è alla guida.

15: Tingo
Prendere in prestito un oggetto dopo l’altro dalla casa di un tuo amico fino a svuotargliela completamente, nell’idioma Rapa Nui.

16: Yubisakibijin
Donna in giappone che spende gran parte del proprio salario in manicure.

17: Lefufa
Sentimento di gelosia tra le mogli di uno stesso uomo in Botswana

18: Gagung
Uomo che non ha una donna a causa della grande sproporzione tra i sessi in cantonese

19: Fensterln
Arrampicarsi con una scala di notte fino alla finestra di una donna evitando la servitù e i suoi parenti per fare del sesso con lei, in tedesco.

20: Hira-hira
Sensazione che si prova entrando in una casa dirocatta e malridotta nel cuore della notte in giapponese.

21: Lolo
Uomo che sarebbe felice di dirvi l’ora se solo sapesse leggere l’ orologio nelle isole Hawaii.

22: Mbwandira
Cacciare un piccolo animale, come un uccello od un topo, saltandogli addosso di sorpresa, in chichewa, Malawi.

23: Agorazein
Dal greco, andare in piazza e vedere un po’ che c’è di nuovo, gironzolando senza una idea precisa.

24: Sendula
Trovare accidentalmente un animale morto nella foresta, e rimanere shockati dal fatto che potrebbe esserci un leone od un leopardo in agguato, dal mambwe, in Zambia.

25: Ippaiyoku
Parola giapponese che indica una donna che veste solo prodotti firmati tutti esclusivamente dallo stesso marchio.

26: Wabi-Sabi
Uno stile di vita giapponese che si concentra sulla ricerca della bellezza nelle imperfezioni della vita accettandone il naturale ciclo di crescita e decadimento.

27: Kopuhia
Persona dell’isola di Pasqua che in tutti i modi tenta di sottrarsi ad un lavoro che non vuole assolutamente fare ma che gli è stato imposto. Ma che razza di persone erano?!

28: Ilunga
Parola bantù che indica una persona che è disposto a perdonare un torto subito la prima volta, a tollerarlo la seconda ma non la terza.

29: Saudade
Una forma di nostalgia incalzata da un forte desiderio di ricongiungersi o di rivivere un momento particolare in portoghese.

30: Nerd
Chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale, ed è al contempo tendenzialmente solitario e con una più o meno ridotta predisposizione per la socializzazione.

Fonti:
Via

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52 Commenti

  1. Avatar di BenedettoXVI BenedettoXVI 7/5/2012 03:00

    No @Bettons , ora basta, poni fine a questo strazio
    dopo “la virgola volante” non ci va nessuno spazio!
    Non è una lezione assai difficil da imparare
    poi Cristo, è anche meglio, hai un tasto in meno da schiacciare!
    Ma guarda, anche nel titolo, non si può proprio vedere,
    ma tanto ci son gli editor che ti parano il sedere.
    In quanto tempo hai appreso, che quando hai da urinare,
    mutande e pantaloni non li puoi non abbassare?

  2. Avatar di Nani | Queen of the OT Nani | Queen of the OT 7/5/2012 08:13

    Non perdiamo con la traduzione tutto il sapore della lingua, il subliminale nascosto, immerso nelle tradizioni?

    Ovviamente traducendo si vanno a perdere molte “sfumature” date nell’originale, ma se chiedi del “burro” in Inghilterra non capiscono. Ovviamente. E la “traduzione” delle poesie ha lo stesso valore. Insomma, ovvietà.
    Mostra Approfondimento ▼

  3. Avatar di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 7/5/2012 10:00

    La lista delle parole intraducibili è molto carina :D
    Segnalo che ne Sapir ne Whorf erano antropologi, uno era un ingegnere l’altro non ricordo ma non un antropologo.

    La tesi di Sapir – Whorf è vero che introduce il concetto che certe popolazioni hanno parole per indicare cose che altri possono fare solo tramite parafrasi, ma questo è normale anche all’interno della stessa popolazione.
    Ad esempio se io vedo un cavallo nero, lo chiamo “cavallo nero”, se è pezzato lo chiamo “cavallo pezzato” se è grosso lo chiamo “cavallo grosso” (se è goloso “cavallo goloso”) etc. Un allevatore mi direbbe “è un baio” “è uno stallone” “è un $nome_specifico_cavallo” “Dufour”.
    Non per questo diciamo che esiste una popolazione di “allevatori di cavalli”.

    Alcune ricerche hanno provato a capire se determinate scelte linguistiche hanno influenza sul pensiero, così a memoria ce ne era una che sosteneva che, essendo l’inglese una lingua senza generi, spingeva le persone a essere più discrete, ad esempio “Yesterday I have dinner with my neighbour” ho cenato con il mio vicino noioso o con la mia vicina hot?

    Un’altra invece provava a dimostrare che alcuni termini architettonici (ad esempio ponte) in alcune lingue sono femminili (il tedesco mi pare) e in altre maschili (italiano, spagnolo) di conseguenza gli architetti sarebbero stati più portati a dare forme slanciate ai ponti (o a edifici femminili) in Germania rispetto che in Spagna.

    Nessuna di queste tesi è mai stata dimostrata.
    Al contrario è ampliamente dimostrato che il linguaggio non influenza la nostra capacità/possibilità di pensare, al limite quella di esprimerci.
    Per quanto mi piaccia 1984, la storia della neolingua è una caxxata.

    • Avatar di Peppeuz Peppeuz 22/6/2012 17:25

      Sull’ultima parte, quella di 1984, ti dico un nì.
      Vado molto di fretta, quindi non ho tempo di argomentare bene come vorrei, ma alcuni aspetti della neolingua sono “confermati” da studi linguistici.

      Non tanto per assenza delle parole che influenzi la nostra capacità di pensare (come il classico esempio che l’assenza della parola “libertà” ti impedisce di immaginare un concetto simile), quanto per i fattori grammaticali: è infatti stato osservato come le popolazioni che usano lingue agglutinanti o isolanti abbiano un modo di pensare diverso e generalmente “più rigido” di coloro che utilizzano, ad esempio, lingue flessive.
      La differenza che passa tra “Bianco/Non-bianco” piuttosto che “Bianco/Nero” non è esattamente trascurabile…

  4. Avatar di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 7/5/2012 10:01

    Aggiungo che la tesi più in voga sia quella di un ridotto numero di ceppi linguistici ancestrali (non uno solo ma almeno 4), il nostro dovrebbe arrivare dal Sanscrito antico.

  5. Avatar di Lucadiesel Lucadiesel 7/5/2012 10:14

    Tartle tutti i fottutissimi giorni della mia vita. :fav:

  6. Avatar di sarww sarww 7/5/2012 10:58

    Non so se qualcuno di voi ha mai visto “Waking Life”, ma c’è un pezzo del film in cui si parla proprio di questo argomento, vi posterei il link al pezzo su youtube ma non lo trovo in italiano, quindi incollo il monologo :D

    “Come si esprime la frustrazione? Come si esprime la rabbia o l’amore? Quando dico la parola amore il suono viene fuori dalla mia bocca e colpisce l’orecchio dell’altra persona, viaggia attraverso un intricato percorso che porta al cervello attraverso i ricordi d’amore o di mancanza d’amore e l’altra persona registra quello che dico e dice di capire, ma io come faccio a saperlo? Perché le parole sono inerti, sono simboli, sono morte.

    Una grandissima parte della nostra esperienza è intangibile, gran parte di quello che percepiamo non può essere espressa con le parole, eppure quando noi comunichiamo l’uno con l’altro e sentiamo di aver stabilito un contatto e crediamo di essere stati capiti secondo me proviamo una sensazione quasi di comunione spirituale, ed è forse una sensazione transitoria, ma è ciò per cui viviamo..”

    Se non lo avete visto guardatelo, ne vale davvero la pena!

  7. Nuova Guina

    Nuova Guinea :gn:

  8. Avatar di Pedro99 Pedro99 7/5/2012 13:15

    Hyppytyynytyydytys:
    Soddisfazione per un cuscino morbido e elastico, in finlandese.

    :D

  9. avatar VonHausen 7/5/2012 13:20

    Nel dialetto della mia zona (ma immagino anche in molti altri dialetti) ci sono molti esempi simili di parole che in italiano sono difficilmente traducibili con un’unica parola. Tipo “scrémlez” che è la sensazione di fastidio mista a brividi che si prova quando per esempio qualcuno gratta la lavagna con le unghie.

  10. Avatar di Mokkori Mokkori 7/5/2012 13:40

    :fav: Per curiosità: la lista delle parole intraducibili è di tua conoscienza o l’hai trovata da qualche parte?

    • Avatar di Bettons - Faccio Pena!! Bettons - Faccio Pena!! 7/5/2012 13:55

      Sono parole prese qui e là, da liste o casi singoli..
      Ho il rimpianto di aver perso un numero di Quark dove era trattato l’ argomento in un articoletto e dove avevo trovato una parola che tradotta significava ” il rumore che fa la sabbia quando gratta contro altra sabbia se è mossa dal vento”, ma non sono più riuscito a trovarla da nessuna parte!

  11. Avatar di ygy2020 ygy2020 7/5/2012 13:49

    :fav: & :select:

    Non amo la grammatica, ma l’etimologia delle parole e la storia dei linguaggi mi affascinano da sempre :)

  12. Avatar di Chopinhauer Chopinhauer 7/5/2012 14:14

    @bettons meh.

    Il concetto espresso da Sapir-Whorf è quanto più sorpassato possibile, tant’è che si studia solo per dovere storico più che conoscitivo, dato che solo un demente può ritenerlo ancora valido.

    Il concetto mentalità-linguaggio invece è giusto, anche se ovviamente semplificato per doveri di post.

    Le domande che ti poni a fine paragrafo sono altrettanto giuste, ma non sollevano nulla di nuovo e, soprattutto, non si cerca di arricchirli con esempi corretti, mi viene giusto da pensare un confronto traduttivo tra “i fiori del male” in lingua originale e in italiano, insomma esemplificare i tuoi dubbi.

    La lista finale, invece, è molto carina, tant’è che avrei fatto ruotare l’articolo proprio su di loro.

    Conclusioni: Prefazione un po’ alla cazzo, domande aperte senza risposta che dicono poco e nulla, parte finale molto carina e interessante.

    È per questo che ri-affermo il mio meh. Certi articoli potrebbero essere veramente interessanti e, soprattutto, catturare l’attenzione ma, per motivi strutturali, finiscono con l’essere una palla manco a metà lettura. Un peccato, ma confido in te.

    • Avatar di Bettons - Faccio Pena!! Bettons - Faccio Pena!! 7/5/2012 14:25

      Bè, il concetto Sapir-Whorf l’ ho introdotto solo per avvicinare l’idea della congiunzione mentalità linguaggio, non l’ho mai sostenuto e mai lo farò.

      Purtroppo durante la stesura dell’ articolo anche io mi sono reso conto che forse stavo lasciando troppe questioni aperte e di star scadendo nel banale, ma alla fine mi sono comunque convinto del fatto che nonostante non sia un approfondimento, in qualche modo posso aver sparso semi per un qualcosa di futuro, sia una riflessione, sia un nuovo articolo legato al confine tra una lingua e un’ altra.

      Mi sarebbe dispiaciuto fare una roba alla “ciao raga ecco una lista di parole intraducibili!”, ho preferito quindi introdurre un po’ il lettore su quelle banalità che andrebbero focalizzate, al di là del sorriso che potrebbe suscitare “lolo”!

      • Avatar di Chopinhauer Chopinhauer 7/5/2012 14:36

        Scusami se sembro sempre stronzo in questi casi, semplicemente mi è dispiaciuto vedere rilegato il “piatto forte” in secondo piano. Sono solo consigli, ovviamente non assiomi o verità inderogabili, mi spiace vedere un potenziale signor articolo essere solo un buon articolo.
        Complimenti ancora, comunque, l’idea è originale, la realizzazione meno. Ma ripeto, confido in te ;)

  13. Avatar di Sid Sid 7/5/2012 14:50

    Bell’articolo, anche se (come sa chi mi conosce) la lista dei tag mi ha destabilizzato: aver taggato tutte le parole mi sembra inutile. Anche perché (ad esempio) la “gioia per le disgrazie altrui” è SchAdenfreude, così è sbagliata nel testo e nei tag! :(

    Termine migliore: Biritululo. A chi non è capitato di discutere per la dimensione delle proprie patate? ;)

    Mi sfugge solo una cosa: qual è allora l’altro modo di definire il burro, in inglese? :D

    • Avatar di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 7/5/2012 14:52

      E a dover concordare una tregua perchè la discussione ti ha sfiancato :D

    • Avatar di Itomi Itomi 7/5/2012 20:03

      Ho aggiunto io quei tag, tutte le parole andavano taggate, nel post c’è ne praticamente la definizione. Andavano taggate per forza.

      • Avatar di Sid Sid 8/5/2012 09:32

        Se @nani passa da queste parti e legge “C’è ne” ci rimane stecchita per terra… :D

        Per il tag: “non capisco, ma mi adeguo”. I tag servono per categorizzare un post, permettendo di riunire insieme quelli che parlano dello stesso argomento. Tu pensi che ci saranno molti altri post dedicati al “Biritululo”? :o
        Pensavo che con una normale ricerca (via Google), si andasse a pescare dal testo del post, mi sbaglio?

  14. avatar Jimmybreeze 7/5/2012 14:59

    io aggiungerei anche “sehnsucht”, dal tedesco.

    citando da wikipedia:

    Deriva dall’antico alto tedesco „Sensuht“, nel senso di “malattia del doloroso bramare”[3] e indica un desiderio interiore rivolto ad una persona o una cosa che si ama o si desidera fortemente. Questo stato d’animo è direttamente collegato al doloroso struggimento che si prova nel non potere raggiungere l’oggetto del desiderio.

  15. Avatar di Pedro99 Pedro99 7/5/2012 16:41

    FOREVER GAGUNG! :res:

    :D :rofl: :D

  16. Avatar di sakara100 sakara100 7/5/2012 23:25

    Ciao! Io avrei messo anche qualche citazione qua e là di Cicerone, uno dei primi a confrontarsi con il problema del tradurre da una lingua a un’altra. Poi avrei anche citato il fatto che qualche intelligentone dei nostri tempi tipo Bruno Vespa continua a sostenere che tradurre dal Latino all’Italiano sia una fatica inutile per i studenti, tanto ci sono già delle ottime traduzioni d’autore!

  17. Avatar di lucatrademark lucatrademark 10/5/2012 15:26

    Non so se c’entra perfettamente con l’argomento del post, ma data la mia particolare inclinazione per l’inglese ho sempre compreso la maggior parte delle parole, più nel loro senso intrinseco che nel significato tradotto. Mi spiego meglio: gli inglesi usano “close” per indicare la vicinanza. “Close” a primo impatto sembrerebbe “chiuso”, ma già la prima volta che l’ho sentito, nella mia mente è scattato subito quel meccanismo che mi ha fatto immaginare come “close” potesse essere usato come “vicino”. E’ come se immaginassi due estremità di una corda che vengono fatte toccare, chiudere appunto.
    Questo mi capita per molte espressioni della lingua inglese.

    • Avatar di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 10/5/2012 15:30

      ogni lingua ha delle parol “vincenti”, così come delle costruzioni “vincenti”, ad esempio dell’inglese è molto apprezzata la possibilità di creare nuove aprole semplicemente aggiungento -able ai verbi.
      Poi su close in particolare li sono gusti, però è vero che ci sono scelte lessicali che permettono ad alcune lingue di esprimere meglio i concetti rispetto ad altre.
      Con questo non si afferma che ci sia una lingua migliore ma che ognuna ha alcune parole un po’ “più migliori” per certe cose

      • Avatar di lucatrademark lucatrademark 10/5/2012 20:37

        Quello di “close” è stato un esempio di come una persona di madrelingua italiana (io nell’esempio) può comprendere il meccanismo che sta dietro l’uso di una parola straniera.
        Non sostengo che “close” renda l’idea di vicinanza più di “vicino” in italiano :)

  18. Avatar di Jokerigno Jokerigno 21/5/2012 07:45

    Hai dimenticato un’altra parola intraducibile ma molto famosa : Ubuntu!

    Comunque :fav:

    • Avatar di Peppeuz Peppeuz 22/6/2012 17:30

      +1 per Ubuntu, antica parola africana traducibile con la locuzione “Non so installare Debian”.

      [Sì, olderrima ma necessaria]

  19. Avatar di Peppeuz Peppeuz 22/6/2012 17:35

    Bell’articolo, specialmente per l’elenco di parole.
    Non ricordo dove lessi di una parola (ovviamente non ricordo nemmeno in quale lingua) che indica la sensazione che si prova quando si viene privati dell’ultimo boccone di un piatto che ci piace particolarmente.

    Comunque nella prima parte, anche se non c’entra molto, avresti potuto citare Noam Chomsky, per la cosiddetta Grammatica universale.

  20. Avatar di Pandri Pandri 24/7/2012 11:54

    Scusate se intervengo tardivamente con una domanda un po’ OT ma mi sono sempre chiesto una cosa: per quale motivo abbiamo n lingue diverse ma le espressioni umane (del viso, del corpo, ecc.) sono le stesse in ogni contesto socio-temporale?
    Perché sia io che un eskimese esprimiamo sorpresa allargando gli occhi ed aprendo la bocca ed esprimiamo diffidenza stringendoli e girando la testa a 45 gradi come nel famoso meme “Skeptical African Kid”? :D
    Magari c’è già un post sull’argomento e me lo sono perso, magari no.
    Grazie a chi avrà la cortesia di rispondere :)

    • Avatar di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 24/7/2012 12:10

      E’ un po’ più compelsso di cosi.
      Devi distinguere tra 2 fascie di “simboli” ci sono i simboli legati al fatto che siamo animali e quindi agiamo isitintivamente (ad esempio coprirsi il viso in caso di minaccia, mostrare le palme delle mani se voglio dimostrare non aggressività, il sorriso per esprimere piacere etc.) e i simboli mediati dalla società umana che appartengono al linguaggio proprio di una cultura così come lo sono le parole.
      Ad esempio fare no con la testa ha significati opposti in Italia e in Grecia, fare un inchino ha significato diverso in Giappone o in occidente etc. etc.

      • Avatar di Pandri Pandri 24/7/2012 14:30

        Si in effetti io mi riferisco ai “simboli” di tipo 1 ovvero quelli legati al fatto che siamo animali e all’istinto. C’è un motivo per cui nonostante l’evoluzione sono rimasti invariati nel tempo?

      • Avatar di Nicholas | Nè Nicholas | Nè 24/7/2012 14:33

        Non credo che l’evoluzione abbia avuto il tempo di modificarli, inoltre magari non sono strettamente necessari alla sopravvivenza quindi non danno un vantaggio evolutivo e quindi una spinta a modificarli.

        Esempio stupido, io ho un gatto e capisco benissimo quando è spaventato anche se usiamo simboli diversi.
        Secondo me anche i nostri parenti più prossimi i complottisti le scimmie hanno comportamenti simili, credo siano più legati alla conformzaione del nostro corpo.
        Però io non sono un esperto di biologia evolutiva ;)

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