SOPA: un mondo a sovranità limitata #LegaNerd
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Visto che si parla di SOPA (troppo poco putroppo) riporto un fatto emblematico e una serie di considerazioni interessanti di uno che di Internet se ne intende, Stefano Quintarelli.

Il fatto (leggi) è la richiesta di estradizione inoltrata dagli USA al Regno Unito per un ragazzo inglese colpevole di aver commesso attraverso un suo sito delle irregolarità legate alla pirateria in rete.

Queste “irregolarità” sono considerate un banale illecito in UK ma sono un reato penale, punibile con 10 anni di carcere, negli USA.

Capite il problema?

Lascio la parola al Quinta:

Càpita che un giornale online, anche importante, violi il copyright. Càpita perchè ci sono moltissime persone coinvolte, perchè qualcuno non segue bene le regole e perchè a volte chi lo fa non sa che lo sta facendo perchè non ha gli elementi per valutarlo. (è capitato anche al Sole.com di recente)

Càpita che aziende che si fondano sulla proprietà intellettuale, non sappiano se detengono o meno certi diritti perchè loro li hanno acquistati da qualcuno che non li aveva. Qui non c’e’ il notaio per dirti che il colosseo non è di chi sta tentando di vendertelo. E’ come a Zanzibar dove tu puoi comprare un pezzo di terra e, non essendovi un registro, poi arriva uno che ti dice che era suo. E’ successo a Getty Images molto di recente.

Càpita che qualcuno che non viola il copyright direttamente ma induce alla violazione, persona che non è mai stato in USA, i cui server non sono in USA, i cui utenti siano perlopiù non USA, si trovi una richiesta di estradizione verso gli USA dove può essere processato per una cosa che nel suo paese sarebbe un illecito (e quindi soggetto a multa, risarcimento, ecc.) e invece negli USA sia penale. Richiesta di estradizione sulla base di un trattato non approvato da un parlamento. E’ successo a un ragazzo inglese di recente.

In sintesi, l’idea di vivere in un mondo in cui non puoi essere certo di essere innocente perchè non puoi essere certo che non stai violando o meno un copyright (1), che in questo contesto tu possa essere estradato sulla base di un trattato, che tu per questo rischi conseguenze penali, beh, non mi piace.

Vi immaginate una richiesta di estradizione per il direttore di un importante quotidiano italiano perchè ha pubblicato una fotogallery di cui non aveva i diritti ? Ovviamente non accade.
Però può accadere per il ragazzino sconosciuto. … Peggio mi sento.

(1) se fai una cosa che è certamente una violazione, sei certo di essere colpevole. per tutto il resto, non puoi essere certo di essere colpevole o innocente.

ora pare che l’evoluzione di SOPA sia questa: U.S. online piracy bill headed for major makeover | Reuters.
Three key section of the existing legislation seem likely to remain, a person familiar with the matter says. They comprise provisions aimed at getting search engines to disable links to foreign infringing sites; provisions that cut off advertising services to those sites; and provisions that cut off payment processing

Secondo me, l’idea alla base di SOPA che in qualche modo i dominii .com e simili fossero per sotto giurisdizione americana, è una forzatura… anche per questo vedo di buon occhio lo stralcio dell’interferenza con i DNS dalla legge americana, perchè altrimenti avrebbe toccato tutto il mondo, alla base.

Qui infatti si apre un problema più tecnico: nel SOPA era previsto che la giurisdizione USA avesse potere diretto sui DNS della rete, bloccando accessibilità e possibilità di avere guadagni dalla pubblicità dei siti.

Questo implicitamente e unilateralmente avrebbe posto i siti .com, .net, .org e i DNS che ne controllano la raggiungibilità, sotto il diretto controllo del governo USA.

Almeno abbiamo come base che il DNS non viene toccato (come ho già scritto, ritengo peraltro sia inefficace; impatta sugli onesti e non blocca i disonesti).

La giurisdizione chiara per i pagamenti c’è già e mi sembra (anche questo non è una novità) una strada giusta da sviluppare. Per gli intermediari della società dell’informazione ci sono già DMCA in USA e responsabilità varie in giro per il mondo e penso che l’uniformità su questo aspetto tarderà un po’ a venire.

Per concludere, segnalo il pezzo di Sechi sul Tempo di ieri. Non lo condivido nei dettagli; inoltre si riferisce ad un ambito diverso (la regolamentazione finanziaria che ritiene asservita all’industria della finanza).

Ma trovo interessante che sviluppi il ragionamento nella direzione che riporto sotto e che riscontra il piegarsi di azioni della politica a interessi di specifiche categorie. Mutatis mutandi, mi pare che il ragionamento possa essere simile anche per internet e il copyright, l’altro grande fenomeno globale (abilitante, btw).

E’ sempre stato così, si dirà. Ed è in parte certamente vero. Ma ci sono anche notevoli eccezioni. Sul copyright, però, è da tempo che non mi pare di vedere una riflessione alta ma solo contrapposizione di interessi, su posizioni sempre più radicalizzate.

Sono questioni complicate ma se ci pensate hanno implicazioni potenzialmente molto pesanti.

Quali sono le leggi che valgono per un sito Web?

Quelle del Paese del proprietario del dominio?

Quelle del Paese in cui risiedono i server che lo ospitano?

Sempre e comunque quelle USA?

Che ne pensate?

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mercoledì 18 gennaio 2012
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