Come nasce una valvola termoionica #LegaNerd

Ciao nerdazzi! Con questo primo post passo da lurker a contributor: evviva evviva!
Stasera parliamo di come nasce una valvola termoionica.

Ma che diavolo è una valvola termoionica?


Beh, correva il 1880 ed Edison studiava le lampadine ad incandescenza per cercare di limitare il problema dell’annerimento del vetro.

Fu così che, provando a caso inserendo una placchetta metallica dentro il bulbo della lampadina, scoprì che questa si caricava negativamente. Solo anni dopo si sarebbe scoperto che il filamento incadescente emette elettroni realizzando l’effetto termoionico (detto anche effetto Edison).

Dopo 20 anni Fleming riuscì a sfruttare l’effetto Edison per realizzare un diodo, ovvero un dispositivo che fa passare la corrente in un solo verso.

Il vero salto di qualità però lo fece Lee quando nel 1906 scoprì che, inserendo una griglia tra il filamento e la placca metallica, poteva controllare il flusso di elettroni tra filamento (catodo) e placca (anodo).

Era nato il triodo e con esso la possibilità di amplificare le correnti elettriche.

Nonostante le valvole sembrino preistoria, vengono usate ancora oggi in diverse applicazioni: ad esempio negli apparati radio di potenza, dagli audiofili che ne elogiano il “suono caldo” tipico della distorsione di seconda armonica e negli amplificatori per strumenti musicali.

Un altro punto a favore delle valvole è il clipping “addolcito” durante i sovraccarichi; tale addolcimento causa distorsioni limitate in frequenza e quindi piu gradevoli all’udito rispetto a quelle di amplificatori a BJT/MOS nelle stesse condizioni.

Ma basta chiacchiere e vediamo come si costruisce un triodo!

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