Andrej Romanovič Čikatilo #LegaNerd

Riparte la nostra rubrica “Bagno di Sangue”, oggi con un pesantissimo serial killer dell’europa dell’est: Andrej Romanovič Čikatilo. Devo dire che questa storia mi ha fatto venire veramente i brividi, nella sua storia c’è di tutto: l’infanzia passata malissimo, il malessere della Russia durante la guerra, pedofilia, omicidi, incompetenza da parte della polizia, chiusura mentale del regime comunista, un vero calderone pieno di eventi negativi e molto pesanti.

La storia è molto lunga ma vi consiglio vivamente di leggerla tutta con calma, soprattutto le parti che ho lasciato senza spoiler. Ovviamente è tutto quotato da wiki (almeno non rompete co’ ‘sti grammarnazi ;) )

Aggiungo sotto segnalazione di CyniCal anche i due film sulla sua storia: Evilenko (2004) e Cittadino X (1995)

Ecco qui la storia:

Andrej Romanovič Čikatilo in russo: Андрей Романович Чикатило (Yablochnoye, 16 ottobre 1936 – 14 febbraio 1994) è stato un serial killer ucraino, soprannominato il Mostro di Rostov, Cittadino X, Lo squartatore rosso oppure Il Macellaio di Rostov. Fu accusato dell’omicidio di 53 donne e bambini fra il 1978 ed il 1990.

Primi anni
Chikatilo nacque nel villaggio di Yablochnoye nel 1936. La sua infanzia fu particolarmente traumatica: l’URSS sarebbe entrata a breve in guerra con la Germania ed i piani sulla collettivizzazione agricola di Stalin avevano causato devastanti carestie. Chikatilo venne a sapere, tempo dopo, di avere un fratello più vecchio di lui che venne rapito e cannibalizzato da vicini affamati. Sebbene non ci siano conferme circa la veridicità di questa storia, è molto probabile che si siano effettivamente verificati episodi di cannibalismo. Durante la Seconda guerra mondiale, Chikatilo fu testimone dei devastanti ed orribili effetti dei bombardamenti tedeschi; la sua mente fu pervasa da fantasie nelle quali portava ostaggi tedeschi nei boschi e procedeva alla loro esecuzione. Queste fantasie – sebbene comuni nei bambini russi dell’epoca – hanno un nesso con i suoi omicidi.
Mentre suo padre era impegnato a combattere la guerra, Chikatilo dormiva insieme a sua madre. Le frequenti polluzioni notturne erano da lei brutalmente punite e Chikatilo veniva picchiato ed umiliato. Suo padre, catturato ed imprigionato dai Nazisti durante la guerra, ritornò a casa come pariah; nella Russia stalinista, i prigionieri di guerra sopravvissuti erano visti come codardi.
Chikatilo ebbe buoni risultati a scuola, ma fallì l’esame di ammissione all’Università di Mosca. Dopo aver finito il servizio nazionale nel 1960, si spostò a Rodionovo-Nesvetayevsky dove trovò impiego come ingegnere telefonico. La prima, se così si può chiamare, esperienza sessuale di Chikatilo avvenne nell’adolescenza quando, all’età di 18 anni, saltò addosso ad una ragazza di 13 anni (un’amica di sua sorella), lottò con lei per terra e le eiaculò in faccia mentre la ragazza si dimenava per fuggire dalla sua presa. Questo incidente lo portò, durante tutta la vita, ad associare il sesso alle aggressioni violente.
Chikatilo si sposò nel 1963, con un matrimonio organizzato dalla sua sorella più giovane, che gli fece conoscere una sua amica essendo mossa a compassione dall’incapacità del fratello di trovare una fidanzata. Sebbene soffrisse di impotenza ed avesse una vita sessuale praticamente inesistente, Chikatilo ebbe un figlio ed una figlia. Nel 1971 ottenne un diploma in letteratura Russa tramite un corso per corrispondenza e tentò la carriera di insegnante a Novoshakhtinsk. I risultati furono però scarsi, essendo lui incapace di ottenere una qualsiasi forma di rispetto dai suoi alunni, ma continuò la professione spostandosi di scuola in scuola quando veniva sospettato di abusi sessuali. Nel ruolo di maestro, divenne un pedofilo che abusava dei propri studenti, ma non venne mai arrestato per questi atti: le autorità scolastiche preferivano licenziarlo invece di iniziare un’indagine ufficiale e rovinare così la reputazione della scuola. Alla fine trovò lavoro come commesso in un’industria: i numerosi viaggi di lavoro nell’Unione Sovietica furono usati per commettere i suoi crimini.

La furia omicida inizia
Nel 1978, Chikatilo si spostò a Shakhty, una piccola città mineraria vicino a Rostov, dove commise il suo primo omicidio documentato. Il 22 dicembre, attirò una bambina di 9 anni in una vecchia casa che aveva comprato in segreto dalla sua famiglia, dove tentò di stuprarla. Quando la bambina tentò di lottare, la pugnalò a morte e la uccise come un animale. Mentre lo faceva eiaculò e da quel momento il suo unico modo di eccitarsi fu accoltellare donne e bambine fino alla loro morte[senza fonte]. Nonostante non ci fossero chiare prove che lo legavano all’omicidio della bambina, un giovane uomo, Alexsandr Kravchenko, fu in seguito arrestato e giustiziato per il crimine.
Non uccise più fino al 1982, ma in quell’anno uccise molte volte. Percorreva le strade intorno a stazioni di autobus o treni approcciando giovani vagabondi, spingendoli ad allontanarsi. A quel punto il bosco più vicino diventava la scena per l’omicidio della vittima. Nel 1983 non uccise fino a giugno, ma entro settembre uccise quattro persone, tutte donne o bambini. Chikatilo solitamente tentava di avere rapporti sessuali con le sue vittime, ma spesso era incapace di raggiungere un’erezione: questo creava in lui una furia omicida, specialmente se la donna lo derideva per questo suo handicap. Riusciva a raggiungere l’orgasmo solo quando le pugnalava a morte.
In quel tempo, nell’URSS, i crimini come quelli commessi da Chikatilo erano censurati in quanto comuni solo “nelle edonistiche nazioni capitaliste”[senza fonte]. Per questo motivo i genitori avevano poca conoscenza del crescente numero di vittime e non avvisarono i loro bambini dei pericoli ai quali erano esposti. Quando, nonostante la mancanza di informazioni ufficiali circa i dettagli, negli anni ottanta iniziarono a circolare nella comunità ucraina notizie di selvaggi omicidi, fra la gente nacquero dicerie circa stranieri che uccidevano bambini sovietici in preparazione di un’invasione e la presenza di lupi mannari.
Sei corpi (su un totale di 14) furono scoperti. Questo portò ad una risposta da parte della polizia di Mosca: un team guidato dal maggiore Mikhail Fetisov fu inviato a Rostov-sul-Don per dirigere le indagini. Fetisov concentrò le indagini intorno a Shakhty ed assegnò ad un esperto medico legale, Victor Burakov, la guida delle operazioni. Furono indagati tutti i malati di mente e rei di crimini sessuali conosciuti nell’area, eliminando uno alla volta quelli che non erano coinvolti. Un certo numero di giovani ragazzi confessò gli omicidi, ma solitamente erano malati di mente che ammettevano le loro colpe solo dopo lunghi e brutali interrogatori. Almeno uno dei sospetti si suicidò nella propria cella mentre era agli arresti.
Quando la maggior parte delle vittime iniziarono ad essere ragazzi, le comunità gay, a quel tempo clandestine in URSS dove l’omosessualità era un crimine, furono setacciate. Oltre 150.000 persone vennero interrogate e schedate, fino a quando questa strategia fu abbandonata. Nel 1984 furono commessi altri 15 omicidi. La polizia aumentò il numero di pattuglie ed agenti in borghese alle principali fermate di trasporti pubblici.

Arresto e rilascio
Chikatilo venne trovato ad agire in modo sospetto ad una fermata del bus a Rostov e quindi arrestato. Fu scoperto che era sotto investigazione per piccoli furti da uno dei suoi datori di lavoro e questo diede i diritti legali per tenerlo in stato di fermo per un prolungato periodo di tempo. L’oscuro passato di Chikatilo fu analizzato, ma non emersero prove sufficienti per incriminarlo degli omicidi. Fu accusato di altri crimini e condannato ad un anno di prigione, ma dopo solo 3 mesi, nel dicembre del 1984, fu liberato.
In seguito fu rivelato che Chikatilo venne inizialmente scartato dalla lista dei sospetti per causa del suo gruppo sanguigno, diverso da quello dei campioni di liquido seminale lasciati dall’omicida. Il medico legale affermò che Chikatilo doveva essere un individuo unico, nel quale il tipo di sangue differiva se analizzato in un campione ematico ed in un campione di liquido seminale. Nessun altro scienziato del tempo prese sul serio quella teoria e tutti pensarono semplicemente che i vari campioni fossero stati mischiati erroneamente.
Sfortunatamente questa teoria si dimostrò corretta e qualche tempo dopo il suo arresto definitivo, venne trovato che alcune persone, al contrario di altre, secernono marker di proteine, anticorpi ed antigeni del sangue anche negli altri fluidi corporei (saliva, lacrime, sudore, latte, liquido seminale, ecc..). Per questo motivo il gruppo sanguigno di queste persone può essere identificato tramite appositi test su fluidi corporei diversi dal sangue, mentre per altre persone, circa il 20% del totale, questo tipo di esame non è possibile. Al giorno d’oggi l’esame del DNA si dimostra molto più affidabile e questo problema non è più rilevante.
Come riportato recentemente, le autorità sovietiche coinvolte furono ignorate e le loro teorie circa l’analisi dei campioni ridicolizzata. Se poteva essere identificata una prova alternativa, questi esami o quello del DNA, essendo dispendiosi, non venivano più eseguiti. Nel caso specifico, non fu conservato alcun campione biologico.

I successivi omicidi e la caccia all’uomo
Chikatilo trovò un nuovo lavoro a Novocherkassk e mantenne un basso profilo. Non uccise fino all’agosto del 1985, quando commise l’omicidio di due donne in occasioni separate. I successivi crimini furono perpetrati solo nel maggio del 1987 quando, durante un viaggio di lavoro a Revda, in Ucraina, uccise un giovane ragazzo. Uccise ancora a Zaporozhye in giugno ed a San Pietroburgo in settembre.
La fiacca indagine della polizia fu rivitalizzata nella metà del 1985, quando Issa Kostoyev fu assegnato al caso. Tutti i delitti commessi intorno a Rostov furono attentamente esaminati ed i criminali sessuali interrogati nuovamente. Nel dicembre del 1985 furono rinnovate le ronde intorno alle stazioni di Rostov. Chikatilo seguì le indagini attentamente e, per oltre due anni, mantenne i propri desideri sotto controllo. La polizia ingaggiò anche uno psichiatra, la prima volta nel paese in un’indagine su un omicida seriale.
Nel 1988 Chikatilo tornò ad uccidere, generalmente lontano dall’area di Rostov. Uccise una vittima a Krasny-Sulin in aprile insieme ad altre otto persone durante l’anno, di cui due a Shakhty. Successivamente ci fu una lunga pausa prima di nuovi omicidi, sette ragazzi e due donne fra gennaio e novembre del 1990.
La scoperta di nuove vittime portò ad un’operazione massiccia da parte della polizia. Un grande numero di forze pattugliava le stazioni di treni e bus e molte altre aree pubbliche intorno all’area di Rostov. Quelle più grandi erano pattugliate da agenti in uniforme, mentre quelle più piccole da agenti in borghese. L’idea dietro questa operazione era che dopo aver visto ingenti forze di polizia nelle stazioni maggiori, il killer avrebbe tentato di avvicinare una vittima in una stazione più piccola, dove la presenza di agenti era meno evidente. Alcuni erano travestiti da prostitute e senzatetto e viaggiavano senza meta nei posti dove i corpi delle vittime erano stati trovati.
Il 6 novembre, Chikatilo uccise e mutilò Sveta Korostik. Mentre lasciava la scena del crimine, fu fermato da un agente che pattugliava la stazione dei treni e vide Chikatilo emergere dai boschi. Secondo il poliziotto, aveva un’aria sospetta. L’unica ragione per andare nei boschi era raccogliere funghi (un piatto popolare in Russia), ma Chikatilo non era abbigliato come un cercatore di funghi: indossava abiti formali e portava una borsa sportiva di nylon, sicuramente non adatta a portare funghi. Inoltre, i suoi abiti erano sporchi ed aveva delle strisce di sangue sulla guancia e sull’orecchio. L’agente fermò Chikatilo e controllò i suoi documenti. Se solo avesse aperto la borsa, avrebbe trovato i seni recisi di Sveta Korostik. Quando il poliziotto tornò nei suoi uffici, compilò un rapporto dove indicava le generalità della persona fermata alla stazione dei treni. Poco dopo l’incontro, la polizia trovò due corpi, a 10 metri di distanza, vicino alla stazione Leskhoz. Fu poi trovato che una delle vittime fu uccisa nella data in cui venne compilato il rapporto. Era la seconda volta che Chikatilo era indirettamente associato all’omicidio di un bambino (la prima volta avvenne nel 1978, quando un testimone riportò di aver visto un uomo, la cui descrizione combaciava con Chikatilo, insieme ad una ragazza che fu poi trovata morta).

Arresto e confessione
Anche dopo l’incidente, la polizia non aveva abbastanza prove per l’arresto ed il processo. Chikatilo fu messo sotto stretta sorveglianza, seguito e filmato da agenti sotto copertura. Il 20 novembre 1990, Chikatilo lasciò la sua casa con un contenitore da 300ml di birra. Chikatilo girò per tutta la città con il contenitore, tentando di avvicinare i bambini che incontrava sulla sua strada. Alla fine entrò in un bar dove comprò la birra, lasciando alla polizia l’interrogativo sul motivo che lo spinse a camminare per ore solo per comprare 300ml di birra. L’insistenza con il quale tentava di avvicinare bambini, convinse la polizia ad arrestarlo quando uscì dal bar.
La polizia aveva 10 giorni per accusarlo o lasciarlo libero. A seguito dell’arresto, la polizia fece emergere un’altra prova a carico di Chikatilo: una delle sue vittime era un sedicenne fisicamente molto forte (anche se mentalmente instabile). Sulla scena del crimine furono trovati molti segni di lotta fra la vittima ed il suo carnefice ed una delle dita di Chikatilo aveva una ferita recente, un osso rotto da un morso umano, che lui non aveva fatto curare.
La strategia usata per farlo confessare fu alquanto insolita: una delle persone che lo interrogavano continuò a dire che tutti lo ritenevano un uomo molto malato che richiedeva aiuto. Questo diede a Chikatilo la speranza che, confessando, sarebbe stato processato per infermità mentale. Infine uno psichiatra fu mandato per “aiutarlo”. Questi risultò molto simpatico al prigioniero e, dopo una lunga conversazione, si ebbe la confessione. Da sola questa però non era sufficiente e Chikatilo si offrì di fornire le prove, dando alla polizia la possibilità di processarlo. Fra il 30 novembre ed il 5 dicembre, confessò 56 omicidi; tre delle vittime furono impossibili da identificare perché vennero seppellite, quindi non venne accusato di questi omicidi. Il numero di crimini commessi sconvolse la polizia, che aveva fermato il conteggio solo a 36: alcuni non vennero collegati a lui perché avvenuti troppo lontani dai territori dove Chikatilo agiva, mentre altri non gli furono imputati perché si rese necessario l’intervento dell’omicida per recuperare i cadaveri.

Prigionia
Precauzioni speciali furono necessarie durante la prigionia di Chikatilo. I crimini violenti a sfondo sessuale, soprattutto contro i bambini, erano un tabù in Russia. I prigionieri accusati di questi reati erano “degradati” (опущены) allo stato di “intoccabili” (опущенный), abusati, ed a volte uccisi dai propri compagni di cella. Il problema maggiore fu che alcuni parenti delle vittime di Chikatilo lavoravano nelle prigioni e la probabilità di un’esecuzione da parte loro del prigioniero, prima del processo, era molto alta.
Mentre era in cella, Chikatilo era sotto stretta sorveglianza video. Sebbene a volte si comportasse in modo bizzarro davanti agli investigatori, il suo comportamento nella cella (dove pensava che nessuno guardasse) era assolutamente normale. Mangiava e dormiva senza problemi, si esercitava ogni mattina e leggeva molti libri e giornali. Dedicava molto tempo anche a scrivere lettere di lamentela alla sua famiglia, ad ufficiali del governo ed ai mass media.
Scrivere divenne la sua passione. Quando lavorava come maestro, stendeva articoli per un giornale locale, i quali trattavano principalmente di questioni etiche e moralità. Chikatilo spesso scriveva lettere anonime ad ufficiali del governo circa l’operato dei suoi supervisori e dei suoi colleghi di lavoro, che accusava di trattarlo male e di privarlo della necessaria libertà per implementare le proprie idee nel posto di lavoro. Mentre era in cella, venuto a conoscenza di un concorso indetto da un popolare giornale per eleggere “l’investigatore dell’anno”: vi si iscrisse, candidando le proprie indagini per il premio.

Processo ed esecuzione
Fu processato il 4 aprile 1992. Nonostante il suo comportamento irriverente nell’aula, fu giudicato sano di mente. Durante il processo fu tenuto, come reso celebre dalle immagini circolate in seguito, in una gabbia al centro dell’aula. Questa fu costruita per proteggerlo dai parenti delle vittime i quali, in un’atmosfera surreale, continuarono ad urlare minacce ed insulti a Chikatilo, chiedendo alle autorità di rilasciarlo e in modo che potessero procedere in autonomia alla sua esecuzione. Molti di loro svennero quando furono nominati i loro parenti e le guardie dovettero sedare numerose risse. Il processo terminò a luglio e la sentenza fu posticipata al 15 ottobre, quando venne dichiarato colpevole di 52 dei 53 omicidi di cui era accusato e venne condannato a morte per ognuno dei crimini commessi. Quando fu possibile per lui parlare, Chikatilo delirò accusando il regime, alcuni leader politici, la sua impotenza (anche togliendosi i pantaloni), e difendendosi citando la famosa carestia che colpì l’Ucraina negli anni trenta (questa avvenne nel 1932-33, mentre lui nacque nel 1936). In alcuni momenti si fregiò di aver fatto un favore alla società depurandola da persone inutili (molte delle sue vittime erano prostitute, alcolisti, ragazzi scappati di casa o semplici giovani con problemi).
La condanna a morte fu eseguita, con un colpo alla nuca, nella prigione di Rostov il 14 febbraio 1994, dopo che il presidente russo Boris Yeltsin rifiutò un ultimo appello alla clemenza di Chikatilo.

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[BdS] – Bagno di Sangue è la rubrica di Lega Nerd che racconta i delitti più efferati, assurdi, curiosi e famosi della storia

Jester86 | NC27 a.k.a. Jester86

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martedì 1 febbraio 2011 - 14:23
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