Goodbye Space Shuttle #LegaNerd

12 aprile 1981. Parte la prima missione di uno Space Shuttle.
21 luglio 2011. Termina l’ultima missione di uno Space Shuttle.

Dopo 30 anni di successi, festeggiamenti, disastri e dubbi, finisce la carriera di una delle grandi icone dell’esplorazione spaziale.

Nel corso degli anni lo Space Shuttle è stato osannato e denigrato a fasi alterne.
Si passava da ”Lo spazio non è mai stato così vicino” a ”Lo Shuttle è una bara volante” da un giorno all’altro.

Ma cosa è stato veramente lo Shuttle?
Un successo, o un fallimento?

Successi


Lo Shuttle doveva essere ”una navetta riutilizzabile in grado di portare e riportare persone e materiali da e per la bassa orbita terrestre”.
Con 133 missioni effettivamente completate questo punto è stato raggiunto più che ampiamente.

Lo Shuttle è l’unica navetta riutilizzabile ad aver effettuato così tante missioni.
Di certo non eguaglia il numero di lanci della navetta russa Soyuz. Ma la Soyuz, così come la Progress e tutti gli altri razzi attualmente utilizzati, sono mezzi non riutilizzabili.

La grande capacità di carico dello Shuttle è stata fondamentale per la recente storia dell’esplorazione spaziale.
Il telescopio Hubble, la Sonda Magellano, la Sonda Galileo e la Sonda Ulisse sono stati tutti lanciati dagli Space Shuttle.

Il fatto poi che gli Shuttle possono agganciare i satelliti per effettuare delle operazioni di manutenzione è stato cruciale appunto per il telescopio spaziale.
Nel corso degli anni sono state approntate 4 missioni con l’unico scopo di riparare e aggiornare i vari componenti del nostro telescopio preferito.

Bisogna ricordare anche il grande ruolo che hanno avuto gli Shuttle nella costruzione dell’ISS (International Space Station).
Compito quasi impossibile da realizzare senza la navetta americana.

Insomma, senza gli Shuttle non avremmo il telescopio Hubble e non avremmo l’ISS.

Lo Shuttle poi è stato un ottimo banco prova per nuovi materiali ultra-leggeri e resistenti ad altissime temperature.
Lo scudo termico in ceramica speciale, la fusoliera in lega di alluminio e tutti gli altri accorgimenti usati sulla navetta sono e/o verranno usati anche per i veicoli terrestri.
I progressi nella tecnologia dei mezzi aerospaziali coincidono con i progressi della tecnologia dei mezzi terrestri.

Fallimenti


Prima vi avevo detto che lo Shuttle doveva essere ”una navetta riutilizzabile in grado di portare e riportare persone e materiali da e per la bassa orbita terrestre”.
Ecco, questa definizione contiene un piccolo omissis.

La versione completa è la seguente.

Una navetta riutilizzabile in grado di portare e riportare persone e materiali da e per la bassa orbita terrestre. In grado di abbattere i costi dei lanci spaziali.

La Nasa, all’inizio degli anni ’80, affermò che il Programma Shuttle era in grado di effettuare 65 missioni all’anno. Con un costo per missione compreso tra i 10 e i 20 milioni di dollari.

Dopo 30 anni di servizio il Programma Shuttle ha totalizzato in media 5 missioni all’anno, con una spesa per missione compresa tra i 400 e i 500 milioni di dollari.

Un uber-fail per la Nasa.

Un’altra affermazione dell’ente americano riguardava l’uso della navetta per i lanci di satelliti commerciali.
Difatti le prime missioni degli Shuttle permisero l’immissione in orbita di numerosi satelliti commerciali per le telecomunicazioni.

Ma dopo il disastro del Challenger la Nasa fece dietro-front dicendo che i guadagni non giustificavano il rischio.
In seguito gli Shuttle si limitarono a missioni scientifiche e al trasporto di satelliti militari e di sonde scientifiche.

Ma il più grande fallimento del Programma Shuttle fu la gestione del progetto.

E’ innegabile il fatto che la Nasa abbia gestito alla pene di canide tutto il programma.
Le parole migliori per descrivere il management della Nasa le trovò Richard Feynman in riguardo all’esplosione del Challenger:

Let us make recommendations to ensure that NASA officials deal in a world of reality.

Facciamo raccomandazioni per garantire che i funzionari della NASA lavorino in un mondo di realtà.

Questo era l’atteggiamento delle alte sfera della Nasa.
Non affrontavano la realtà, affrontavano la loro realtà.

Gli O-Ring dei booster rischiano di rompersi? La probabilità che succeda è troppo bassa per essere presa in considerazione.
28 gennaio 1986. Lo Space Shuttle Challenger esplode poco dopo il lancio per il cedimento di un O-Ring di un booster.

Pezzi di schiuma isolante del serbatoio esterno rischiano di danneggiare lo scudo termico? La probabilità che succeda è troppo bassa per essere presa in considerazione.
1° febbraio 2003. Il Columbia si disintegra al rientro nell’atmosfera a causa di un pezzo di schiuma isolante che danneggiò lo scudo termico.

Su 135 missione si sono registrati solo due fallimenti.
Può sembrare poco, ma rimane una percentuale di insuccesso del 3%.

La Nasa ha volutamente chiuso gli occhi su difetti progettuali, difetti gestionali e un errato calcolo del budget.
Ma in fondo gli sarebbe bastato guardare dall’altra parte del muro per capire i loro errori.

Vi ricordate la storia del Buran?

Perché la Russia abbandonò il suo progetto di uno Shuttle sovietico?
In fondo avevano dimostrato di aver creato una navetta tecnicamente superiore allo Space Shuttle.
Ma allora perché hanno continuato ad usare le vecchie Soyuz e Progress?

Perché assicuravano un miglior rapporto costi/successi.
Le navette riutilizzabili sono troppo costose in ogni punto del loro sviluppo, specialmente navette grandi come uno Shuttle o un Buran.
Per non parlare poi dei costi di manutenzione.

Proprio per la questione dei costi c’è stato un cambio di pensiero generale sull’esplorazione spaziale.
Basta con le grandi navette come lo Shuttle.
Si ritorna al buon vecchio pragmatismo delle missioni Apollo.

Il programma Constellation, la navetta Kliper e la futura navetta ESA XIV, seguono tutti la stessa filosofia.
Una piccola navetta in grado di trasportare 3/6 persone insieme ad un piccolo carico.
E un razzo in grado di lanciare la navetta o, in alternativa, un grande carico al posto della navetta.

Si riducono i costi, perché si riduce il numero di mezzi che si devono gestire.
Aumenta la sicurezza, perché la navetta ora deve solo garantire la sicurezza dei passeggeri.

Successo o fallimento?


Analizzando oggettivamente i pro e i contro si può giungere ad una sola conclusione.
Lo Shuttle è stato un fallimento totale.

Ma essere oggettivi non è sempre la cosa giusta.

Come disse Reagan dopo l’esplosione del Challenger:

Dopo tutti i successi, dopo l’allunaggio, può sembrare che lo spazio ormai appartenga all’umanità.
Ma noi siamo ancora dei pionieri.
Loro erano dei pionieri, ed erano coraggiosi. (Riferito all’equipaggio del Challenger)
E il futuro appartiene ai coraggiosi.

Raffrontata alla storia della nostra civiltà l’esplorazione dello spazio rappresenta solo una minuscola frazione.
Siamo solo all’inizio, e all’inizio gli errori succedono.
Ma si impara dagli errori.

Il Programma Shuttle è stato un errore.
Un errore che però ci ha permesso di osservare l’infinità del cosmo con l’Hubble.
Di costruire la più grande stazione spaziale.
Di far sembrare Star Trek un po’ meno fantascientifico.

L’era dello Shuttle è finita.
Ora non ci resta che aspettare le meraviglie della prossima era.

Goodbye Space Shuttle.

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Space Shuttle
Space Shuttle Program

[Curiosità Spaziali] è la rubrica di Lega Nerd sulle curiosità e notizie riguardanti spazio e astronomia.

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martedì 26 luglio 2011 - 16:26
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