L'arte di Joys #LegaNerd
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Mi chiamo Cristian Bovo sono nato a Padova nel 1974; nel 1992 ho sentito la necessità di lasciare un segno, di affermare la mia esistenza: mi sono scelto un nome e ho iniziato a sciverlo sui muri della mia città.
Quando ho iniziato non avevo un’idea ben precisa di cosa stavo facendo, poi con il passare del tempo ho preso coscienza sulla necessità di un’evoluzione: non solo scrivere il mio nome affinchè tutti possano vederlo, ma anche evolverlo su se stesso e su qualsiasi cosa.

La mia tag è Joys, e quello che faccio ora è frutto di 19 anni di studio delle lettere. Ho iniziato scrivendo il mio nome in modo semplice partendo dai font classici, poi ho sempre cercato di aggiungere alle lettere qualcosa di nuovo, innovativo ed originale; per la verità è un percorso lento ma continuo. Mi piace M.C. Escher e sono stato molto influenzato dal suo studio sulle figure impossibili, mi è venuto poi spontaneo inserirle nelle mie lettere non staticamente ma adattandole al mio nome e alle mie forme, non copiando ma capendo uno studio precedente di un altra persona per arrivare a un qualcosa di nuovo, di fresco, e inequivocabilmente personale.

In questi anni ho assimilato tutto quello che mi circonda, “digerendolo” a modo mio, per le mie finalità: le lettere.
Sono un perito elettrotecnico, non ho una formazione artistica, ma ho cercato di utilizzare le mie conoscenze tecniche unendole alla libera interpretazione del mio nome e delle lettere in generale.
Nei miei disegni nulla è forzato o illogico, niente segue le leggi del kaos, ma invece tutto è calcolato affinchè sia armonioso e bilanciato. dove per leggerle basta capire il funzionamento e il movimento.

Il mio studio delle lettere si sviluppa soprattutto linearmente secondo un percorso orizzontale, aggiungendo passaggi e livelli, occupando sempre più tutti gli spazi vuoti,
L’idea è di arrivare ad un corpo compatto ed intrecciatissimo, apparentemente astratto e senza significato, ma dove il nome sia comunque in primo piano.

Esasperare le lettere anche nel loro percorso, seguendo forme circolari o cambi di prospettiva è un’ulteriore tentativo di sperimentare cose nuove, cambiare dinamiche e movimento.

Adattare le lettere al muro, seguendo la sua conformazione e utilizzando i suoi particolari, fondendoli entrambi in un disegno/installazione.

Probabilmente non si può parlare di graffiti senza parlare di treni, sicuramente il treno è stato il catalizzatore che ha permesso a questa cultura di espandersi e continuare a crescere da 30 anni ad oggi.
Il treno ha fatto muovere nomi e sogni di ragazzi normali che non volevano e non vogliono essere risucchiati nei numeri della società.
La mia esperienza personale risale ad un decina di anni fa: “l’età dell’oro”, quando qualsiasi cosa correva e in giro c’erano un sacco di nomi e molti pezzi belli, sembrava essere ritornati indietro nel tempo.
Quando nel ‘97 ho iniziato a sviluppare il mio stile, sicuramente il treno è stato determinante, le mie forme si adattavano perfettamente allo spazio sotto alle finestre e mi ha permesso di evolvere le mie lettere; è stato un periodo stimolante ed istintivo, dove ho capito che tutto dipende da me: volere è potere e che impegnandosi si può lasciare un segno riconoscibile da tutti.
Adesso mi sento un po’ un vecchietto seduto sulla sedia con la coperta sulle gambe, mentre ricorda gli anni migliori; e i ricordi sono molti, fatti di pezzi belli e pezzi brutti, amicizie e scazzi, divertimento e fughe.
I ricordi più belli sono legati alle situazioni e alle persone, come nel ‘97 in una yard della metro a Sydney: avevo quasi finito di dipingere e mi girai, alle mie spalle sopra alla rete di recinzione due koala ci guardavano, è stato emozionante, mi sono sentito bene. O come quando sul Ponte della Libertà a Venezia, siamo stati affiancati dal treno dipinto la sera prima; credo che non ci sia gratitudine migliore che vedere il proprio nome passarti davanti: dopo il sesso è la cosa più gratificante del mondo.
Il writing in generale, ma soprattutto il dipingere sui treni mi ha permesso di conoscere moltissime persone, molte delle quali sono persone speciali che mi hanno aiutato a maturare, crescere e divertirmi.
La mia avventura sul metallo posso quasi affermare con certezza che è terminata in quegli anni, quello che però mi è rimasto oltre alla documentazione, sono le persone, i ricordi e le emozioni che porterò sempre con me.

Oggi quando sono in stazione o lungo la linea, guardo ancora i treni aspettando un pezzo, che di sicuro non sarà il mio, ma l’importante è che arrivi un treno con un nome sopra, affinche gli stessi sogni che si muovevano 30 anni fa si muovano ancora…

Cristian Bovo, in arte Joys (già visto qui e qua) é un writer.
O meglio, è un amico.
Meglio ancora, è un fratello.
Ci siamo conosciuti nel 1997 ed era appena tornato da un viaggio di sei mesi in Australia.
All’epoca io mi stavo avvicinando al mondo del writing (anche se già lo seguivo dal ’90), quindi avevo iniziato a frequentare le Banche, storico ritrovo padovano per “graffittari”, breakers e skaters.
Joys faceva già parte dell’EAD (Esquela Antigua Disciples), prima crew di Padova e tra le più vecchie in Italia.
Lo stile che oramai lo rappresenta è nato proprio in quel periodo. Si è evoluto e continua ad evolversi.
La cosa certa, comunque, è che chiunque abbia un minimo di occhio per il lettering, può riconoscere un suo disegno o scultura al primo sguardo, anche senza comprendere le lettere vere e proprie.
Ho appena parlato di scultura: da un po’ di anni, infatti, Joys si sta dedicando (grazie anche alla tridimensionalità del proprio stile) anche alla realizzazzione “materiale” di quello che prima disegnava soltanto.
Da qui l’uso di vari materiali: legno, resina, plexiglass… ben lontani dal semplice spray.
Ho collaborato a vari suoi lavori (“Senza di me, Joys non sarebbe nessuno….” cit.) e questo mi ha fatto diventare il suo “artigiano” collaboratore.
Potrei parlare per ore di serate, viaggi, lavori fatti con lui, ma preferisco lasciare spazio alle immagini di alcuni dei suoi lavori.
Ti voglio bene Bro.

Sotto l’approfondimento, alcuni degli eventi a cui ha partecipato.

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Qui il suo sito.

snodo

....un po' di tutto e mescolate. Sempre in evoluzione. Con due obiettivi principali: il mio adorato figlio Daniel e la patata.
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