Regola 11: il Fuorigioco #LegaNerd
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Prima di cominciare a studiare la regola del fuorigioco, dovete dimenticare tutto quello che pensate di sapere su questa regola.
“Essere in posizione di fuorigioco non è di per sè un’infrazione.”

Con queste parole, il nostro insegnante al corso di arbitri, ci introdusse allo studio della regola più controversa dell’intero regolamento del giuoco del calcio. Mi sono tornate in mente qualche giorno fa alla dinner Marchigiana, e ho pensato di farne un articolo (così poi potete bullarvi con i vostri amici che urlano contro l’arbitro).

Un po’ di storia


Il fuorigioco è una regola vecchia come il calcio, codificata nel 1864 ha subito almeno una mezza dozzina di modifiche prima di arrivare alla versione odierna. Probabilmente è la regola che influisce e che ha influito di più sul modo di giocare a calcio: le prime formazioni prevedevano solo un difensore ed un centrocampista (1-1-8) e l’unico schema era di lanciare la palla agli otto attaccanti. Questo era possibile perchè la prima versione del fuorigioco prevedeva che tra il giocatore che riceve il passaggio e la porta vi fossero almeno quattro giocatori. Per contro, l’assenza del fuorigioco avrebbe portato a situazioni con otto difensori ed un unico attaccante (esattamente come avviene nei campetti quando si gioca da bambini), e questa è probabilmente la ragione storica sia dell’esistenza della regola, sia delle modifiche successive apportate.

Ma che cos’è il Fuorigioco?


La regola del fuorigioco può essere spiegata solo divisa in tre parti. Vi è la posizione, il momento e le condizioni di punibilità.

Un calciatore è in posizione di fuorigioco quando si trova nella metà campo avversaria, oltre la linea formata dalla parallela alle linee di fondo passante per il pallone ed oltre il penultimo difendente.

Mentre la prima e la seconda condizione sono estremamente facili da comprendere, la terza sottointende qualcosa che non tutti sanno: Ai fini del regolamento, il portiere è considerato un difendente come gli altri giocatori, e dunque se il giocatore è oltre il penultimo difensore (non difendente), ma ha davanti a sè il portiere e un difensore non è in posizione di fuorigioco.

Un giocatore può restare tutta la partita in posizione di fuorigioco, e non per questo l’arbitro può punirlo (ma i compagni sì, visto che è inutile). Quando si dice che deve essere al di là (del penultimo difendente, della linea mediana o della linea del pallone) si intende che deve essere effettivamente al di là di una di queste linee con una qualsiasi parte del corpo che possa giocare il pallone (quindi sì al petto, le gambe e la testa e no alle braccia). Un giocatore può essere in posizione di fuorigioco solo ed esclusivamente se è sul terreno di gioco, al contrario, se è uscito in seguito ad uno scontro non può essere considerato in posizione di fuorigioco, checchè ne possa dire Blatter.

La posizione di fuorigioco va inoltre rilevata solo ed esclusivamente in uno specifico momento, ovvero quando parte il passaggio del compagno. Volendo essere estremamente fiscali, la posizione di fuorigioco va rilevata per ogni passaggio di ogni compagno dell’attaccante, infatti gli assistenti dell’arbitro (erroneamente detti guardalinee o guardialinee) restano sempre in linea con il penultimo difendente o con il pallone qualora questo sia oltre il penultimo difendente o alla metà campo quando questa sia l’unico limite al fuorigioco. Ma il fatto che al momento di un passaggio un giocatore attaccante si trovi in posizione di fuorigioco non è sufficiente per fischiare l’infrazione.

E arriviamo dunque al succo di tutto il discorso, le condizioni di punibilità: “Un calciatore in posizione di fuorigioco al momento del passaggio di un compagno deve essere punito solo se:
– Interviene attivamente nel gioco
– Influenza un avversario
– Trae vantaggio dalla propria posizione”

Intervenire attivamente nel gioco è la più banale, tocca volontariamente il pallone oppure è toccato da questo, influenzare l’avversario significa ostruirgli la visione del gioco, impedirgli di giocare il pallone ostacolandone i movimenti, il tutto senza toccare il pallone, mentre trarre vantaggio dalla propria posizione significa intervenire attivamente nel gioco senza ricevere, però, direttamente il passaggio. Ad esempio, un tiro che batte sul palo, o sul portiere, o su un difensore, e viene raccolto da un giocatore che al momento del tiro era in posizione di fuorigioco va fischiato. Quest’ultima condizione di punibilità è particolarmente importante perchè può essere suscettibile di interpretazione: A volte, un difensore può raccogliere il passaggio da cui parte l’azione e, senza accorgersene, servire l’attaccante. Questa non può essere considerata posizione di fuorigioco punibile perchè il passaggio parte dal difensore, ma vi è un limite molto sottile tra quello che viene considerato un passaggio (i telecronisti solitamente lo chiamano retropassaggio) e invece una deviazione, sulla quale è necessario fischiare il fuorigioco perchè l’attaccante trae vantaggio dalla propria posizione.

Successivamente ad un’infrazione di fuorigioco si dovrà battere un calcio di punizione indiretto nel punto in cui l’infrazione si è verificata.

Sembra facile!


Messa così può sembrare facile, e quindi ci si potrebbe chiedere come mai tanti errori. Prima di tutto, buona parte degli errori sono minimi e difficilmente rilevabili (sono fiero di dire che i nostri assistenti sono tra i migliori del mondo) e, in secondo luogo gli “errori” rilevati da Caressa&Co. in realtà, molto spesso, non sono tali, ma sono semplicemente situazioni suscettibili di differenti interpretazioni, come la situazione spiegata sopra del passaggio/deviazione.

Vi sono poi molte “convenzioni” e direttive che aiutano l’arbitro e gli assistenti a prendere decisioni in un tempo ridottissimo. L’esempio più significativo è la direttiva per cui “Nel dubbio, lascia giocare” basata sul fatto che, essendo l’assistente in linea, l’errore eventuale è solitamente di poche decine di centimetri e quindi ininfluente secondo la ratio della regola, imposta per evitare giocatori che stazionino fissi davanti alla porta. Un altro trucchetto (che mi spiegò mio padre, ai suoi tempi assistente in serie D) consiste nel guardare il giocatore che effettua il passaggio solo finchè non si appresta a calciare, per poi riportare lo sguardo in linea e “sentire” il tocco dello scarpino con il pallone. Inoltre gli assistenti valutano situazioni analoghe in maniere diverse a seconda del fatto che l’attaccante si trovi coperto o meno, rientri dal fuorigioco oppure “tagli” la difesa.

Dopo tutta questa pappardella è facile capire che l’errore nel video di testa è per buona misura dovuto al fatto che l’assistente, al momento del passaggio, non è in linea.

Il fuorigioco passivo e il fuorigioco di rientro


Aggiungo una piccola nota su queste due presunte “tipologie” di fuorigioco.

Il fuorigioco passivo non esiste. Concetti di passività ed attività nel fuorigioco non ci sono, quando sentite un telecronista dire una vaccata del genere in televisione sentitevi liberi di insultarlo.

Il fuorigioco di rientro non è scritto nel regolamento, non è diverso dal fuorigioco normale, ma è ascrivibile ad una specifica tipologia di situazioni da regolamento: Quelle che fanno incazzare. In pratica viene chiamata così la situazione nella quale l’attaccante in posizione di fuorigioco viene a recuperare un passaggio nella propria metà campo o in ogni caso in una posizione estremamente svantaggiosa per lui per cui il fatto che partisse da una posizione di fuorigioco è anzi stato un handicap. Aggiungete il fatto che molto spesso è una posizione di fuorigioco di mezzo metro o poco più e avrete un giocatore che bestemmia in mezzo al campo. Questa situazione è l’esatto contrario di quello che la ratio vuole impedire. Rallenta il gioco e si accanisce inutilmente sull’attaccante (che si vede fischiare un calcio di punizione indiretto dopo aver corso per trenta metri per recuperare un pallone). Non ci si può fare niente, dividere ulteriormente il campo sarebbe inutile e introdurre il concetto di utilità del fuorigioco serve solamente a far aumentare esponenzialmente il numero di errori arbitrali.

IMHO la regola del fuorigioco è la più importante del regolamento. Non solo perchè praticamente ha plasmato il modo di giocare odierno, ma perchè è estremamente precisa in ogni sua parte, la discrezionalità arbitrale è ridotta al minimo e su interpretazioni marginali. E se devo dirla tutta, una parte importante della spettacolarità del calcio si deve proprio al fuorigioco.
Ovviamente Blatter non la pensa così.

Fonti:
Regolamento del giuoco del Calcio, Guida pratica AIA / Figc (Aggiornato al 2009)
Fuorigioco (Wikipedia)

Artemism

In “Bambi” tifavo per i bracconieri.

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