Sea Typhoon ? #LegaNerd
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Foten
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Quanto potrebbe essere grande il mercato per un nuovo velivolo multiruolo navale?
Quante marine hanno una concreta esigenza di un nuovo aereo da combattimento imbarcato?
Domande legittime alla luce della novità del momento emersa al salone Aero India svoltosi a Bangalore dal 9 al 13 febbraio: L’Eurofighter “Typhoon” navale.

La storia dimostra che cercare di realizzare un velivolo comune per impiego a terra e/o su portaerei è in genere risultato in un fallimento con la classica eccezione che conferma la regola, costituita da un aereo non pensato in origine per essere impiegato anche su terra come il McDonnell F-4 “Phantom II”.
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Il futuro vedrà il debutto dell’ F-35 (o JFS) in questo ruolo, anche se nessuno è oggi in grado di dire come e quando.

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La catapulta è l’elemento caratterizzante delle portaerei.
Sono costose da operare,pesanti ed impongono alla struttura della nave una serie di condizionamenti progettuali non indifferenti.
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Tornando al discorso iniziale, le marine potenzialmente interessate ad un nuovo aereo imbarcato sono poche: Regno Unito, Italia, India, Spagna e Brasile.
150 aerei in tutto, forse meno.

Con questi numeri impossibile pensare a sviluppare una nuova piattaforma tanto più che, come detto, il Regno Unito sta pensando all’F-35C (anche se comincia a registrarsi un certo dibattito interno a favore del “Sea typhoon”) e che l’Italia, sempre se tutto andrà bene, nonostante le sue limitazioni operative, continua a scommettere sull’F-35B.

E con questo “stretto” businnes potenziale ecco che torna in auge l’idea di un Typhoon navale.
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Il “Typhoon” è ben noto per il suo eccezionale rapporto spinta-peso e non avrebbe alcun problema a decollare da un normale sky-jump anche a pieno carico.

In atterraggio un aereo con ala a delta può essere più problematico da portare con precisione sul ponte di una portaerei senza alcuni accorgimenti quali: una variazione del sistema di controllo del volo e sopratutto l’adozione della spinta vettoriale per i motori EJ200 che consente la riduzione della velocità di avvicinamento.

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Il “Sea Typhoon” è un’opzione concreta e l’incerto futuro delle versioni navali del JSF potrebbe anche aprire a questo progetto mercati oggi impensabili come quello britannico, italiano e spagnolo ad una soluzione ragionevole ed adeguata alle esigenze operative e con grandi vantaggi in termini di costi di acquisizione e di impiego.

Fonte: Aeronautica&Difesa

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Vivo di lude led, iniettadomi dosi stratos di fluido PS3, in garage ho parchegiato il jet pilder. prefazioni di un corto cammino che mi ha portato a voi...
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