These New Puritans #LegaNerd

Scroscia la pioggia, cade incessante battendo violentemente sui vetri delle finestre di una casa isolata, il nulla più assoluto intorno a lei, solo una flebile luce che proviene da una tremolante candela mentre, la tempesta, quella vera, urla, sbraita e violenta la notte. Una sola persona ad ascoltare tutto questo, niente di più, lui, i suoi pensieri e la forza della natura. Ingredienti che si mischiano, si scontrano e si dividono in continuazione, creando e distruggendo forme e costruzioni, luci e colori, suoni e melodie.

Non vi è descrizione migliore per aprire un articolo sui These New Puritans, band inglese mai salita troppo agli onori della scena musicale ma che, al contempo, è riuscita a costruirsi una sua dimensione fatta di sperimentazioni e certezze.

Partiamo appunto da quest’ultime e cerchiamo di delineare le caratteristiche di questo gruppo, ordinando pensieri, considerazioni e sensazioni.
Innanzitutto, cosa sono i These New Puritans? A quale genere appartengono? A nessuno, a tutti.
Che influenze hanno subito? Nessuna, di chiunque.
A ch si ispirano? Solo a loro stessi, a qualsiasi artista.
Sembrerà un controsenso e forse, un po’, lo è, ma è proprio su questo dualismo che corre forte, potente, quasi marciante, la loro musica.

Iniziarono qualche anno fa, precisamente nel 2008, con Beat Pyramid. Un album dalla bellezza spiazzante, ossessivo, calcolato, ordinato ma caotico, un concept in cui il disordine veniva regolato con cura maniacale, in cui nulla, ma proprio nulla, era lasciato al caso. Si dichiararono influenzati dal Wu-Tang Clan, da Aphex Twin, dagli Underworld, ma anche da soggetti meno collegati logicamente, quali John Dee e, incredibile ma vero, i Puffi. Il risultato fu sicuramente qualcosa di unico nel suo genere.

Hidden, il secondo album uscito nel 2010, evolve il concetto di “disco influenzato multilateralmente”. Jack Barnett affermò che il loro obiettivo era far sì che la dancehall potesse mischiarsi con Steve Reich, mentre Paul Morley (un noto giornalista inglese) fu più realista, dichiarando che l’album aveva suoni “very 1970, but also quite 1610, 1950, 1979, 1989, 2005 and 2070”. Epico, insomma.

Come avrete capito, non vi è nulla di scontato nella musica dei These New Puritans. Ogni canzone è un vero e proprio progetto, contemporaneamente incastonato all’interno di una dimensione più ampia, che possiamo far risalire all’intero concept dell’album, ma al contempo autoconclusiva, dotata di una propria significazione e significato. Essa, in poche parole, racconta due storie: una che trascende il singolo, l’altra che si evolve all’interno dello stesso. Musicalmente la loro poliedricità è ancora più evidente, partendo dalle chitarre, passando per la batteria (protagonista, vero e proprio strumento e mai solo di accompagnamento), fino ad arrivare a strumenti decisamente meno convenzionali quali vetri rotti, fagotti, semplici suoni ambientali. Un mix perfetto, però sempre preciso e mai convenzionale o fuori luogo.

Loro, i musicisti, si descrivono Art-Rock, una parola che può includerne mille altre ed aprire almeno altrettanti orizzonti. Io, sinceramente, non so dire se siano Art-Rock o meno, ma so una cosa ben precisa:

Sono sorprendenti.

Altri singoli sotto l’approfondimento.

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fonti
Blog dei These New Puritans

[P&T Sounds] è la rubrica musicale a cura di @taldeital, @pazqo, @chopinhauer e @Xenakis che racconta la musica fuori dal coro che valga la pena ascoltare.

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