
Buongiorno, bischeri! Ecco qui il secondo capitolo della breve e superificale e tutto sommato non pretenziosa guida alla musica Klezmer!
Se qualcuno lo avesse perso, può trovare qui il primo articolo. Cosa dire? I commenti son stati favorevoli, l’interesse sembrava esserci, ed insomma una bella soddisfazione, come primo articolo. Potrei sentirmi commosso, ma son troppo pigro per muovermi adesso.
Orsù, andiamo a cominciare!
Musici erranti e strumenti “giusti”

Per chi volesse godersi con calma il testo, c’è questo simpatico link. Per chi invece volesse godersi una versione più godibile, c’è un video non embeddabile che però merita mooolto di più, nonostante questo qui sopra sia tratto dall’omonimo e “famoso” film, pietra miliare nella strada verso una moderna espressione della cultura degli ebrei in esilio.
I musicisti -detti klezmorim- in seno a questo popolo migrante, non potevano essere altro che migranti e pronti a spostarsi e a mutare le proprie abitudini, almeno in parte, per integrarsi ora in questa, ora in quella nuova realtà. Gli strumenti musicali in primis devono rispondere a tali necessità: in Ucraina, fino al diciannovesimo secolo, ai musicisti di strada erano proibiti strumenti troppo rumorosi. I primi klezmorim si specializzarono nell’uso del violino, accompagnato dal cimbalone o dulcimero a martelletti -o come cavolo si traduce in italiano tzimbl- mentre la sezione ritmica era affidata a piccole percussioni da tenere a tracolla. Più tardi, intorno al 1855, Alessandro II zar di molte o quasi tutte le russie eliminerà questo divieto, estendendo la propria bonomìa al punto tale che gli ebrei potevano essere arruolati nell’esercito. La cosa risultò talmente incredibile, per i poveri ed emarginatissimi ebrei russi, che molti di loro dovettero essere infilati a suon di botte nella divisa. Con tutto questo, i klezmorim aggiunsero alla propria strumentazione molte percussioni e gli ottoni, tipici delle bande militari.Mostra Approfondimento ▼
Se per forza i nostri musici da strada avevano imparato a usare gli ottoni, è vero che per amore avevano imparato a conoscere altre culture, ed in particolare avevano simpatizzato con gli altri pretendenti al titolo di popolo più bastonato d’Europa: i Rom. La musica tzigana è stata ed è un po’ una sorella della musica klezmer, pur mantenendo dei caratteri ben distinti e riconoscibili (ma magari ne riparliamo nella prossima parte, quella più “musicale”). Di certo c’è che entrambi questi generi hanno condiviso le fonti di ispirazione, il carattere nomade, la funzione di rafforzare un’identità a rischio di estinzione, anche violenta. Per capire quale sia il dialogo, basta tornare al primo video del primo capitolo di questo articolo: un’improvvisazione che ha la forma di un duello, dove le due “correnti”, dopo un inizio a botta e risposta, si fondono, portando non solo i ballerini, ma anche i musicisti a mescolarsi, con gran sorpresa per il povero rabbino. Tra l’altro: qualcuno sa mica che accidente di lingua parlano, nella versione da me linkata?
Ma uno degli amori più grandi, per i klezmorim, è stato il clarinetto!
Inizialmente bandito dai precursori dei decreti antirumore -con una sfumatura cinetico/razzista* della quale oggi abbiamo saputo fare a meno- -quasi sempre a meno- il calrinetto diventa lo strumento preferito da molti musici di strada: è leggero, non richiede nemmeno una tracolla, si può rappezzare con poco e molte parti sono sostituibili con un minimo di ingegno, è smontabile e non ha paura di viaggiare. E soprattutto, è in grado di piangere, di ridere e di singhiozzare, come il violino e forse più del violino. Andate al terzo minuto di questo video, e godetevi il vecchietto. Che volendo è Andy Statman, uno dei mostri sacri del genere, e che merita una menzione anche solo per la barba.

Spero che, là fuori, ci sia almeno un clarinettista che abbia pensato “il mio maestro mi ucciderebbe, se suonassi così”.
È Lamerica, figlio, Lamerica!
L’ultimo grande passo -che coincide col primo grande passo- della musica klezmer è stato quello, lungo e tormentato, col quale i musicisti hanno attraversato in massa l’altlantico, e si son ritrovati negli states. Nella terra di Colombo, come viene denominata in alcune canzoni, il klezmer fiorisce, trova una sua vera identità, e da musica di strada, popolare, diventa un genere vero e proprio. E un genere importante, non di meno. Tra gli inizi e la metà del 1900, l’attività di questi settori emarginati e poveri, con la voglia di emergere e una cultura tutta nuova da proporre, influenzerà moltissimi grandi musicisti (vi dicono niente nomi come Goodman e Gershwin?).

Ma non solo musica: negli States gli immigrati son trattati, come in altri paesi sedicenti evoluti, a pesci in faccia. Ed il pesce era tradizionalmente prerogativa delle classi povere (il che non significa certo che oggi come oggi si sia tutti poveri, nel caso passando davanti a un listino prezzi di ristorante specializzato veniste colti dal dubbio). Però, a suon di omega 3 dicasi 3, molti son riusciti ad emergere, e tra i molti sicuramente gli immigrati di origini ebraiche, come potete verificare chiedendo al vostro vicino di casa razzista e raffinato cultore di storia e storiografia. Ed emergendo, han potuto far conoscere alcune cosette qui e là, ed ogni tanto mettere a segno qualche bel colpaccio. E non parlo dei molti registi ed attori di hollywood dal nome o cognome bizzarro -ma se ne potrebbe parlare a lungo- parlo di un musical che ha fatto storia, e che viene puntualmente rappresentato in diverse lingue, paesi, teatri, eccetera eccetera: Fiddler on the Roof. Obbligatorio correre su youtube e cercarsi chicche come If I where a rich man! Anche i testi sono interessanti, e seppur molto “Brodway” per un’audience raffinata e cool come quella di noi altri d’oggi, resta molto bellino. Ne han fatto anche un film che potete scaricare, quindi non avete scuse.
In questo calderone la musica klezmer prende le sue ultime connotazioni “moderne”, e si prepara a tornare in gran spolvero in Europa, ma anche, come avete già visto nel secondo video, a raggiungere nuovi territori.
Ci sentiamo per l’articolo più musicale: sonorità, testi, fonti originarie e parecchia musica da cliccare. A presto!
*qualcuno l’ha capita, la battuta sul divieto con sfumature cinetiche?

Una breve guida alla musica Klezmer, capitolo I | Lega Nerd 2:15 pm on giugno 16, 2011 | 341090
[...] completa e piuttosto ben fatta.E que-queque-quequesto è tutto, gente! Ci sentiamo presto con la prossima tappa: gli States! Wooo! Musica, Storia ashkenatzita, barba (13), diaspora (5), ebraismo (3), Goran [...]
ygy2020 2:36 pm on giugno 16, 2011 | 341105
Bello ,
come per il primo capitolo… però ci sono un paio di link che dovresti correggere in questo punto :
[quote]Per chi invece volesse godersi una versione più godibile, c’è un video non embeddabile che però merita mooolto di più, nonostante questo qui sopra sia tratto dall’omonimo e “famoso” film, pietra miliare nella strada verso una moderna [/quote]
pazqo 2:43 pm on giugno 16, 2011 | 341111
Corretto io, c’erano delle virgolette nel link! Grazie!
pazqo 2:44 pm on giugno 16, 2011 | 341113
E sistemato pure poco dopo, stesso errore
sabas 3:05 pm on giugno 16, 2011 | 341123
Avevo corretto solo qualche typo, non mi erano saltati all’occhio
Akiyama 3:16 pm on giugno 16, 2011 | 341133
Secondo me dovresti lasciar fermentare i post in sospeso per qualche ora, in modo che l’autore possa ricontrollarlo ed altri editor notare cose che magari ti sono sfuggite. L’avevo scritto pure nella chat degli editor, ma non la caga mai nessuno
sabas 3:17 pm on giugno 16, 2011 | 341134
non l’ho postato io per inciso, ho segnato solo che per me era ok e si pubblicava quando c’erano buchi
Akiyama 3:23 pm on giugno 16, 2011 | 341138
Mi riferivo anche al post di Mewster con il suo layout poco reader-friendly ed ad altri; imho è utile sapere che altri leggono le tue correzioni, come controllo ulteriore, e lascio sempre all’autore l’ultimo controllo.
sabas 3:24 pm on giugno 16, 2011 | 341139
ti ho risposto in chat
ilBarbogio 4:11 pm on giugno 16, 2011 | 341209
Momento utile per far notare una cosetta che forse potreste aggiungere alla guida per autori (se già non c’è? Certo io sti giorni son poco lucido, potrebbe esser sfuggita): quando si va a modificare l’articolo già inviato per la pubblicazione, il tasto “link” in alto genera dei tag html. Appena il pazqo mi ha all’uopo istruito sulla questione, ho cominciato a scrivere a mano. Ovviamente dimenticando le virgolette…
Però la prima volta, per non saper leggere nè scrivere, non m’ero accorto di nulla, specie inserendo un link in mezzo ad altro testo, è una cosa che va tenuta d’occhio
pazqo 5:26 pm on giugno 16, 2011 | 341322
E’ sempre il solito problema della guida, ma non ti preoccupare, dopo un paio di sodomie la gente impara.
ilBarbogio 8:22 pm on giugno 16, 2011 | 341457
A me è sempre piaciuto imparare cose nuove… che sia quello il piacere che ne derivavo?
pazqo 9:16 pm on giugno 16, 2011 | 341476
Ehm, c’è qualcosa che devo sapere?
ilBarbogio 10:48 pm on giugno 16, 2011 | 341502
Spero di no! A me di sicuro non han detto niente…
guillaume 5:58 am on giugno 17, 2011 | 341601