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Visto che nessuno mi ha ancora detto hai rotto il cazzo con questi articoli di economia scrivi di temi un po’ più interessanti (ma sospetto che quel momento si avvicini), ne approffito per raccontarvi un’altra simpatica spiegazione di un fenomeno che a prima vista non sembra così logico: come mai ci sono mercati in cui, sebbene il bene sia perfettamente sostituibile e l’elasticità della domanda (ossia lo spostamento della domanda al variare del prezzo) sia massima, i prezzi rimangono innaturalmente alti?

Avviso che, per quanto cercherò come la solito di mantenere il discorso più semplice e discorsivo possibile, il tema richiede delle pre-conoscenze non proprio semplicissime, involve diversi campi dell’economia, e richiede l’utilizzo di alcuni modelli non proprio user friendly
Inoltre mi è stato chiesto di approfondire gli articoli anche con parti più tecniche.
Cercherò di far fronte a tutte le richieste, ma visto che se fallirò miseramente, segnalatemelo nei commenti.

L’articolo è lungo e l’ho spaccato in 2 parti.
Mi rendo conto della sua complessità e che ci va un minimo di impegno per capirlo, ma spero sia comunque apprezzato da tutti, se non è così e avessi fatto la cazzata scrivendo di roba troppo complessa o noiosa scrivetemelo pure così vi risparmio in futuro.

Comprare Coca Cola o Pepsi? Elasticità della Domanda e Perfetta Sostituibilità

Iniziamo con una premessa, a scuola ci hanno insegnato che la domanda e l’offerta si incontrano in un punto ben preciso e che questo si chiama “mercato” (siiii maestra!!), da Adam Smith in poi questo è stato un discreto punto di partenza: se io vendo fagiuoli e tu patate, in base a quanto mi costa/ho disponibilità del bene lo venderò in cambio di un altro bene (ricordo che il denaro è un bene come spiegato ottimamente qui) in diversa quantità, se io produco 1000 fagioli all’anno e l’altro produce 100 patate all’anno, non sarà d’accordo a fare uno scambio 1:1 ma magari 5:1, se lui chiedesse 100:1 non gli comprerei nessuna patata, se chiedesse 1:1 gliele comprerei tutte (ma lui ci rimetterebbe) quindi le offerte si incrociano in quei bei grafici a X che tutti abbiamo visto alle medie.
Tutto questo per dire che se l’offerta è alta i prezzi crollano, se è bassa si alzano (you don’t say?).

Aggiungiamo ora un altro parametro: l’elasticità della domanda.

Con elasticità (E) si intende quanto varia una variabile in realzione alla variazione di un’altra variabile.
Uno scioglilingua per dire, se io cambio ad esempio il prezzo di un bene, in che percentuale varierà la quatità acquistata di quel bene?
C’è un elasticità per ogni aspetto dell’economia, ai nostri fini ci interessa solo un tipo di elasticità ossia la cross-price elasticity demand.
Per chi si eccita con le formule (tipo io), parliamo di questa roba qua:

E(qx,py) = %ΔQxd / %ΔPy

Non sto a tediarvi a come si arriva a questo risultato perchè è solo una lunga serie di derivazioni algebriche.
Ma cosa significa in soldoni questa formula?
Misura il variare della domanda del bene x (Q) al variare del prezzo (P) di un altro bene y.

Quindi misura quanto 2 beni siano dipendenti (o indipendenti) e di conseguenza sostituibili l’uno con l’altro.
Se l’elasticità è positiva (+E) i beni sono sostituibili quindi al decrescere del prezzo di y decrescerà la domanda di x e viceversa (se compro tanto di y perchè costa meno, non compro più x perchè, in pratica, ha la stessa funzione di y ma ora costa di più).
Se invece è negativa (-E) i due beni sono complementari, quindi al decrescere del prezzo di y crescerà la domanda di x (considerando che se decresce il prezzo di y se ne comprerà di più ed essendo complemento di x si comprerà anche più x).

Il valore di E invece da la misura di tale variazione, se E è > 1 (es. 2, 4, 7,3 etc.) la domanda è elastica (piccole variazioni da una parte –> grandi variazioni dall’altra), se E < 1 (0.1 , 0.5 etc.) la domanda è anelastica, quindi anche se dovesse variare il prezzo di un bene y la domanda del bene x non ne risentirebbe troppo.
Tenete a mente questo concetto perchè ci servirà dopo.

Quanti verdurieri ci sono a Porta Palazzo? Concentrazione dell’Offerta e Tipologia di Mercato

Analizziamo ora un secondo importante elemento, ossia quanti sono i produttori del bene.
L’economia divide i mercati in 3 modelli:
Concorrenza perfetta, Oligopolio e Monopolio.
Queste 3 tipologie hanno varie caratteristiche legate al tipo di offerta, le barriere all’ingresso, i profitti di medio lungo periodo etc.
Ai nostri fini interessa il numero (n) di coloro che offrono il bene: concorrenza perfetta n molto alto, oligopolio n basso (di solito compreso tra 2 e 10) monopolio n = 1.

Il mercato che interessa analizzare a noi è quello del secondo tipo perchè, paradossalmente, permette una maggiore libertà di azione e di scelta alle aziende.
In concorrenza perfetta c’è poco da fare, tutti producono il bene, le aziende sono price taker (subiscono il prezzo imposto dal mercato, i profitti marginali tendono ai costi marginali di produzione), in monopolio c’è ancora meno da fare, produco solo io, cazzi vostri.

Tra questi due estremi ci sono i vari livelli di oligopolio in cui le aziende devono fare le loro scelte tenendo ben presente cosa combineranno i loro competitor.
E’ un caso molto comune e facilmente riscontrabile nell’economia moderna.

Sugli Oligopoli si è scritto tantissimo (come in realtà su ogni branca dell’economia… dove ci sono i soldi gli studi arrivano), ci sono diversi modelli matematici per la descrizione degli oligopoli (Bertrand, Sweezy, Stackelberg, lineare, non lineare, omogeneo etc.) dai quali si dipartono infiniti sotto-modelli descrittivi aggiungendo o togliendo parametri.

Quello che interessa a noi è il modello di Cournot, vediamo cosa serve:
Beni perfettamente sostituibili o imperfettamente sostituibili (celo: adsl)
Pochi competitor (celo: alice, fastweb, infostrada e pochi altri)
Barriere all’ingresso (celo: questo significa che non si può entrare sul mercato da un giorno all’altro ma ci sono dei blocchi di varia natura es. invesitmento iniziale, know-how etc.)
Le aziende possono decidere l’output (celo: in maniera indiretta, nel senso che possono decidere il prezzo di vendita e quindi la domanda per il loro servizio).

Ottimo, gli ingredienti ci sono, prepariamo la tortazza economica.

Il Modello di Cournot

E qui ci facciamo male.
Caso più semplice in assoluto ossia un oligopolio formato da 2 aziende.
Iniziamo a introdurre la funzione di reazione (o di best response), significa più o meno questo, quanto produce un azienda per massimizzare i suoi profitti in risposta alla produzione dell’altra aziende.
Essendo i beni sostituibili la variazione di produzione del mio avversario (legata in questo caso a una variazione di prezzo, io non produco fisicamente adsl, ma se cambio il prezzo dell’abbonamento “produrro” più abbonati sebbene mi pagheranno di meno) ha influenza sui miei ricavi (più abbonati per lui –> meno per me, nessuno ha 2 adsl) e di conseguenza sono costretto a modifica la mia “produzione” di abbonati (agendo sempre sul prezzo) per ottenere un nuovo massimo di profitto (che sarà diverso da quello precedente).

Questa funzione si calcola in base alla quantità prodotta e ai costi marginali di produzione, faccio che darvi (per chi interessa) il risultato finale che è una cosa di qeusto genere:

Q1 = (a –C1)/2b – 1/2*Q2

Q1 è quanto devo produrre in base a quanto produce il nemico (Q2), C1 sono i miei costi marginali di produzione e (b) è un coefficente che misura l’inclinazione della retta (è generato dai parametri specifici dell’impresa e del mercato).

Questa retta è la retta dei punti di ottimo, ossia per ogni azione del mio nemico io so quanto produrre per avere il massimo profitto.

Ovviamente anche il nemico avrà una sua retta di best response analoga a questa (con inclinazione diversa in quanto il b sarà diverso dal mio a causa delle specifiche della sua azienda).

Prendiamo le due rette e mettiamole su un bel grafico, otterremo qualcosa di simile:

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Notare che entrambe i gli assi (anche se in questa figura non c’è scritto) misurano Q, uno misura Q1 e l’altro Q2.
R è la retta di best response di un player e S dell’altro.
P è l’equilibrio di Cournot.

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Curve di Isoprofitto

Bene la parte sopra è chiara?
Mostra Spoiler ▼

Complichiamola un po’ introducendo le curve di iso-profitto.
Con curva di isoprofitto si intende l’insieme dei punti del piano P, Q in cui il profitto è costate.
In soldoni: io faccio profitto in 2 modi o vendo poche cose a prezzo alto o ne vendo tante a prezzo basso.
Bene ci sono diverse combinazioni di prezzo e quantità venduta che mi restituiscono lo stesso identico profitto (esempio vendo 4 mele a 5 soldi o vendo 20 mele a 1 soldo, sempre 20 soldi faccio), l’insieme di questi punti forma delle funzioni concave (delle parabole a testa in giù per intenderci).

Capito che cosa è una curva di isoprofitto prendiamone un gruppo particolare, ossia quelle che incrociano la nostra retta di best response.
Eccole qui!

La retta nera (che ho aggiunto io a mano per far capire il concetto, scusate se è brutta) è la retta di best response della mia azienda (quella di prima), in ogni punto della retta io ho una serie di possibilità di ottenere lo stesso profitto (che ricordiamo essere il massimo in funzione della produzione dell’altra azienda), i punti che mi generano lo stesso profitto giacciono sulle curve che incrociano la mia retta.

Ad esempio dove ho il puntone rosso, tutti gli altri punti rossi mi danno lo stesso identico profitto che è il profitto massimo ottenibile in relazione alle scelte dell’altro in quanto quella è la mia retta di best response (pure i puntoni sono opera mia, photoshop mi fa una sega :D ).

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Bene, ultimo sforzo prima della pausa.
Prendiamo ora le curve di isoprofitto delle 2 aziende lungo le rispettive rette d best response.
Essendo un grafico Q1 – Q2 il meglio per l’azienda 1 sarà che le sue curve di iso-profitto scendano verso il basso, più sono in basso più ha profitto maggiore (sono curve simili a quella dell’immagine 2), per l’azienda 2 invece è il contrario ossia più le curve vanno verso l’alto (e queste sono convesse e non concave) più ci guadagna.

Ora il motivo non è economico è solo che il grafico è disegnato così, se prendete il grafico 2 e lo ruotate scambiando gli assi ottenete le curve per l’azienda 2 che sono identiche ma al contrario.
(fidatevi, è solo grafica ;) ).

Andiamo nel punto di equilibrio di Cournot e vediamo le curve di isoprofitto delle 2 aziende.
Eccole qua!

Trattenete i WTF, adesso spiego tutto.
Le rette e il punto di equilibrio sono quelli di Cournot visti sopra.
La parabola concava è la curva di isoprofitto associata al punto di equilibrio per l’azienda 1 (Π1), la parabola convessa è la curva isoprofitto sul punto di equilibrio per l’azienda 2 (Π2).
Ossia lungo queste curve le aziende hanno lo stesso profitto che hanno nel punto di equilibrio.
Ricordo che se l’azienda 1 riuscisse a “tirare” la sua curva ossia a spostarsi su un punto più in basso rispetto ad essa guadagnerebbe di più.
Stessa cosa, se l’azienda 2 tirasse la sua curva posizionandosi su punto più alto guadagenrebbe di più.

Per concludere questa prima parte: vedete lo spazio tra le due curve, quello con la freccettina?
Bene in tutto quello spazio le aziende farebbero entrambe profitti maggiori, in quanto ogni punto li dentro è contemporaneamente più in basso della curva dell’azienda 1 e più in alto della curva dell’azienda 2.

Ma è lontano dalle rette di best response, per andare in quella zona, tocca collaborare…

Riassumendo.
In caso di oligopoli le aziende tendono a reagire le une alle mosse delle altre, sopratutto se i loro beni si fanno concorrenza, esiste però una zona al di fuori delle logiche di risposta che sarebbe vantaggiosa per entrambe.
Per raggiungere questa zona però tocca collaborare e “fidarsi” dell’altro.

Nella prossima puntata: collaborare o no? Perchè le aziende cercano di fregarsi a vicenda ma alla fine ci rimette il consumatore?

Mi trovate nei commenti come al solito :)

- Perchè devo pagare 30 euri al mese per l’adsl? Oligopoli e Strategie Cooperative. Parte II

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62 Commenti

  1. Avatar of Nicholas | Nè Nicholas | Nè 21/3/2012 15:51

    Sopratutto vi risparmio l parte 2 :rofl: :D

  2. Avatar of Riky_Freeman Riky_Freeman 21/3/2012 15:59

    L’intrigante titolone ha catturato la mia attenzione facendomi tuffare nella lettura.
    Il testo invece mi ha quasi ucciso.

  3. Avatar of Brenin Brenin 21/3/2012 16:10

    L’argomento è senza dubbio interessante e altrettanto sicuramente servirebbe una conoscenza più approfondita delle basi di economia per comprendere tutto al 100%. Così, parlando da profano, mi verrebbe da chiedere quanto il monopolio delle infrastrutture da parte di Telecom influenzi il tutto. Ergo, stiamo supponendo che sia Telecom che Fastweb abbiano cablato per intero l’Italia, no?

    • Avatar of Nicholas | Nè Nicholas | Nè 21/3/2012 16:14

      L’articolo ha un taglio più generale, come vedremo nella seconda parte è un modello applicabile a moltissime realtà, l’adsl lo rispecchia bene perchè è un mercato dove ormai le spese iniziali (stesura della linea) sono ben assorbite, e il bene adsl, essendo lo stesso, dovrebbe tendere a costare poco più delle spese di mantenimento del servizio (server, assistenza etc.) da aprte dei provider, e che invece rimane innaturalmente alto.
      La domanda a cui cerco di rispondere io è: perchè le aziende non abbassano i prezzi anche potendo?

      • Avatar of Brenin Brenin 21/3/2012 16:20

        Attendiamo la seconda parte, anche se la risposta è semplice: perché ladrare è bello. O meglio, se un servizio costassai allora è figo e degno di essere sottoscritto. :D

  4. avatar Siral 21/3/2012 16:11

    dico solo una cosa all’autore dell’articolo: Stackelberg :)

  5. Avatar of BiggMatt BiggMatt 21/3/2012 16:18

    Io dico che questo Nicholas sta facendo un lavoro cazzutissimo con questi articoli! Io che l’economia come la geografia… apprezzo abbestia! +1 :fav:

  6. avatar lucius 21/3/2012 16:19

    Grazie per il ripasso di micro ;)

  7. Avatar of EkV EkV 21/3/2012 16:24

    cmq

    :gn: AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARRRGH! :gn:

  8. Avatar of Lucadiesel Lucadiesel 21/3/2012 16:25

    Microeconomia portami via. Quanto sono contento di aver già dato quest esame :D .

  9. Avatar of lucatrademark lucatrademark 21/3/2012 16:41

    Ho dato microeconomia l’anno scorso. Non mi ricordo un cazzo. :o
    L’ho sempre detto che non faceva per me…

  10. Avatar of EkV EkV 21/3/2012 16:49

    @Nicholas voglio vedere un articolo sull’economia interna a Team Fortress 2! :rofl:

    • Avatar of Nicholas | Nè Nicholas | Nè 21/3/2012 16:50

      :rofl: :D :rofl: :D
      Io ci gioco pure ma sono nubbissimo, dovrei prima capire come killare la gente.

      • Avatar of EkV EkV 21/3/2012 17:08

        Fai coincidere il crosshair con il nemico e premi il tasto sinistro del mouse! Nel caso di un’arma non immediata (e.g. lanciagranate) prevedi la traiettoria del nemico. Semplice. :D
        (Magari fosse facile come sembra. :sad: )

        Comunque senza troppo scherzare, dietro al mercato interno di TF2 c’è un giro di soldi mostruoso. Per darti l’idea, qui ( http://tf2spreadsheet.blogspot.it/ ) c’è una pricelist che converte tutti gli oggetti scambiabili in TF2 in un valore espresso in Refined (metallo raffinato, ottenibile craftando assieme 18 armi droppate casualmente dal sistema http://wiki.teamfortress.com/wiki/Item_drop_system ) o sottomultipli, oppure per le cose più costose, in keys (chiavi per aprire casse anch’esse droppate casualmente, per trovare armi o meglio cappelli particolari), le quali sono acquistabili per 1,99€ l’una; per le cose assolutamente più costose, il prezzo viene espresso in “buds” ovvero “earbuds”, che sarebbero delle cuffiette apple indossabili dai personaggi.

        Il cambio attualmente sta a 2,5 Ref per ogni Key, 23 Keys per ogni Bud. Attualmente il cappello più costoso secondo quella lista, costa 6 buds. Fai te i conti.

        • Avatar of Nicholas | Nè Nicholas | Nè 21/3/2012 17:18

          Quesa roba è complicatissima :o
          Deve avere dei volumi potenti… e io che mi sentivo un bravo player a comprare 10 euri di crediti su battlefield heroes per aiutare la software house che lo gestiva -.-

          • Avatar of EkV EkV 21/3/2012 17:33

            Da quando è diventato F2P, gli introiti dalla vendita di oggetti tramite lo shop interno di TF2 sono aumentati di dodici volte. La Valve ci sta guadagnado fuori dei modi.

            Ah! Se t’interessa, questo ( http://www.tf2wh.com/allitems.php ) è un mercato esterno a TF2, che però costituisce una microeconomia abbastanza coerente: c’è persino un indice dell’inflazione ( http://www.tf2wh.com/credits.php ).

            Secondo me è degna di nota.

            • Avatar of EkV EkV 21/3/2012 17:37

              Dimenticavo: lì tutto viene convertito in “crediti”, che però comunque si attestano circa sul cambio dello spreadsheet che ho linkato sopra.

              Un Refined lo vendi a 4400 crediti e lo compri a 4500, e fatti i dovuti conti non si discostano molto quei prezzi da altre pricelist.

              L’unica cosa è che su quel sito c’è una differenza di prezzo fra quanto vendi al sistema e quanto compri dal sistema, e ovviamente costituisce il guadagno dei proprietari, che secondo me ormai possono permettersi di acquistare tutti i cappelli di TF2 IMHO. :rofl:

              • Avatar of Nicholas | Nè Nicholas | Nè 21/3/2012 17:46

                Grazie dei link, li guardo volentieri, in effetti è un mondo di cui so poco ma sembra interessante :)

  11. Avatar of gutul gutul 21/3/2012 16:53

    Questo è più complicato dei precedenti, ma interessante allo stesso modo. Devo dire che ho molti dubbi, parecchi dei quali potrebbero trovare soluzione dopo una revisione dell’articolo: ci sono un po’ di errori qua e la che peggiorano la faciltà di comprensione del pezzo :gn: .

    Quindi, per il terzo select consecutivo, aspetto.

  12. Avatar of bluesoul bluesoul 21/3/2012 17:33

    Sarà che l’economia mi affascina ma questi tuoi articoli sono uno meglio dell’altro, complimenti & :fav:

  13. Avatar of Wert Wert 21/3/2012 18:20

    very very good. +1 & :fav: come tutti gli altri tuoi articoli ovviamente :D :rofl:
    comunque questo

    collaborare o no? Perchè le aziende cercano di fregarsi a vicenda ma alla fine ci rimette il consumatore?

    mi fa pensare al Dilemma del Prigioniero o è una mia fantasia??

  14. Avatar of Jess_ Jess_ 21/3/2012 18:26

    Giuro che mi sono messa d’impegno…… Ma non ci ho capito niente >.< Son negata per queste cose, che ci posso fare?!

  15. Avatar of Le_Roix Le_Roix 21/3/2012 19:17

    Ma che articolo coi controcazzi!
    Il mio fav ce l’hai, ti meriti il :select:

  16. Avatar of sauron sauron 21/3/2012 19:24

    Intanto bravo, il :fav: è assicurato.

    Ho trovato solo un errorino, “barrriere”, per il resto spieghi molto bene, ripentendo più volte le cose, il che è un bene ;) .

    Ho però una domanda. Dopo la terza immagine, spieghi questo:

    “Per concludere questa prima parte: vedete lo spazio tra le due curve, quello con la freccettina?
    Bene in tutto quello spazio le aziende farebbero entrambe profitti maggiori, in quanto ogni punto li dentro è contemporaneamente più in basso della curva dell’azienda 1 e più in alto della curva dell’azienda 2″

    La freccettina indica un’area compresa sotto le parabole, ma dal grafico delle curve di isoprofitto l’azienda aumenta il profitto se SALE rispetto alla parabola attuale, non se scende!

    • Avatar of Nicholas | Nè Nicholas | Nè 22/3/2012 09:20

      Dipende da quale azienda guardi, per la 2 punti più in alto (a sinistra) della sua curva sono più vantaggiosi (appartengono a curve di isoprofitto migliori) per l’azienda 1 punti più in basso (a destra) della sua curva sono più vantaggiosi.
      L’area con la freccia soddisfa entrambe i requisiti e da vantaggio ad entrambe.
      Corretto il typo grazie :)

  17. Avatar of syrup syrup 21/3/2012 20:36

    Questi post mi fanno tornare indietro ai primi anni di Università, quando ancora speravo di laurearmi in pari. Che bei tempi :res:

  18. Avatar of unil unil 21/3/2012 20:47

    Correggi: “(ma lui ci rimettarebbe)”

  19. Avatar of Pedro99 Pedro99 21/3/2012 23:20

    tl;dr :D

    A parte gli scherzi, troppe formule e non ho retto… Capisco gli “economisti” che chiedevano più numeri ma preferivo gli articoli più discorsivi (sono inniorante, lo so!) :)

    Magari in futuro puoi aggiungere le parti tecniche in approfondimento, così è possibile leggerli su due livelli! ;)

    In ogni caso, bravo! :res:

    • Avatar of Nicholas | Nè Nicholas | Nè 22/3/2012 09:30

      Come detto in apertura apprezzo le segnalazioni, questo post è complesso ero in dubbio se pubblicarlo o meno, dopo il prossimo (che comunque conclude questo) cercherò di tornare ad argomenti più abbordabili :)

  20. Avatar of Sax Sax 22/3/2012 09:14

    collaborare o no? Perchè le aziende cercano di fregarsi a vicenda ma alla fine ci rimette il consumatore?

    La risposta ce la da il “Dilemma del prigioniero”, su cui oramai fanno corsi in ogni azienda che si rispetti. ;)

  21. avatar dersuchende 22/3/2012 10:54

    “30 euri” lessico degno del peggior idiota “simpatico”

  22. Avatar of Kaarme Kaarme 22/3/2012 14:27

    io ancora non mi sono stancato degli articoli economici nerd-style.
    anche perchè siti che scrivono solo di apple, android e app ne trovi quanti ne vuoi.

    :fav: :fav: :fav:

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