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Ho scoperto da poco l’esistenza di Prisoners in Paradise, un documentario che racconta la storia dei prigionieri di guerra italiani (parliamo della Seconda Guerra Mondiale) internati nei campi di prigionia sul territorio americano.

Una storia poco nota che mi ha toccato da vicino.

Se vi interessa, sotto la storia di Nardo, mio zio.
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Decine di migliaia di italiani hanno vissuto esperienze simili alla sua, sono stati accolti dalla comunità italiana in America e tanti di loro vi si sono trasferiti dopo la guerra, approfittando del benessere e delle opportunità che vi hanno trovato.

Liberamente estratto e tradotto da Prisoners in Paradise:
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Link:
Prisoners in Paradise
Storie di POW italiani in USA

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hereford
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31 Commenti

  1. Avatar of Bradipo Stanco | NCXY Bradipo Stanco | NCXY 12/9/2011 22:06

    Uno scritto come pochi ne ho letti
    In Lega ed altrove :fav:
    Ma tipo instant :fav:
    Conosci il mio amore per la Storia e per le storie che fanno la Storia
    Splendido :fav:
    Ho già detto :fav: ? :fav:

  2. Avatar of papaincacchiato papaincacchiato 12/9/2011 22:52

    Grandissimo post…ci mancava davvero! Grandoso :res: ! Favvo subito. Complimentissimi ZED

  3. Avatar of papaincacchiato papaincacchiato 12/9/2011 22:55

    Ps: anche mio nonno fu prigioniero in inghilterra, 2 anni, fu catturato in Egitto…però (quando era in vita) diceva che era molto meglio stare nel campo di prigionia poichè mangiava e no era in battaglia… alle volte mi sono pentito di non farmi raccontare tutta la stora per filo e per segno ed ora che è morto, di quel campo esiste solo il ricordo di una vecchia revolver che gli regalò un suo amico in quel campo.

  4. avatar golduck 12/9/2011 23:02

    Bellissimo! :fav:

  5. Avatar of marcomix marcomix 13/9/2011 00:01

    decisamente una bella storia, quella di Nando.

  6. Avatar of alc0r alc0r 13/9/2011 00:23

    Non sapevo esistessero campi di prigionia/lavoro in U.S.A. e U.K., ero a conoscenza solo di quelli (tragicamente piu’ conosciuti) legati a U.R.S.S. e Germania. Grazie.

    • Avatar of axel78 axel78 13/9/2011 08:46

      il tragicamente conosciuto della russia bisogna differenziarlo, nel senso che mio nonno mi ha raccontato del campo in cui è stato preso quando subirono la disfatta in armir (era con la julia), i prigionieri che erano in forze veniva collocati nelle fattorie nelle vicinanze del campo e mangiavano quello che c’era anche per i contadini russi, nel campo la vita era un po’ più dura ma non avevano il trattamento che veniva riservato ai tedeschi, in quanto i russi fornivano anche cure mediche etc. Quando ci fù l’armistizio vennero liberati e fino al rimpatrio erano in un ala a margine del campo non recintata. Bisogna tenere presente che il fattore più negativo era la temperatura che arrivava fino a -50 gradi e pianura tutta intorno per cui possibilità di tentare la fuga non c’erano, ne le hanno tentate e quindi c’era un clima più rilassato. Addirittura raccontava che i russi del campo che erano o giovani o veterani quando hanno appreso la notizia erano andanti nelle baracche a festeggiare portando cibo e fuoco di russia. Gli ex “prigionieri” italiani a fine serata erano o sbronzi o ko per la quantità di cibo che solitamente non erano abituati a mangiare.

    • Avatar of papaincacchiato papaincacchiato 13/9/2011 12:59

      ma infatti non erano di lavoro! Almeno la maggior parte!

  7. Avatar of il Biù | A65 il Biù | A65 13/9/2011 00:42

    Un pezzo di storia ed una storia personale davvero interessanti che fino ad ora non conoscevo, ma che mi ha fatto molto piacere conoscere; senza considerare l’articolo oltretutto scritto davvero bene. Davvero un fav meritato! :fav: +1 :fav:

  8. Avatar of Jester86 | NC27 Jester86 | NC27 13/9/2011 08:38

    Bellissima la storia! bellissimo l’articolo! :fav:

  9. Avatar of Giangi Giangi 13/9/2011 09:16

    Molto bello l’articolo, complimenti. :fav:

  10. Avatar of Saril Saril 13/9/2011 14:04

    Bello! Devo chiedere a mio nonno nel dettaglio ma se non ricordo male: era stato preso dagli inglesi prima dell’8 settembre, con una fuga rocambolesca (tipo: conta il tempo del cambio sentinelle, scappa e prende il treno per arrivare a casa). Creduto morto, sua madre sviene quando apre la porta e se lo vede lì. Dopo l’8 settembre viene reclutato dai repubblichini e preso dagli americani, scappa e (LOL) viene preso dai tedeschi.
    Se interessa più tardi chiamo il nonno, adesso fa la pennica!

  11. Avatar of Zed Zed 13/9/2011 14:17

    Grazie a voi!
    Prendete i vostri nonni e fatevi raccontare tutto quello che potete, ogni parola, ogni ricordo e’ importante.
    Tra non molto non rimarra’ nessuno a ricordare quei fatti e ci resteranno solo i libri o la rete…

  12. Avatar of la JO la JO 13/9/2011 14:48

    Bellissimi racconti..
    Fa riflettere davvero quando si pensa a cos’hanno vissuto i nostri nonni.. per noi è un passato che poco o nulla ci tocca ma che in realtà ci appartiene ancora; lo sento molto vivo come periodo storico e, nel bene e nel male, mi emoziona, mi affascina, mi rattrista e a volte mi disgusta.
    Poco tempo fa su rai2 hanno fatto 1 documentario che parlava proprio dell’emigrazione italiana negli USA e del periodo della guerra; bhè.. mi sono quasi commossa!!Pensate a quanto è stato difficile per gli uomini italiani lasciare il proprio paese, la propria famiglia per andare in un paese lontanto, senza soldi e senza conoscere la lingua; all’inizio anche gli italiani (come avviene oggi in italia per altri immigrati) hanno affrontato la povertà, la discriminazione raziale e l’isolamento dovuti al fatto di essere in una terra straniera..Si sono però rimboccati le maniche, facendo i lavori più umili, imparando una nuova lingua, aprendo attività e negozi.. formando le ‘little italy’ dove si autogestivano e crescevano i figli nella propria comunità. Poi nel periodo di guerra queste comunità sono diventati ghetti chiusi, un po’ come succedeva nello stesso periodo per gli ebrei in germania e, come dice l’articolo molti venivano portati nei ‘campi di lavoro’. Un pezzo della nostra storia che, purtroppo, viene poco raccontata, me che non sarebbe certo un male approfondire nelle scuole, magari, come qualcuno di voi ha già fatto, andando a riscoprire la storia della propria famiglia… Una cosa così fatta nei nostri anni di lieceo sarebbe stata una figata!

  13. Avatar of sir_leon sir_leon 13/9/2011 14:50

    Questo si che ha continuato vita a LN! :fav:

  14. Avatar of JLS JLS 13/9/2011 19:03

    una storia simile a quella avvenuta per l’Australia, dove molti italiani, trasferiti lì come prigionieri dagli inglesi durante la guerra, poi vi si sono stabiliti, compreso un mio parente ultranovantenne, che a volte torna in italia per i raduni degli alpini

  15. Avatar of JLS JLS 13/9/2011 19:05

    volevo far notare: “Genova nell’immediato dopoguerra non era il massimo, il lavoro in porto e tutto da ricostruire, compresa la vita”.
    da quell’ambiente sono venuti fuori Fabrizio De Andrè, Paolo Villaggio, Renzo Piano e Antonio Ricci

  16. Avatar of lucatrademark lucatrademark 13/9/2011 21:41

    Bell’articolo zed, favvato e letto con piacere. Soprattutto la storia dello zio Nardo :D :fav:

  17. Avatar of Drag-on Drag-on 15/9/2011 17:25

    è incredibile la disparità del trattamento dei prigionieri di guerra da parte delle varie fazioni in campo. George Takei non era un prigioniero di guerra, eppure con la sua famiglia fu internato nei campi di concentramento americani durante la seconda guerra mondiale.
    Migliaia di prigionieri di guerra italiani furono uccisi o condotti alla morte per fame e malattie in Yugoslavia e Germania.
    A molti civili andò pure peggio, quando furono abbandonati dall’Esercito in Africa Orientale e in Istria e Dalmazia, molti furono torturati ed uccisi.
    un profondo grazie a tutti quegli alleati che rispettando la Convenzione di Ginevra non hanno infierito sugli inermi prigionieri e sui civili, peccato che in molti però non l’abbiano fatto.

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